Biografia
Francesco Santurini nacque a Venezia intorno al 1627. Il padre Stefano era un calafato presso l’Arsenale di Venezia, mestiere che venne tramandato pure al figlio, come da tradizione; infatti già a dieci o dodici anni Francesco entrò in servizio in Arsenale. Nei primi sei anni fu un apprendista e dopo aver sostenuto un esame finale, che prevedeva esperienze di navigazione, diventò maestro nella sua arte.Gianluca Stefani, I due “gemelli veneziani”. Francesco & Francesco Santurini uomini di teatro al servizio della Serenissima repubblica, Firenze, Polistampa, 2023, pp. 15-16.
I primi lavori teatrali a Venezia
L'esperienza maturata da Santurini come calafato presso l’Arsenale di Venezia si rivelò determinante per il suo esordio in ambito teatrale, avvenuto nel 1657 al teatro Sant’Aponal con l’allestimento delle scenografie per l’opera Le fortune di Rodope e Damira. L’assenza di stringenti obblighi di presenza in cantiere gli permise infatti di dedicare gran parte del suo tempo all’attività di scenografo.Ivi, p. 22.
In questo passaggio di carriera Santurini non fu un caso isolato: anche Gasparo Mauro, suo compagno di lavoro all’Arsenale, si dedicò agli allestimenti per i teatri veneziani. Il sodalizio professionale tra i due si concretizzò nel 1658, quando collaborarono alle scene dell’opera L’incostanza trionfante overo il Theseo presso il teatro San Cassiano.Ibidem.
L’anno seguente Santurini fu nuovamente attivo nel medesimo teatro per l’allestimento dell’Antioco (1659), incarico per il quale ricevette un compenso di 1.288 lire in qualità di macchinista teatrale.Ivi, p. 23.
Dopo questa produzione le carriere di Mauro e Santurini si divisero. Quest’ultimo ottenne il prestigioso ruolo di architetto del teatro San Luca. I successi ottenuti in questa prima fase di attività veneziana gli garantirono una rapida affermazione, rendendolo un professionista ampiamente richiesto dalle principali corti europee.
Il periodo bavarese
Santurini cominciò a lavorare presso la corte dei Wittelsbach a Monaco di Baviera quando l’elettore Ferdinando Maria di Baviera e la consorte Enrichetta Adelaide di Savoia lo scelsero come scenografo teatrale di primo piano per allestire il ciclo di spettacoli organizzati per celebrare la nascita dell’erede al trono Massimiliano II Emanuele. Fu l’ambasciatore imperiale a Venezia, il conte Humprecht Johann Czernin von und zu Chudenitz, che segnalò Santurini come uno degli scenografi più abili attivi a Venezia. Nel maggio 1662, il veneziano prese alloggio presso la corte bavarese, con il titolo di «Welscher Ingenir».Ivi, pp. 24-31.
Come primo incarico gli fu commissionata la direzione scenografica degli Applausi festivi, una trilogia di spettacoli ideata dal nobile vicentino Pietro Paolo Bissari. La trilogia comprendeva l’opera Fedra incoronata, rappresentata il 24 settembre 1662 all’Opernhaus am Salvatorplatz; l’opera-torneo Antiopa giustificata, allestita nel nuovo Thurnierhauß (Palazzo dei Tornei) appositamente costruito nei pressi dell’Hofgarten (Monaco di Baviera); e infine il dramma pirotecnico La Medea vendicativa, andato in scena il primo ottobre sopra un palcoscenico galleggiante sul fiume Isar.Ivi, pp. 31-35. Il ciclo rappresentato pesò sulle casse elettorali dei Wittelsbach per circa 34.000 fiorini, ma il suo successo fu tale da costituire un modello di riferimento per altre corti europee.Ivi, p. 35.
Conclusa l’operazione degli Applausi festivi, Santurini fu poi incaricato di progettare e di costruire un bucintoro sul lago di Starnberg. I lavori iniziarono il primo dicembre 1662, e si prolungarono per ottantasei settimane, concludendosi a metà agosto del 1664. L’imbarcazione era lunga trentaquattro metri e larga otto e mezzo, con la capacità di contenere cinquecento persone compreso l’equipaggio, decorata coi colori blu e bianco, i colori dell’elettorato bavarese. Santurini la fece abbellire con pitture, statue e ornamenti dorati in stile veneziano. Ai lavori collaborarono anche il calafato Francesco Mauro (scenografo) e Pietro Renner, probabilmente scelti da Santurini stesso. La dimensione pittorica del bucintoro fu invece affidata al pittore bavarese Kaspar Amort.Ivi, pp. 35-36.
Nel 1665 Santurini curò gli allestimenti dell’opera L’amor della patria superiore ad ogn’altro e del balletto I trionfi di Baviera, messi in scena per il battesimo del principe Luigi Amedeo Gaetano rispettivamente all’Opernhaus am Salvatorplatz e nel teatro provvisorio della Herkulessaal nella residenza bavarese.Ivi, p. 38.
Il suo soggiorno presso i Wittelsbach si concluse nel 1669; ciò si evince dall’ultimo pagamento a lui intestato nei registri di corte che risale a quell'anno. Da una lettera dell’elettrice Adelaide Enrichetta al fratello Carlo Emanuele II di Savoia del 22 novembre 1669Carlo Merkel, Adelaide di Savoia elettrice di Baviera. Contributo alla storia civile e politica del Milleseicento, Torino, Bocca, 1892, pp. 375-376., si scopre che Santurini non tollerava il clima bavarese: una condizione di salute che, a quanto pare, rese impossibile il prolungamento della sua attività di «Welscher Ingenir» alla corte di Monaco.Stefani, I due “gemelli veneziani”, cit., p. 38.
Il ritorno in patria
Santurini scelse di tornare a Venezia, dove riprese l’attività di architetto teatrale presso il teatro San Luca. Un inventario del 9 dicembre 1669, firmato congiuntamente al suo omonimo (Francesco Santurini (1662)), attesta la sua ripresa professionale in laguna.Silvia Bracca, L’occhio e l’orecchio: immagini per il dramma per musica nella Venezia del ’600. Incisori, pittori e scenografi all’Opera con un repertorio dei libretti illustrati stampati in Laguna tra il 1637 e il 1719, Treviso, ZeL, 2014, p. 195. In seguito a questa esperienza all’estero, l’ingegnere venne soprannominato “il Baviera”, appellativo che lo avrebbe distinto definitivamente nella memoria collettiva.Bartolomeo Dal Pozzo, Le vite de’ pittori, degli scultori, et architetti veronesi, Verona, Giovanni Berno, 1718, p. 9. Negli anni successivi, la sua figura emerse come un punto di riferimento per la scenografia locale; il pittore e architetto padovano Antonio Zannoni (pittore), chiamato dal procuratore Marco Contarini a lavorare a Piazzola sul Brenta, apprese proprio attraverso la pratica con Santurini i complessi meccanismi della macchina scenica teatrale.
L’apice artistico di Santurini dopo il ritorno si colloca nel biennio 1679-1680, quando fu incaricato di dirigere gli allestimenti presso il Teatro Grande della villa di Marco Contarini a Piazzola sul Brenta. In questa sede, Santurini diresse spettacoli che includevano concerti, naumachie, feste acquatiche e opere in musica. Tra le produzioni più celebri si ricordano l’opera-torneo Le amazoni nell'isole fortunate (1679) e il dramma Berenice Vendicativa (1680). Santurini, in queste ultime rappresentazioni, abbandonò il tradizionale “meraviglioso impossibile” del primo barocco per abbracciare un’iperbolica accentuazione del dato realistico.Bracca, L’occhio e l’orecchio, cit., p. 195. Nelle scene della Berenice, ad esempio, furono impiegate centinaia di comparse, animali vivi e carrozze reali che sfilavano sul palcoscenico.Francesco Maria Piccioli, L’orologio del piacere, Piazzola, Nel Luoco delle Vergini, 1685.
Ultimi anni
La fine della vita di Francesco Santurini è circondata da significative incertezze cronologiche e biografiche, alimentate sia da discrepanze nei documenti dell’epoca che dai casi di omonimia. I suoi ultimi anni furono segnati dal persistere del cattivo stato di salute e da gravi perdite personali. Il 30 marzo 1679 morì la moglie Corona, con la quale risiedeva in località Riello, nella parrocchia di San Pietro di Castello.Stefani, I due “gemelli veneziani”, cit., p. 40. Secondo i registri di tale parrocchia, Santurini morì a Venezia il 20 settembre 1682, dopo tre giorni di febbre acuta e un lungo periodo di indisposizione. Il certificato di morte indica un’età «d’anni 50 in circa», il che sposterebbe la sua data di nascita al 1632, in contrasto con le fonti biografiche più antiche che la fissano tradizionalmente al 1627.Ivi, pp. 40-41.
Ulteriori ambiguità nascono dalla presenza di un secondo Francesco Santurini (“quondam” Antonio), spesso confuso con “il Baviera”. La sovrapposizione tra i due ominimi ha indotto per lungo tempo la storiografia a ignorare l’esistenza dei due distinti professionisti, attribuendo erroneamente al Santurini scenografo attività svolte ben oltre la sua documentata dipartita veneziana del 1682.
Nonostante queste ombre cronologiche, l’influenza di Santurini sulla cultura teatrale del tempo rimase vastissima. Egli fu il capostipite di una vera e propria scuola scenografica, fungendo da modello diretto per artisti e per la generazione dei Mauro, che ne ereditarono il rigore tecnico e la capacità di innovazione per le macchine sceniche.Bracca, L’occhio e l’orecchio, cit., p. 202.
Opere
Dal punto di vista iconografico, le scenografie di Santurini si inseriscono nella tradizione barocca di fine Seicento, caratterizzata da prospettive profonde e centralizzate, con un unico punto di fuga; negli ultimi lavori appaiono delle prime forme di scena angolata, simili a quelle dei Mauro. Nei suoi bozzetti si trovano richiami ai principali maestri italiani dell’epoca: dal modello torelliano, con il transetto inserito tra le quinte e il fondale, alle architetture dinamiche degli interni di gusto berniniano, abitate da cariatidi disposte in rigorosa simmetria. A questi elementi Santurini aggiunge un gusto personale per l’eccentricità decorativa, un uso particolarmente ricco dei materiali e un alto livello di perfezione nelle macchine sceniche.
Dei suoi lavori come macchinista e scenografo abbiamo traccia nelle seguenti opere:
Le fortune di Rodope e Damira, durante il carnevale del 1657, Venezia, Teatro Sant’Apollinare. Poesia di Aurelio Aureli e musica di Pietro Andrea Ziani L’incostanza trionfante overo il Theseo, 19 gennaio 1658, Venezia, Teatro San Cassiano. Poesia di Francesco Maria Piccioli e musica di Pietro Andrea Ziani Antioco, 25 gennaio 1659, Venezia, Teatro San Cassiano. Poesia di Nicolò Minato e musica di Francesco Cavalli Applausi festivi, 1662, Monaco di Baviera, di Pietro Paolo Bissari, trilogia composta da: Fedra incoronata, 24 settembre, Opernhaus am Salvatorplatz Antiopa giustificata, 26 settembre, Thurnierhauß Medea vendicativa, 1º ottobre L’amor della patria superiore ad ogn’altro, 1665, Monaco di Baviera, Opernhaus am Salvatorplatz. Poesia di Francesco Sbarra e musica di Johann Caspar Kerll I trionfi di Baviera, 1665, Monaco di Baviera, teatro provvisorio della Herculessaal. Le amazzoni nell'isole fortunate, 11 novembre 1679, Piazzola sul Brenta, Villa Contarini. Poesia di Francesco Maria Piccioli e musica di Carlo Pallavicino Berenice vendicativa, 8 novembre 1680, Piazzola sul Brenta, Teatro di Villa Contarini. Poesia di Domenico Freschi
Note
Bibliografia
Bracca, Silvia, L’occhio e l’orecchio: immagini per il dramma per musica nella Venezia del ’600. Incisori, pittori e scenografi all’Opera con un repertorio dei libretti illustrati stampati in Laguna tra il 1637 e il 1719, Treviso, ZeL, 2014, ISBN 978-88-96600-84-9. Corago. Libretti, https://corago.unibo.it/libretti (ultimo accesso: 30/03/2026). Dal Pozzo, Bartolomeo, Le vite de’ pittori, degli scultori, et architetti veronesi [...], Verona, Giovanni Berno, 1718 (rist. anast. Bologna, Forni, 1976). Mancini, Franco - Muraro, Maria Teresa - Povoledo, Elena, I teatri del Veneto, I. to. I. I teatri di Venezia. Teatri effimeri e nobili imprenditori, Venezia, Regione del Veneto, Giunta regionale - Corbo e Fiore, 1995, ISBN 88-7086-071-X. Mancini, Franco - Muraro, Maria Teresa - Povoledo, Elena, I teatri del Veneto, I. to. II. Venezia e il suo territorio. Imprese private e teatri sociali, Venezia, Regione del Veneto, Giunta regionale - Corbo e Fiore, 1996, ISBN 88-7086-076-0.