Il Palazzo dei Podestà Forestieri è un edificio medioevale situato a Padova, in via dei Soncin, tra i numeri civici 23 e 27, nel quartiere a ridosso della Cattedrale, del Palazzo della Ragione e al Ghetto ebraico. Si stima che la costruzione del palazzo sia avvenuta tra il XIII e il XIV secolo, quando il Comune potrebbe averlo destinato ad alloggio per i Podestà forestieri. L'elemento distintivo dell'edificio è la facciata, caratterizzata da finestre polifore e da una decorazione policroma a medaglioni floreali realizzata ad affresco.
Storia Secondo alcuni studiosi, l'edificio sarebbe stato costruito nel XII secolo, ovvero all'età comunale della città e si tratterebbe di una casa romanica, oggetto di successivi restauri trecenteschi . Secondo altri sarebbe stato eretto nel XIII secolo, decorato a partire dal XIV secolo e destinato ad accogliere i podestà forestieri, come i Bonizi, i Manfredi e i Dalesmanini.
Ulteriori studi indicano che sia risalente al tardo XIV secolo, mentre altri lo ritengono costruito nel medesimo secolo dalla fusione di due piccoli edifici, chiamati casinetti.
Casa del podestà forestiero
Se si considera questo edificio come la sede ufficiale del podestà, lo si può denominare Palazzo dei Podestà Forestieri. Questo nome deriva dal fatto che, nel Medioevo, molti comuni italiani sceglievano come capo del governo una persona proveniente da un'altra città. Il podestà scelto si trasferiva di comune in comune e fin dal primo giorno assumeva la massima carica della magistratura esecutiva, mantenuta per non più di un anno.
Il regime podestarile a Padova si afferma alla fine del XII secolo e nei primi anni è caratterizzato da una fase sperimentale di alternanza tra consoli e podestà. Il primo podestà ufficiale, Alberto da Orsa, di origine milanese, viene eletto nel 1175. Dal 1205 si istituzionalizza definitivamente la prassi di eleggere un podestà forestiero. La ragione che sottende a questa scelta è il tentativo, attraverso l'elezione a podestà di una figura esterna, di disciplinare "a proprio vantaggio la virulenza e l'effervescenza dei contrapposti partiti attivi in città, poco o nulla concedendo all'ambizioso protagonismo dei loro capi". Si riteneva che una persona proveniente da un'altra città fosse esente da ambizioni personali e più probabilmente orientata ad una politica imparziale. A tal fine, il suo potere era limitato e sottoposto a censure e sanzioni.
L'unica pianta assonometrica della città che raffigura tale edificio come ad uso podestarile venne realizzata nel 1617 su rame da un incisore anonimo. L'opera serviva per la pubblicazione del sesto libro, intitolato Civitates orbis terrarum, della raccolta Theatrum orbis terrarum di Georg Bruin von Braun. In tale veduta è possibile osservare la città con i suoi principali monumenti, affiancata da una legenda in cui il numero 67 indica "Palazzo del Podesta", collocato tra il Palazzo della Ragione e il Duomo.
Collocazione strategica: via dei Soncin L'edificio si colloca in via dei Soncin, così chiamata perché dal XIV secolo in essa abitava la famiglia Soncin. Le fonti citano come certa la presenza di Giovanni Soncin, ricordato per essere stato eletto Rettore degli artisti presso lo Studio nel 1473. La famiglia Soncin si caratterizza nei secoli per aver dato i natali ad alcune figure illustri come uomini di legge, medici come Antonio Soncin, e condottieri, come Jacopo Soncin detto Saccardo, che difese la città nel 1509. La strada è pertanto costellata da importanti figure e famiglie che l'hanno resa un fulcro del potere politico. { "type": "FeatureCollection", "features": [
"type": "Feature", "properties": {}, "geometry": { "type": "Polygon", "coordinates": [ [ [ 11.873823, 45.406133 ], [ 11.873921, 45.406137 ], [ 11.873945, 45.406276 ], [ 11.873988, 45.406371 ], [ 11.873831, 45.406404 ], [ 11.873795, 45.40622 ], [ 11.873816, 45.406225 ], [ 11.873823, 45.406133 ] ] ]
] }Nel corso del tempo la strada acquisì vari toponimi: nominata via del Duomo nel XVI secolo, divenne poi via Sant'Urbano per la presenza dell'omonimo monastero benedettino, mentre nel XIX secolo assunse il nome di via o contrada Leoncino, un appellativo probabilmente derivato dalla storpiatura dell'originale denominazione. Secondo alcuni studiosi è possibile che la via esistesse già in epoca romana, dato il suo andamento rettilineo e la vicinanza alla zona del mercato di San Lorenzo e all'area del Foro. Tra il 1601 e il 1603 la strada diviene parte del ghetto della città, designato ufficialmente dalla Serenissima per ospitare la Comunità Ebraica di Padova .
La posizione dell'edificio è strategica, essendo situato a pochi metri di distanza dai principali centri di potere trecenteschi. Verso ovest, la strada sbocca in piazza del Duomo, importante centro di potere sin dall'età costantiniana. Verso est invece si interseca con via Andrea Gritti, dove, dal XII secolo, all'angolo, si trova una casa-torre denominata Torre di Via dei Gritti. Accanto al palazzo si colloca tradizionalmente anche lo stallo di via Soncin, ricordato da una targa novecentesca in marmo. Sebbene la cultura popolare identifichi l’edificio come un’antica rimessa per cavalli, mancano studi sufficienti a confermare con certezza tale destinazione d'uso.
Restauri
L'edificio è stato sottoposto a due interventi di restauro in epoca contemporanea.
Negli anni tra il 1923 e il 1925 è stato realizzato un intervento integrativo, che ha ricreato la facciata dipinta ad affresco. Fu voluto dalla Regia Soprintendenza sotto la direzione dell'architetto Ferdinando Tosato.
Nel 2023 è stato effettuato un restauro conservativo, atto a colmare le lacune della facciata, che erano state causate dalle intemperie. Sono state così reintegrate le pitture del 1923.Il restauro è testimoniato solo da alcune foto del 2023 e da un articolo di giornale del Mattino di Padova.
Descrizione
Esterno L'edificio residenziale si compone di quattro piani e si affaccia sulla strada con un solo prospetto dotato di un portico. Il prospetto principale si presenta affrescato, mentre il sottoportico ha il soffitto intonacato e la parete muraria di mattoni a vista, in cui si aprono una serie di porte e di arcate.
Affreschi della facciata
Il fronte del palazzo si estende per circa 12 metri in altezza ed è caratterizzato da un paramento decorativo, risultato del restauro integrativo del 1923. Nel quadro di questo intervento, la facciata fu integralmente decorata ex novo con un motivo policromo a clipei floreali di colore ocra e con piccoli rosoni, volti ad evocare il motivo decorativo di un paramento tessile. Solo nel sottogronda rimangono alcuni lacerti della precedente decorazione, simile a quella attualmente presente e visibile grazie ad alcune incisioni nell'intonaco, caratteristica dei fronti interni ed esterni dei palazzi trecenteschi. Secondo alcuni studiosi questa decorazione policroma ad affresco sarebbe peculiare dell'ambiente trevigiano, dove tale espediente decorativo si ritrova con più frequenza rispetto al contesto padovano.
Sul fronte del palazzo è visibile un lacerto di un affresco di forma rettangolare in cui si scorge la figura di un canideL'unica fonte di tale informazione sono le foto della facciata., simbolo tradizionale di fedeltà.
Finestre Sopra i portici sono collocati tre oculi circolari, destinati ad illuminare l'ambiente del portico, e tre aperture ad arco ribassato, per rischiarare il mezzanino. All'altezza del primo piano si aprono due monofore, una porta-finestra ad arco acuto con terrazzino, una bifora e una trifora, caratterizzate da archi trilobati e capitelli trecenteschi in pietra di Nanto. Al secondo piano si osservano due bifore e una quadrifora ad arco trilobato, mentre due piccole monofore illuminano l'ambiente della mansarda. La presenza di archi acuti trilobati è stata interpretata come un rimando al gusto veneziano.
Portico L'edificio è caratterizzato da un portico coperto da una volta a botte continua in senso longitudinale e costituito da due archi, uno ribassato e uno a tutto sesto, retti da tre pilastri.
Affreschi nel sottoportico L'ambiente del sottoportico, all'altezza del numero civico 23, presenta una decorazione ad affresco dei Santi Pietro e Paolo, realizzata probabilmente attorno al XV secolo di un pittore veneto ignoto.
Nel sottoportico sono presenti due emblemi araldici realizzati con la tecnica ad affresco. Il primo, che si colloca nell'inframezzo tra i due archi a tutto sesto, è uno scudo a mandorla di colore uniforme con croce rossa avente tutti i bracci della stessa lunghezza e incrociati al centro ad angolo retto. Questo è lo stemma del Comune di Padova adottato durante il periodo medievale. Secondo la leggenda tale insegna fu concessa dal primo vescovo Prosdocimo ai Padovani dopo la loro conversione al CristianesimoTale stemma ha avuto numerose modifiche fino a giungere alla variante attuale riconosciuto ufficialmente da un decreto il 22 agosto del 1941..
Il secondo è posto a destra del secondo arco a tutto sesto e si trova allo stesso livello del primo stemma. Anch'esso a forma di scudo a mandorla, con campo bicromo, si caratterizza per una decorazione a fusato o fuseggiato, con l'alternanza di bianco e rosso. Tale motivo decorativo occupa i due terzi dello scudo ed apparteneva ad una famiglia dell'età comunale ignota.
Interno Il palazzo presenta un cortile interno di forma rettangolare, spazio già documentato nelle mappe storiche come la Pianta di Padova di Giovanni Valle del 1784 e il catasto napoleonico del 1815.
Note
Bibliografia
Voci correlate Padova Podestà (medioevo) Storia di Padova
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Palazzi di Padova Categoria:Architetture medievali d'Italia