Fu nunzio apostolico nel Granducato di Mosca, accompagnando la principessa bizantina Zoe Paleologa alle sue nozze con lo zar Ivan III di Russia nel 1472. La missione del vescovo Bonumbra fu il primo serio tentativo di allacciare contatti stabili tra le corti di Roma e Mosca.
Biografia Antonio Bonombra nacque all'inizio del XV secolo nei dintorni di Savona, probabilmente a Vado Ligure, da una famiglia del posto la cui presenza è certa nel XVI secolo. In giovane età entrò come monaco agostiniano nella prevostura di San Lorenzo di Oulx, per poi essere nominato arciprete nel villaggio di Costa di Vado, come risulta in documenti del 1454 e del 1459 in cui fece da testimone.
Dal 1461 divenne collaboratore dell'arcivescovo di Genova Paolo Campofregoso, emettendo lettere di scomunica per chiunque si fosse indebitamente appropriato dei fondi della famiglia Fieschi. Negli anni successivi scalò la gerarchia ecclesiastica genovese ricevendo numerosi incarichi e benefici, accostandosi anche al cardinale francese Alain de Coëtivy, che lo raccomandò a papa Paolo II per una nomina vescovile. Il 4 maggio 1467 fu quindi nominato vescovo di Accia in Corsica, allora una colonia genovese.
La diocesi di Accia, benché povera e di scarsa importanza, era fin dal 1450 al centro di un'accesa controversia ecclesiastica: l'allora vescovo Natalino di Omessa infatti era stato scomunicato e formalmente destituito per essersi rifiutato di pagare delle imposte ecclesiastiche spettanti a Roma, ma aveva rifiutato di abbandonare la sua sede e da allora ne deteneva il controllo praticamente senza contrasto. Con l'aiuto delle autorità genovesi sue alleate, Bonombra riuscì infine a scacciare Natalino e a riprendere possesso della diocesi. Natalino non fu comunque perseguito, ma pare fosse stato trasferito nella lontana arcidiocesi di Atene. Durante il suo governo corso si distinse per efficienza e risoluzione, entrando nelle grazie di Paolo II che nel 1469 lo fece capo dell'Inquisizione corsa, mentre nel 1470 gli concesse il privilegio di riscuotere le decime.
Il 20 settembre 1470, chiamato a fare da mediatore in una controversia tra il vescovo di Mariana e il cardinale Francesco Della Rovere, Bonombra si pronunciò in favore di quest'ultimo, e quando l'anno seguente il cardinale fu eletto papa col nome di Sisto IV fu chiamato a Roma, dove divenne residente stabile della corte papale. Nel 1472 fu quindi nominato nunzio apostolico per il Granducato di Mosca, e Sisto IV lo incaricò di accompagnare la principessa Zoe Paleologa in Russia per sposarsi con lo zar Ivan III. Il matrimonio tra Zoe e Ivan era di grande importanza per la politica dell'epoca, e per molteplici motivi: Ivan era rimasto vedovo dopo la morte della prima moglie Maria di Tver', e aveva bisogno di generare altri eredi potenziali oltre l'allora unico figlio Ivan il Giovane; inoltre Zoe portava con sé il prestigio del defunto Impero bizantino, del quale per molti era l'ultima erede legittima, e la sua unione con Ivan contribuì a creare la dottrina politica della Mosca terza Roma, configurando la Russia come erede ideale dei bizantini e quindi anche dell'Impero romano. Obbiettivo principale di Bonombra era invece quello di stabilire buoni rapporti con le autorità russe e favorire la riunificazione delle chiese cristiane come stabilito anni prima, invero molto ottimisticamente, dal concilio di Basilea, Ferrara e Firenze.
Il corteo papale partì da Roma il 20 giugno 1472, facendo tappa a Siena, Bologna, Vicenza, Norimberga e Lubecca, venendo segnalato nelle cronache locali per la sua magnificenza. La spedizione s'imbarcò poi col benestare dell'Hansa verso Tallinn, raggiunta alcune settimane più tardi e lasciata alla volta di Pskov, prima città in territorio russo. Tuttavia Bonombra entrò fin da subito in scontro con la chiesa ortodossa russa: rifiutò di sottoporsi al cerimoniale orientale dell'adorazione delle icone sacre, incorrendo quindi immediatamente nell'antipatia degli ortodossi, tanto che inizialmente gli fu anche negato di entrare a Mosca perché rifiutava di non mostrare apertamente le insegne papali, sfidando quindi indirettamente l'autorità del metropolita di Mosca, massima autorità ortodossa russa. Solo il 12 novembre 1472 gli fu concesso di entrare a Mosca spogliato di ogni simbolo di autorità cattolica, potendo quindi partecipare al matrimonio tra Zoe e Ivan che si tenne poco dopo. L'unione era già stata celebrata tramite delegati alcuni mesi prima a Roma dal papa, mentre in quell'occasione fu reiterata in presenza di entrambi gli sposi dal metropolita Filippo I di Mosca, di cui non sono noti i rapporti con Bonombra.
Il nunzio Bonombra rimase a Mosca fino al gennaio 1473, e in quel periodo s'intrattenne spesso con lo zar Ivan. Gli ortodossi, che già lo avevano in antipatia, lo credevano una cattiva influenza sullo zar e lo accusavano di volerlo convertire, riportando nelle fonti la sua scarsa capacità di risposta ai teologi orientali (attribuendogli inoltre erroneamente il titolo cardinalizio, chiamandolo "il cardinale Antonio"). La Russia dell'epoca era molto frammentaria a livello religioso, e la chiesa ortodossa cercava di rafforzare la propria autorità contro il diffondersi di movimenti religiosi alternativi come il cattolicesimo stesso e le eresie degli Strigol'niki e poi dei giudaizzanti, e la permanenza del legato a Mosca era vista come destabilizzatrice. Anche gli ambasciatori della Repubblica di Venezia denunciarono la sua presenza alla corte di Mosca, accusandolo di voler aizzare lo zar contro di loro in favore degli inviati della Repubblica di Genova, la cui colonia di Caffa confinava coi territori russi a sud.
Per opportunità politica, monsignor Bonombra venne infine congedato da Mosca il 26 gennaio 1473, e ricevette ricchi doni da Ivan da recare al papa. Per rientrare in Italia, passò per il Granducato di Lituania e il Regno di Polonia, dove fu accolto da re Casimiro IV di Polonia e dai nobili russi convertiti al cattolicesimo. Tornato dalla Russia, pare che rinunciasse ad avere altri incarichi alla corte papale tornando quindi in Corsica, dove trascorse gli ultimi anni amministrando la sua diocesi. L'ultima sua menzione in vita è del 6 settembre 1479, quando il papa lo nominò giudice di una controversia (nel cui verbale fu definito, in modo forse burlesco, "Malumbra"); morì all'incirca all'inizio del 1480, in quanto nell'aprile successivo era già stato eletto il suo successore Bartolomeo Pannoli.
Note
Categoria:Nunzi apostolici