Dal 1942 al 1949, il Canada internò forzatamente oltre giapponesi canadesi - e dunque più del 90% dei totali - della British Columbia, per motivi di sicurezza nazionale. La maggior parte di essi era composta da cittadini canadesi per nascita, anche se questo non valse nulla loro di fronte alle autorità, in quanto li arrestarono basandosi sulla loro discendenza. Di conseguenza, questa decisione influenzò le azioni militari nel Pacifico ed altre imprese belliche da parte dell'Impero Giapponese contro gli Alleati occidentali, come la Battaglia di Hong Kong, l'Attacco di Pearl Harbor e la Battaglia di Singapore, la quale portò alla dichiarazione di guerra da parte del Canada verso il Giappone. Similmente all'internamento dei giapponesi negli Stati Uniti, queste azioni forzate contro le etnie nipponiche emigrate portarono a diverse azioni legali verso quest'ultime, vedendo un continuo susseguirsi di interrogatorî, coprifuoco, licenziamenti e rimpatrî da parte delle autorità verso i giapponesi canadesi.

Dai momenti immediatamente successivi all'attacco di Pearl Harbor del dicembre 1941 sino al 1949, i giapponesi canadesi furono prelevati dalle loro abitazioni e dai loro impieghi e rinchiusi in campi di internamento e fattorie della British Columbia, come d'altronde in molte altre zone interne del paese. Queste misure prevedevano inoltre il furto, il sequestro e la vendita di tutti gli averi dei perseguiti, i quali venivano forzati ad utilizzare i beni ricavati dalle aste per il loro sostentamento durante la prigionia.

Nell'agosto del 1944, il primo ministro canadese William Lyon Mackenzie King annunciò che i giapponesi canadesi erano stati condotti fuori dalla British Columbia dell'est. La comunicazione ufficiale sancì che i cittadini in questione dovevano esseri trasferiti ad est delle montagne rocciose canadesi o rimpatriati dopo la fine della guerra. Dal 1947, tanti giapponesi canadesi furono era stata concessa l'esenzione da questa zona di divieto di ingresso forzato, e dal 1º aprile 1949 fu concessa loro libertà di movimento all'interno delle zone vietate.

Il 22 settembre 1988 ed a nome del paese, il primo ministro Brian Mulroney espresse le sue scuse verso i diretti interessati in questo frangente della storia della nazione, annunciando un rimborso verso le famiglie colpite. Tutto questo avvenne un mese dopo che il presidente degli USA Ronald Reagan promulgò simili misure a seguito delle riparazioni seguite alle scuse per l'internamento dei giapponesi negli Stati Uniti. Il pacchetto per i sopravvissuti ammontava a dollari per coinvolto, e comprendeva anche il ri-riconoscimento della cittadinanza canadese per i rimpatriati. Contemporaneamente a quest'avvenimento, fu istituito il Japanese Canadian Redress Agreement, che insieme alla Japanese Canadian Redress Foundation (esistita fino al 2002) aveva lo scopo di emettere pagamenti per la reintegrazione nella società canadese. Note

Voci correlate Sentimento antigiapponese Internamento dei giapponesi negli Stati Uniti Internamento dei tedeschi negli Stati Uniti Internamento degli italiani negli Stati Uniti Razzismo negli Stati Uniti d'America Sinofobia

Categoria:Campi di concentramento Categoria:Canada nella seconda guerra mondiale