George Washington è stato il primo presidente degli Stati Uniti d'America, servendo due mandati dal 1789 al 1792 e poi dal 1793 al 1797. Dopo la conclusione della sua presidenza avvenuta ufficialmente il 4 marzo 1797, Washington si ritirò nella sua proprietà di Mount Vernon, da dove seguì da vicino gli affari dello stato.

Questa voce tratta gli eventi principali della post-presidenza di George Washington, ovvero il periodo di vita tra la conclusione della sua presidenza e la sua morte (14 dicembre 1799).

Contesto George Washington (nato il 22 febbraio 1732Fino al 1750 il Regno Unito e il suo impero coloniale utilizzavano il calendario giuliano (Old Style), per cui la data di nascita era registrata come 11 febbraio 1731, ma con il British Calendar Act venne adottato il calendario gregoriano (New Style) il ché risultò in uno slittamento di un anno e undici giorni per tutte le date comprese tra il 1° gennaio e il 25 marzo. a Popes Creek nella colonia della Virginia) servì l'esercito britannico stazionato in Virginia prima come agrimensore, per poi diventare luogotenente sotto il generale Edward Braddock, partecipando nella guerra franco-indiana e rischiando la vita nella battaglia di Fort Necessity. Nel 1759 ereditò la proprietà familiare di Mount Vernon in Virginia e sposò Martha Dandrige Custis, per poi entrare nella House of Burgesses.

Dal 1775 al 1783, durante la guerra d'indipendenza americana, Washington fu il comandante dell'esercito continentale per tutta la durata della guerra, guidando le importanti battaglie di Trenton e di Yorktown. Alla fine con il trattato di Parigi il re Giorgio III concesse l'indipendenza alle tredici colonie, portando alla nascita degli Stati Uniti d'America.

Nel 1789, durante le elezioni del 1788–1789, Washington venne eletto presidente degli Stati Uniti d'America, diventando il primo a ricoprire tale carica sotto la costituzione americana adottata lo stesso anno (prima di allora, lo stato era governato dal congresso della confederazione e ancora prima dal congresso continentale delle colonie). Questa fu l'unica elezione nella quale il candidato vincente venne eletto all'unanimità, e anche l'unica a non essere inquadrata in un singolo anno. Otterrà un secondo mandato durante le elezioni del 1792, dopo il quale deciderà di ritirarsi dalla vita politica nel 1797 per dare un esempio ai futuri presidenti.

La sua reputazione, nonostante le aspre critiche da parte della fazione democratico-repubblicana, era molto buona e in tutto il paese veniva considerato un eroe nazionale e il "padre del paese".

Transizione di governo e ritorno a Mount Vernon

Nelle elezioni del 1796 vinse John Adams, che era già stato vice-presidente di Washington per tutto il suo mandato. Washington fu presente alla cerimonia d'inaugurazione di Adams e lesse ad alta voce un discorso di commiato dove annunciò che si sarebbe ritirato a vita privata nella sua proprietà familiare, e prima di andarsene mise all'asta alcuni suo averi tra cui una scrivania contenente lettere d'amore scritte dalla moglie.

Washington partì da Filadelfia il 9 marzo 1797 assieme alla moglie Martha, la nipote Eleanor "Nelly" Parke Custis (figlia di John Parke Custis, figliastro di Washington) e Georges Washington de La Fayette (figlio del generale francese) ed arrivarono sei giorni dopo a seguito di numerose soste. In una lettera Washington scrisse «di essere tornato finalmente a sedere ancora una volta sotto le viti e i fichi», sperando di rimanerci per il resto della vita. Da allora Washington rimase a Mount Vernon e si allontanò in poche occasioni dalla sua proprietà, non presentandosi al matrimonio del nipote Lawrence Augustine Washington o al funerale della sorella Betty Louis Washington, la cui morte verrà rimpianta a lungo da Washington.

Restauri e nuove costruzioni Una volta tornato a Mount Vernon, Washington trovò le piantagioni e gli edifici in rovina, perché nessuno dei suoi familiari si era occupato del mantenimento della proprietà in quegli anni, per cui chiamò carpentieri, muratori e pittori per ricostruirli mentre egli stesso cercava di riabilitare i campi incolti. In poco tempo si formò a Mount Vernon «un esercito di costosi lavoratori che, lavorando, creavano grandi nuvole di polvere intorno agli edifici», e lo stesso Washington lodò «la musica dei martelli e il forte odore della vernice».

Washington inoltre raccolse tutto il materiale d'archivio in suo possesso risalente alla guerra d'indipendenza e alla sua presidenza (ciò includeva resoconti militari, giornali e documenti del Congresso in diverse copie) e intendeva costruire una biblioteca privata dove collezionare tutti i documenti, ma il progetto non si concretizzò a causa della sua morte, anche se getterà l'idea per non solo la futura biblioteca del Congresso, ma anche per il concetto delle biblioteche presidenziali.

Probabili abitudini quotidiane Washington si svegliava alle cinque del mattino ed assegnava i lavori del giorno ai suoi impiegati dopo averli svegliati, spesso sgridandoli se si alzavano troppo tardi. Verso le sette del mattino consumava un pasto a base di hoecakes (una focaccia a base di farina di mais), burro, miele e tè che era semplice da consumare e riduceva il suo dolore gengivale causato dalla sua scarsa igiene orale. Dopo ciò saliva sul suo cavallo e supervisionava i campi per almeno sei ore, passando spesso per la sua distilleria. Si prendeva cura anche dei suoi numerosi schiavi, spesso soccorrendoli quando si infortunavano al lavoro, e della fauna locale, proibendo infatti la caccia delle renne nel territorio. Alle due del pomeriggio ritornava alla sua residenza e alle tre pranzava con i commensali, dopodiché riceveva molte visite di stranieri intenti a conoscerlo, e spesso organizzava esposizioni pubbliche dove metteva in mostra le sue medaglie al valor militare, dipinti di guerra dell'artista John Trumbull e una delle chiavi della Bastiglia, datagli da La Fayette.

Nuovi contrasti politici

In principio la politica americana era dominata dalla rivalità tra due partiti, il partito democratico-repubblicano e il partito federalista. Il primo venne fondato da Thomas Jefferson e James Madison ed era di stampo liberale, mentre il secondo venne fondato da Alexander Hamilton ed era conservatore, oltre che la maggioranza nel Congresso. Washington, sebbene politicamente neutrale, condivideva diverse ideologie con i federalisti, e durante il suo mandato aveva appoggiato il trattato di Jay, il quale intendeva rafforzare le relazioni commerciali con la Gran Bretagna in vista delle recentemente scoppiate guerre rivoluzionarie francesi.

Il trattato aveva suscitato scalpore e disapprovazione tra i demo-repubblicani, convinti che avrebbe favorito di più la Gran Bretagna, portando ad una fortissima opposizione a volte anche violenta. Nel 1796 ad esempio il giornale Aurora riportò la lettera mandata a Washington da Thomas Paine, nella quale diceva «Il mondo resterà perplesso nel decidere se sei stato un apostata o un impostore, se hai abbandonato i buoni principi, o se ne hai mai avuti alcuni». Un altro incidente diplomatico avvenne nel marzo 1798, quando James Monroe rilasciò una dichiarazione nella quale criticava apertamente Washington e condannava il trattato di Jay. Washington, furioso, rispose alla dichiarazione di Monroe con una sua sarcastica parodia.

Washington venne anche coinvolto in un fallito complotto dei demo-repubblicani: ricevette infatti una lettera da un presunto John Langhorne (che si trattava in verità di Peter Carr, nipote di Jefferson) nella quale tentava di aizzarlo contro il partito sperando in qualche dichiarazione, ma Washington non rispose (o la ignorò deliberatamente). Questo incidente frantumò la relazione tra Washington e Jefferson, tanto che in una lettera lo descrisse come «uno dei più abili, intriganti, industriosi e disonesti politici in tutta l'America».

Washington passò all'offensiva, condannando pubblicamene la rivoluzione francese e menzionando in una lettera a La Fayette l'esistenza di una congiura ai danni dello stato pianificata da demo-repubblicani. In seguito appoggiò gli Alien and Sedition Acts, i quali intendevano limitare l'immigrazione nel paese.

Crisi diplomatica con la Francia

Durante la guerra d'indipendenza americana, il regno di Francia governato da Luigi XVI giocò un ruolo chiave avendo supportato militarmente ed economicamente i ribelli. Solo sei giorni dopo la prima inaugurazione di Washington era scoppiata la rivoluzione francese che aveva allarmato le principali nazioni europee, ma Washington si dichiarò neutrale. La situazione peggiorò con l'approvazione del sopracitato trattato di Jay, con il quale iniziò un periodo di guerra fredda tra gli Stati Uniti e la Prima Repubblica Francese nel quale le forze marittime dei due paesi si sabotavano a vicenda, spesso catturando navi mercantili.

A seguito della piega scandalosa che aveva preso la missione diplomatica in seguito nota come Affare XYZ, Francia e Stati Uniti finirono in uno stato di guerra non-dichiarata conosciuta come Quasi-guerra, composta in gran parte da azioni di rappresaglia e pirateria da parte della marina francese nell'Oceano Atlantico contro navigli americani.

Credendo la guerra con la Francia inevitabile, il 2 luglio 1798 John Adams nominò Washington comandante dell'esercito provvisorio americano, e l'11 luglio mandò James McHenry con una lettera a Mount Vernon per convincere Washington a partecipare. Egli accettò, a patto che non avesse dovuto intervenire di persona a meno che la Francia non avesse invaso militarmente gli Stati Uniti.Frank E. Grizzard, George Washington: A Biographical Companion (2002), p. 263. Washington scelse come ispettore generale dell'esercito Alexander Hamilton, che Washington personalmente favoreggiava, ed Henry Knox e Charles Cotesworth Pinckney come generali maggiori, presentando la proposta ad Adams stesso. Ciò causò una controversia, infatti Knox era geloso di Hamilton e chiese al governo di ottenere il suo posto, rifiutando quello di generale maggiore.

L'esercito ad hoc non partecipò comunque ad alcuna operazione militare, perché infatti Adams riuscirà a riscolvere diplomaticamente lo scandalo con la convenzione del 1800, ma Washington non lo saprà mai.

Ultimi mesi e morte

Emancipazione degli schiavi

George Washington era stato un proprietario di schiavi sin dalla gioventù, avendo ereditato quelli della sua famiglia assieme alla proprietà di Mount Vernon. Nel 1799 aveva all'incirca 123 schiavi (a cui si aggiungono i 153 schiavi della moglie e i 41 schiavi che lavoravano a Mount Vernon), mentre il numero totale di schiavi di cui era stato in possesso nella sua vita era di più o meno 577 schiavi.

In varie occasioni Washington aveva contemplato la possibilità di liberarli, non solo per ridurre la grandezza delle sue piantagioni (ormai diventate fin troppo grandi), ma anche perché temeva che le future generazioni lo avrebbero giudicato negativamente se non lo avesse fatto. Intendeva liberare gli schiavi, vendere alcune terre e usare il ricavato per dare sostentamento economico ai suoi schiavi, ma non riuscì a trovare alcun acquirente.

Nell'estate del 1799 Washington modificò il suo testamento, ed impose che tutti i suoi schiavi avrebbero dovuto essere liberati dopo la morte della moglie Martha (avvenuta nel 1802), e avrebbero ricevuto un sostentamento economico dalla proprietà di Washington per i prossimi anni. Chiese anche personalmente di lasciare gli schiavi liberi, senza cercare di rivenderli, cacciarli dal Virginia o rispedirli in Africa, probabilmente perché sperava di vedere bianchi e neri che coesistevano insieme come cittadini eguali. William "Billy" Lee, assistente personale di Washington, fu l'unico a venire liberato immediatamente, per i suoi contributi durante la guerra d'indipendenza e la sua fedeltà, diventando uno degli afroamericani più famosi del tempo. Ricevette una paga di 30 dollari.