Palazzo Frichignono di Castellengo, poi Palazzo Durando, è un palazzo storico di Torino in stile Barocco costruito nella sua prima versione tra il 1680 e il 1692 su manufatti del Tardo Rinascimento preesistenti nell'isola (isolato) di Sant'Alessio nel Quadrilatero Romano del Centro storico di Torino, su commissione della famiglia Frichignono di Castellengo. È un immobile riconosciuto d'interesse storico e artistico ai sensi della legge n° 42 del 22/1/2024https://sabap-al.beniculturali.it/Trasparenza/ConsulentiCollaboratori/Curricula/MARTINETTI.pdf e durante la Seconda guerra mondiale fu il luogo dal quale il Comitato di Liberazione Nazionale progettava le sue azioni contro l'invasione tedesca.

Storia

Il palazzo Frichignono di Castellengo appartiene all'isola di Sant'Alessio, compresa tra le vie Garibaldi, Stampatori, Barbaroux e San Dalmazzo, e di cui fa parte anche Palazzo Scaglia di Verrua e Palazzo San Martino della Motta. Nel 1445 questa isola era di proprietà della potente famiglia Beccuti. Nel 1580 la proprietà passò ai conti di Buronzo, quindi nel 1586 ad Antonio Solaro, tesoriere di Carlo Emanuele I, poi nel 1611 a Nicolò Coardi di Rivalta, generale delle Finanze Sabaude; infine nel 1617 il conte Filiberto Scaglia di Verrua acquistò tutto l’isolato. Dopo numerosi altri proprietari (tra i quali il duca Emanuele Filiberto, il marchese Ascanio Bobba e i Watteville signori di Conflans) il palazzo dell'Isola di Sant'Alessio all'angolo tra via san Dalmazzo e via Barbaroux fu acquistato nel 1670 da Ettore Bonifacio Frichignono di Castellengo, presidente della Camera dei conti di Piemonte (fratello del più noto Pietro Francesco, senatore e presidente della Compagnia di San Paolo), acquisendo il nome della famiglia; fu oggetto di lavori di ampliamento, sopraelevazione d’un piano e ristrutturazione tra il 1680 e il 1692.

Per successione ereditaria il palazzo passò a Giovanni Antonio II, figlio di Ettore Bonifacio, che lo sopraelevò di un altro piano, poi andò a Giovanni Ettore Bonifacio, sindaco di Torino nel 1735, quindi nel 1758 a Giovanni Antonio III. Questi acquistò una parte di edificio adiacente, appartenente al conte Giuseppe Antonio Scaglia di Verrua, e ne seguì l'accorpamento, su progetto dell’architetto Paolo Francesco Rocca. Alla morte di Giovanni Antonio III nel 1785, ereditò il primogenito Giovanni Cesare Maria, sindaco di Torino nel 1791 e vicario di politica e polizia.

Nell'Ottocento il palazzo è coinvolto in una serie di compravendite: prima a Francesco Miroglio, poi a causa delle sue difficoltà economiche è aggiudicato all’incanto a Domenico Borghese. Questi lo vende a Francesco Bartolomeo Frichignono, conte di Pietrafuoco, che lo lascia in eredità al nipote Adolfo. Ancora, viene venduto a Sabino Bertola che conduce una serie di interventi decorativi e di ristrutturazione avvelendosi dell’architetto Giuseppe Bollati, già famoso per l'esecuzione di Palazzo Carignano e del Teatro di Torino, e dell’ingegnere Costantino Vigitello. L’eredità di Sabino Bertola va al pronipote Giorgio, che vende il palazzo al notaio Giovanni Giacomo Durando. Viene sopraelevato l’ultimo piano su progetto dell’ingegnere Alessandro Testore, e il notaio Edoardo Durando, figlio ed erede di Giovanni Giacomo, nel 1913 vende il palazzo al conte Emanuele Balbo Bertone di Sambuy, marchese di Breme che gli dà la definitiva destinazione abitativa e commerciale.

L'albergo Canelli Ebbe sede nel palazzo l’albergo Canelli, dei coniugi Angiolina e Lorenzo Chiadò, alias lurenshttp://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,32/articleid,0802_01_1993_0246_0032_11279311/, che durante la Resistenza fu uno dei più importanti luoghi di riunioni clandestine del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), come racconta il senatore Pier Luigi Passoni: “divenne per un periodo notevole della lotta di resistenza la sede effettiva del movimento, da dove si irradiavano gli ordini, si smistavano i compiti, si seguiva ora per ora lo svolgimento della attività partigiana, perché là vi fu il recapito permanente dei capi al quale affluivano le staffette”. La lapide commemorativa posta il 28 aprile 1945http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,2/articleid,0102_01_1965_0095_0002_5231489/ all'interno di quello che era il salone del ristorante recita: "Qui maturò per l'infaticabile e difficile attività dei membri del CLN e del Partito Socialista di Unità Proletaria l'insurrezione piemontese"https://www.museotorino.it/resources/pdf/books/546/files/assets/common/downloads/page0390.pdf.

Il 27 aprile 1945 la trentacinquenne staffetta partigiana Liberina Lucca veniva uccisa da un cecchino nell'androne del palazzo. Una lapide posta sulla facciata il 26 aprile 2008https://comunicatistampa.comune.torino.it/archivio/2008/article_285.shtml dalle sue compagne di fede la ricorda.

L'albergo rimase attivo anche nel Secondo dopoguerra: negli anni '70 veniva rilevato dai fratelli Santo, Roberto e Giuseppe Milano, appartenenti al Clan dei catanesi capeggiato da Antonino Condorelli, l'assassino del commissario Rosanohttp://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,12/articleid,1042_01_1982_0190_0012_14908920/. il 5 settembre 1982 veniva freddato con un colpo alla tempia Giuseppe Zara, 34 anni, originario di Sant'Ilario Ionico e proprietario dell'hotel subentrato ai Milano, considerato dalla polizia un rifugio accogliente per personaggi che dovevano vivere nell'anonimatohttp://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1419_02_1982_0221_0001_20118241/.

Descrizione La facciata severa del palazzo ha pregevoli decorazioni a stucco di gusto barocco che ornano gli esterni, con ornamenti a tema naturalistico alternati a busti raffiguranti imperatori romani, a figure antropomorfe dalle fattezze femminili e a teste dalle sembianze mostruose e curiosamente deformi. è inoltre arricchita da numerosi Trompe-l'œil.

Note

Bibliografia Cassetti, Maurizio, Palazzo Scaglia di Verrua e l'Isola di Sant'Alessio in Torino. Storie di case, di palazzi e di famiglie, Widerholdt, Invorio 2009, pp. 53–82

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Voci correlate

Palazzo Scaglia di Verrua Palazzo San Martino della Motta Ville e palazzi di Torino Luoghi d'interesse a Torino

Categoria:Storia di Torino Palazzo Frichignono di Castellengo