Gli Ex Allievi della Scuola Militare Nunziatella sono stati decorati di 38 Medaglie d'oro al Valor militare, che coprono il periodo tra la fondazione dell'istituto nel 1787 alla data di ultimo aggiornamento.
Descrizione
La Nunziatella è stata fondata nel 1787, e ciò ha fatto sì che i suoi ex allievi abbiano servito e combattuto sotto numerose entità statali: il Regno di Napoli borbonico (1787-1799 e 1799-1806); la Repubblica napoletana (1799); il Regno di Napoli napoleonico (1806-1815); il Regno delle Due Sicilie (1816-1861); il Regno d'Italia (1861-1946) e la Repubblica Italiana.
L'odierna Medaglia d'oro al valor militare, istituita nel 1793 nel Regno di Sardegna, è la massima decorazione per atti di coraggio a livello individuale. Fu peraltro sostituita nel 1815 dall'Ordine militare di Savoia, per essere quindi ripristinata nel 1833. Va inoltre considerato che era invalso nelle entità statali che hanno preceduto il Regno d'Italia nato nel 1861 concedere diversi gradi di distinti Ordini dinastici in riconoscimento di atti di valore o segnalati servigi a favore della monarchia. Nel Regno di Napoli e poi delle Due Sicilie le medaglie d'oro venivano concesse per atti di valore compiuti durante una specifica campagna.
Non essendo possibile al momento stabilire una puntuale equivalenza tra la concessione di Ordini per atti di valore e Medaglia d'oro al valor militare, nell'odierno Albo d'oro della Nunziatella sono citate le Medaglie d'oro al valor militare conseguite da ex allievi dopo il 1861; ed un'unica medaglia d'oro borbonica, conseguita durante la campagna di Sicilia del 1848 in rappresentanza di tutti i decorati di quel periodo.
Decorati +OrdinaleFotoGradoGeneralitàMotivazione1AlfiereMichele Bellucci"Per la presa di Taormina", 18482CapitanoEdoardo Bianchini«Comandante della 3ª batteria da montagna, si distinse durante tutto il combattimento nel dirigere con intelligenza ed efficacia singolari il fuoco della propria batteria. Sereno ed imperterrito, sacrificò eroicamente la propria vita e quella dei suoi per rimanere sino all'ultimo in batteria a protezione delle altre truppe. Adua (Eritrea), 1º marzo 1896.»3CapitanoDomenico De Dominicis«Guidava con grande slancio ed ardire la sua compagnia all'attacco ed in parte del lungo inseguimento. Richiamato poi su un altro fronte per salvare una sezione di artiglieria minacciata da imminente pericolo di accerchiamento, animosamente affrontava con la sua sola compagnia, allo scoperto, numerosi nemici trincerati a brevissima distanza, salvando i pezzi e fermando l'aggiramento. Cadeva gravemente ferito, morendo il giorno dopo.» — Maharuga (Libia), 24 dicembre 1913 (conferita nel marzo 1915)4Maggior generaleGabriele Berardi«Intrepido condottiero di una brigata di prodi, espugnatore di posizioni fortemente difese, instancabile animatore di fede, affermò col suo sangue il proprio valore, mentre nuovi ardimenti stava meditando. Altipiano Carsico, 10/14 novembre-15 dicembre 1915.» — Decreto Luogotenenziale 15 marzo 19175ColonnelloEdoardo Suarez«Sempre alla testa del suo giovane reggimento di reclute, con slancio ammirevole, con sacrifizi eccezionali, riconquistava una importantissima posizione, che teneva saldamente, arrestando l'invasore proprio sull’orlo dell’ultimo baluardo che gli chiudeva lo sbocco nella pianura. Irrompendo, poi, vittoriosamente in Vallarsa, riusciva ad aggrapparsi ed a mantenersi coi suoi uomini, quasi allo sbocco dell’altipiano, combattendo ininterrottamente contro il tenace nemico ammassato tra le rocce, finché, proprio quando aveva assolto l'arduo e penoso compito, eroicamente cadeva, fulminato dal piombo nemico.» — Vallone di Foxi, 29 giugno 1916.6Tenente colonnelloMaurizio De Vito Piscicelli«Con alto spirito militare, per maggiormente giovare alla causa della Patria, volle assumere il comando di un battaglione di fanteria cui dette ognora il più fulgido esempio di abnegazione e di devozione al dovere. Nelle tragiche ore di una disperata resistenza, unendo alla sagacia del comandante le virtù dell'eroe, sostenne alla testa del proprio reparto il violento cozzo di preponderanti masse nemiche; circondato ed invitato alla resa, rispose intensificando il fuoco delle mitragliatrici rimastegli, deciso all'estremo olocausto. Colpito a morte, cadde abbracciato a un'arma, ed il suo ultimo grido di "Viva l'Italia" lanciato ai sopraggiungenti avversari mostrò ad essi come sanno morire, pur nell'avversa fortuna, i soldati d'Italia.» — Kamno Alto, 24 ottobre 1917. — Bollettino Ufficiale, dispensa 54a del 19217TenenteUmberto Cerboni«In giornate che misero a dura prova il valore e la resistenza dei nostri, seppe con la compagnia al suo comando, mercé il grande ascendente morale e l’esempio del valore personale, costituire una linea di petti irremovibili. Ricevuto l’ordine di abbandonare la sua insostenibile posizione, ripiegava coi resti del valoroso reparto, riportandolo al fuoco su altro punto del fronte. Successivamente, avuto il compito di guarnire una posizione avanzata, dalla quale si sarebbe poi dovuto sferrare un contrattacco, vi si portava alla testa di un manipolo dei suoi. Accerchiato da un nugolo di nemici che gli intimarono la resa, benché conscio dell’impossibilità di compiere il suo mandato, si lanciava eroicamente nella lotta, abbattendo i più audaci col calcio del moschetto. Percosso, ferito, stretto più da vicino, neppure si arrese ed altri nemici uccideva all’arma bianca finché, sopraffatto dal numero, cadeva da eroe, fulgido esempio del più alto valore, spinto fino al consapevole sacrificio di se stesso, nel compimento del dovere. Altipiano di Pozza (Trentino), 15-17 maggio 1916.» — Trambileno, 17 maggio 19168SottotenenteNicola Nisco«Mirabile esempio di fermezza e di valore, dopo avere resistito per tre giorni in una cruenta ed impari lotta, incitando il suo reparto a mantenersi fedele alla consegna ricevuta “non si retrocede di un passo, si muore sul posto”, circondato dal nemico, anziché arrendersi, continuò in piedi a sparare sull’avversario, incitando i suoi granatieri, cui diede esempio di fulgido eroismo portato sino al consapevole sacrificio di se stesso, e immolando gloriosamente la sua giovane vita sul campo.» — Malga della Cava (Altipiano di Asiago), 31 maggio 1916. — Regio Decreto 31 marzo 19219Tenente di vascelloIldebrando Goiran«Destinato al comando di una silurante per compiere un'arditissima azione nell'interno di una base navale (Canale di Fasana), conscio delle difficoltà e del pericolo dell'impresa, accolse con animo forte e con grande entusiasmo l'ordine ricevuto, e seppe infondere tale entusiasmo nei componenti l'equipaggio. Eseguì con ardimento e perizia e con grande serenità la missione affidatagli rimanendo per oltre due ore nell'interno del porto nemico alla ricerca dell'obiettivo e, dopo superate brillantemente tutte le difficoltà, senza provocare nessun allarme, eseguì il lancio dei siluri. Riuscì quindi a rintracciare nuovamente il passaggio libero dell'ostruzione ed a portare in salvo la sua unità e tutto il personale raggiungendo le altre siluranti al largo. Alto Adriatico, 1 - 2 novembre 1916.»10CapitanoGaetano Carolei«Fulgido e costante esempio di valore, mentre la propria batteria era violentemente controbattuta da medi e grossi calibri, non cessò di far fuoco, benché una riservetta colpita, scoppiando, avesse travolto e sotterrato un cannone, e, successivamente, un altro proietto avesse pure colpito in pieno una piazzola ed una riservetta, incendiandola ed uccidendo due serventi. Continuò, poi, con eroico esempio di calma, di coraggio e di sprezzo del pericolo, un tiro efficacissimo sulle trincee nemiche con l'unico pezzo rimastogli. In una breve pausa di fuoco, insieme con un altro ufficiale della batteria, con nobile sentimento di altruismo accorse per recuperare i resti di due soldati rimasti sotto la piazzola sconvolta, ma, investito dallo scoppio di una granata nemica ne ebbe parte del volto asportata, cadendo tramortito. Riavutosi dopo parecchie ore, al cappellano del reggimento che l'assisteva, richiese a segni una lavagnetta e, scrivendo su di questa, per prima cosa domandò notizia delle sorti della batteria e del combattimento, dando in tali difficili momenti nuova sublime prova di quella alta virtù militare, di quella straordinaria fermezza d'animo e di quel vivo entusiasmo che sempre lo avevano guidato ed animato in ogni sua azione. Zona di Cipryanisce, 12 maggio 1917.» — Regio Decreto 8 aprile 192011CapitanoFilippo Zuccarello«Capitano di un Raggruppamento Batterie Bombarde. «Valoroso Ufficiale, già distintosi in precedenti azioni, durante un combattimento, dopo aver diretto egregiamente il tiro delle sue bombarde, ottenendo ottimi risultati, spinto da irresistibile volontà di agire e da poderoso sentimento di cameratismo, scattò all'attacco con la fanteria, assunse il comando di un battaglione che aveva perduto il capo, e lo guidò all'assalto, finché egli stesso cadde ucciso, colpito in fronte da pallottola nemica. Carso, 23 maggio 1917.»12CapitanoRaffaele Tarantini«Valoroso ufficiale, cinque volte decorato, volontario in A.O., comandante di compagnia eritrei posta a difesa di una posizione particolarmente delicata e difficile, durante dodici ore di aspra lotta riusciva a contenere con la sua energia e con la sua fermezza l'urto delle soverchianti forze avversarie. Nel momento più tragico, quando il nemico incalzante sembrava stesse per travolgere la linea, in piedi, al centro della posizione, gridava ai suoi ascari: « Qui si muore tutti, ma non si cede un palmo ». Il suo eroico contegno rinvigoriva le energie dei dipendenti e destava in essi così vivo entusiasmo da provocare un fulmineo decisivo contrattacco. Gravemente ferito non volle abbandonare il suo posto, se non al termine dell'azione. Decedeva durante il trasporto all'ospedale da campo, dopo aver manifestato tutta la sua gioia per la vittoria conseguita. Fulgida figura di eroe, esempio delle più elette virtù militari. Passo Mecan, 31 marzo 1936.»Francesco Carofiglio, La militar gioventù ottimamente ammaestrata, Zaccaria Editore, Febbraio 2013, pp. 140-153, ISBN 978-88-904561-4-513SottotenenteGuido Cucci«Entusiasta della lotta, sempre proteso a nuovi cimenti, nel corso di un sanguinoso combattimento sostenuto da un gruppo di bande, chiese d'intervenire là dove una banda combatteva da quattro ore contro nemico assai superiore di numero ed agguerrito. Le circostanze imposero il suo intervento con sola mezza banda, che trascinò con ardire e slancio contro il nemico, sostenendo con esso, in posizione sfavorevole, impari ed eroica lotta. Impegnata, primo fra tutti, violenta lotta corpo a corpo, si batté con estremo vigore fino a quando, sommerso dal numero dei nemici, cadde colpito al fianco, al petto e alla testa, stroncato nel gesto eroico mentre con le forze del suo spirito e lo slancio del suo impeto combattivo, imponeva un arresto al nemico imbaldanzito.»