Biografia Nasce a Messina da Stefano Salvago e Francesca dei Franchi. Le due famiglie erano di origine genovese ma stabilitesi a Messina da qualche generazione.

Benedetto Salvago fu una delle figure più complesse e strategiche della Messina del Seicento. Fu incaricato dal Senato messinese di portare a Roma un progetto ambizioso: far riconoscere Messina dalla chiesa cattolica come città eletta dalla Vergine Maria attraverso l’autenticazione della leggendaria Lettera della Madonna. Infatti secondo la tradizione messinese, la Vergine avrebbe inviato una lettera agli abitanti della città tramite l’apostolo Paolo, promettendo protezione perpetua. Questo racconto, che oltre alla fede era uno strumento di leva politica per l'epoca, era diventato il cuore dell’identità di Messina.

Per raggiungere l'obiettivo di incoraggiare la chiesa cattolica a benedire politicamente Messina autenticando la leggenda della Lettera della Madonna, Salvago adottò una strategia moderna e raffinata: usare arte e letteratura come strumenti politici. Per questo commissionò due opere fondamentali. La prima fu un grande dipinto di Onofrio Gabrieli, giovane pittore messinese attivo a Roma, che raffigurava la Madonna mentre porgeva la Lettera ai messinesi. La seconda fu un poema monumentale di oltre tredicimila versi, affidato al celebre poeta Francesco Bracciolini, intitolato La Sacra Lettera. In esso la storia sacra della Lettera veniva raccontata e collegata alla grandezza di Messina, mescolando devozione, storia e rivendicazione politica. Nel 1629 era già stato steso un libro che trattava narrazioni riguardo al culto della Madonna della Lettera, dal gesuita Melchior Inchofer, ma tale testo venne censurato dal Santo Uffizio, perché la Lettera era già stata dichiarata apocrifa nel 1598.

Il momento culminante di questo progetto fu il 3 giugno 1642, data che la tradizione vuole come sedicesimo centenario della Lettera. In quel giorno a Roma, nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, Salvago fece esporre pubblicamente il dipinto di Gabrieli, e celebrare una messa in musica, invitando il popolo romano a onorare la Madonna della Lettera. Tale evento fallì, in quanto l'inquisizione dichiarò la narrazione della lettera della madonna come apocrifa (come già annunciato nel 1598 e ribadito nel 1629), e pertanto sequestrò il quadro. Successivamente il dipinto fu restituito senza poter essere esposto.

Anche il poema di Bracciolini subì lo stesso destino. Dopo la censura del dipinto, pubblicare un’opera che sosteneva apertamente la verità della Lettera sarebbe stato troppo pericoloso, sia per Salvago sia per il poeta, legato alla potente famiglia Barberini. Il manoscritto rimase quindi chiuso in un cassetto per decenni, circolando solo in copie parziali tra studiosi e letterati messinesi. Sarebbe stato stampato solo molti anni dopo.

Pochi mesi dopo la censura, ottenne dal Papa indulgenze per chi partecipava alla festa del 3 giugno e riuscì a far celebrare ufficialmente la ricorrenza nel 1643 e nel 1644 nella basilica romana di Santa Maria Maggiore, nella Cappella Paolina.

Benedetto Salvago morì nel maggio del 1669, senza vedere il compimento del suo progetto. Ma solo due mesi dopo, nel luglio 1669, papa Clemente IX concesse finalmente ai messinesi l’ufficiatura del culto della Madonna della Lettera, che tutt'ora è la patrona di Messina e del suo stretto.

Note