San Romualdo è un dipinto a olio su tela realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1640-1641 e conservato presso il Museo d'arte della città di Ravenna.
Storia Il dipinto è ricordato nel Libro dei conti del Guercino, registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri tra il 1629 e il 1649 e proseguito dai familiari fino al 1666.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. Alla data del 19 gennaio 1640 risulta versata una caparra di 200 scudi di paoli (pari a 50 scudi), pagata dall’architetto Luca Danese, attivo come intermediario per i padri camaldolesi e già coinvolto nella costruzione della chiesa di San Romualdo a Ravenna. Il saldo fu corrisposto il 30 gennaio 1642, ancora per il tramite di Danese, per 212 scudi e mezzo, equivalenti a circa 150 ducatoni: 100 per la figura del santo e 50 per le due figure retrostanti, tariffa considerata ordinaria per l’artista in quegli anni. Negli archivi del monastero di Classe è inoltre registrato un pagamento del 4 febbraio 1642 per l’importo di L. 1198. L’opera fu menzionata da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice come «una tavola d’altare alli Padri di S. Benedetto di Ravenna con S. Romoaldo», collocandone però l’esecuzione, in modo errato, nel 1642. Girolamo Fabri la annovera tra le opere più notevoli della città di Ravenna. In età moderna, il dipinto fu incluso nella guida di Francesco Beltrami e successivamente catalogato da Luigi Salerno.
A seguito delle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi, nel 1803 il monastero di Classe venne trasformato in Biblioteca Classense. In un primo tempo la pala con San Romualdo fu collocata nel Museo nazionale delle antichità, ospitato nel medesimo edificio; nel 1895 fu quindi trasferita, insieme ad altre due pale d’altare, presso l’Accademia di belle arti, con sede in un edificio adiacente. Restauri, stato di conservazione ed esposizioni Interventi di restauro sono documentati nel 1779 (Francesco Zannoni) e alla fine dell’Ottocento (Venceslao Bigoni), quando la tela risultava compromessa; un ulteriore restauro, più recente, è attribuito a Ottorino Nonfarmale. Lo stato di conservazione è attualmente buono. Dopo il restauro, l’opera fu esposta nella mostra La Regola e l'Arte. Rapporti della Soprintendenza per i beni artistici e storici per le province di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì (1982), con numero di catalogo 107. Il dipinto fu inoltre ripreso come modello da pittori attivi in area romagnola: tra i casi segnalati, Cesare Pronti (allievo del Guercino) e Filippo Pasquali, rispettivamente in un San Bernardo Tolomei per la chiesa di Santa Maria di Scolca a Rimini e in un San Romualdo oggi conservato presso la Pinacoteca di Forlì. È stato esposto alla mostra Nel corso del Novecento e del XXI secolo il dipinto è stato incluso in importanti esposizioni dedicate al Guercino e alla pittura del Seicento, incluse le mostre Giovanni Francesco Barbieri. Il Guercino, 1591-1666 (Bologna, Cento, Francoforte, Washington, 1991-1992) e Guercino tra sacro e profano (Piacenza 4 marzo - 4 giugno 2017).
Soggetto San Romualdo, originario di Ravenna, entrò tra i Benedettini nel monastero di Sant’Apollinare in Classe e legò la propria esperienza religiosa allo studio della tradizione dei padri del deserto. La sua azione mirò a definire norme per la vita solitaria e a rinnovare la disciplina monastica: nel 1012 fondò l’eremo di Camaldoli e diede avvio all’ordine eremitico dei Camaldolesi. Morì nel 1027. Il complesso di Sant’Apollinare in Classe fu soppresso all’inizio del XIX secolo e destinato a sede della Biblioteca Classense.
Descrizione Il santo è raffigurato in un ambiente aspro e scosceso, con lunga barba e saio chiaro, nell’atto di accogliere la parola divina. Alle sue spalle compare un angelo che percuote un demonio: l’episodio allude alla vittoria dell’ascesi sulle tentazioni e alle insidie che accompagnano la vita eremitica. Sul fondo, due tronchi intrecciati formano una sorta di arco naturale; a sinistra si innalza una rupe, mentre più in alto si apre un cielo azzurro attraversato da poche nubi. In lontananza si intravede un breve inserto paesaggistico. Soluzioni analoghe sono state messe in relazione con la Visione di san Girolamo eseguita nel 1641 per la confraternita di San Girolamo di Rimini.
Stile Secondo Denis Mahon, il dipinto appartiene alla fase matura dell’artista. La figura del santo è impostata in una posa equilibrata e frontale; la resa della veste bianca rivela l’interesse per un drappeggio studiato con attenzione naturalistica, modulato da una luce diffusa. Nella stessa lettura, la gamma cromatica e la qualità della materia pittorica si concentrano sul primo piano, mentre l’angelo e il demonio restano arretrati su un piano immediatamente successivo. La varietà gestuale è presente ma non approfondita in senso “scavato”, con indicazioni spaziali volutamente leggere.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti in Emilia-Romagna Categoria:Dipinti su san Romualdo