Gesù nella teosofia è considerato un supremo iniziato e un maestro di saggezza, appartenente a una confraternita di adepti che si incarnano periodicamente sulla Terra per favorire l'evoluzione spirituale dell'umanità.
Viene distinto dall'entità Cristo, con cui invece si indica un principio divino, portatore della scintilla di elevazione della coscienza umana,. il quale secondo gli scritti della Blavatsky si sarebbe personificato in lui solo negli anni del suo ministero pubblico, dal battesimo al ritiro nel Getsemani.
Egli assume maggiore rilevanza nell'antroposofia, movimento derivante dalla teosofia ma che attribuisce al suo sacrificio sulla croce un significato centrale nella storia cosmica e terrestre, evento grazie al quale Gesù Cristo avrebbe infuso nuove forze nell'evoluzione umana.
Gesù e Cristo Secondo gli scritti teosofici di Helena Blavatsky, i racconti evangelici sulla figura di Gesù Cristo non esporrebbero eventi storici ma allegorici, contenendo rimandi allusivi a profonde verità sull'iniziazione allora praticata nei culti misterici.
L'uomo storico Gesù La Blavatsky riconduce la vera fonte della leggenda su Gesù al personaggio di Jehoshua (o Joshua) Ben Pandira, menzionato nel Talmud ebraico, vissuto intorno al 120 a.C. presso la comunità degli Esseni, mentre quello del «Gesù Dio» sarebbe piuttosto un mito, inventato secoli dopo la morte del vero uomo storico.
A riprova di ciò, la Blavatsky adduce che Filone Giudeo non menzionò mai la figura di Gesù. Costui, pertanto, non dovrebbe essere confuso con il Christos («l'«unto»), ossia il principio universale presente potenzialmente in ogni essere umano, mentre l'individuo identificabile come Gesù di Nazareth, indipendentemente dal fatto che sia vissuto effettivamente durante l'era cristiana o un secolo prima, era semplicemente un riformatore spirituale, da chiamare piuttosto Chrestos («un uomo buono»).
Tale termine Chrestos designerebbe solo un veicolo umano, mentre il «Cristo» rimanda all'entità cosmica del Logos, unitasi a quell'essere fisico nel momento del battesimo,, pag. 149. e che lo abbandona poco prima della crocifissione, permettendogli di ascendere attraverso la gerarchia delle iniziazioni.Secondo il concetto teosofico di «iniziazione», esistono sette gradi o livelli di sviluppo spirituale, lungo i quali gli esseri umani hanno la possibilità di progredire o «ascendere». La Società teosofica afferma che il Maestro Gesù, accettando di subire la Passione sulla croce, abbia superato il quarto livello di iniziazione, oltre il quale si raggiunge una condizione di illuminazione, e quindi l'opportunità di diventare membri di una Gerarchia spirituale denominata «Fratellanza bianca» (Benjamin Creme, Maitreya mission, Amsterdam Share International Foundation, 1986, pag. 195). Anche nelle Lettere a Sinnett, il mahatma Koot Hoomi afferma:
Nel loro complesso pertanto i teosofi, il cui movimento non segue un dogma prefissato, tendono a ritenere che un personaggio storico del calibro di Gesù sia effettivamente esistito, ma che i racconti su di lui abbiano un valore puramente religioso o teologico, e non vadano considerati come fatti storici.
Gesù espressione del Logos
La Blavatsky condivideva la visione gnostica di Gesù o dei primi cristiani, come gli ebioniti, secondo cui egli non era «Dio», ma al limite talora un angelo incarnato, sia pure inviato da Yahweh, una condizione da cui deriverebbe la denominazione di «Figlio dell'Uomo».
In tal senso egli può essere ritenuto una manifestazione della sua Parola, cioè del Logos che lo stesso Filone mostrava di conoscere senza identificarlo con una persona. In maniera simile a un Bodhisattva, al momento dell'iniziazione egli sarebbe divenuto tutt'uno con l'anima del cosmo, chiamata variamente Buddhi, Ātman, o principio Cristico, di cui i teosofi cristiani riconoscono in ogni caso l'autorità spirituale.
Una rivalutazione del cristianesimo all'interno della Società teosofica, seppure in un'ottica esoterica, fu poi inaugurata da Anna Kingsford e Edward Maitland,Autori nel 1882 di un testo intitolato The Perfect Way, or the Finding of Christ (riedito a New York da Macoy Publishing, nel 1919). per essere portata avanti in particolare da Annie Besant e Charles Webster Leadbeater: costoro consideravano Cristo, «insieme alle stagioni, alle feste e ai sacramenti della Chiesa, non solo come simboli di verità spirituale, ma anche come mezzi per trasmettere energie trascendenti».
L'essere del Cristo, che è «più dell'uomo Gesù»,Cit. da Annie Besant, Esoteric Christianity: or the Lesser Mysteries, pag. 123, New York John Lane, 1902. fu infine oggetto da parte della teosofa Alice Bailey di ulteriori approfondimenti e accostamenti alle terminologie orientali e induiste: esso consisterebbe nel secondo dei sette raggi con cui il divino Logos si manifesta sulla Terra, i primi tre dei quali danno luogo a tre «dipartimenti» spirituali, subordinati al supremo signore del mondo (Sanat Kumara), corrispondenti a politica, religione e scienza.
Il secondo di questi, cioè essenzialmente il raggio dell'amore, sarebbe diretto appunto dal Cristo, analogo nel buddismo alla figura di Maitreya. Oltre che in Gesù, questi si sarebbe precedentemente incarnato nell'entità conosciuta nell'induismo come Krishna.
Gesù nell'antroposofia Gesù è un maestro riconosciuto anche nell'antroposofia, che lo distingue analogamente dal Cristo, ma quest'ultimo non è ritenuto un essere che si incarna saltuariamente: esso è, invece, lo spirito supremo del Sole, collocato al vertice della gerarchia angelica degli Elohim, in quanto membro della divina Trinità.
Rudolf Steiner, fondatore del movimento, negava che i Vangeli, scritti a suo dire da conoscitori di segreti iniziatici,Al di là delle manipolazioni che avrebbero subìto, a proposito delle quali Steiner cita l'esempio di san Girolamo che avrebbe alterato il vangelo di Matteo, seppure in buona fede, volessero presentarsi come documenti storici, affinché gli avvenimenti della vita di Gesù fossero sperimentati dai fedeli in modo radicalmente diverso da un evento di cronaca, venendo compresi cioè quale «fatto mistico», nella propria interiorità;Concetto ribadito nelle conferenze del 1902 raccolte in: Rudolph Steiner, Il Cristianesimo come fatto mistico ed i misteri antichi, trad. it., Harmakis edizioni, 2023. tale era stata ad esempio la rivelazione ricevuta da Paolo di Tarso sulla via di Damasco. Trad. it. in Da Gesù a Cristo, pp. 20-31, conferenza pubblica del 4 ottobre 1911, a cura di Emmelina de Renzis, O.O. n. 131, Milano, Antroposofica, 2002.
D'altra parte la vita di Gesù rappresentava per Steiner il compimento storico, a livello fisico, di verità espresse in forma di miti e di simboli nelle varie religioni misteriche pre-cristiane, come quelle egizie, greche, mitraiche.
Quanto veniva raggiunto anticamente attraverso l'iniziazione di pochi adepti, che stavano perdendo le loro ataviche capacità immaginative-chiaroveggenti, sarebbe stato sostituito, da parte dei discepoli di Gesù, dalla fede diffusa nel Cristo,Steiner, . che attraverso l'incarnazione in una manifestazione tangibile poteva così essere interiorizzato più facilmente.«La comprensione della divinità sarebbe stata meglio interiorizzata se spiegata con la manifestazione di un evento storico apicale, come l'incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, un mistero salvifico tanto paradossale, nella sua dimensione logica, da riscuotere nel corso dei secoli il plauso di tantissimi proseliti provenienti dai più disparati contesti culturali», cit. da
In tal modo il cosiddetto «Gesù Cristo» divenne, per la dottrina steineriana, l'archetipo dell'uomo ideale,Cfr. McDermott, , p. 374. portatore della forza centrale di bilanciamento tra le due polarità opposte del male,Corrispondenti ai momenti di diastole e sistole (espansione e contrazione) nella concezione di Goethe, cfr. vale a dire non solo il freddo materialismo di Ahrimane, ma anche lo spiritualismo esaltato e superbo di Lucifero.
L'Io sono La discesa del Cristo nel corpo di Gesù è ritenuto nell'antroposofia un evento unico e irripetibile, punto di svolta dell'intera evoluzione dell'umanità, con cui la potenza del Logos, originariamente operante dal Sole, si unì alla Terra.
Il Cristo che era un'espressione della totalità del mondo, sperimentato negli antichi misteri come espansione della coscienza nel macrocosmo, si era adesso contratta nel microcosmo umano.
La sua venuta era stata preparata dal popolo ebraico, la cui missione consisteva nel radicare il senso della propria individualità («Io sono») dentro la corporeità fisica, necessaria per poter sviluppare una coscienza dell'Io, seppure ancora collegata al Dio collettivo dei loro antenati.Steiner, .
Grazie all'unione interiore con l'Io-mondo del Cristo, invece, l'Io singolo dell'uomo poteva adesso acquisire una libera autocoscienza autonoma.Cfr. anche La creazione spirituale del mondo aveva infatti attraversato un processo discendente, fino a condensarsi nel piano fisico, a partire dall'inserimento dell'uomo nella materia noto come «peccato originale», che era stato consentito affinché egli sviluppasse le forze dell'amore e della libertà.
I due Gesù Tra le fonti di conoscenza di Gesù Cristo, che in passato erano costituite dalla fede e dai Vangeli, Steiner riteneva che queste andassero integrate con la comprensione scientifico-spirituale moderna, ossia l'indagine chiaroveggente capace di decifrare i passi dei Vangeli non più comprensibili per la mentalità di oggi. A tal fine egli espose il cosiddetto Quinto Vangelo, non un testo antico ritrovato, ma inteso come un «Vangelo della Conoscenza» (o Gnosi), volto appunto a compiere tale integrazione sulla base delle sue ricerche condotte nella cosiddetta cronaca dell'Akasha.
Fra i vari risultati delle sue indagini occulte, ad esempio, vi sarebbero stati due diversi bambini Gesù coinvolti nell'Incarnazione del Cristo, Sulle attese ebraiche di due Messia cfr. anche seppure entrambi della stirpe di Davide ma derivanti da genealogie separate:Marshall D. Johnson, The Purpose of the Biblical Genealogies with Special Reference to the Setting of the Genealogies of Jesus (1969), a cura di Matthew Black, Londra, Cambridge University Press, 2002, p. 144 ISBN 978-0-521-07317-2. uno discendente da Salomone, descritto nel Vangelo di Matteo (più grande di età), l'altro da Nathan, a cui si riferisce il Vangelo di Luca.McDermott, , pp. 384-5.
Nel primo viveva la sapiente individualità del profeta Zarathustra, perciò omaggiato dai Magi, devoti del culto persiano, mentre nel secondo confluì l'anima compassionevole del Buddha; il primo aveva effettivamente dei fratelli, il secondo era figlio unico. Superati i dodici anni, il bambino salomonico sarebbe morto e lo spirito di Zaratustra sarebbe passato nel Gesù nathanico, infondendovi la propria sapienza; questi sarebbe perciò diventato all'improvviso qualcosa di completamente diverso quando venne ritrovato al Tempio, al punto che i genitori stentavano a riconoscerlo.
Successivamente, l'io zoroastriano si ritirò quando lo spirito del Cristo sarebbe disceso in forma di colomba nel Gesù superstite intorno ai 30 anni, attraverso il battesimo nel Giordano. Questo sdoppiamento, poi ricomposto in unità, si sarebbe reso necessario per preparare un corpo ed uno spirito adatti ad una personalità dal destino tanto grandioso, e che perciò avrebbe dovuto attraversare esperienze diversificate prima di accogliere in sè l'essere divino del Cristo.
Il fantoma