Propositi di acquisizione della Groenlandia sono stati espressi dagli Stati Uniti d'America sin dal XIX secolo. Tali tentativi, elaborati all'interno del governo statunitense, ebbero luogo nel 1867, 1910, 1946, 1955, 2019 e 2025, con l'acquisizione che fu sostenuta dai segretari di Stato statunitensi William H. Seward (1861-1869) e James F. Byrnes (1945-1947) e, in ambito privato, tra gli altri, dal vicepresidente Nelson Rockefeller (1974-1977). Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti d'America hanno segretamente proposto diverse offerte di acquisto per la Groenlandia, e solo durante la prima amministrazione Trump, nel 2019, il dibattito sull'acquisizione della Groenlandia è diventato pubblico, riprendendo animo dopo la seconda elezione di Donald Trump, nel 2025, quando il presidente statunitense ha minacciato di poter arrivare anche all'uso delle armi pur di annettere l'isola, dando luogo alla crisi groenlandese.

Indipendentemente dall'epoca, gli Stati Uniti hanno sempre avanzato l'argomento secondo cui la Groenlandia, che è ufficialmente un territorio autonomo all'interno del Regno di Danimarca dal 1979, costituirebbe un territorio vitale per la loro sicurezza nazionale. Già all'inizio del XX secolo, gli USA inclusero la Groenlandia in un elenco di diversi possedimenti europei dell'emisfero occidentale che ritenevano necessario occupare e fortificare in via preventiva. Durante la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti invocarono la dottrina Monroe occupando la Groenlandia per impedire che la Germania la utilizzasse dopo l'occupazione tedesca della Danimarca, tuttavia mantennero la loro presenza militare anche dopo il termine della guerra, figurando come una sorta di "occupante" su suolo danese fino al 1948. Nel 1949, entrambi i paesi diventano membri della NATO e, nel 1951, un accordo tra di due attribuì agli Stati Uniti un ruolo rilevante nella difesa della Groenlandia. Durante il primo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, la questione è stata accompagnata da una notevole mediatizzazione a partire dal 2019, per poi uscire dai riflettori durante l'amministrazione Biden e ritornarvi in seguito alla rielezione di Trump nel 2024, nel quadro della sua politica di «Destino manifesto».

Al 2025, gli USA mantengono su suolo groenlandese la base spaziale di Pituffik, gestita dall'United States Space Force, e partecipano regolarmente alle esercitazioni della NATO nelle acque dell'isola.

Dato l'attuale status della Groenlandia, le autorità groenlandesi e danesi affermano pubblicamente il diritto della Groenlandia all'autodeterminazione e dichiarano conseguentemente che la Groenlandia «non è in vendita». Numerosi groenlandesi sostengono l'indipendenza e numerosi danesi considerano i legami storici con la Groenlandia come una componente dell'identità nazionale danese.

Situazione della Groenlandia Status politico

Nel 1953, con una revisione della Costituzione danese, la Groenlandia cessò formalmente di essere una colonia e venne integrata come parte costitutiva del Regno di Danimarca, con una misura che garantì ai groenlandesi la cittadinanza danese, riservando alla Danimarca piena competenza su governo e amministrazione della regione. Nel 1979, poi, entrò in vigore la Legge sull'autogoverno, in bassa alla quale venne istituito un governo groenlandese eletto, fu trasferita al governo groenlandese l'autorità sugli affari interni, quali l'economia, i servizi sociali e le infrastrutture, con la Danimarca che rimase responsabile degli affari esteri, della difesa, della cittadinanza, della moneta e della politica monetaria dell'isola, e fu definito lo status della Groenlandia quale territorio autonomo, ma non sovrano, all'interno del Regno di Danimarca.

Nel 2009 l'autonomia groenlandese venne ulteriormente ampliata con la Selvstyreloven, ossia la Legge sull'autogoverno della Groenlandia, che rappresentò un passaggio fondamentale nell'evoluzione dello status costituzionale della Groenlandia all'interno del Regno di Danimarca, rafforzando in modo significativo le competenze delle istituzioni groenlandesi. Tra le altre cose, il testo della legge, entrata in vigore il 21 giugno 2009, riconosce formalmente che il popolo groenlandese costituisce un popolo distinto, ai sensi del diritto internazionale, e afferma il diritto all'autodeterminazione della Groenlandia, con la possibilità per il governo (Naalakkersuisut) e il parlamento groenlandese (Inatsisartut) di assumere progressivamente il controllo di numerosi settori di competenza, tra cui il sistema giudiziario, la polizia, il diritto delle società, le risorse naturali, l'ambiente, l'energia e il mercato del lavoro, con un trasferimento che avviene tramite decisioni concordate tra le autorità groenlandesi e quelle danesi, e in concomitanza del quale cessano i corrispondenti trasferimenti finanziari danesi, così la Groenlandia economicamente più responsabile delle proprie scelte. La stessa legge ribadiva la competenza danese su ambiti considerati fondamentali per l'unità dello Stato, in particolare la politica estera, la difesa, la sicurezza nazionale, la cittadinanza, la moneta e la politica monetaria, sebbene indicasse che la necessità di consultare la Groenlandia sulle questioni internazionali che la vedevano direttamente coinvolta. Un elemento centrale della legge del 2009 fu la previsione di una procedura legale per l'indipendenza, secondo la quale fu stabilito che l'accesso all'indipendenza è possibile attraverso due passaggi: un referendum favorevole in Groenlandia e la successiva approvazione da parte del Parlamento danese.

Nel febbraio 2024, il governo groenlandese ha dichiarato che l'indipendenza costituiva il suo obiettivo, e tale questione ha rappresentato il tema più rilevante in occasione delle elezioni generali groenlandesi dell'aprile 2025. Da parte sua, il governo danese ha dichiarato che spetta alla Groenlandia decidere del proprio futuro e che la Danimarca rispetterà l'esito di qualsiasi referendum.

Difesa

La Groenlandia non dispone di un proprio esercito poiché, in quanto territorio della Danimarca, le forze armate danesi, e in particolare il Comando congiunto dell'Artico, sono responsabili della difesa dell'isola, che rientra nella sfera di influenza militare della NATO. Nel 2020, il comando artico danese disponeva di quattro navi, quattro elicotteri, un aereo da pattugliamento marittimo e sei unità di slitte trainate da cani per il pattugliamento dell'isola.

Secondo un accordo quadro firmato nel 1951 tra Danimarca e Stati Uniti d'America, questi ultimi collaborano alla difesa della Groenlandia mantenendo la loro presenza militare sull'isola e avendo la facoltà di istituire nuove basi o "zone di difesa", tra cui possono spostarsi liberamente, qualora la NATO lo ritenga necessario; il tutto a patto di non ledere la sovranità danese e anzi, di contribuire a garantire l'autorità danese sull'isola, consentendo alla Danimarca di ridurre le proprie spese per la difesa e di evitare al contempo la presenza di truppe straniere sul proprio territorio. Nel 2004, la firma dell'accordo di Igaliku ha Danimarca e USA ha stabilito che la base di Pituffik, già conosciuta come base aerea Thule, costituisce l'unica zona di difesa statunitense in Groenlandia e che gli Stati Uniti devono ottenere il consenso della Danimarca e della Groenlandia per qualsiasi modifica prevista.

Dal canto loro, le forze armate danesi dispongono di personale con base a Nuuk, Kangerlussuaq, Daneborg, Mestersvig, Grønnedal e di un distaccamento di collegamento presso la base spaziale di Pituffik. Nel 2019, a seguito delle richieste di aumento del livello delle spese militari danesi, in particolare durante la prima amministrazione Trump, la Danimarca ha annunciato lo stanziamento di 1,5 miliardi di corone danesi aggiuntive per la sorveglianza della Groenlandia, mentre nel dicembre 2024 ha affermato l'intenzione di rafforzare la propria presenza militare nell'isola, incrementando il personale, i mezzi di pattugliamento, i droni a lungo raggio e modernizzando un aeroporto per consentire l'impiego dei caccia F-35.

In ragione della Groenlandia, la Danimarca figura tra i pochi Stati a disporre di ufficiali di collegamento presso il quartier generale dello STRATCOM, situato presso la base aerea di Offutt, nel Nebraska.

Economia

Con una superficie di coperta per l'80% dai ghiacci da una calotta glaciale di , che rende puramente teorico il concetto di rete stradale (nessuna strada collega le 17 città), la Groenlandia dispone di vaste risorse naturali, in particolare uranio, minerali delle terre rare e circa 50 miliardi di barili di petrolio e gas offshore. La maggior parte dei siti minerari potenziali, tra cui figura uno dei più grandi giacimenti di neodimio al mondo, si trova a nord del Circolo Polare Artico, mentre quelli situati a sud del circolo sono per lo più di dimensioni ridotte; di fatto, l'isola ospita una sola miniera in attività, situata a 80 chilometri da Kangerlussuaq.

Nel 2021, il PIL annuo della Groenlandia, la cui principale industria privata è la pesca, ammontava a 3 miliardi di dollari statunitensi, pari allo 0,007% di quello degli Stati Uniti d'America. Il principale partner commerciale della groenlandese è di gran lunga la Danimarca, che assorbe il 55% delle esportazioni dell'isola e fornisce il 63% delle importazioni. Nel 2023, la Danimarca ha sovvenzionato la Groenlandia per un importo pari a 5,6 miliardi di corone danesi in netto aumento rispetto ai 3,6 miliardi di corone del 2009.

Per quanto riguarda l'ambito lavorativo, Il 43% della popolazione groenlandese, il cui numero di individui in età lavorativa è destinata a diminuire del 16% entro il 2040, lavora per il settore pubblico. Il reddito disponibile pro capite dell'isola è il più basso dell'Artico, dopo quello della Russia, e rappresenta meno di un terzo di quello dello Stato statunitense dell'Alaska. Sebbene un quinto dei groenlandesi viva in Danimarca, gli investitori danesi sono poco presenti in Groenlandia, con la Danimarca che ha mostrato scarso interesse per le risorse minerarie dell'isola dopo aver ceduto il controllo delle materie prime al governo della stessa. Di fatto, gli inuit non hanno alcuna tradizione di attività mineraria e ciò rende necessario il ricorso a manodopera esterna, con l'aggiunta del fatto che tutti i progetti minerari nell'isola dovrebbero prevedere la realizzazione di strade, porti e centrali elettriche. Peraltro, le elezioni generali groenlandesi del 2021 sono state vinte da Inuit Ataqatigiit grazie a una base elettorale ecologista contraria allo sviluppo dell'industria mineraria e favorevole alla cessazione dell'esplorazione di giacimenti di idrocarburi e uranio.

Nel 2025, Javier Blas, editorialista di Bloomberg, scrive che «l'iperbole attorno alla Groenlandia e alle materie prime ha una storia lunga 50 anni», osservando che l'isola non ha mai prodotto petrolio e che il tentativo di sfruttamento del minerale di ferro si è concluso con un fallimento, ed esortando gli Stati Uniti a concentrarsi invece sul Copperbelt africano e su altre aree, ritenute più rilevanti. Nel 2025, il geologo groenlandese Minik Thorleif Rosing ha dichiarato che, data la mancanza di infrastrutture sull'isola e il tasso di sfruttabilità delle sue risole: «Anche con un tasso di sviluppo delle risorse minerarie irrealistico, sarebbe poco probabile che esso sostituisca più della metà delle sovvenzioni annuali danesi nel prossimo futuro».

Obiettivi dell'acquisizione statunitense Gli obiettivi delle argomentazioni e delle affermazioni statunitensi sull'acquisizione della Groenlandia, siano essi di carattere diplomatico, economico o militare, sono stati difesi da varie prospettive, che spesso non sono in pieno accordo tra loro.

Difesa degli Stati Uniti d'America continentali Secondo quanto espresso dagli Stati Uniti d'America, il controllo della Groenlandia risulta cruciale per la propria difesa.