Fu compilatore ed editore italiano di bollettini meteorologici.

Luigi Giovanni Chionio è ricordato soprattutto per la pubblicazione dell'opuscolo "Il tempo che farà secondo le più accurate osservazioni meteorologiche dell'astronomo e meteorologo L. Chionio, per 5 anni collaboratore della Gazzetta di Torino" un bollettino meteorologico mensile popolare pubblicato dal 1896 al 1919, opera che ottenne una diffusione paragonabile a quella dell'Almanacco universale del Gran Pescatore di Chiaravalle e del Sesto Caio Baccelli.

Secondo il quotidiano torinese La Stampa, Il tempo che farà era molto apprezzato dal pubblico. Chionio acquistò notorietà in particolare dopo aver previsto, pare con circa tre giorni di anticipo, un'abbondante nevicata che paralizzò la città di Torino.

Contribuì alla diffusione delle osservazioni meteorologiche nell'Italia settentrionale; è stato osservato che, grazie alla sua attività, nacque, in una forma ancora primitiva, la diffusione popolare delle previsioni del tempo in Italia, non soltanto a Torino.

Il fondatore e direttore della rivista L’Astrofilo Capitano Isidoro Baroni riscontrò una migliorata qualità dei contenuti nel nuovo almanacco Effemeride Celeste (1901-?). Ebbe un figlio, Fiorenzo Chionio (1886–1914), matematico e astronomo di formazione eccellente, laureato con il massimo dei voti all’Università di Torino, allievo di Giuseppe Peano, assistente durante il 1911 e il 1912 alla Scuola di Algebra e Geometria analitica diretta da Enrico D'Ovidio, tra i fondatori della Società Astronomica Italiana, segretario e responsabile delle acquisizioni librarie alla Rivista di Astronomia e scienze affini.

In un articolo del Folha do Povo, basato su un dispaccio della United Press, Luigi Chionio è menzionato assieme a Rudolf Falb, Charles-Eugène Delaunay (il cui nome compare nel dispaccio nella forma “Delayner”), Henri de Parville e al professor Ch.V. Zenger (Carl Wenceslaus, professore di Astronomia Fisica presso la Scuola Politecnica di Praga) come uno degli autori di prognostici sismici.

Alcuni elementi della teoria di Raffaele Bendandi, in particolare l’uso di valori numerici per descrivere l’influenza dei corpi celesti, mostrano analogie con modelli precedentemente elaborati da Chionio.

La morte prematura, a 27 anni, del figlio nel 1914 e, poco dopo, lo scoppio della prima guerra mondiale segnarono profondamente gli ultimi anni di Luigi Chionio: l’interruzione delle pubblicazioni dei suoi bollettini, il progressivo abbandono dell’attività meteorologica e il deterioramento delle condizioni economiche ne determinarono il declino, fino alla morte a Torino in stato di povertà.

Note

Voci correlate Raffaele Bendandi