Attivo tra il 1569 e il 1611, visse tra le Fiandre, l'Italia e i territori dell'Impero asburgico e la Moravia nella seconda metà del XVI secolo e all'inizio del XVII.
La sua vicenda biografica è ricostruibile attraverso fonti documentarie di natura epistolare e amministrativa, che ne attestano l'inserimento nei circuiti della diplomazia europea e, negli ultimi decenni di vita, il pieno radicamento nella società urbana morava.
Biografia La prima attestazione certa di Pietro de Petri risale al gennaio 1569, quando si trovava a Vienna presso la corte dell'imperatore Massimiliano II, al seguito del cardinale Giovanni Francesco Commendone, impegnato in una missione diplomatica imperiale. A Vienna De Petri eseguì un ritratto dell'imperatore e delle figlie, ritratti eseguiti anche su carta e destinati alla circolazione ristretta dell'élite politico-diplomatica.
In questi stessi anni il pittore intrattenne rapporti stretti con Antonio Maria Graziani, segretario del Commendone, e con Nicolò Tomicki, nobile polacco figlio di padre protestante. Tra il 1569 e il 1570 è documentato tra Venezia, Padova e Treviso, dove eseguì ritratti per Tomicki e per esponenti dell'aristocrazia ecclesiastica veneziana, tra cui il cardinale Alvise Pisani. In questo periodo risiedette a Venezia presso la casa di Baldassarre Cocco, cognato del Commendone.
Tra il 1570 e il 1571 si spostò ripetutamente nei territori dell'Impero, attraversando Spira, Vienna e Praga. Nel maggio 1571 presentò a Praga cinque dipinti all'imperatore Massimiliano II, che li trattenne senza tuttavia garantirgli un ruolo stabile a corte. In questi anni collaborò con lo scultore Antonio Abondio e lavorò per membri della corte imperiale, tra cui Johann Khevenhüller.
Nel corso del 1571, anche a seguito di una malattia contratta a Praga, de Petri fece ritorno nelle Fiandre, soggiornando tra Anversa e Bruges. In questo momento Pietro de Petri fu agevolato dal maestro delle poste di Anversa Antoon de Tassis e dal cognato di quest'ultimo, l'erudito Maximilian Waelscapple. A causa dell'instabilità politica e religiosa della regione, decise tuttavia di lasciare definitivamente le Fiandre.
Tra la fine del 1571 e l'inizio del 1572 intraprese un nuovo viaggio verso l'Europa centrale. Dopo aver attraversato Ulm e Vienna, fu indirizzato da Antonio Maria Graziani in Moravia, presso la corte vescovile di Kroměříž, dove lavorò per il vescovo di Olomouc Vilém Prusinovský, realizzando tra l'altro il ritratto del presule e una copia su rame della Trasfigurazione di Raffaello.
Impossibilitato a seguire la missione diplomatica del Commendone e di Graziani in Polonia, rimase in Moravia, entrando nel circuito della nobiltà locale, in particolare sotto la protezione di Jan Třebovský di Boskovice. Dopo il 1574 le fonti italiane tacciono, mentre la documentazione morava attesta un progressivo radicamento nel territorio.
Stabilitosi a Moravská Třebová, Pietro de Petri acquisì numerose proprietà immobiliari, concesse prestiti al comune e ricoprì per tre volte la carica di borgomastro, professando la fede protestante. Nel 1579 sposò Barbara Heintzová, figlia di un mercante di tessuti, dalla quale ebbe sette figli. Morì a Moravská Třebová il 12 aprile 1611.
Storiografia La figura di Pietro de Petri è stata riscoperta grazie a un documento del 1823 pubblicato in un breve articolo in tedesco da Josef Edmund Horký, che ne ha per primo segnalato l'importanza nel contesto culturale e politico della Moravia tardo-cinquecentesca. Un contributo decisivo alla conoscenza dell'artista si deve a un gruppo di lettere ritrovate nell'Archivio di Antonio Maria Graziani, inizialmente attribuite al contemporaneo pittore, anch'egli fiammingo di Bruges, Pieter di Pieter de Witte. A seguito di una nuova ricerca è stata ricostruita per la prima volta l'intero percorso biografico e professionale di questa singolare personalità, integrando le fonti italiane e morave in un nuovo lavoro pubblicato nel 2025.
Bibliografia Horký, Josef Edmund, «Pietro de Petri und sein Nachlass», in Archiv für Geschichte, Statistik, Literatur und Kunst, XIV, 1823, pp. 501–502. Moretti, Massimo, «“L'ardentissimo desiderio di gloria e di honore”: una Battaglia di Lepanto di Federico Zuccari per Venezia, mai dipinta, nella corrispondenza di Antonio Maria Graziani», in L'Archivio di Caravaggio. Studi in onore di don Sandro Corradini, a cura di Pietro Di Loreto, Foligno, Etgraphiae, 2021, pp. 203–214.
Collegamenti esterni Graziani Archives, piattaforma digitale dedicata all'Archivio Graziani (carte di Antonio Maria Graziani), progetto di edizione e studio coordinato da Elena Bonora: (https://grazianiarchives.eu)