Storia di uno che se ne andò in cerca della paura o La storia di un ragazzo che andò alla ricerca della paura (in tedesco: Märchen von einem, der auszog das Fürchten zu lernen) è una fiaba tradizionale europea trascritta, per la prima volta, nella raccolta antologica Le fiabe del focolare dei fratelli Grimm e, successivamente, anche ne il libro blu delle fiabe di Andrew Lang.

La fiaba è classificata con lo schema di classificazione Aarne-Thompson: ATU 326

Trama Un padre ha due figli, il più giovane, molto più immaturo del fratello, sembra essere nato senza alcuna concezione della paura. Il padre, nella speranza di insegnargli a essere autosufficiente, gli chiede se fosse interassato a imparare un'arte da usare nella vita quotidiana per guadagnarsi da vivere; il giovane però risponde che vorrebbe solo imparare ad "avere la pelle d'oca".

Un sacrestano, dopo aver parlato con il padre, si offre di fornire il suo supporto al ragazzo e lo porta nella sua chiesa dove, dopo avergli insegnato a suonare le campane, lo conduce nel campanile e, travestito da fantasma, cerca di spaventarlo. Il giovane però, totalmente imperturbato dalla misteriosa presenza, chiede allo "spettro" il suo nome e, non ricevendo alcuna risposta e scambiandolo per un ladro, lo spinge giù dalle scale, uccidendolo.

Dopo essere venuto a conoscenza dell'accaduto da parte della moglie del sacrestano, il padre del ragazzo, vergognandosi del figlio, gli dona cinquanta scudi d'oro e lo caccia via di casa, facendolo giurare di non fare più ritorno.

Dopo aver passato la sua ultima notte a casa del padre, il giovane decide di incamminarsi senza una meta nella speranza di realizzare il suo desiderio.

Per la strada incontra un uomo che propone al ragazzo di passare la notte sotto un patibolo nelle vicinanze, su cui sono stati impiccati di recente dei corpi, garantendogli che, così facendo, sperimenterà cosa significa "avere la pelle d'oca", chiedendogli in cambio i suoi cinquanta scudi. Il ragazzo, fiducioso, accetta la proposta dell'uomo e si sistema per dormire sotto il patibolo.

Durante la notte, i corpi vengono continuamente mossi dal vento. Il ragazzo però, convinto che stiano tremando a causa del vento, taglia loro le corde e li ripone vicino al suo falò, dove prendono fuoco.

Il mattino dopo, deluso anche da quest'esperienza, arriva a una locanda dove il proprietario lo informa che, nelle vicinanze, è presente un castello incantato dove nessun'uomo è mai riuscito a sopravvivere per più di tre notti. Oltre a imparare cosa significhi davvero "avere la pelle d'oca", avrà la possibilità di vincere la mano della principessa che il re ha promesso a chiunque riesca a sopravvivere alla terza notte nel castello.

Il giovane si reca dal re, il quale offre al ragazzo la possibilità di scegliere tre oggetti da portare con se nel castello. Il ragazzo chiede un falò, un tornio e un tavolo da falegname con un coltello.

La prima notte, il ragazzo si reca in una stanza nel castello dove accende il fuoco. Due voci, provenienti da un angolo buio, si lamentano per il freddo e il ragazzo offre loro un posto vicino al fuoco. Le voci si rivelano essere due gatti neri che, dopo aver visto che il ragazzo non prova alcun tipo di timore nei loro confronti, gli propongono una partita a carte. Il giovane però, con uno stratagemma, li uccide entrambi, causando l'ira di altri spiriti animali che cercano di attaccarlo senza però riuscire a ucciderlo.

Dopo aver ucciso tutte le belve, il ragazzo si sdraia su un letto nel castello che, però, inizia a muoversi in giro. Ancora senza paura, il protagonista intima al letto di "andare più veloce" e, dopo essersi ribaltato, decide di mettersi a dormire sul pavimento, mostrando totale indifferenza.

La seconda notte, il giovane riceve la visita dal camino di un uomo diviso a metà e, non impaurito, si dirige verso il camino chiedendo anche alla seconda metà di scendere giù, la quale, unendosi con la prima, genera un solo uomo, dall'aspetto trasandato. Poco dopo, altri spettri sopraggiungono e iniziano a giocare una sorta di bowling con le proprie parti del corpo. Il ragazzo, divertito, decide di unirsi a loro.

La terza e ultima notte, il protagonista riceve la visita di sei becchini che, sulle loro spalle, portano una bara. Il ragazzo, imperturbato, si convince che all'interno di essa ci sia suo cugino morto e ordina ai becchini di aprirla.

Neanche la vista del cadavere sembra causargli alcuna inquietudine e, convinto che fosse troppo freddo, decide di riscaldarlo dormendoci abbracciato. Questo fa tornare in vita il corpo che tenta di strangolare il giovane il quale, irritato dalla sua irriconoscenza, lo richiude nella bara. Infastidito dai rumori, un gigantesco uomo dalla lunga barba bianca si presenta alla porta del castello, ostentando di avere una forza tale da riuscire a dividere in due un incudine semplicemente utilizzando un'accetta. Nel tentativo di sfidare il ragazzo in una prova di forza, conduce quest'ultimo nella cantina del castello, dove gli da dimostrazione della sua abilità. Il protagonista, però, incastra la barba dell'uomo nell'incudine e inizia a picchiarlo con un'asta di ferro al che il vecchio, disperato, chiede al giovane di liberarlo in cambio di tutte le ricchezze del castello. Il giovane accetta e libera l'uomo che lo conduce in una segreta dove sono contenuti tre tesori: uno per i poveri, uno per il re e uno per lui. Passata la mezzanotte, anche il vecchio scompare.

Il giorno seguente il re comunica al ragazzo che ha superato con successo la prova e può avere la mano della principessa. Seppur felice, egli resta ancora deluso per non aver ancora conosciuto la paura.

Dopo il matrimonio con la figlia del re, il protagonista continua a lamentarsi del fatto di non sapere cosa significhi "avere la pelle d'oca" e le sue lamentele continue e assillanti risultano talmente tediose da irritare sua moglie che, dopo essersi sfogata con la governante, decidono di svegliare il giovane la mattina gettandogli addosso un secchio di acqua gelida con dei ghiozzi all'interno. Il ragazzo, svegliandosi di soprassalto per la secchiata, afferma di sapere finalmente cosa sia la "pelle d'oca".

Origini La fiaba sembra essere originaria di Meclemburgo, regione storica della Germania; alcune testimonianze sembrano affidare la maternità dell'opera alla cantastorie Dorothea Viehmann.

La storia apparve per la prima volta in entrambe le edizioni de Le fiabe del focolare dei fratelli Grimm; nonostante questo, la versione presente nella prima edizione della raccolta, intitolata semplicemente Gut Kegel- und Kartenspiel (in italiano: una bella partita a Bowling e a carte), risulta essere estremamente più breve. In questa versione il protagonista non è un ragazzo scapestrato, ma semplicemente un giovane senza alcuna paura che sfida il re per avere la mano di sua figlia. Gli stessi fratelli Grimm affermarono di conoscere svariate varianti di questa fiaba che, nonostante tutto, venne pubblicata nella sua forma completa solo nella seconda edizione della raccolta antologica dei Grimm, nel 1819.

Inoltre, il folklorista italiano Giuseppe Pitrè analizzò tre diverse varianti della fiaba e le paragonò a svariati altri racconti popolari italiani, in particolar modo sembrò notare una forte somiglianza con una delle novelle contenute nella raccolta Le piacevoli notti di Straparola.

Secondo alcuni studiosi, è possibile che la fiaba sia stata vagamente ispirata da alcuni racconti di letteratura cavalleresca, con particolari riferimenti alle avventure di Lancillotto.

Note

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