Palazzo Scacerni, di origine tardo cinquecentesca, è situato a Ferrara in via Palestro n. 50-52Talvolta indicato con uno solo dei civici. all'angolo con via Mentana. È stato residenza, tra gli altri, dei conti Prosperi, di Giuseppe Ravegnani, del nipote Luciano Chailly e della sua famiglia oltre ad aver ospitato svariate personalità.

Storia

Viene indicato come eretto per volere di Laura d'Este, principessa consorte poi duchessa di Mirandola. Appartenuto successivamente ai marchesi Rangoni,. nel 1730 venne acquistato dalla famiglia Scacerni, di cui tuttora conserva il nome. nonostante venga chiamato anche Casa Ricci, Palazzo Scacerni-Sisti, Sisti-Resca o Palazzo Ricci-Ravegnani.

Dai livornesi Giulio Scacerni e Teresa Nestori de' Capitani, nacque AngelaAngela Scacerni (Ferrara, 22 settembre 1780 - 7 giugno 1839), letterata e pittrice, allieva del prof. Giuseppe Santi per il disegno e del cav. Vincenzo Monti per le lettere, ascritta all'Accademia Clementina di Bologna e all'Ariostea di Ferrara. Oltre ad aver lasciato «alcuni quadretti, eseguiti con amore» scrisse epigrammi, canzoni e sonetti, tra quest'ultimi quelli dedicati al cardinal Odescalchi (1824); l'elegia per l'inaugurazione del busto di Guido Villa all'Arcispedale Sant'Anna; i versi per la morte di un principe francese; lAddio alla (o “della”) madre per i voti presi dalla figlia Angela. Pare si sia separata dal marito a causa della sua severità nell'osteggiare le inclinazioni patriottiche dei figli ed ebbe rapporti di stretta amicizia con donne celebri del tempo tra le quali Costanza Monti e Ginevra Canonici. Morì nel palazzo di famiglia allora Prosperi di via Palestro, ora Ravegnani, secondo: il quale indica erroneamente Giovanni anziché Giuseppe Santi; deceduta a Occhiobello, secondo: . la quale, dopo un lungo soggiorno col padre in Toscana, rientrata a Ferrara sposò il conte d'origine lucchese Michele Fausto Prosperi, col quale ebbe Maria Angela (futura agostiniana nel convento di San Vito), Gherardo ed Enrico.

Dopo i conti Prosperi, venne indicata come Casa Ricci nel 1914 e come Palazzo Ricci-Ravegnani (ex numero civico 356) nel 1917. Rimase residenza della famiglia Ravegnani sino a giugno 1945, quando Giuseppe dovette abbandonare Ferrara e tutti i suoi beni per trasferirsi a Milano a seguito degli eventi bellici e della sua adesione al regime.

Nel Novecento La famiglia Chailly, nella quale vi era Clementina, sorella di Giuseppe Ravegnani, moglie di Vittorio Chailly e madre di Luciano, si trasferì nell'allora Palazzo Ricci-Ravegnani durante l'infanzia del futuro compositore, il quale visse fianco a fianco del nonno Adriano e dello zio Giuseppe, frequentandone lo studio. Oltre all'avo omonimo che vi abitò, il pittore al quale sono attribuibili alcune decorazioni dell'abitazione, GiuseppeGiuseppe Ravegnani, amico di Italo Balbo per il quale diresse dal luglio del 1940 al 1942 il Corriere Padano nel quale era già collaboratore. riceveva nel proprio salotto personaggi di spicco tra i quali Riccardo Bacchelli, Dino Buzzati (futuro collaboratore del nipote Luciano), Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Eugenio Montale, Leonida Repaci, Ardengo Soffici, Giuseppe Ungaretti, Orio Vergani e Luchino Visconti.. Bacchelli, che spesso scriveva nella corte porticata del palazzo, per riconoscenza attribuì il nome Scacerni ai protagonisti della sua celebre opera Il mulino del Po. Ravegnani, nella sua fornitissima biblioteca privata con oltre libri e più di opuscoli, ospitò spesso anche giovani studenti tra cui Giorgio Bassani. Questi, addolorato dall'allontanamento a causa delle leggi razziali dalla Biblioteca Ariostea, della quale Ravegnani era Direttore (1933-1945), trasfigurò l'episodio nel suo romanzo Il giardino dei Finzi-Contini, mantenuto anche da Vittorio De Sica nella trasposizione cinematografica.

Descrizione La costruzione risale alla fine XVI secolo e nel corso del tempo è stata oggetto di restauri sia conservativi che parziali con ristrutturazione e in parte di demolizione senza sostituzione. Con muri in laterizio, originariamente composto da un edificio principale a forma di L in angolo con via Mentana, nel XIX secolo il palazzo giunse all'attuale configurazione grazie ad alcune modifiche tra le quali l'aggiunta di un'ala interna al già vigente edificio.

La facciata è caratterizzata da un doppio ingresso con portali ad arco a tutto sesto con intradosso affrescato e cornice in cotto decorata da motivi vegetali e finestre con bancali sempre in cottoFinestre con «cornice di tipo E», Eugenio Righini, Quel che resta di Ferrara antica, Ferrara, 1911; citato in e un camino in cotto a tre riseghe. Ad inizio Novecento, sulla porta, fra un trionfo di fogliame, veniva descritta una fila di mascheroni finemente disegnati, mentre la casa venne anche brevemente indicata «con bell'archivolto in cotto del s. XVI».

L'androne del n. c. 52, con soffitto ligneo a cassettoni, conduce al cortile interno attraverso un porticato a cinque fornici, facente parte dell'originaria costruzione. Una scala a due rampe con copertura a botte fa accedere al piano superiore; nelle sale sono mantenuti i pavimenti originali e un camino settecentesco. Nell'ala ottocentesca si hanno tre vani con soffitto a volta ribassata affrescati nel XIX secolo e porte con sovrapporte decorate a stucco dalla scuola di Giuseppe Zola. L'interno del n. c. 50 è stato ristrutturato nella seconda metà del Novecento e al piano nobile ha due sale affrescate risalenti al XIX secolo.

Dopo più di due secoli nei quali la famiglia Chailly ha abitato nel palazzo, a vent'anni dalla scomparsa di Luciano Chailly, il 21 dicembre 2022 è stata inaugurata sulla facciata una targa posta in suo ricordo, a cura del Comune di Ferrara e dellAssociazione De Humanitate Sanctae Annae ODV.

Note

Bibliografia

Voci correlate Este Giuseppe Ravegnani Luciano Chailly

Collegamenti esterni

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