Biografia Nato nel 1946 ad Avellino, da una famiglia di estrazione proletaria, contadina, con 10 figli, con il padre comunista con "la lotta nel sangue" e come unico titolo di studio quello di licenza media. Nel 1964 si trasferisce in Piemonte a Borgomanero, dove già erano emigrati alcuni fratelli, per lavorare nell'industria tessile, iniziando come elettrotecnico a Novara e la sua attività politica iniziò come iscritto al PCI e quindi anche alla CGIL dal suo inizio di lavoro in fabbrica, sempre nel 1964.

Gruppo di Borgomanero Al tempo Borgomanero era una zona rilevante per l'industria tessile, dove i rapporti tra i lavoratori, in gran parte immigrati, con l'industria erano ancora gestiti con uno stile padronale, Buonavita ebbe l'impressione di osservare un immobilismo sindacale a cui si contrapponeva un crescendo negli anni delle tensioni sociali che portarono infine all'occupazione dello stabilimento "La Torcitura di Borgomanero" a partire dal 16 maggio 1969, che vide l'unione di operai, richiedenti migliori condizioni di lavoro ed economiche, con studenti, ex partigiani della zona e la solidarietà di persone della sinistra militante come Fausto Bertinotti, Dario Fo e Franca Rame . In questo contesto venne a formarsi un collettivo di militanti, che includeva Buonavita, Antonio Savino (un altro futuro brigatista del nucleo storico, anch'esso immigrato, iscritto al PCI e suo vicino di casa), il medico Enrico Levati di Borgomanero, quest'ultimo in contatto con Giambattista Lazagna, avvocato genovese, amico di Giangiacomo Feltrinelli , che a quel tempo ormai teorizzava la lotta armata per l'Italia e stava fondando i Gruppi d'Azione Partigiana.

Nel 1969, dopo aver incontrato l'editore, Buonavita lasciò il PCI e il sindacato, si spostò a Milano, con altri del gruppo di Borgomanero, unendosi ai membri di Sinistra Proletaria, struttura formato da militanti della sinistra extraparlamentare guidato da Curcio, divenendo quindi un membro del nucleo storico delle nascenti Brigate Rosse. Attività brigatista Divenuto un militante regolare delle BR, nel 1971 passerà alla clandestinità trasferendosi a Torino, contribuendo a creare la colonna torinese delle BR di cui diventerà capo, partecipando ai sequestri del sindacalista della CISNAL Bruno Labate e del dirigente FIAT Ettore Amerio, nell'ambito delle lotte alla Fiat. In seguito, assieme a Paolo Maurizio Ferrari, parteciperà al commando responsabile del sequestro del magistrato Mario Sossi in Liguria.

Durante il periodo torinese fu aiutato nella clandestinità dall'ex partigiana Cesarina Carletti. Nell'ottobre 1974 diviene un componente del comitato esecutivo BR, ma il mese successivo viene arrestato assieme a Prospero Gallinari, mentre stava rubando una vettura. Fu processato e scontò 11 anni di carcere, senza godere di alcun beneficio di legge.

Dissociazione dalla lotta armata Mentre era incarcerato, dopo aver concluso i processi a suo carico, nel 1981 fu il primo brigatista a lanciare un appello per l'abbandono della lotta armata, questo appello fu scritto sotto forma di lettera aperta, pubblicata dalla rivista L'Espresso il 14 giugno 1981, corredata dalla fotografia della parte conclusiva del manoscritto originale che terminava firmato con "Saluti comunisti - Alfredo Buonavita". La pubblicazione di questo scritto fu preannunciata da un articolo, contenente alcuni estratti pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 4 giugno, col titolo "BonavitaL'errore di trascrizione del suo cognome in Bonavità si ritrova talvolta nella letteratura su Buonavita: "Terroristi" disertate", nella stessa pagina del giornale era riportata la notizia del sequestro di Renzo Sandrucci, dirigente dello stabilimento Alfa Romeo di Arese, e degli altri due rapimenti in corso: quello dell'ingegner Giuseppe Taliercio di Porto Marghera e dell'assessore democristiano Ciro Cirillo a Napoli.

A questo appello rispose, con un duro documento in cui prima era chiamato Giuda e poi indicato come infame, il luglio seguente "Il Collettivo dei prigionieri comunisti delle Brigate Rosse" dal carcere di Palmi con la "Lettera aperta ad Alfredo Buonavita che è stato brigatista" pubblicata sul terzo numero de "Il bollettino" del Coordinamento dei Comitati contro la Repressione.

Situazione attuale Uscito dal carcere Buonavita si è stabilito a Como occupandosi di problemi sociali.

Nel 1990 fu tra i brigatisti intervistati da Sergio Zavoli per il programma La notte della Repubblica.

Nel maggio 2013, ripensando al passato affermerà: "se potessi tornare indietro mi ritroverei a fare le stesse cose perché in quel momento credevo di fare davvero qualcosa per il proletariato, rimango comunque comunista»; riguardo alla possibilità di evitare l'uccisione di Aldo Moro, rapito mentre Buonavita era ormai in carcere da tempo, stimerà che «sarebbe bastata una grazia ad un prigioniero malato per liberarlo ma la linea di D.C. e P.C.I. fu quella di non cedere nemmeno un millimetro perché sarebbe stata una sorta di riconoscimento per noi, il fatto che potevamo trattare con lo Stato ci avrebbe resi molto più forti. Invece, con la decisione di ucciderlo, le stesse B.R. si sono condannate a morte».

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Terroristi delle Brigate Rosse