Biografia Nacque il 12 (o 24) dicembre 1913 a Gërmenj, villaggio nei pressi di Skrapar nell'Albania indipendente; suo padre partecipò all'insurrezione di Valona del 1920 contro il Regno d'Italia e al suo ritorno portò il giovane Abas alla tekke di Kulmak.

Si diplomò presso un liceo di Scutari e per i suoi ottimi risultati ricevette una borsa di studio per frequentare la Facoltà di Lettere dell'Università di Parigi, dove incontrò Mehdi Frashëri, laureandosi nel 1937 o nel 1938. Al ritorno in patria fu chiamato alle armi, venendo congedato nell'ottobre 1938 col grado di sottotenente, e divenne professore presso il Liceo francese di Coriza.

Si oppose all'invasione italiana dell'Albania nel 1939 e formò un movimento di resistenza clandestino, contattando numerosi rifugiati albanesi con l'obiettivo di creare un'organizzazione per la liberazione dell'Albania in altri paesi. Nell'agosto 1939 si recò ad Atene, tornando in Albania nell'ottobre dello stesso anno; il 28 novembre, giorno dell'indipendenza albanese, organizzò un'importante manifestazione nazionalista a Coriza. Fu arrestato dalle autorità italiane il 15 dicembre 1939 a Elbasan, venendo deportato prima a Bari e poi a Ventotene, dove apprese di esser stato condannato a cinque anni di reclusione. Nell'agosto 1941 poté tornare in Albania, grazie alle pressioni esercitate sugli italiani da Mustafa Merlika Kruja, e continuò a contribuire alla resistenza albanese, collaborando alla formazione del Balli Kombëtar e partecipando attivamente alla guerra di liberazione. Ebbe stretti contatti col maggiore Neil McLean, ufficiale di collegamento tra il British Army e la resistenza albanese, e si impegnò per prevenire gli scontri, giudicati fratricidi, coi partigiani comunisti. Nel settembre 1943 il suo gruppo contribuì alla liberazione di Berat dopo l'armistizio di Cassibile e la conseguente capitolazione italiana.

I sempre più frequenti scontri coi partigiani comunisti e con le forze di occupazione tedesche lo portarono a sospendere le sue attività nell'inverno del 1943. Il suo gruppo si sciolse definitivamente col ritiro delle truppe tedesche nel novembre 1944 e dopo l'instaurazione del governo provvisorio di Enver Hoxha tentò di dar vita ad un movimento anticomunista per il ritorno della democrazia in Albania. I comunisti lo accusarono di aver collaborato con gli invasori italiani e tedeschi, designandolo come criminale di guerra. Rimasto senza alleati e senza risorse, ripiegò in Grecia il 26 ottobre 1945, dove fu arrestato come prigioniero di guerra a Salonicco e poi al Pireo, dove fu posto agli arresti domiciliari. Interrogato dagli ufficiali britannici, affermò di non aver mai collaborato coi tedeschi e fu quindi liberato dagli ufficiali britannici Julian Amery e McLean, che lo aiutarono a lasciare il paese con documenti falsi per l'Italia, con l'approvazione segreta da parte del Primo ministro greco, per contribuire al Comitato nazionale Albania Libera, un'organizzazione politica per la liberazione dell'Albania dal regime socialista con sede a Parigi formata dai maggiori esponenti dell'anticomunismo albanese (inclusi numerosi nazionalisti del BK e monarchici del Legaliteti) e sostenuta dalle potenze occidentali (soprattutto Regno Unito e Stati Uniti d'America); Ermenji, convinto anti-monarchico, fu spinto ad aderire al comitato dalla preoccupazione che l'Albania, rimasta isolata, avrebbe rischiato di essere attaccata sia dalla Jugoslavia di Tito, allontanatasi dall'Unione Sovietica, che dalla Grecia, con cui era ancora aperta la questione dell'Epiro settentrionale.

Tornò in Albania intorno al 1991 dopo la caduta del regime socialista e fondò il Partito del Fronte Nazionale (PBK), di cui fu primo leader fino al 1998; il PBK riuscì ad ottenere due seggi all'Assemblea dell'Albania alle elezioni parlamentari del 1996, alleandosi col Partito Democratico.

Morì il 10 marzo 2003 a Parigi.

Opere

Note