Il Ritratto del cardinale Francesco Cennini è un dipinto a olio su tela (117,4 x 96,2 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino intorno al 1625 e conservato presso la National Gallery of Art a Washington. Storia Il Malvasia riferisce che il cardinale Francesco Cennini ricoprì la carica di legato pontificio della città di Ferrara dal 1623 al 1627. Faceva parte della collezione del Dr. J. Seymour Maynard che lo vendette il 29 gennaio 1954 ad un asta di Christie's (lotto 58). Fu acquistato da: Thomas Agnew & Sons, Londra; rivenduto lo stesso giorno alla David M. Koetser Gallery (New York, Londra, Zurigo); nel 1955: acquistato dalla Samuel H. Kress Foundation; nel 1961 fu donato alla National Gallery of Art, Washington (dove si trova tuttora). Fu pubblicato da sir Denis Mahon, nel 1981. Fu esposto alla mostra: Nell'età del Correggio e dei Carracci. Pittura in Emilia dei secoli XVI e XVII, con il numero 166, che si tenne a Bologna (Pinacoteca Nazionale, Accademia delle Belle Arti e Museo Civico Archeologico), dal 10 settembre al 10 novembre 1986.

Descrizione e stile Nel ritratto, il cardinale Cennini è raffigurato frontalmente, seduto su una poltrona intagliata, con lo sguardo rivolto verso lo spettatore. Indossa il tradizionale abito cardinalizio rosso, reso con ampia cura nelle pieghe del mantello e nella stratificazione dei tessuti. Le mani, solidamente impostate sui braccioli, stringono un volume rilegato in pelle con fermagli metallici. Il volto, incorniciato dalla corta barba bianca e dal grande collare rigido, è illuminato da una luce uniforme che ne scolpisce i tratti con forte rilievo plastico. Alle sue spalle si intravede un tendaggio scuro disposto diagonalmente, che contribuisce a isolare la figura e a intensificarne la presenza.

Secondo l’interpretazione di Mahon, il Ritratto del cardinale Cennini del 1625 rappresenta un momento di svolta rispetto alla precedente ritrattistica del Guercino, in particolare se confrontato con il più naturale e “umano” ritratto di papa Gregorio XV (1622-23). Nel dipinto del Cennini, infatti, la resa è più astratta e solenne: il cardinale appare come un personaggio istituzionale e non come un individuo con cui stabilire un rapporto immediato. La testa è trattata con un’intensità quasi scultorea, pensata per imporsi duramente allo sguardo; la posa frontale accentua l’autorevolezza della figura. Il colore resta vivo, ma più freddo e controllato rispetto alle opere precedenti, mentre il tocco — osserva Mahon — è più fermo, quasi severo, lontano dalla spontaneità tipica del Guercino degli anni 1619-20. Questo irrigidimento del linguaggio potrebbe riflettere una reazione alle critiche rivolte al naturalismo del ritratto di Gregorio XV, suggerendo un avvicinamento, almeno nelle intenzioni, ai principi più “classico-idealisti” apprezzati dai teorici contemporanei, come il Passeri.

Mahon mette inoltre in relazione questo ritratto con il Ritratto del cardinale Ubaldini eseguito da Guido Reni nello stesso 1625: non per influenza diretta, ma come manifestazione di una comune atmosfera culturale in Emilia, nella quale si cercava un equilibrio tra caratterizzazione individuale e rappresentazione ideale della dignità ecclesiastica. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella National Gallery di Washington Categoria:Ritratti pittorici di cardinali