Il camaleonte (Chameleon StreetIl titolo originale è un gioco di parole, in quanto "Street" in inglese significa "via" – e quindi sarebbe traducibile come "La via del camaleonte" – ma è anche il cognome del protagonista.) è un film indipendente del 1989 scritto, diretto e interpretato da Wendell B. Harris Jr. Narra la storia di un "camaleonte sociale" che si spaccia per giornalista, medico e avvocato a scopo di lucro.
Trama Stati Uniti, anni Ottanta. Lo psichiatra di un carcere parla col detenuto Douglas Street, in procinto di essere rilasciato, mettendolo in guardia dal ricominciare con le sue camaleontiche e truffaldine sostituzioni di persone. Douglas ripercorre quindi la sua vita dalla prima giovinezza fino al suo ritorno in prigione.
Inizialmente sposato per breve tempo con una donna di nome Darlene, nel 1978 si risposa con Gabrielle, una donna che sembra ossessionata dal denaro. In questo periodo lavora nella ditta d'installazione di antifurto di suo padre, ma gli sembra di non guadagnare abbastanza. Inizialmente si rivolge al gestore di un traffico di droga, ma è riluttante a fare lo spacciatore. Sfruttando il fatto di aver conosciuto il giocatore di baseball Willie Horton, acconsente a prendere parte ad un tentativo di estorsione ideato dai suoi amici. La lettera ricattatoria viene pubblicata su un giornale locale da uno dei ricattatori in cerca di notorietà; Doug è costretto a giustificarsi dicendo che stava solo cercando un modo per farsi prendere in considerazione dalla squadra dei Detroit Tigers.
Doug, che sta per avere una figlia da Gabrielle, cerca allora di diventare un giornalista e, spacciandosi per un cronista di Time, incontra la giocatrice di pallacanestro Paula McGee per intervistarla. Il bluff di Doug viene però scoperto e non può vendere l'intervista che ha realizzato.
Mentre è a cena con Gabrielle in un ristorante, un uomo bianco dai modi volgari infastidisce i due coniugi e offende Doug, che però lo umilia utilizzando un linguaggio forbito e ineccepibile; viene preso a botte e, in ospedale, ha l'idea di fingersi un medico tirocinante laureato a Harvard, pur conoscendo poco la medicina. Nei giorni successivi cerca di imparare quante più nozioni possibili; ad un certo punto è incaricato di eseguire un'isterectomia sotto gli occhi di un chirurgo anziano. Viene smascherato e incarcerato. In prigione, sfugge allo stupro da parte di un altro detenuto fingendosi epilettico. Riesce poi a evadere e a giungere a New Haven, dove frequenta l'Università Yale pur senza essere iscritto. Corteggia una studentessa africana di nome Amina e, dopo avere studiato il francese, finge di essere uno studente martinicano. Mentre è con Amina a un ballo in maschera, travestito da Bestia, rivede Gabrielle (che non incontrava da oltre cinque anni) e balla con lei senza dirle chi è; la sua identità è rivelata quando il suo costume è proclamato il vincitore della serata. Accetta di tornare con la moglie a patto di seguire un percorso di consulenza matrimoniale, anche per stare vicino alla figlia Danielle. Riesce a entrare in uno studio legale come assistente volontario, e per integrare le sue scarse entrate vende il suo sangue. Una gaffe di Doug, che ingaggia un coro a cappella per festeggiare l'anniversario di matrimonio ma nella data sbagliate, provoca una nuova crisi con Gabrielle, che presto sembra rientrare. Quando è sul punto di essere assunto regolarmente nello studio, viene rintracciato dalla polizia e arrestato per la sua evasione, dietro una segnalazione della stessa Gabrielle.
Distribuzione Il film fu proiettato al Toronto Festival of Festivals il 13 settembre 1989.
Sebbene avesse vinto il gran premio della giuria del Sundance Film Festival all'inizio del 1990, il film rimase senza un distributore per più di un anno. La distribuzione nelle sale fu minima.
Il film è stato restaurato in 4K nel 2021, per essere ridistribuito nelle sale dall'Arbelos Films, che poi fece uscire un'edizione in blu-ray. Critica Le recensioni dei critici furono contrastanti. Il Washington Post trovò il film deludente: "Ciò che abbiamo qui è un'intuizione brillante ma, purtroppo, Harris semplicemente non è un cineasta – nemmeno nel senso più rudimentale. Tutti i suoi errori sono al livello più basico. Non sa tracciare o definire le scene; non sa gestire i suoi attori; non sa scrivere dei dialoghi o montarli; non sa creare dei ritmi coerenti o delle cadenze regolari." Analogamente, lo Hartford Courant scrisse che "Il camaleonte assomiglia a una serie di sketch improvvisati, alcuni dei quali sono fantasiosi e divertenti, altri abusati... [Harris] scrive con slancio e spirito, ma il suo senso della struttura è minimale, al punto che Il camaleonte appare irregolare e disarmonico."
D'altro canto, The Philadelphia Inquirer fu più generoso: "Per quanto, come il suo argomento, il film parta per alcune tangenti piuttosto strane, Il camaleonte riesce nel suo intento di rappresentare il diario di un imbroglione compulsivo, che ha talento e ispirazione per dire alle persone ciò che vogliono sentire. Il tormentone di Harris, per cui 'la verità è più forte della finzione', diverte e fa riflettere."
Jonathan Rosenbaum del Chicago Reader lo lodò come una "commedia nera esistenziale altamente originale," scrivendo che "ci sono voluti due anni perché questa provocatoria produzione indipendente arrivasse a Chicago, sebbene sia intellettualmente ambiziosa come ogni nuovo film americano che ho visto quest'anno... Harris esplora il suo soggetto in un molti modi: come un saggio sui misteri e i paradossi della recitazione, come l'origine di una qualche commedia molto divertente, come un'esplorazione dell'invisibilità dei neri in America che spesso ricorda Uomo invisibile di Ralph Ellison, e come il percorso, disturbante ma appassionante, di un furfante che spesso fa pensare al romanzo picaresco del XVIII secolo." Anche il critico cinematografico Armond White fu uno dei primi sostenitori del film e lo paragonò a Uomo invisibile di Ellison.
La reputazione del film è migliorata negli anni successivi alla sua uscita, tanto che Richard Brody del The New Yorker l'ha definito nel 2021 un "capolavoro sottovalutato", lamentando la scarsa considerazione degli sforzi successivi di Harris a Hollywood e osservando che "proprio le emarginazioni che drammatizzò in questo grande film furono inflitte a lui nella vita reale."
Riconoscimenti 1990 – Sundance Film Festival Gran premio della giuria: U.S. Dramatic 1992 – Independent Spirit Awards Candidatura all'Independent Spirit Award per il miglior film d'esordio
Note
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Categoria:Film ambientati a Detroit Categoria:Film indipendenti Categoria:Film biografici Categoria:Film commedia drammatica Categoria:Film diretti da Wendell B. Harris Jr.