Biografia
Origini Giovanni Freppa nacque a Livorno il 7 dicembre del 1795 e, in un momento imprecisato della sua gioventù, si trasferì a Napoli al seguito della propria famiglia, cosa che gli farà guadagnare poi in età adulta i soprannomi di "napoletano" e "meridionale". Durante la sua permanenza a Napoli, nonostante Freppa considerasse se stesso un pittore e avesse coltivato una certa sensibilità musicale nel canto e imparando a suonare il piano, si guadagnava da vivere vendendo legna da ardere o forse carbone. Sempre a Napoli Giovanni Freppa sposò la cantante Lina Cottrau, sorella di Guglielmo Cottrau; il matrimonio, però, naufragò in poco tempo per via del carattere da donnaiolo di Freppa, con Lina che, a seguito di una depressione, tornò a Parigi da sua madre.
Arrivo a Firenze e contatti letterari Nonostante le severe regole sull'immigrazione che vigevano in quegli anni nel Granducato di Toscana, Giovanni Freppa nel 1829 viveva a Firenze già da un anno nella residenza della marchesa Orintia Romagnoli Sacrati, un’anziana nobildonna costretta su una sedia a rotelle, la cui conoscenza fu la chiave di volta della vita di Giovanni Freppa. La nobildonna a Firenze animò un salotto intellettuale frequentato, tra gli altri, da Giacomo Leopardi e Antonio Ranieri, periodo nel quale entrambi stavano progettando la nascita di un giornale chiamato Lo Spettatore fiorentino. In questo periodo, grazie alla comune frequentazione della marchesa, Freppa entrò in contatto con il poeta di Recanati e si propose come finanziatore dell'impresa giornalistica dello Spettatore; tra Freppa, Leopardi e Ranieri venne stipulato un contratto. Nel 1832 la richiesta di apertura del giornale venne portata all'attenzione della presidenza del Buon Governo per ottenere le autorizzazioni necessarie, che però furono negate, probabilmente per motivi legati allo stesso marchigiano che, per alcune sue posizioni politiche, era diventato inviso al governo toscano, mandando in fumo il progetto, che finì presto dimenticato da Leopardi.
Freppa rimase legato alla marchesa Romagnoli Sacrati fino alla morte della stessa, che avvenne il 22 maggio del 1834; nel testamento della nobildonna Giovanni Freppa fu designato come suo erede universale e, grazie a questa eredità, riuscì finalmente a fare il suo ingresso nel mondo dell'editoria, acquistando nello stesso anno la proprietà del giornale del commercio, un periodico che era già edito da tempo e con una discreta tiratura, cosa che permise a Freppa di non incappare nuovamente nella censura preventiva. Nel giornale appena acquistato, come progettava di fare per Lo Spettatore, Freppa tenne per sé un ruolo di gestione, lasciando i compiti redazionali a Gian Battista Pedeville, fondatore del giornale nel 1828.
Sotto la sua gestione il giornale del commercio ottenne ottimi risultati di vendita, soprattutto grazie al suo monopolio sui "figurini di moda", fogli illustrativi della moda parigina, e all'inserimento al fondo del giornale di una copia de il Folletto, una rivista di moda francese. Parallelamente, insieme a un certo Maurizio Maudain, fondò lo "Stabilimento di Commissioni e depositi", tramite il quale importava e rivendeva i prodotti francesi che pubblicizzava tramite il suo giornale.
Dall’editoria all’antiquariato
Giovanni Freppa gestì il giornale fino agli inizi degli anni Quaranta del XIX secolo, quando gradualmente si allontanò dal mondo editoriale dedicandosi a tempo pieno all'attività di antiquario, campo nel quale si rivelò così abile da guadagnarsi nel tempo il soprannome di "re degli antiquari". Intorno al 1848 Freppa conobbe Giovanni Bastianini, un artista locale che, sotto la supervisione di Freppa, produsse la maggior parte delle opere che furono considerate dei falsi quattrocenteschi e di quelle ancora oggi esposte nei musei.
A partire dagli anni Cinquanta dell'Ottocento Freppa cominciò ad avere rapporti con la Porcellana Ginori a Doccia del marchese Carlo Ginori. All'Esposizione universale dei prodotti dell'agricoltura, dell'industria e delle belle arti di Parigi del 1855 Giovanni Freppa aveva una propria esposizione al fianco di quella di Ginori, dove presentava i suoi esperimenti nella riproduzione della maiolica antica, mostrandosi in questo periodo come un promotore e stimolatore della ricerca dei componenti chimici e dei procedimenti che furono utilizzati nel Rinascimento per le produzioni in maiolica. A un certo punto Freppa donò o prestò alcuni suoi pezzi alla Ginori a Doccia, in modo che potessero studiarne il metodo di riproduzione, e commissionò alla manifattura un servizio di piatti che riproducesse le forme degli originali con questi metodi moderni. Pare che Freppa sia stato l'ispiratore anche delle ricerche chimiche di Angelico Fabbri, che nel 1857 pubblicò il suo Come si ottengono i lustri ad iride per rivendicare le proprie scoperte di fronte ai propri concorrenti.
Il possesso da parte dell'antiquario di un importante gruppo di maioliche fu il primo grande scandalo che coinvolse Freppa, con Ginori che si allontanò dall'antiquario livornese perché riteneva ingiusto che Freppa si fosse preso il merito di avere ispirato la riscoperta delle antiche tecniche e perché la loro collaborazione con l'antiquario poteva portarli all'accusa di essere stati complici nella vendita di imitazioni prodotte dall'azienda stessa.
Negli anni Sessanta dell'Ottocento Freppa fu anche coinvolto nella gestione del politeama fiorentino e nominato Soprintendente ai lavori del teatro fiorentino; in questo periodo coinvolse Stefano Bardini nel progetto di un nuovo sipario e Bastianini per la creazione di cinque statue per il teatro. Nella notte del 24 giugno 1864 il teatro andò a fuoco, mettendo una parola fine su questa collaborazione.
Ultimi anni L'ultimo grande scandalo che vede coinvolto Giovanni Freppa fu quello relativo al busto di Girolamo Benivieni prodotto dal suo pupillo Giovanni Bastianini, che portò entrambi all'interno di una bufera mediatica.
Negli ultimi anni della sua vita Freppa visse in ristrettezze economiche: lo scandalo del busto di Benivieni, ma soprattutto quello delle ceramiche Ginori, fece crescere intorno all'antiquario un'aura di sfiducia che mise a dura prova sia i suoi affari sia quelli di altri suoi colleghi che si occupavano degli stessi prodotti.
L'11 luglio del 1870 Freppa morì senza eredi, lasciando tutto in eredità a un altro antiquario operante a Firenze, forse nella speranza che continuasse la sua attività.
Note
Bibliografia
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