Il forte Pian dell'Antro è un complesso di fortificazioni, attualmente dismesse, situate nella Val Boite in Cadore (Belluno), realizzate dal Regno d'Italia tra il 1908 e il 1917.
Sito e orografia
Il corpo principale del forte è arroccato a quota q.1050 del crinale di Col Sant'Anna, che separa l'abitato di Venas da quelli di Vinigo e Peaio. Il colle si protrae verso sud nel letto del torrente Boite, strozzando la valle contro Monte Rite, in una gola nota come "Chiusa di Venas".
Il ruolo strategico della Val Boite dipende dal suo assetto orografico: essa permette l'accesso alla valle del Piave alle spalle delle principali fortificazioni previste per lo sbarramento dal Comelico e dal passo della Mauria, collegando la valle del Piave con l'Ampezzo (territorio austro-ungarico sino al 1918). Inoltre, risalendo la rotabile lungo il versante meridionale dalla Chiusa è possibile accedere alla Val di Zoldo attraverso il passo di Cibiana e, da lì, sfociare nella valle del Piave più a sud, presso lo snodo di Longarone.
Storia del complesso
Preesistenze La Chiusa è fortificata sin dal XIV secolo, quando la Strada Regia d'Alemagna venne munita di strutture semipermanenti affidate al centenaro di milizia a Venas. Nel 1508 la fortificazione della Chiusa prese parte al frenaggio degli imperiali nei prodromi della Battaglia di Rusecco. La Chiusa, guarnita dalle milizie al seguito di Calvi, rallentò la calata delle truppe austriache dall'Ampezzo durante gli scontri del 1848.
Con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, il fronte del Ridotto cadorino fu arretrato a valle del torrente Boite, sino al campo trincerato di Pieve, con l'aggiornamento delle fortificazioni di Monte Ricco, Batteria Castello e Col Vaccher (Monte Zucco), rinunciando alla posizione della Chiusa, esposta e difficilmente alimentabile per la collocazione avanzata.
Pianificazione (1906-1908)
La necessità di sbarrare la media Val Boite riemerse a partire dal 1906, dopo l'apertura di una rotabile al passo Staulanza (tra Ampezzo e Zoldo), che avrebbe fornito al nemico un corridoio alternativo verso la Valle del Piave: questo impose la dilatazione delle difese verso la conca di Zoldo nella valle del Maè e la proiezione del Ridotto Cadorino verso ovest, come spalla destra del fronte zoldano. Emerse dunque la strategia di uno sbarramento a valle del torrente Maè, presso Col Pradamio, vantaggioso per contenuti costi di edificazione ma difettoso nella copertura delle forcelle Cibiana e Val Inferna, che si aprivano sulla Val Boite da sud. Per ovviare al "problema Cibiana" si ricorse ad una batteria su Monte Rite: il monte infatti domina lo Zoldo settentrionale, il valico di Cibiana e la media Val Boite. Ulteriori studi, tuttavia, segnalarono la scarsità delle linee di comunicazione tra Val Maè e Monte Rite, persuadendo i decisori ad avanzare a monte gli sbarramenti in Val Boite, per coprire la Strada d'Alemagna sino al Ponte della Chiusa, da cui si dirama la rotabile per Cibiana (principale via d'accesso al Rite).
La terrazza di Pian dell'Antro (già oggetto di rilievi nel 1898 e nel 1905) fu individuata come sito ideale per la batteria gemella di Forte M. Rite, integrata da una tagliata proprio presso la Chiusa, con visuale anche sul ponte minato sul rio Ruvignan.
Disegno e costruzione
La gestazione del progetto La progettazione del Forte di Pian dell'Antro e della Tagliata della Chiusa incorse in numerose dilazioni e i lavori furono avviati soltanto nel 1910. Le criticità erano di natura logistica: l'approntamento di una capillare rete di vie d'arroccamento, teleferiche e ricoveri, oltre all'ampliamento della strada per Cibiana e Monte Rite; in secondo luogo emerse il nodo delle dotazioni pesanti per le batterie, che furono private di alcuni dei cannoni (in particolare la Tagliata fu ridisegnata tra 1911 e 1912, rinunciando del tutto alla batteria 75mm), tanto per ragioni economiche quanto per l'esiguità del parco d'artiglierie del Regio Esercito. Lo stesso spionaggio austro-ungarico rilevò le lungaggini dell'edificazione e i cambiamenti in corso d'opera (ad esempio piante del presunto tracciato, realizzate nel 1910 e nel 1914, presentano significative differenze nel numero di posizioni).
La porzione superficiale
Alla conclusione dei lavori, nel 1914, il forte era così configurato nei suoi elementi superficiali: una caserma a due piani in controscarpa, davanti alla quale si apre la prima piazza, cui si accede dal 5° tornante della rotabile Suppiane-Col Sant'Anna; dalla prima piazza si accede alla seconda attraverso una carrabile protetta da un parapetto munito di nicchie e postazioni per batterie occasionali (la carrabile prosegue a nord della piazza, ricongiungendosi alla rotabile a q.1080); dalla stessa carrabile si dirama un camminamento trincerato che conduce all'osservatorio blindato e al pozzo di mitragliatrice rivolti a nord-ovest.
A nord della seconda piazza si sviluppa la batteria corazzata, costituita da un ampio corridoio voltato di 50m, sul lato ovest del quale si aprono i quattro pozzi per le cupole "Armstrong" armate con cannoni 149A, intervallati da tre riservette per munizioni; all'estremità settentrionale del corridoio, a destra dell'ultima cupola, si allineano altre tre riservette e due sale-macchine, dirimpetto alle quali si sviluppa un avancorpo contenente il pozzo dell'elevatore e i servizi igienici, mentre un'altra scalinata porta ad un pozzo per mitragliatrice; all'estremità meridionale del corridoio, un avancorpo simmetrico al precedente ospita una scalinata per un osservatorio blindato e una postazione mitragliatrice.
Per quanto riguarda gli ambienti interni della caserma: il piano-terra presenta sei ambienti allineati (magazzino, cucine, posto di guardia e cabina-trasformatori, sala generatori, sala generica, servizi igienici) intervallati dagli androni che si aprono sulla prima piazza, collegati da un corridoio. Il primo piano della caserma si compone, invece di sette sale (magazzino, infermeria, ambulatorio per visite mediche con anticamera, quattro camerate), a loro volta accessibili da un corridoio.
La porzione in caverna
Nella scarpata che si estende a destra della caserma si aprono il laboratorio di preparazione e il deposito delle cariche propellenti e, a destra di questi, una galleria di 50m dotata di rotaia orientata ad ovest, che collega il deposito all'elevatore (per portare le cariche alla batteria, situata ad una quota superiore). Dalla sala dell'elevatore, una scala sfocia nell'avancorpo settentrionale della batteria corazzata; a questa galleria si può accedere anche da un collegamento che la congiunge al corridoio della caserma. A destra della galleria dotata di rotaia, la scarpata piega verso est, e presenta l'ingresso ad una seconda galleria, parallela alla prima, che penetra nella montagna per 25m con andamento fortemente spezzato: al metro 8 si apre un bivio, il cui ramo destro è l'androne del deposito munizioni, mentre il ramo sinistro prosegue più in profondità sino ai quattro depositi per le gelatine esplosive (balistite e cordite).
Dalla scalinata, che si apre sulla parete settentrionale della batteria corazzata, si diparte verso ovest una galleria di 50m, in fondo alla quale è collocato un pozzetto per mitragliatrice dotato di anticamera. Dall'avancorpo meridionale, invece, si scende in una galleria di 40m orientata a sud: al metro 32, a destra è posizionato il pozzo dell'osservatorio blindato, mentre a sinistra sono disposte due riservette, inoltre al metro 40 la galleria si divide in un bivio, il cui ramo destro porta al pozzetto per mitragliatrice e quello sinistro all'ingresso a mezzacosta protetto dalla trincea coperta.
Nell'estate del 1916 fu scavata una nuova galleria lunga circa 170m, con ingresso in defilata aperto su un sentiero che procede a mezzacosta dal terzo tornante della rotabile: lungo la galleria furono ricavate tre postazioni in caverna per i 149A, con settori di fuoco battenti la conca di Peaio.
Strutture supplementari autonome
Il nucleo fortificato di Pian dell'Antro era servito da varie strutture funzionali circostanti: un capanno eretto davanti all'avancorpo meridionale della batteria corazzata ospitava un'officina, mentre nella prima piazza era situato un lavatoio, alimentato dalla cisterna scavata nella parete rocciosa. L'accesso all'area fortificata era sorvegliato da una guardiola (guarnita da un picchetto di CC.RR.) collocata lungo la rotabile ai piedi del primo tornante. Una postazione dotata di proiettori fotoelettrici a q.1170, collegata da un sentiero lungo la cresta, avrebbe illuminato la conca di Vinigo e Peaio, inoltre q.1370 di Col Sant'Anna ospita una casermetta, a sua volta munita di proiettori. Infine cinque fienili, distribuiti ai margini dei tornanti, erano adibiti a depositi materiali e alloggi per gli ufficiali .
Vicende belliche
Grande guerra
1915 - ottobre 1917 Il comando della fortezza Cadore-Maè del Gen. Venturi presso Pieve, articolazione del Ridotto Cadorino (sottoposto al I° C.A./IV^ A.), fu allertato allo stato di resistenza tra il 23 e il 25 maggio 1915. Nello specifico, Forte Pian dell'Antro e la Tagliata della Chiusa furono organizzati nel "sotto-settore sinistra Boite" e guarniti ulteriormente con 1 batteria 75mm dal 7°regt Art. (al forte), mezza compagnia di fanteria (al forte), 1 compagnia della Milizia Territoriale di Valle di Cadore (alla Tagliata) e 2 sezioni mitragliatrici (alla Tagliata). Durante l'estate, il Gen. Venturi attuò un estensione delle opere campali, per dominare la conca di Vinigo senza punti ciechi, trincerando la cresta Col Sant'Anna-Col Vidà-Col di Pecolines-Col Maò sino alle pendici meridionali del M. Antelao. Per quante postazioni si potessero approntare, la difesa del Ridotto sul fianco occidentale era inficiata dall'esiguità delle dotazioni e degli organici.
Da subito parve evidente la scarsità di risorse avviate verso il I° C.A., su un fronte secondario rispetto a quello isontino. La densità delle formazioni fu ridotta dal peggioramento delle condizioni metereologiche nell'autunno del 1915: le nevicate troncarono la Strada d'Alemagna (unica arteria di alimentazione per il saliente proteso nella Val Boite) e le truppe non indispensabili furono accantonate nei centri abitati. Particolarmente gravi furono le conseguenze per la posizione assai isolata di M. Rite. Nel quadro di questa situazione precaria, il trasferimento del Gen. Venturi e la vacanza del comando di fortezza (retto ad interim dal Col. Cheli) provocò un diffuso senso di incertezza e frustrazione tra le truppe e nella popolazione.
Il Gen. Marocco rilevò il comando di fortezza il 20 gennaio 1916, apprestando un programma di rivitalizzazione del Settore Boite in vista del disgelo: queste azioni, per il periodo primaverile, consistettero nella conversione delle batterie da 75mm in postazioni contraeree con la distribuzione di munizionamento shrapnel. L'urgenza con cui queste misure improvvisate furono attuate dipese dalla sospetta imminente offensiva Strafexpedition (con il conseguente incremento delle incursioni aeree austro-ungariche) e dall'energica reazione del Gen. Marocco all'inerzia del dispositivo sottoposto al suo comando, che egli volle adeguare al principio di resistenza ad oltranza per la conservazione delle vantaggiose posizioni preparate nel decennio precedente.