L'Ospedale di Najaf, conosciuto anche con il nome di Al-Najaf Al-Ashraf Teaching Hospital, è un ospedale universitario situato nella città di Najaf, in Iraq, a circa 160 km dalla capitale Baghdad. La struttura si trova in una delle città più sacre dell’Islam sciita, con una popolazione di circa 1,2 milioni di abitanti. L’ospedale è stato ufficialmente inaugurato il 29 luglio 2024 alla presenza del Primo Ministro iracheno Mohammed Shia’ Al Sudani, del Ministro della Salute Saleh Al-Hasnawi e di rappresentanti italiani e internazionali, tra cui il Vice Presidente del Gruppo San Donato Kamel Ghribi, la Vice Presidente del Senato Licia Ronzulli, l’Ambasciatore italiano in Iraq Maurizio Greganti e il Rappresentante speciale dell’UE per la regione del Golfo Luigi Di Maio. La sua apertura ha rappresentato una tappa significativa nella strategia del governo iracheno per modernizzare e potenziare il sistema sanitario nazionale, riducendo la necessità per i cittadini di recarsi all’estero per cure specialistiche.

Il progetto dell’Al-Najaf Al-Ashraf Teaching Hospital è considerato un esempio pilota di cooperazione sanitaria italo-irachena nel Medio Oriente, con un modello di partnership pubblico-privata innovativo per la regione. La struttura rappresenta anche uno strumento di diplomazia sanitaria italiana, rafforzando le relazioni bilaterali tra Italia e Iraq e favorendo la presenza di imprese italiane nel settore sanitario locale. L’ospedale, attraverso la riqualificazione delle competenze, l’innovazione tecnologica e la formazione del personale, contribuisce alla modernizzazione del sistema sanitario iracheno e alla costruzione di un centro di eccellenza regionale nella cura di patologie complesse.

Storia L’Al-Najaf Al-Ashraf Teaching Hospital è stato costruito tra il 2009 e il 2014 da un’impresa tedesca, ma fino al 2024 era rimasto sostanzialmente sottoutilizzato. Prima della riqualificazione, soltanto 60 dei 492 posti letto disponibili erano attivi, mentre le infrastrutture e le tecnologie presenti si erano progressivamente deteriorate a causa della scarsa gestione clinica e organizzativa. La struttura ospitava 16 sale operatorie, 44 posti di terapia intensiva e circa 3.000 dipendenti tra medici e personale amministrativo, ma gran parte delle risorse era rimasta inutilizzata per anni. La riapertura ha segnato una “seconda vita” per l’ospedale, recuperando la funzionalità di una struttura che, a causa del conflitto e delle difficoltà post-belliche, non aveva mai operato a pieno regime.

Nel 2023, il governo iracheno ha affidato la gestione della struttura al Gruppo San Donato per un periodo iniziale di due anni, con un contratto del valore di circa 80–81 milioni di dollari. L’accordo prevedeva non solo la gestione clinica e amministrativa dell’ospedale, ma anche il rinnovamento tecnologico e infrastrutturale necessario per garantire standard di cura elevati. La collaborazione ha coinvolto circa cinquanta professionisti italiani, tra medici, tecnici e personale amministrativo, i quali hanno lavorato a stretto contatto con lo staff locale per trasferire competenze cliniche e gestionali, rafforzando la capacità organizzativa e sanitaria della struttura. La gestione italiana ha permesso il rientro di diversi medici iracheni precedentemente emigrati durante gli anni di guerra, favorendo un processo di “ritorno di cervelli” che ha arricchito la struttura di competenze avanzate.

Attività e collaborazioni L’Al-Najaf Al-Ashraf Teaching Hospital, oltre a fornire assistenza sanitaria generale, svolge attività di formazione e insegnamento per medici e specializzandi locali. La collaborazione con la Facoltà di Medicina di Kufa e con l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ha permesso la creazione di un polo di specializzazione, con l’obiettivo di sviluppare competenze in oncologia, trapianto di fegato e altre discipline avanzate. Il Pronto soccorso dell’ospedale è operativo 24 ore su 24 e rappresenta uno dei punti focali della gestione italiana, con l’applicazione di standard clinici e organizzativi ispirati ai modelli italiani. La maggior parte dei pazienti proviene da fuori Najaf, segnalando un riconoscimento crescente della qualità dei servizi offerti dalla struttura.

Note

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