Formatosi nei Carri di Tespi, è stato erede di tre generazioni di teatranti.

Biografia Terzo figlio del capocomico Pietro Luigi, detto Piero, e di Natalina Zampieri, detta Lina (figlia di Giuseppe, anch’egli capocomico) insieme ai suoi fratelli (Luciano, Luisa e Loris) ha vissuto l’apprendistato direttamente in palcoscenico, secondo i metodi usuali delle Famiglie d’arte del teatro cosiddetto all'antica italiana.

Gli esordi col teatro nomade (1942-1965) Fin da giovanissimo recita nel repertorio canonico delle compagnie “di giro”, che si muovevano in teatri mobili, ovvero padiglioni lignei che venivano costruiti ad hoc sulla pubblica piazza alla maniera degli chapiteaux del circo: per circa quaranta giorni di seguito la stessa compagnia proponeva decine di titoli del repertorio popolare, cambiando spettacolo ogni sera. Infine, smontava il "Carro di Tespi" e si muoveva verso una nuova piazza.

Micheletti inizia il proprio percorso artistico nelle compagnie capocomicali "Grandi Spettacoli" e "Teatro Popolare" del padre Pietro Luigi, attive negli anni Quaranta soprattutto nelle province lombarde di Brescia, Mantova, Cremona, Bergamo, Como, Lecco e Sondrio. Tra il 1951 e il 1955 è scritturato insieme alla madre Lina nel Teatro Mobile Nazionale di Osvaldo Buonocore a Roma. Negli anni successivi è in Toscana con la Compagnia Enzo Rispoli poi in Emilia-Romagna con Mimmo Carrara. Negli anni Sessanta è scritturato come "primo attore" da Raimondo Rampini, attore e impresario della compagnia "Carro di Tespi" che lavora nelle province romagnole, toscane e liguri.

Il repertorio dei "Carri di Tespi"

Micheletti si forma come attore su un vasto catalogo di esempi ottecenteschi e primonovecenteschi. Di esso facevano parte drammi di Pietro Cossa (Nerone), Felice Cavallotti (I pezzenti), Francesco Dall’Ongaro (Il fornaretto di Venezia), i lavori lacrimosi e fortunatissimi di Adolph d'Ennery (Una causa celebre, La sepolta viva) o di Georges Ohnet (Il padrone delle ferriere). A questi si aggiungono autori come Gerolamo Rovetta (Romanticismo), Paolo Giacometti (La morte civile), Sem Benelli (La cena delle beffe), Nino Berrini (Il beffardo), Dario Niccodemi (La nemica, La maestrina, Scampolo), Aldo De Benedetti (Due dozzine di rose scarlatte, Non ti conosco più), Giuseppe Giacosa (Come le foglie, Una partita a scacchi), Victorien Sardou (Fedora, Tosca). Non mancavano autori romantici, veristi o decandenti quali Alexandre Dumas (La signora dalle camelie), Victor Hugo (I miserabili, Il re si diverte, Lucrezia Borgia, Angelo tiranno di Padova), Emile Zola (Teresa Raquin), Edmond Rostand (Cyrano de Bergerac), Giovanni Verga (Cavalleria rusticana), Gabriele D’Annunzio (La fiaccola sotto il moggio, La figlia di Jorio). A questo elenco si devono aggiungere almeno i grandi classici elisabettiani,Christopher Marlowe (La dannazione di Faust) e William Shakespeare (Otello, Amleto, Romeo e Giulietta), oltre ad alcuni titoli scelti dalle opere di Carlo Goldoni (La locandiera, Un curioso accidente).

La Compagnia Teatrale I Guitti (1975-2022) L’esperienza del teatro girovago, a metà degli anni Sessanta, è ormai ampiamente superata. Il padre Piero muore nel 1964 e, pochi mesi dopo, Adolfo si ritira dalle scene per qualche tempo, continuando solo occasionalmente l'attività di attore, raggiungendo la madre Lina ancora in attività.

Nel 1975 fonda, insieme alla moglie Nadia Buizza, la Compagnia teatrale I Guitti la quale, riallacciandosi idealmente alla linea artistico-dinastica delle antiche formazioni popolari, nasce sotto il segno della temperie sperimentale degli anni Settanta col proposito di offrire un'originale rilettura del repertorio classico. Dalla sua fondazione, Micheletti è direttore della Compagnia e lo rimarrà fino alla morte, affiancato da Nadia Buizza e dai figli Marco, Stefano e Luca Micheletti. Negli anni Ottanta e Novanta, intorno al nucleo della compagnia, si riuniscono a più riprese anche gli ultimi rappresentanti ancora in attività dell'antica famiglia d'arte: Lina Zampieri, madre di Adolfo, insieme a sua sorella Luciana e ai fratelli Aldo e Armando; e infine Luciano, primogenito di Piero e Lina, fratello di Adolfo.

Fra i sodalizi artistici più rilevanti esterni alla famiglia d'arte, quello col regista Giacomo Colli, che firma molte produzioni degli anni Ottanta e Novanta.

Attore e regista Come attore, nei “Guitti”, si confronta con generi diversi, ma i due autori più amati e frequentati saranno Molière (al quale lo avvicina non solo la vocazione attoriale ma anche l'avventura umana) e Luigi Pirandello, di cui si dimostrerà un interprete devoto e originale. Dell'autore francese reciterà otto titoli (Il matrimonio per forza, Il medico volante, Il malato immaginario, Il borghese gentiluomo, Le furberie di Scapino, Il medico per forza, La scuola delle mogli eTartufo). Di Pirandello si farà interprete (sia come attore sia come regista) degli atti unici L’uomo dal fiore in bocca, La patente, Cecè, Bellavita, del dramma Il berretto a sonagli e di un fortunato adattamento de Il fu Mattia Pascal, più volte ripreso come vero e proprio "cavallo di battaglia".

In un repertorio molto vasto e diversificato, una spiccata verve comica lo porta a frequentare preferenzialmente sia la commedia classica di Plauto (Aulularia, Càsina), Machiavelli (Mandragola), Ben Jonson (Il volpone) e Goldoni (La locandiera, Un curioso accidente, Gl’innamorati, La donna vendicativa); sia la tradizione del vaudeville fin de siècle (Vi amo e sarete mia di Louis Verneuil, Niente scherzi con l’amore, Mio marito va a caccia, Il gatto in tasca, La fortuna si diverte, Il sistema Ribadier di e da Georges Feydeau, Il viaggio di nozze di Maurice Hennequin).

Il personaggio che però ne ha meglio definito lo spessore attoriale, dotato di una voce profonda e di una sensibilità moderna capace di grande pathos, è stato il protagonista di Cyrano de Bergerac di Rostand, allestito nel 1999 con la regia di Nadia Buizza e più volte ripreso nei due decenni a seguire.

A partire dai primi anni del nuovo secolo, il suo ultimogenito, Luca Micheletti, attore e regista a sua volta – oltre che cantante lirico di fama internazionale – lo dirigerà in più di venti titoli, classici e contemporanei. Fra essi, molta drammaturgia francese (alcuni capolavori molièriani, Il trionfo dell'amore di Marivaux, Il re si diverte di Victor Hugo), il teatro surrealista di Michel De Ghelderode e Federico Garcìa Lorca, e diverse opere originali dello stesso Luca Micheletti (Quando il sole non tornò, Luganegaria, La disputa, Caterina dei Malefizi, Il convitato di pietra, L'uomo che voleva scomparire).

Insieme a Luca, nel 2009, condivide anche la sua unica esperienza nel teatro a finanziamento pubblico: sono infatti entrambi tra i protagonisti di Sallinger di Bernard-Marie Koltès in una coproduzione targata Teatro di Roma / ERT Emilia Romagna Teatro, per la regia di Claudio Longhi. Significativamente, Adolfo e Luca si ritrovano nei ruoli di un padre e di un figlio.

Memoria Dal 2025, il Teatro Comunale di Travagliato, già dedicato a Pietro Micheletti, padre di Adolfo, è intitolato a "Pietro e Adolfo Micheletti".

Note

Bibliografia Sergio Tofano, Il teatro all'antica italiana, Rizzoli, Milano, 1965 Vito Pandolfi, Antologia del grande attore, Laterza, Bari, 1954

Collegamenti esterni