Le relazioni bilaterali tra Iran e Pakistan presero avvio il 14 agosto 1947, giorno della proclamazione dell'indipendenza del Pakistan, quando l'Iran fu il primo paese al mondo a riconoscere la creazione del nuovo Stato asiatico. Entrambi i paesi, che condividono un lungo confine, rimangono stretti alleati e hanno stipulato accordi di cooperazione in diversi settori di interesse comune, come la lotta al traffico di droga transfrontaliero e il contenimento dei movimenti insurrezionali nella regione del Belucistan, spartita tra le due nazioni.
Durante la guerra fredda (1945-1991), entrambi i paesi militarono a lungo nel Blocco occidentale e rimasero avversi al Blocco orientale: sia l'allora Stato Imperiale dell'Iran che il Pakistan furono membri fondatori dell'alleanza anticomunista della CENTO e l'Iran fornì aiuti al Pakistan durante la guerra indo-pakistana del 1965 e la guerra indo-pakistana del 1971. Entrambi i paesi condividevano una comune animosità verso i separatisti beluci e negli anni 1970 cooperarono militarmente nell'affrontare l'insurrezione in Belucistan. Dopo la Rivoluzione iraniana (1978-1979), che rovesciò la dinastia Pahlavi al potere nella nazione, il Pakistan fu uno dei primi paesi a riconoscere la nuova Repubblica islamica dell'Iran; negli anni 1980 la Repubblica islamica iraniana appoggiò i mujaheddin afghani finanziati dal Pakistan durante la guerra sovietica in Afghanistan (1979-1989), e di converso il Pakistan offrì sostegno all'Iran nel corso della guerra Iran-Iraq (1980-1988). Dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, Iran e Pakistan cooperarono nell'ambito della guerra al terrorismo; il Pakistan ha spesso svolto il ruolo di mediatore nella guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran, e ha anche fornito supporto all'Iran nel corso della guerra per procura tra Iran e Israele.
Il Pakistan è uno dei pochi paesi al mondo in cui l'influenza iraniana è accolta positivamente, secondo i sondaggi condotti dal Pew Research Center; i sondaggi hanno costantemente mostrato che un'altissima percentuale di pakistani considera positivamente il loro vicino occidentale. L'Iran ha espresso interesse ad aderire al corridoio economico Cina-Pakistan come parte della più ampia "Nuova via della seta". Dopo il completo ritiro delle truppe statunitensi dall'Afghanistan e il ritorno al potere dei talebani negli anni 2020, il Pakistan ha intensificato la cooperazione con l'Iran per promuovere la pace e la stabilità nel paese.
Storia delle relazioni Dopo l'indipendenza del Pakistan
L'Iran imperiale della dinastia Pahlavi mantenne strette relazioni con il Pakistan durante l'epoca della guerra fredda, in parte per via della reciproca alleanza dei sue Stati con il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti d'America. L'Iran fu il primo paese a riconoscere il Pakistan come stato indipendente, e nel marzo 1950 lo scià Mohammad Reza Pahlavi fu il primo capo di Stato a fare una visita di stato ufficiale nel Pakistan indipendente. Dal 1947 del resto Muhammad Ali Jinnah, il padre fondatore del Pakistan, aveva sostenuto con successo una politica di promozione di relazioni cordiali con il mondo musulmano e l'Iran in particolare.
Nel maggio 1950, un trattato di amicizia fu firmato dal primo ministro pakisano Liaquat Ali Khan e Mohammad Reza Pahlavi. Alcune delle clausole del trattato di amicizia avevano un significato geopolitico più ampio: il Pakistan vedeva nell'Iran un partner naturale, in particolare dopo che il governo indiano scelse di sostenere il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, che cercava di esportare un'ideologia panaraba minacciando così la tenuta di molte delle monarchie arabe più tradizionali, alcune delle quali erano alleate con lo scià dell'Iran. Harsh V. Pant, uno scrittore di politica estera, osservò che l'Iran era un alleato naturale e un modello per il Pakistan anche per altri motivi: entrambi i paesi si concessero reciprocamente la clausola della nazione più favorita per scopi commerciali; lo scià offrì petrolio e gas naturale iraniani al Pakistan a condizioni generose e gli eserciti iraniano e pakistano cooperarono ampiamente per reprimere il movimento separatista ribelle del Belucistan.
Durante l'era dello scià, l'Iran si avvicinò al Pakistan in molti campi: Pakistan, Iran e Turchia aderirono all'Organizzazione del Trattato Centrale (CENTO) sponsorizzata dagli Stati Uniti, un'alleanza difensiva congiunta degli Stati posti lungo il perimetro meridionale dell'Unione Sovietica L'Iran svolse un ruolo importante nella guerra indo-pakistana del 1965, fornendo al Pakistan personale sanitario, forniture mediche e un dono di tonnellate di petrolio, oltre a prendere in considerazione l'idea di un embargo sulle forniture di petrolio all'India per tutta la durata del conflitto; lo stesso governo indiano credette fermamente che l'Iran avesse palesemente favorito il Pakistan e cercato di indebolire l'India durante la guerra. Dopo la sospensione degli aiuti militari statunitensi al Pakistan, conseguenza del conflitto del 1965, si dice che l'Iran abbia acquistato novanta aerei da combattimento North American F-86 Sabre dalla Germania Ovest e successivamente li abbia consegnati al Pakistan.
Sebbene la decisione del Pakistan di aderire alla CENTO nel 1955 fosse in gran parte motivata dai suoi imperativi di sicurezza nei confronti dell'India, il Pakistan non firmò il trattato finché il governo iraniano non si fu detto convinto che il governo britannico non avrebbe ostacolato la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere britanniche in Iran; secondo una fonte, il Pakistan probabilmente non avrebbe aderito alla CENTO se l'Iran avesse incontrato opposizione dal Regno Unito sui suoi piani di nazionalizzazione delle compagnie petrolifere.
Relazioni negli anni 1970
L'Iran giocò nuovamente un ruolo vitale per il Pakistan durante la guerra indo-pakistana del 1971, questa volta fornendo equipaggiamento militare e supporto diplomatico contro l'India. Lo scià descrisse l'attacco indiano al Pakistan come una palese aggressione e ingerenza negli affari interni di un altro paese; in un'intervista con un quotidiano francese, riconobbe apertamente che l'Iran era «al cento per cento con il Pakistan». La dirigenza iraniana espresse ripetutamente la sua opposizione allo smembramento del Pakistan causato dallo scoppio della guerra di liberazione bangladese, temendo che avrebbe influenzato negativamente la stabilità interna e la sicurezza dello stesso Iran incoraggiando i separatisti curdi e beluci a sollevarsi contro il governo iraniano. Allo stesso modo, l'Iran tentò di giustificare la fornitura di armi ai pakistani sostenendo che, sconfitto nel conflitto e in preda alla disperazione davanti alla potenza militare indiana, il Pakistan avrebbe potuto cadere nelle mani della Cina, un rivale comunista del blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti.
La successiva disgregazione del Pakistan nel dicembre 1971, con la scissione del Pakistan orientale e la sua proclamazione come nuovo Stato indipendente del Bangladesh, convinse l'Iran che fosse necessario uno sforzo straordinario per proteggere la stabilità e l'integrità territoriale del suo fianco orientale. Con l'emergere del Bangladesh come Stato separato, il concetto della "teoria delle due nazioni" che aveva guidato la partizione dell'India britannica, il movimento per la creazione del Pakistan e lo stesso Stato pakistano avevano subito un duro colpo alla propria reputazione, e nella dirigenza iraniana sorsero dubbi sulla capacità della parte occidentale residua del Pakistan di rimanere coesa come un unico Stato. Gli eventi di questo periodo causarono significativi cambiamenti nella percezione del Pakistan presso il governo di Teheran.
Quando nel 1973 scoppiò una rivolta armata su larga scala nella provincia pakistana del Belucistan, l'Iran, temendo che l'insurrezione potesse estendersi alla propria provincia del Sistan e Baluchistan, offrì un sostegno su larga scala ai pakistani.. Nel corso del conflitto con i separatisti beluci, l'Iran fornì al Pakistan materiale militare (inclusi trenta elicotteri d'attacco Bell AH-1 Cobra), informazioni d'intelligence e aiuti per una somma di 200 milioni di dollari. Il governo dell'allora primo ministro pakistano Zulfikar Ali Bhutto dichiarò di credere che, come nella guerra di liberazione del Bangladesh del 1971, l'India fosse ancora una volta dietro i disordini e la rivolta dei ribelli nella regione del Belucistan, anche se il governo indiano negò qualsiasi coinvolgimento e affermò di temere un'ulteriore balcanizzazione del subcontinente indiano. Dopo tre anni di combattimenti, la rivolta fu ampiamente repressa dai pakistani.
Oltre agli aiuti militari, lo scià dell'Iran offrì al Pakistan considerevoli aiuti allo sviluppo, tra cui petrolio e gas naturale venduti a condizioni preferenziali. Il Pakistan era un paese in via di sviluppo e una piccola potenza militare, mentre l'Iran, negli anni 1960-1970, aveva il quinto esercito più grande del mondo, una forte base economico-industriale ed era la chiara e indiscussa superpotenza regionale del Golfo Persico. Tuttavia, in quel momento la totale dipendenza dell'Iran dagli Stati Uniti per il suo sviluppo economico e il rafforzamento militare aveva procurato a Teheran l'ostilità del mondo arabo, più allineato ai sovietici. Brevi tensioni tra Iran e Pakistan sorsero nel 1974, quando Mohammad Reza Pahlavi si rifiutò di partecipare alla conferenza annuale dell'Organizzazione della cooperazione islamica indetta a Lahore perché il leader libico Muʿammar Gheddafi era stato invitato dal Pakistan nonostante la sua nota ostilità con lo scià. Più tardi, nel 1976, l’Iran svolse però nuovamente un ruolo vitale e influente facilitando un riavvicinamento diplomatico tra Pakistan e Afghanistan.
La reazione dell'Iran all'inaspettato test nucleare indiano del 1974 (nome in codice "Smiling Buddha") fu tutto sommato contenuta. Durante una visita di stato in Iran nel 1977, il primo ministro pakistano Bhutto cercò di persuadere Pahlavi a sostenere il programma nucleare militare clandestino del Pakistan; sebbene la risposta dello scià non sia ufficialmente nota, ci sono indicazioni del fatto che egli si sia rifiutato di accontentare Bhutto.
Nel luglio 1977, a seguito di agitazioni politiche scatenate da parte di un'alleanza di opposizione, Bhutto fu costretto a lasciare l'incarico dopo la riuscita di un colpo di Stato dei militari. Il nuovo governo dittatoriale militare pakistano, sotto il generale Muhammad Zia-ul-Haq, era ideologicamente ultraconservatore e orientato religiosamente nella sua natura e nel suo approccio, ponendosi in contrasto con l'Iran più laico della sua epoca.
Relazioni dopo la Rivoluzione iraniana
Sei mesi dopo il colpo di Stato in Pakistan che aveva deposto Bhutto e avviato la dittatura di Muhammad Zia-ul-Haq, lo scoppio della Rivoluzione iraniana portò in pochi mesi al rovesciamento dello scià Pahlavi e all'istituzione di una repubblica islamica in Iran. Nel 1979, il Pakistan fu uno dei primi paesi al mondo a riconoscere il nuovo regime repubblicano sorto in Iran: rispondendo rapidamente a questo cambiamento rivoluzionario, il ministro degli esteri del Pakistan Agha Shahi intraprese immediatamente una visita di Stato a Teheran, incontrando il suo omologo iraniano Karim Sanjabi il 10 marzo 1979; entrambi espressero fiducia che l'Iran e il Pakistan avrebbero marciato insieme verso un futuro più luminoso. Agha Shahi tenne poi colloqui con l'ayatollah Ruhollah Khomeini, in cui furono discussi gli sviluppi nella regione.