LAsaccus kermanshahensis è una specie di geco appartenente al genere Asaccus endemica dell'Iran.

Distribuzione e habitat La specie è tipica delle regioni montuose della provincia di Kermanshah - da cui peraltro prende il nome -, nella parte occidentale della catena dei monti Zagros, dove si mimetizza perfettamente tra le rocce calcaree e le scarpate.

Morfologia LAsaccus kermanshahensis è un geco di piccole e medie dimensioni, la sua corporatura è relativamente gracile: la lunghezza muso-cloaca degli adulti non supera i 55 millimetri, mentre la coda, sottile e affusolata, si estende oltre il corpo e contribuisce a slanciarne la figura raggiungendo spesso i cinque o sei centimetri. La testa, leggermente allungata e depressa, termina con un muso appuntito e ospita occhi grandi, con pupilla verticale, che testimoniano l'adattamento notturno della specie.

Per quanto riguarda il cranio e la gola, la specie presenta tratti diagnostici ben riconoscibili. La squama mentale è grande, a forma di campana e più larga che lunga; davanti ad essa la squama rostrale è intera, più di due volte più larga che alta, priva di solco mediano. Subito dietro si trovano due internasali di dimensioni notevoli, a contatto esteso tra loro, con profilo convesso e una depressione poco marcata al centro. Ai lati della regione inferiore del capo si osservano quattro paia di postmentali, circondate da una corona di 21-24 piccoli granuli, mentre lungo la gola si contano 57-58 squame in una fila longitudinale, di tipo liscio e granulare.

La superficie dorsale è ricoperta da un tappeto di minute squame granulari, tra le quali emergono tubercoli più grandi e conici, per lo più lisci, talvolta appena carenati e debolmente appuntiti, irregolarmente distribuiti. Questi rilievi cutanei, separati tra loro da file di quattro fino a sei piccole squame, danno al dorso un aspetto ruvido e disomogeneo e costituiscono uno dei tratti distintivi della specie. La regione ventrale, al contrario, appare liscia e uniforme, con squame cicloidi ed esagonali, piatte e relativamente grandi. Gli arti sono lunghi e sottili, adattati a muoversi con agilità sulle superfici verticali delle pareti rocciose. Le dita si allargano distalmente in ampi cuscinetti adesivi, suddivisi in lamelle oblique, che assicurano una presa salda anche sulle superfici più lisce.

La coda è un elemento particolarmente evidente: lunga e sottile, ornata da tubercoli organizzati in verticilli, ciascuno formato da sei grandi elementi triedrici e carenati che si ripetono in sequenza lungo tutto il segmento, viene spesso portata eretta quando l'animale è in allerta. Se persa per autotomia, ricresce con un aspetto più liscio e privo delle strutture originali.

La colorazione complessiva è sobria ma funzionale al mimetismo. Sul dorso prevalgono tonalità grigie, beige o bruno-sabbia, interrotte da macchie più scure che tendono a formare barre trasversali sfumate. La testa talvolta presenta un reticolo bruno, mentre il ventre resta chiaro, biancastro o giallognolo, privo di disegni.

Dal punto di vista diagnostico, la specie si distingue da altre affini, come Asaccus elisae o Asaccus nasrullahi, per la combinazione di tubercoli dorsali conici ben sviluppati, un numero e una disposizione caratteristici delle lamelle sottodigitali, le proporzioni craniali e della gola, e per il corpo più gracile con disegni meno marcati. Questa morfologia, descritta per la prima volta da Nasrullah Rastegar-Pouyani nel 1996, riflette un adattamento fine all'ambiente roccioso dei monti Zagros, dove il geco conduce vita notturna e si affida alla sua discreta livrea e alla straordinaria agilità per sfuggire ai predatori.

Note

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Categoria:Phyllodactylidae Categoria:Fauna endemica dell'Iran Categoria:Taxa descritti nel 1996