LOlocausto dei proiettili () fu l'insieme dei massacri sistematici perpetrati dai nazisti e dai loro collaboratori, principalmente attraverso fucilazioni di massa, nei territori dell'Europa orientale occupati dalla Germania, in particolare nell'Unione Sovietica, in Polonia e nei Paesi Baltici. Questi eventi, iniziati nell'estate del 1941 in seguito all'invasione tedesca dell'Unione Sovietica, furono un precursore della "soluzione finale della questione ebraica", ovvero l'eliminazione di massa degli ebrei in Europa. A differenza dei campi di concentramento e di sterminio, queste fucilazioni di massa si svolgevano spesso in luoghi aperti, in piena vista dei residenti locali, rendendo la violenza palese e diffusa.
Contesto storico L'Olocausto, ovvero il genocidio sistematico di ebrei europei, rom, omosessuali, comunisti, disabili e altri gruppi perseguitati dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale, ebbe inizio con una brutale ondata di fucilazioni di massa nell'Europa orientale. Con l'ascesa al potere negli anni Trenta, il Partito nazista sviluppò politiche anti-ebraiche volte all'emarginazione e alla privazione dei beni. L'invasione dell'Unione Sovietica nel giugno 1941 segnò una radicale escalation della violenza, con le unità speciali della polizia di sicurezza e del Sicherheitsdienst (SD), note come Einsatzgruppen, che seguirono l'esercito tedesco per condurre una "guerra di annientamento" contro i presunti nemici razziali e ideologici, inclusi ebrei, rom e comunisti.
Queste fucilazioni di massa non avvenivano in segreto, ma in pieno giorno con il coinvolgimento dei collaboratori locali, come soldati e polizia rumeni, ucraini e ausiliari lituani. Si stima che siano stati uccisi fino a 2 milioni di ebrei in questo modo o tramite l'uso di gaswagen nei territori precedentemente occupati dalle forze sovietiche, un numero che rappresenta quasi un terzo delle vittime totali dell'Olocausto. Esempi emblematici di questa violenza includono il massacro di Babij Jar, dove ebrei furono uccisi tra il 29 e il 30 settembre 1941; il massacro di Bogdanovka, in cui tra il 21 e il 31 dicembre 1941 furono assassinati più di ebrei dalle truppe rumene e tedesche, e l'annientamento della comunità ebraica di Eyshishok, dove circa ebrei furono fucilati il 25 e 26 settembre 1941 dall'Einsatzkommando 3 tedesco e dalle forze ausiliarie lituane.
La brutalità e l'impatto psicologico sui carnefici portarono allo sviluppo di metodi di uccisione più "efficienti" e distaccati, culminando nella creazione delle camere a gas nei campi di sterminio come Chelmno, Treblinka, Belzec, Sobibor e Birkenau. Sebbene Auschwitz sia diventato il simbolo maggiormente noto dell'Olocausto e il più grande centro di sterminio tra la fine del 1943 e l'inizio del 1944, gran parte del genocidio si era già consumata in precedenza attraverso le esecuzioni di massa.
Responsabili I principali responsabili furono le Einsatzgruppen, le squadre mobili di sterminio che seguivano l'esercito tedesco nelle retrovie dei territori occupati, suddivise in quattro reparti (A, B, C, D) e ulteriori Einsatzkommando e Sonderkommando.
Un aspetto cruciale dell'Olocausto dei proiettili fu la vasta rete di collaborazione e la passività o complicità delle popolazioni locali. Sebbene le Einsatzgruppen fossero le unità principali, i loro circa uomini non avrebbero potuto compiere massacri di tale portata da soli. Ricevettero un supporto significativo da: Waffen-SS, Ordnungspolizei e Wehrmacht. Forze alleate e collaborazionisti locali: tra questi, soldati e polizia rumeni (a Bogdanovka e Odessa), forze ausiliarie lituane (a Eyshishok e Ponary), e collaborazionisti ucraini (a Babij Jar). Civili locali: la partecipazione fu significativa, a volte attraverso i pogrom spontanei avvenuti prima dell'intervento tedesco, fornendo un "contesto di legittimazione" agli eccidi. Molti assassini e vittime si conoscevano come vicini di casa o colleghi di lavoro. Le figure di spicco nella pianificazione e nell'organizzazione furono Heinrich Himmler, capo supremo delle SS, e Reinhard Heydrich, capo dell'agenzia RSHA. Verso la fine del 1941, Adolf Hitler diede l'approvazione per l'espansione delle operazioni di sterminio.... La decisione di Himmler, in seguito a una sua visita a Minsk nell'agosto 1941, di ricercare metodi di uccisione di massa meno traumatici per gli esecutori, portò allo sviluppo dei gaswagen e, successivamente, delle camere a gas. Ciononostante, le fucilazioni continuarono ad essere il metodo preferito nei territori sovietici occupati.
Gli esecutori erano spesso "uomini comuni" che, pur avendo la possibilità di sottrarsi, aderirono per una combinazione di ideologia razzista, nazionalismo etnico, risentimento, cameratismo militare e la garanzia di impunità offerta dal regime nazista. La popolazione locale, nel complesso, mostrò un atteggiamento ampiamente passivo o "neutrale" di fronte alle violenze. A Babij Jar, alcuni civili ucraini espressero la loro approvazione per "essersi sbarazzati degli ebrei" e collaborarono con i tedeschi, svolgendo compiti come spianare le fosse con i piedi, smistare beni e vestiti delle vittime, cucinare per gli esecutori, o fare da interpreti. Molti altri furono terrorizzati o si limitarono a obbedire agli ordini. Non mancarono tuttavia singoli atti di ribellione e di soccorso da parte di non ebrei, definiti da Vasilij Grossman "bontà illogica". Metodi di esecuzione Le fucilazioni di massa, caratteristica dell'Olocausto dei proiettili, seguivano un processo brutale e sistematico, sebbene non sempre uniforme. Le unità tedesche e i loro collaboratori locali radunavano gli ebrei da villaggi, paesi e città, per poi condurli in luoghi prestabiliti in periferia: le vittime erano spesso costrette a scavare le proprie fosse comuni o venivano portate verso fosse già preparate.
L'umiliazione precedeva la morte: le vittime venivano spogliate dei vestiti e degli oggetti di valore. Testimonianze dirette di sopravvissuti, come quella di Esther G. a Bogdanovka, descrivono una violenza costante e pervasiva, con persone costrette a camminare sui cadaveri e a cercare oro e denaro sui corpi. A Eyshishok, gli uomini ebrei venivano fucilati sul bordo di una fossa precedentemente scavata, mentre donne e bambini rimanevano al mercato dei cavalli, costretti ad ascoltare gli spari. Le donne più giovani venivano stuprate prima di essere uccise. I bambini, in alcuni casi, venivano gettati vivi nelle fosse o dati alle fiamme.
In alcuni casi, i tiratori adottavano una tecnica macabra nota come "Sardinenpackung": le vittime erano costrette a sdraiarsi a terra e venivano fucilate con un colpo alla nuca, le vittime successive erano costrette a sdraiarsi sui corpi cosparsi di terra prima di essere uccise a loro volta. Spesso, familiari e amici erano costretti ad assistere all'uccisione dei propri cari prima di essere fucilati.
L'orrore di questi momenti è vividamente descritto dalle testimonianze. A Babij Jar, Dina Proničeva sentiva le urla di persone in preda al panico e le "candide voci dei bambini chiamare «Mamma, mamma...»". A Eyshishok, Zvi Michaeli, sopravvissuto miracolosamente, ricorda il corpo del padre caduto su di lui nella fossa e il suo sangue.
L'impatto psicologico sugli esecutori Le fucilazioni di massa si rivelarono estenuanti anche per gli esecutori. I comandanti riportavano un diffuso stato di disagio psicologico tra le truppe, con un elevato tasso di alcolismo e il 10% degli esecutori che necessitava di cure psichiatriche. La preoccupazione per l'impatto psicologico sui tiratori, unita all'inefficienza logistica delle fucilazioni, portò allo sviluppo di metodi di uccisione alternativi.
Un momento chiave fu la visita di Heinrich Himmler a Minsk tra il 14 e il 16 agosto 1941. Dopo aver assistito a una fucilazione di un centinaio di giovani ebrei, Himmler apparve visibilmente scosso. Il generale Erich von dem Bach-Zelewski, suo accompagnatore, gli fece notare che quegli uomini erano "finiti per il resto della loro vita" e che stavano diventando "nevrotici o belve brutali". L'incidente, e la consapevolezza che le esecuzioni all'aperto avrebbero logorato psicologicamente gli uomini, rafforzò in Himmler l'idea di trovare una procedura meno stressante che separasse maggiormente il carnefice dalla vittima.
Arthur Nebe, comandante dell'Einsatzgruppe B, concepì l'idea di uccidere le vittime con i fumi di scarico all'interno di furgoni a tenuta d'aria. La proposta fu avallata da Heydrich, poiché tale metodo mirava a rendere l'eccidio "in qualche modo più impersonale" e a ridurre la "tensione" che i metodi diretti creavano negli uomini delle SS. L'uso dei gaswagen, veicoli dotati di motori che pompavano monossido di carbonio negli scompartimenti sigillati dove erano stipati gli ebrei, si consolidò: le vittime venivano asfissiate durante il tragitto verso la fossa comune. Tuttavia, anche i furgoni a gas presentavano problemi logistici, come la difficoltà di muoversi su strade accidentate e la carenza di carburante e pezzi di ricambio. Inoltre, il personale tedesco non gradiva dover rimuovere i corpi e pulire i furgoni. Per questi motivi, le fucilazioni di massa rimasero il metodo principale nei territori sovietici occupati. La scelta di utilizzare il gas, tuttavia, fu un precursore dello sviluppo delle camere a gas nei campi di sterminio in Polonia.
Stima delle vittime Un aspetto ricorrente è la deumanizzazione sistematica delle vittime, che facilitava l'atto omicida e, più in generale, la violenza: ebrei, polacchi e slavi venivano descritti come "bestie," "ammassi di sporcizia," "pidocchi," "plebaglia immonda," "parassiti" o "creature subumane", questa retorica fu cruciale per creare una "mentalità genocida" e permettere ai soldati e alle SS di considerare le loro azioni come una "missione" necessaria.
Le vittime principali furono gli ebrei, ma le uccisioni si estesero anche a polacchi, prigionieri di guerra sovietici, malati di mente e disabili, spesso giustificati con le eufemistiche espressioni "bocche inutili" o "vite indegne di essere vissute". L'Olocausto dei proiettili provocò la morte di circa due milioni di ebrei, un numero che rappresenta quasi un terzo dei sei milioni di vittime totali dell'Olocausto. Le fucilazioni all'aperto causarono circa vittime tra gli ebrei dell'Europa orientale. I due gruppi maggiormente colpiti furono gli ebrei polacchi e sovietici, i quali costituiscono circa il 70% delle vittime totali, evidenziando il carattere prevalentemente est-europeo di questa fase del genocidio.
I principali siti di sterminio si trovano nell'Europa orientale e includono: Ucraina: Bogdanovka, Babij Jar, Kam"janec'-Podil's'kyj, Zhytomir, Odessa. Nel massacro di Bogdanovka, tra il 21 e il 31 dicembre 1941, furono uccisi più di ebrei. Di questi, tra i e i furono bruciati vivi nelle stalle, mentre i restanti furono massacrati in una foresta vicina al campo e lungo le rive del fiume Bug. A Babij Jar, tra il 29 e il 30 settembre 1941, furono fucilati nel burrone ebrei (uomini, donne e bambini). Fino al 1943, in questo luogo furono uccise tra le e le persone, incluse decine di migliaia di rom, di pazienti di ospedali psichiatrici, prigionieri di guerra sovietici, comunisti e civili ucraini. A Kam"janec'-Podil's'kyj, tra il 26 e il 28 agosto 1941, furono uccisi ebrei, inclusi residenti locali ed ebrei deportati dall'Ungheria. A Odessa nel 1941, ebrei furono massacrati con la partecipazione delle autorità rumene. Lituania: Eyshishok, Ponary (vicino a Vilnius), Nono Forte. A Eyshishok, il 25 e 26 settembre 1941, furono fucilati circa ebrei della comunità. Il rapporto Jäger documenta l'assassinio di ebrei, inclusi 989 uomini, donne e 821 bambini. Lettonia: le foreste di Rumbula e Bikernieki (Riga), Liepāja. Bielorussia: Maly Trostenets (vicino a Minsk), Bronna Góra. Polonia: le aree orientali e i campi di Majdanek, Trawniki e Poniatowa.