Il movimento Jangali () è stato un movimento politico attivo negli anni successivi alla rivoluzione costituzionale persiana, più precisamente dal 1915 al 1920. Era guidato da Mirzˊā Kuček Khan Jangali e nacque come risposta al periodo di decadenza politica causato dall'occupazione dell'Iran da parte delle truppe anglo-russe e ottomane nel più ampio contesto della prima guerra mondiale.

Il nome Jangali viene dalla parola jangal (foresta) in quanto le prime attività di guerriglia di questo movimento si tennero nelle foreste del Gilan.

Antefatti

Le relazioni tra gli imperi britannico e russo erano definite in base a un accordo segreto del 1907 che aveva diviso la Persia in due sfere d'influenza controllate dalle due nazioni, lasciando Teheran come zona neutrale. A partire dal 1911 l'Impero russo controllava le province settentrionali della Persia ed esercitava una forte influenza negli affari interni. Nel contempo gli inglesi esercitarono la loro influenza presumibilmente attraverso l'anglofilo Abolqasem Naser ol-Molk, che aveva ricoperto la carica di reggente al posto di Ahmad Shah Qajar dal 1910 al 1914. Per di più, un altro strumento di cui si avvalevano gli inglesi era la gendarmeria (Žāndāmeri-e dawlati) istituita nel 1910 con l'aiuto di ufficiali svedesi per svolgere funzioni di pattugliamento stradale e di polizia nelle zone rurali.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale i due imperi occupanti fecero pressione sui Qajar affinché dichiarassero guerra agli Imperi centrali, ovvero l'Impero tedesco, l'Austria-Ungheria e l'Impero ottomano. Ciò nonostante, la Persia si dichiarò neutrale come atto di preservazione del potere Qajar, dato che lo scoppio della guerra aveva scatenato la nascita di movimenti rivoluzionari che miravano a cambiare la costituzione. Tali agitazioni politiche si verificarono comunque, dato che il nuovo primo ministro Mostowfi ol-Mamalek insediatosi nel 1914 si dimostrava più solidale con le forze tedesche e ottomane in chiave anti-Intesa. In più, i russi avevano ritirato diverse truppe dalle province settentrionali del Paese per rinforzare il fronte caucasico. Tutto questo spinse i britannici a trovare dei nuovi accordi segreti con l'Impero russo, i quali prevedevano l'aggiunta della zona neutrale alla sfera d'influenza britannica e il pieno controllo dell'Iran settentrionale da parte degli zaristi.

Nell'autunno del 1915 Teheran venne presa d'assalto dai rivoluzionari costituzionalisti, appoggiati dai tedeschi, che avevano pianificato il disarmo della brigata cosacca persiana. Il Partito Democratico fece pressione su Mostowfi ol-Mamalek affinché negoziasse un trattato con il ministro tedesco Enrico XXXIII di Reuss-Köstritz e ciò allarmò la Russia, che inviò un suo contingente verso Teheran, allarmata da una possibile dichiarazione di guerra persiana all'Intesa. L'allentamento delle pressioni da parte dell'esercito zarista nel Gilan contribuì a generare il caos nella regione, nella quale nemmeno il governo centrale riusciva a far rispettare l'ordine pubblico. La popolazione locale iniziò a manifestare contro i proprietari terrieri e gli agenti russi e organizzò alcuni scioperi sindacali, poi all'inizio del 1915 si verificarono disordini diffusi in tutto il Gilan.

L'ascesa del movimento Jangali In questo caotico contesto nacque il movimento Jangali, capeggiato dal rivoluzionario Mirzˊā Kuček Khan Jangali e intento a liberare il Gilan dall'esercito russo. Questi guerriglieri si distinsero rapidamente dagli altri banditi in quanto processavano e giustiziavano i loro ostaggi. Si finanziavano rapendo individui facoltosi, in particolare proprietari terrieri, per riscattare ingenti somme di denaro.

La prima operazione documentata del movimento Jangali si tenne nell'ottobre del 1915 con la presa di Rasht, durante la quale il movimento sopravvisse alla repressione da parte di due proprietari terrieri vicini al governatore della città e anche a quella da parte dell'esercito russo. Successivamente, un gran numero di truppe russe provenienti da Rasht, Anzali, Menjil e Zanjan ebbe la meglio sui Jangali, ma questi si riorganizzarono in poche settimane e resistettero contro l'esercito zarista fino alla rivoluzione russa del 1917, che sancì la capitolazione della corona pietroburghese. Fino a quel momento, i Jangali erano composti da piccoli borghesi, pescatori di Anzali, braccianti agricoli, piccoli proprietari terrieri che subivano la pressione della loro controparte più grande e influente, prigionieri di guerra turchi fuggiti, contadini e anche alcuni agitatori bolscevichi provenienti dal Caucaso.

Proprio i contadini ebbero un ruolo importante nella lotta al feudalesimo dei russi, che avevano iniziato a comprare terreni nel Gilan per espandere le proprie attività commerciali, spingendo i proprietari terrieri locali a diventare sudditi russi e compiacendoli, e nel contempo marginalizzando completamente la popolazione contadina. A essi si unì poi tutta quella classe lavoratrice piccolo borghese che era stata penalizzata dall'afflusso di merci russe nella regione. La città di Talesh fu il principale teatro di scontro tra i ribelli Jangali e la classe imprenditoriale russa: nel 1915 ad esempio vennero incendiate le fabbriche degli imprenditori zaristi Akaki Khoshtaria e Stepan Lianozov. In risposta a ciò vi furono rappresaglie in tutto il Gilan, sia da parte dell'esercito russo che delle autorità persiane, che sfociarono in terribili saccheggi come quello dello shahrestān di Fuman nel novembre del 1915.

I Jangali avevano come principale base le campagne del Gilan, e le loro attività consistevano anche nell'estorcere denaro ai ricchi in cambio di riscatti, in particolare ai danni dei proprietari terrieri, a cui i Jangali imponevano di pagare le tasse a loro invece che al console russo o al governatore del Gilan. Dopo la sconfitta iniziale del gennaio 1916, i Jangali si riorganizzarono diventando un vero e proprio esercito partigiano. Nel dicembre 1916 la loro influenza si era estesa fino alle porte di Rasht, a tal punto da imporre tasse anche sui terreni della periferia del capoluogo di provincia. I proprietari terrieri cercarono invano un supporto da parte delle autorità russo-persiane nel sconfiggere il movimento Jangali, o quanto meno nel cercare un accordo. I ribelli però si fecero via via sempre più intransigenti, tant'è che nella primavera del 1917 avevano il controllo di gran parte del Gilan e confiscarono le terre dei grandi proprietari terrieri che continuavano a opporvi resistenza. La loro ascesa fu favorita anche dalla rivoluzione russa, sulla cui scia i russi stabilirono relazioni amichevoli con i ribelli e firmarono un accordo che garantiva l'evacuazione delle loro truppe dal Gilan. Da allora in poi, a parte qualche piccolo incidente, persino le autorità diplomatiche e militari zariste si astennero dallo scontro con i rivoluzionari. Poco dopo, la riconquista ottomana dell'Azerbaigian iraniano e di Tabriz nel maggio 1917 facilitò ulteriormente l'avanzata dei Jangali.

Grazie all'amministrazione dei Jangali si vide un aumento della partecipazione popolare all'attività politica: diverse forze politiche organizzarono assemblee pubbliche e nelle città furono istituiti degli anjoman (associazioni). Su iniziativa dei contadini locali si assistette alla confisca e alla distribuzione delle terre di Lasht-e Nesha, e nacquero anche diversi giornali, di cui il più importante e longevo era Jangal. Tra le riforme più importanti portate avanti dai Jangali si menzionano l'esenzione provvisoria dei contadini dal pagamento dei tributi e la ridistribuzione dell'acqua alle fattorie, misure che aumentarono la produttività agricola del Gilan, un caso d'eccezione se si considera che nel resto della Persia regnava la carestia.

Il radicalismo e la graduale perdita del potere

Dopo la rivoluzione russa i Jangali strinsero ottimi rapporti con i bolscevichi e intrapresero iniziative volte a monopolizzare il potere politico, come ad esempio la soppressione di alcune organizzazioni (specie terroristiche) e l'assorbimento di altre all'interno del movimento. L'intera organizzazione visse una radicalizzazione che sfociò nel completo disaccordo con la monarchia e nella richiesta formale di spartizione delle terre tra i contadini. A ciò si aggiunsero anche misure sempre più severe nei confronti dei proprietari terrieri.

All'inizio del 1918 i Jangali si mossero per organizzare la presa di Teheran contando sull'appoggio dell'Azerbaigian iraniano e dei bolscevichi, un'alleanza che tuttavia non si vide concretizzata. Inoltre, nel Gilan approdò Lionel Dunsterville a capo della Dunsterforce e i rapporti tra i ribelli locali e gli inglesi si inasprirono. I britannici presero in ostaggio il politico iraniano Soleiman Eskandari, e in risposta i Jangali rapirono il viceconsole britannico ad interim Charles Maclaren e il maggiore Noel Oakshot e il capitano Edmond Noel. Gli inglesi dunque firmarono un accordo segreto con il controrivoluzionario Lazar Fëdorovič Bičerachov e con alcuni dashnak della Federazione rivoluzionaria armena in Iran per attaccare i Jangali a Menji e per liberare gli agenti Oakshot e Noel. Ciò consentì alla Dunsterforce di stabilirsi a Rasht, e in breve tempo i britannici ottennero il controllo di gran parte della nazione, con il benestare del primo ministro anglofilo Vosough od-Dowleh insediatosi nell'agosto 1918. A quel punto, i panislamisti del movimento Jangali furono costretti a scendere a patti con gli inglesi e a respingere una volta per tutte le aperture turche.

Dopo gli accordi con i britannici, l'intero movimento Jangali visse un momento di declino e una trasformazione ideologica che portò al ridimensionamento dei suoi obiettivi. La sinistra era delusa dalle azioni turche nell'Azerbaigian iraniano e nel Caucaso e si considerava in uno stato di tregua armata con gli inglesi, mentre l'ala destra decise di abbandonare il movimento, spinta dall'imminente sconfitta delle Potenze Centrali nella prima guerra mondiale.

Il maggiore esponente della destra Ahmad Kasmaei approfittò dell'assenza di Kuček Khan per stringere un accordo con il governo di Teheran che prevedeva la presa di controllo di 2000 partigiani Jangali e delle loro armi da parte delle forze governative. D'altro canto, il 29 marzo 1919 gli inglesi attaccarono i Jangali assieme ai proprietari terrieri e ai mullah, e l'ala sinistra del movimento si scisse tra socialisti capeggiati da Kuček Khan e bolscevichi rappresentati da Eskandar Khan Davidkhanian, Mirza Esmail Jangali ed Ehsanollah Khan Dustdar.

Alla fine di marzo del 1919 gli inglesi consegnarono il loro ultimatum ai Jangali, chiedendone la resa. I partigiani Jangali riuscirono tuttavia a riorganizzarsi, soprattutto grazie all'appoggio di contadini che si erano ribellati nuovamente ai proprietari terrieri e alla Brigata cosacca dei Qajar. Strinsero poi alleanze con i bolscevichi del Caucaso infiltratisi nel Gilan e ciò portò alla costituzione del Partito Socialista formato dalla frangia Jangali di Kuček Khan.

Le rivendicazioni politiche dei leader radicali del movimento Jangali culminarono infine nella fondazione della Repubblica Sovietica del Gilan.

Note

Bibliografia

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Categoria:Movimenti politici Categoria:Storia dell'Iran