Biografia Nato a Rio nell'Elba nel 1797, Lorenzo Fineschi apparteneva a una nobile famiglia del Principato di Piombino. Era figlio di Teofilo Fineschi, tesoriere generale del Principato di Piombino, e di Caterina Soldani, figlia di Sebastiano Soldani e Lucia Claris. Era inoltre nipote di Francesco Fineschi, commissario del principe Felice Baciocchi.

Nel 1808 fu ammesso al Collegio Felice di Lucca. Completati gli studi, nel 1818 entrò come cadetto nella Scuola del Reale Corpo d'Artiglieria di Livorno, istituita l'anno precedente dal granduca Ferdinando III di Toscana, iniziando la carriera militare nel 1825 quale ufficiale di artiglieria delle truppe del Granducato di Toscana.

Nel 1838 sposò a Porto Santo Stefano Elisa Lubrano, figlia del tenente colonnello Francesco Lubrano, comandante della Piazza di 3ª classe di Porto Santo Stefano e successivamente della Piazza di 1ª classe di Orbetello. Dall'unione nacquero due figli: Adolfo, futuro tenente generale del Regio Esercito Italiano, che nel 1873 sposò la nobile Maria Lavinia Sergardi, figlia del senatore Tiberio Sergardi, e Adele, che nel 1863 sposò il nobile dottor Bernardino Riccomanni, figlio di Giovanni Battista Riccomanni e Caterina Spennazzi.

La sua carriera militare si svolse interamente nell'esercito granducale. Nel 1851 fu promosso maggiore e gli venne affidato il comando del battaglione di artiglieria da piazza.Lorenzo Fineschi, comandante del battaglione di artiglieria da piazza (1851) Due anni più tardi assunse il comando del 1º battaglione cannonieri Guardacoste continentali e, nel gennaio 1854, fu promosso tenente colonnello, ottenendo contemporaneamente il comando della Piazza militare di 1ª classe di Orbetello e del 3º battaglione Cacciatori Volontari di Costa.Comandi Militari di Piazza del Granducato di Toscana (1850)

Nel 1858 raggiunse l'apice della propria carriera, venendo nominato ispettore generale del Real Corpo di Artiglieria e, nello stesso anno, Capo di stato maggiore generale del Granducato di Toscana, in sostituzione del colonnello Carlo Ripper,Karl von Ripper, italianizzato in Carlo Ripper, fu cavaliere di II classe dell’Ordine del merito militare toscano, cavaliere dell’Ordine imperiale di Leopoldo d'Austria e decorato con la II classe della Croce austriaca al merito militare. Morì il 3 luglio 1866, mentre comandava l'Imperiale e Regio 45º Reggimento di fanteria «Arciduca Sigismondo», durante la battaglia di Königgrätz. trasferito al comando della Piazza di 1ª classe di Livorno.

Dopo la partenza in esilio del granduca Leopoldo II di Toscana, accompagnato dal tenente generale Federigo Ferrari da Grado, comandante generale delle truppe granducali, il governo provvisorio toscano lo promosse colonnello di fanteria e lo nominò, nel 1859, governatore civile e militare dell'Isola d'Elba, incarico tradizionalmente affidato a ufficiali superiori dell'esercito e dipendente direttamente dal Comando generale delle truppe del Granducato.

Nel corso dei convulsi mesi della transizione istituzionale fu dapprima richiamato in disponibilità presso il Comando generale, quindi nuovamente destinato al governo dell'isola d'Elba e, infine, collocato anticipatamente in congedo il 2 giugno 1859.

Dai carteggi del barone Bettino Ricasoli, futuro Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia e tra i principali protagonisti degli avvenimenti che portarono alla caduta del governo granducale nel 1859, emerge anche un giudizio sul colonnello Fineschi. Il colonnello viene infatti descritto come «ottima persona»; si aggiunge, tuttavia, che «non sembra all'altezza del posto che occupa in queste congiunture», poiché all'isola d'Elba si riteneva necessario un «governatore patriottico», capace di contrastare gli «illiberali, alquanto potenti per la loro posizione sociale». Secondo quanto emerge dalla corrispondenza, Fineschi non appariva pienamente allineato al nuovo indirizzo politico del governo provvisorio e fu quindi collocato in congedo, analogamente a numerosi altri funzionari e ufficiali civili e militari del Granducato.

Successivamente la Procura generale presso la Corte dei conti tentò di ottenere la revoca del trattamento pensionistico, ma il Consiglio di Stato respinse la richiesta il 19 settembre 1859, rilevando che l'ufficiale non era stato destituito per una delle gravi cause previste dalla normativa vigente,Articolo 2 della legge del 22 novembre 1849. bensì semplicemente collocato in congedo, e che il mutamento dell'assetto politico-istituzionale non costituiva, di per sé, motivo sufficiente per la perdita del diritto alla pensione.

Morì a Firenze il 6 marzo 1860 e fu sepolto nella chiesa di San Marco Vecchio.

Onorificenze Onorificenze toscane

Note

Bibliografia

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