Biografia Di famiglia patrizia pisana, era figlio del conte balì Giovan Francesco (1742-1846) e della nobile Luisa del cav. Simone Seghieri-Bizzarri.portò in dote il palazzo Seghieri a Pisa, poi Sanminiatelli ed infine Boilleau Si sposò con Eugenia del march. Simone de Gentile-Farinola ed ebbero come figli: Giovanni, incaricato di affari presso la corte di Vienna; Fabio, Ambasciatore fu vice-console a Bastia per il Granducato di Toscana nel 1859, successivamente proseguendo la carriera diplomatica con il Regno d'Italia, Ministro residente in Cile nel 1875 e poi Ambasciatore a Cettigne in Montenegro; fu a lui a cui si rivolse il presidente Francesco Crispi, per procurare segretamente una foto della principessa Elena, da mostrare ai Sovrani e a Vittorio Emanuele, Principe di Piemonte ; Ginevra e Vittoria. Suoi nipoti, figli del fratello Ferdinando, furono, Alessandro, Cardinale di S.R.C. e Luigi, deputato al parlamento nazionale.

Entrò in magistratura dal 1827 e partecipò alle riforme dell’ordine giudiziario toscano. Era Procuratore generale alla Corte di Appello di Firenze, quando gli elettori lo mandarono al Parlamento toscano nel '48, in un periodo di grandi movimenti nella storia d’Italia e nell’agosto dello stesso anno, accettò l’incarico di Ministro dell’Interno, con Gino Capponi, Primo ministro. Un estratto del suo discorso-programma, pronunciato il 20 Agosto 1848:

Momento d’aspettazione è questo per l’Italia. I disastri patiti dalle nostre armi in Lombardia sospesero la guerra e daranno luogo a trattative di pace; e gli animi ondeggiano fra i timori e le speranze. Ora la Toscana, lungi dal rimanere spettatrice di questo agitarsi delle sorti italiane, deve anzi parteciparvi, come le si appartiene, intervenendo nei negoziati con ogni mezzo più efficace e facendo valere i diritti che le diedero, in faccia all’Europa e in faccia all’Italia, la lealtà della sua politica e la generosa persistenza dei suoi propositi. Sarà però cura speciale del Governo di provvedere alla guerra, nel caso si debba riaccendere; o quando essa cessi per via d’accordi, di promuovere per quanto è in noi la indipendenza d’Italia, e mantenere quel principio di nazionalità, senza il quale non potrebbe aversi pace onorata e durevole. Massima direttiva di ogni nostro atto sarà quindi la Monarchia costituzionale consolidata e svolta secondo che i tempi vorranno, e tutelata dalla Federazione italiana del pari necessaria a difendere i diritti imprescrittibili della Nazione, e le pubbliche libertà.

L’esperienza al governo, durò settanta giorni. Nel 1849 fu Prefetto di Firenze e il 7 dicembre 1850 fu nominato regio procuratore generale presso la Suprema Corte di Cassazione, carica tenuta per circa dieci anni, con la fine del Granducato di Toscana.

Onorificenze

Note

Bibliografia

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Categoria:Ministri del Granducato di Toscana