La storia degli ebrei in Calabria (, , Kalavriya) tratta della storia delle comunità ebraiche presenti nella suddetta regione. Gli ebrei sono presenti in Calabria da almeno 1600 anni e forse anche da 2300 anni, essi hanno avuto una notevole influenza su molti ambiti della vita e della cultura ebraica. Gli ebrei di Calabria sono simili ai vicini ebrei di Sicilia, ma vengono considerati separati. Tuttavia, gli ebrei di Calabria e gli ebrei di Puglia sono storicamente la stessa comunità, solo che oggi sono considerati separati. Occasionalmente, normalmente da parte degli stranieri, si fa confusione tra la comunità ebraica meridionale di Reggio Calabria e la comunità ebraica settentrionale di Reggio Emilia.

Antichità Si presume che la storia degli ebrei in Calabria risalga a diversi secoli prima della nascita di Cristo. Mentre ci sono prove di ebrei ellenizzati che vivevano nelle colonie greche della Magna Grecia, non ci sono prove dirette di una presenza ebraica in Calabria, allora chiamata Bruzio, fino a molto più tardi. Tuttavia, le leggende affermano che molti schiavi ebrei furono portati in Calabria dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nell'anno 70 d.C. Altre leggende affermano che furono gli ebrei ellenizzati dall'Egitto a introdurre il frutto sacro Etrog in Calabria durante il periodo della Magna Grecia. Questo frutto, noto comunemente come Cedro di Diamante o Cedro di Calabria viene chiamato dagli ebrei come "Yanover Esrog". In Calabria, questo frutto viene coltivato nella Riviera dei Cedri, una regione storica che parte da Praia a Mare e comprende San Nicola Arcella, Scalea, Santa Maria del Cedro, Diamante e Belvedere Marittimo. Gli ebrei del movimento Chabad Lubavitch credono che Mosè abbia utilizzato proprio un cedro calabrese durante la prima festa di Sukkot. Un liquore kosher fatto con il cedro calabrese è disponibile in commercio.

Oggi in Israele, uno degli alberi più coltivati e utilizzati per la riforestazione è noto come Pino calabrese.

La prima menzione datata delle comunità ebraiche in Calabria risale all'anno 398, ad opera di funzionari romani al servizio dell'imperatore d'Occidente Onorio. Alcune città antiche note per aver ospitato una comunità ebraica erano Reggio e Catanzaro. Oggi sopravvivono ancora alcuni resti fisici dell'antica comunità ebraica calabrese. Ad esempio, i resti della sinagoga di Bova Marina del IV secolo si trovano nella città di Bova Marina. Un altro esempio è un'iscrizione che menziona la Calabria nelle catacombe ebraiche di Monteverde a Roma. Queste catacombe furono in uso dal I al III secolo.

Un'altra leggenda popolare narra che dopo il Sacco di Roma del 410, Alarico, re dei Visigoti, carico di bottini romani, inclusi i resti sacri del Tempio di Gerusalemme, muovesse verso il sud, progettando il passaggio in Africa. Ma una morte improvvisa lo colse quando giunse in Calabria. Allora si credette che quelle ricchezze, e con esse il tesoro del tempio, fossero state nascoste e sepolte sotto il fiume Busento, a Cosenza.

Nell'anno 925, un esercito di musulmani fatimidi, guidato da Ja'far ibn Ubaid, invase la Calabria, devastando la popolazione ebraica. Fu durante questo periodo che Shabbetai Donnolo fu fatto prigioniero. In seguito divenne il medico di corte bizantino in Calabria e qui scrisse molte delle sue opere più famose su medicina e teologia.

Medioevo Durante il primo periodo del Medioevo, Calabria, Basilicata e Puglia, che formavano il Catepanato d'Italia, erano sotto il dominio bizantino. La Calabria era un importante centro commerciale. Durante questo periodo la popolazione ebraica calabrese, stimata intorno alle 12.000 unità, prosperò. Molti ebrei erano prosperi mercanti che dominavano settori come il commercio della seta e la tintura. Per gli ebrei di Calabria, come per la maggioranza degli ebrei in Europa, il prestito di denaro era un'importante fonte di entrate.

In Calabria molti ebrei vivevano in quartieri segregati, detti "Giudecche". In alcuni comuni della Calabria sono presente vie o vicoli che ricordano una presenza ebraica, ma le giudecche vere e proprie erano presenti nei paesi più grandi, come la Giudecca di Reggio Calabria e quella a Nicastro. Nel loro periodo di massimo splendore, gli ebrei calabresi, insieme a quelli del resto dell’Italia meridionale, costituivano la comunità ebraica più numerosa d’Europa dopo quella della penisola iberica.

Con la conquista normanna del Mezzogiorno, le comunità ebraiche della Calabria si unirono a quelle delle altre regioni meridionali, trovando protezione sotto il Regno di Sicilia. Roberto il Guiscardo incoraggiò gli ebrei di Catanzaro a dedicarsi a diversi mestieri agricoli. A differenza di molte comunità ebraiche dell’Europa occidentale, gli ebrei calabresi riuscirono in gran parte a sfuggire alle persecuzioni del periodo. Beniamino di Tudela menzionò gli ebrei di Calabria durante il suo viaggio di ritorno in Spagna intorno al 1175.

Dopo secoli di relativa pace e prosperità sotto il Regno di Napoli, la persecuzione degli ebrei calabresi ebbe inizio nel 1288 con le accuse di omicidio rituale. Sotto il regno di Carlo II d’Angiò, e con il sostegno dei frati domenicani, prese avvio il declino delle comunità ebraiche della regione. In quegli anni molti ebrei calabresi, insieme ai loro beni, si trasferirono verso comunità ebraiche della Francia e dell’Italia settentrionale, mentre altri furono costretti a convertirsi al cristianesimo. Questi convertiti, nell’Italia meridionale, erano conosciuti come Neofiti.

Nel 1348, durante la peste nera, un ebreo di nome Agimet di Ginevra, arrestato a Châtel e sottoposto a tortura, confessò di aver gettato veleno nei pozzi e nelle fontane di numerose città. Dichiarò di aver ricevuto il veleno da un rabbino di Chambéry con l’incarico di spargerlo a Venezia e in altri luoghi. Nella sua deposizione affermò di aver avvelenato cisterne e fontane a Venezia, in Calabria, in Puglia, a Tolosa e diverse altre città costiere sul Mediterraneo. Questa confessione, estorta sotto tortura, fu usata come ‘prova’ della colpevolezza ebraica e contribuì ad alimentare il clima d’odio che portò al pogrom di Strasburgo.

I primi libri ebraici composti in Europa furono stampati a Reggio da Abraham Garton nel 1475. Una via del centro di Reggio Calabria è denominata via Aschenez, dal nome di un personaggio biblico che, secondo alcune leggende, sarebbe un antico progenitore dei reggini. Oltre al primo libro ebraico stampato, anche il primo commento ebraico all'Hagaddah apparve a Reggio, nel 1482.

Una breve rinascita delle comunità ebraiche calabresi ebbe inizio con l’arrivo degli ebrei sefarditi in fuga dal loro paese dopo l'approvazione del Decreto di Alhambra del 1492, che ordinava l’espulsione degli ebrei dalla Spagna. Un’ulteriore ondata di rifugiati giunse in Calabria l’anno successivo, in seguito all’espulsione degli ebrei dalla Sicilia, mentre anche gli ebrei dell’isola di Sardegna si reinsediarono nella regione. Nel 1510, la prima di una serie di espulsioni ebraiche iniziò in Calabria. Il colpo finale agli ebrei calabresi culminò quando l'Inquisizione spagnola raggiunse finalmente la Calabria. Nel 1541, la Chiesa cattolica ordinò agli ultimi ebrei della Calabria di andarsene o di convertirsi al cattolicesimo. Per coloro che potevano permetterselo, si trasferirono principalmente in città greche come Arta, nell'isola di Corfù e a Salonicco, dove gli ebrei calabresi costituivano quattro delle trenta sinagoghe della città. Una sinagoga calabrese era presente anche a Costantinopoli. Quattro secoli più tardi, gli ultimi discendenti degli ebrei calabresi residenti in Grecia sarebbero periti durante l’Olocausto.

Gli ebrei calabresi troppo poveri per emigrare durante l’Inquisizione furono costretti alla conversione forzata, mentre le loro sinagoghe furono trasformate in chiese: ad esempio, la sinagoga di Catanzaro divenne la chiesa di Santo Stefano. I convertiti, molti dei quali continuarono a praticare segretamente il giudaismo, erano conosciuti in ebraico come Anusim. Nonostante la loro conversione al cattolicesimo, questi ebrei calabresi subirono continue discriminazioni e furono spesso relegati a vivere come cittadini di seconda classe.

Età moderna

Benedetto Musolino (1809–1885), esponente di una nobile famiglia calabrese e non ebreo (goy), nel 1851 redasse Gerusalemme e il Popolo Ebreo, un progetto che proponeva la fondazione di uno Stato ebraico in Palestina, allora sotto dominio ottomano, con l’ebraico come lingua nazionale. L’opera non fu pubblicata al tempo; se lo fosse stata, avrebbe anticipato di quarantacinque anni Der Judenstaat di Theodore Herzl.

Durante la seconda guerra mondiale, Benito Mussolini costruì il Campo di internamento di Ferramonti di Tarsia vicino a Cosenza. Molti dei prigionieri erano ebrei provenienti da tutta Europa che erano fuggiti in Italia per sfuggire all'Olocausto. Tuttavia, il campo di internamento di Tarsia non era un campo di sterminio e la stragrande maggioranza degli ebrei sopravvisse illesa alla guerra.

Oggi, oltre cinquanta discendenti di neofiti calabresi hanno fatto rinascere una piccola comunità ebraica nella regione. Nel 2007 è stata consacrata, dopo cinquecento anni, la prima sinagoga calabrese: la Ner Tamidovvero Fuoco eterno del Sud di Serrastretta, affiliata all’ebraismo ricostruzionista e punto di riferimento per la comunità locale. Questa rinascita è legata soprattutto all’impegno del rabbino progressista Barbara Aiello, attiva anche nella comunità italoamericana. Gli sforzi del rabbino hanno spinto alcuni italoamericani di origine calabrese a riscoprire possibili radici ebraiche familiari. Naturalmente, la maggior parte degli italoamericani discende da famiglie cattoliche, e nel contesto del melting pot di New York e di altre città statunitensi le comunità si sono spesso mescolate tra loro. Tuttavia, in diversi casi è emersa la memoria di origini ebraiche nascoste, riflessa in pratiche e rituali ancora presenti in alcune famiglie. Secondo Aiello, molti rituali di origine ebraica sopravvivono ancora in alcune famiglie calabresi: dall’accensione delle candele del venerdì sera all’astensione dal consumo di maiale, crostacei o carne mescolata con latticini. Persistono anche usanze di matrice cabalistica, come appendere un filo rosso sopra la culla di un neonato o legarlo al polso come protezione.

Note

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Categoria:Storia della Calabria ebraica