La mitologia baltica è il complesso dei miti pre-cristiani presso gli antichi popoli balticiOssia i Pruzzi, i Galindi e i Sudoviani nell'odierna Lituania, i Semigalli e i Selonici nella regione centrale meridionale dell'odierna Lettonia, i Curi nella regione occidentale, i Letgalli nella regione orientale, i Latgolici nella regione settentrionale, gli Osiliani nell'isola di Saaremaa. Si noti che i Livoni, stanziati tra la Lettonia e l'Estonia, pur condividendo il territorio con le tribù baltiche, sono di origine ugro-finnica.. Tali sistemi religiosi hanno radici nella mitologia protoindoeuropea.
A parte deve essere considerata la mitologia della quasi totalità delle tribù estoni, in quanto di derivazione ugro-finnica.
La regione baltica è stata l'ultima parte dell'Europa ad essere cristianizzata, processo iniziato con le crociate del Nord nel 1198 e continuato fino al XVII secolo.
Fonti
Mentre gli attigui popoli germanici orientali adottarono, in maniera molto limitata, un alfabeto detto runico, le popolazioni baltiche non svilupparono sistemi di scrittura durante il periodo pagano, o perlomeno non è pervenuto alcun testo scritto.
La ricostruzione delle mitologie e dei rituali più antichi è avvenuta, oltre con il rinvenimento di manufatti archeologici (vedi cultura di Narva e cultura della ceramica cordata), tramite il metodo comparativo applicato all'etimologia e alla mitologia dei vari popoli coevi. Particolarmente utile si è rivelata la indoeuropeistica applicata alle lingue baltiche, ritenute dagli studiosi piuttosto conservative (causa anche la presenza nel territorio di un gran numero zone paludose e laghi che limitavano lo spostamento e la comunicazione tra le tribù), per cui hanno mantenuto i riflessi dei miti protoindoeuropeiA titolo di esempio, gli indoeuropei gemelli divini sono particolarmente ben rappresentati dai Dieva déli (i lettoni "figli di dio") e Dievo súneliai o "Ašvieniai" (i lituani "figli di dio"), che corrispondono agli Ashvin vedici, ai Nara-Narayana hindi, ai Dioscuri greci, agli Alcis germani, i Palici siculi, i Romolo e Remo romani, i Hengist e Horsa anglosassoni. Secondo il folklore baltico, erano figli di Dievas (dal protoindouropeo *Dyeus, "dio", "cielo"). Da notare come il lituano Ašvieniai e il vedico Ashvins abbiano stessa radice protoindoeuropea *ek'w-, ossia "cavallo", radice che si ritrova anche in ašva che in lettone significa cavallo, come anche nel sanscrito ashva. Associati ai fratelli e al padre, ci sono due divinità femminili, la personificazione del sole Saule (in lettone "sole") e Saules meita (in lettone "figlia del sole") (cfr. )..
A queste si aggiungono fonti pervenute da missionari e cronisti medievali, tra cui si ricorda il vescovo Cristiano di Oliwa (morto nel 1245), autore del Liber filiorum Belial, Pietro di Duisburg (morto dopo il 1326) autore Chronicon terrae Prussiae, la raccolta delle lettere del 1418 del vescovo di Warmia a Papa Martino V nota come Collato Episcopi Varmiensis, Simon Grunau (morto nel 1530 circa), autore della Preussische Chronik, il trattato di Christburg del 1249, le Constitutiones Synodales e il Libro Sudoviano (lituano: Sūduvių knygelė) entrambi redatti nella prima metà del 1500. Infine, un rilevante numero di miti, per quanto rielaborati nel corso dei secoli, sono pervenuti esclusivamente tramite la tradizione orale, incorporati nel folklore delle attuali popolazioni baltiche.
Le varie fonti medievali propongono liste di divinità non coincidenti. Parte di queste differenze possono essere ricondotte alla presenza di panthea non unificati non solo tra prussiani, lituani e lettoni, ma anche variabili tra le singole tribù dislocate sul territorio, come in parte all'uso di differenti termini, epiteti e kenningar per indicarli, poi riportati come divinità distinte dai cronisti cristianiFacendo un parallelismo con la mitologia romana, si ricorda che Giove aveva un centinaio di epiteti.
Periodo arcaico
Dalle sepolture e dai ritrovamenti risalenti al Neolitico (incisioni di osso con teste di uccelli, amuleti con serpenti, bastoni con teste d'alce) si può ipotizzare che si era formato un elaborato complesso di credenze animistiche.
Le regioni baltiche furono abitate, a partire dal III millennio a.C., dalla cultura della ceramica cordata, il cui uso di seppellire i defunti in sepolture a pozzetto sotto bassi cumuli, con ricchi corredi funerari, dimostra la fede nella vita dopo la morte. Il corredo funerario maschile comprendeva una tipica ascia da combattimento in pietra, mentre quelli femminili dei gioielli. Altri doni funerari erano costituiti da bicchieri di ceramica, spesso decorati con impressioni a corda.
In questo periodo, secondo Marija Gimbutas, l'iniziale struttura mitologica era basata su un'organizzazione matriarcale dove le varie divinità femminili rappresentavano i vari componenti della natura, come la Terra, l'Acqua, l'Aria, il Cielo, la Luna ecc. Successivamente vi fu uno sviluppo su formato patriarcale dove molte delle femminili persero influenza.
Se a partire dall'età del ferro le popolazioni negli attuali paesi baltici si possono raggruppare nella cultura baltica occidentaleDivisibile in più culture e gruppi come la cultura di Bogaczewo, la cultura sudoviana, la cultura sambiana-notangiana, il gruppo di Olsztyn, il gruppo di Elbląg ecc., nei territori della attuale Polonia si sviluppò, tra il 600 a.C. e il 200-150 a.C., la cultura pomerana che Marija Gimbutas ascrive anch'essa alla cultura baltica occidentale, quando secondo la scuola tedesca rappresenterebbe un'antica cultura che marcò un primo confine fra Germani e Balti, mentre gli studiosi slavi preferiscono identificarla come un'antica cultura proto-slava. Dalla cultura pomerana succedé la Cultura di Oksywie.
Nel De origine et situ Germanorum, del 98 d.C., Tacito parla degli "Aistian" o "Aesti", gente che viveva sulla costa orientale del mar Baltico, come gli unici raccoglitori di ambra. Così scrive:
Le grandi migrazioni Oltre alle differenze tra le varie tribù, si suppone che siano incorsi continui cambiamenti nel tempo, in particolare durante il periodo delle grandi migrazioni (Völkerwanderung) tra il III e il V secolo, che cambiò profondamente la distribuzione dei popoli in tutti i territori circostanti.
A partire da tale periodo le tribù baltiche subirono una forte pressione da parte di quelle germaniche, che portò l'abbandono dei territori più meridionali, per insediarsi nelle zone più a nord e, nel caso dei Galindi, a migrare più ad oriente fino alle attuali Bielorussia e oblast' di Mosca.
Attorno all'VIII secolo si diffuse l'usanza della cremazione dei defunti. Rivestiva sempre un ruolo centrale la Natura, da cui gli esseri umani dipendono e nella quale la divinità era visibile in tutti i fenomeni fisici, ma che assumeva rappresentazioni antropomorfe distinte a seconda della manifestazione. L'influenza dei popoli circostanti si riversava però anche nel culto. In particolare, alla dominazione slava di gran parte dei territori verso il X secolo si deve la preminenza del dio Perkūnas durante l'ultimo periodo prima della cristianizzazione.
I miti sulla creazione sono pervenuti attraverso storie di folklore piuttosto recente e in un numero assai ridottoUno dei pochi noti, la storia di Jūratė e Kastytis, nel quale si spiega l'origine dei ricchi depositi di ambra lungo le coste lituane, fu pubblicato la prima volta da Liudvikas Adomas Jucevičius nel 1842, pertanto non si può escludere che siano frutto di rielaborazioni successive. Si potrebbe ipotizzare che la funzione unica delle divinità fosse stata piuttosto quella di conservare l'ordine del cosmo, della natura e della società.
Divinità principali Lo storico delle religioni Régis Boyer evidenzia come molte delle culture indoeuropee tendono ad adottare divinità che inizialmente si limitano a personificare gli elementi naturali come il Cielo, il Giorno, la Notte, la Terra, l'Oceano, il Tuono, il Vento e, riprendendo Georges Dumézil, nota come tali religioni presentino ovunque delle triadi divine e la nozione di "Destino".
Diẽvas/Dievs Attorno al X-XII secolo si riscontra stabilmente tra le divinità maggiori la personificazione del Cielo, Diẽvas (in lettone Dievs, in lituano Dievas, in antico prussiano Deivas "dio, signore") che anche nel nome corrisponde al greco Zeus, al sanscrito Dyaus(-pitā) e al latino Iu(piter). Viene rappresentato come un re con copricapo, tunica e spada. Secondo il mito abita "oltre le colline" (o sulla montagna celeste) dove vive di caccia e agricoltura e scende in pianura su un carro o a cavallo.
Perkūnas/Pērkons Un'altra divinità condivisa tra tutte le popolazioni baltiche era Perkūnas, il Tuono (in lettone Pērkons, in lituano Perkūnas, il "Tonante") la cui importanza, causa l'influsso dei popoli circostanti, accrebbe fino talvolta a superare, o a fondersi, con Diẽvas.
Laima Le fonti, sebbene di epoca moderna e derivate dalla tradizione folkloristica, riportano Laima quale il Fato, talvolta assieme ad altre due figure, componendo così la trinità del Destino come per le Norne scandinave. Laima è stata nominata la prima volta in delle fonti scritte come Laimelea da Wilhelm Martini nel prologo latino di una raccolta di canti tradizionali lituani di Daniel Klein e pubblicata nel 1666. Queste altre due figure, o altri due aspetti del Fato, nella mitologia lituana sono Laimè, la Buona Fortuna, e Dalia, colei che da e prende (dal lituano dalis, "ottenere"), oppure Giltinė, la Morte (da gilti, "pungere"). Nella mitologia lettone venivano invece dette Kārta e Dēkla. Altre divinità correlate, o altri aspetti del Fato, o altri epiteti, erano Laumės e Magyla.
Vėles/Velnias Una divinità ctonia in epoca cristiana identificata con (un) diavolo era Vėles (in lituano Velnias, in lettone Velis). Dalla stessa radice deriva il lituano vėlė, "fantasma", vėliukas "defunto" e vėlinės "il giorno dei morti".
Talvolta rappresentato assieme o come un serpente (o come un altro anfibio), era la variante infera di Diẽvas (sovrapponibile ai pruzzi Patollo e Pickollos). Se intesa come femminile, era la Signora dei Serpenti.
Sáulē e Mēness Rivestivano un ruolo di una certa importanza le personificazioni del sole e della luna: Sáulē (in lettone), Saũle (in lituano) - il Sole, la Vita Mēness (in lettone), Mėnuo (in lituano) - la Luna
Altre divinità L'antica divinità della Terra e della fertilità era Žemyna, da žẽme, "terra".
I Diẽvo suneliai ("figli di Diẽvas") erano due cavalieri, che vengono identificati con la stella del mattino e con quella della sera. Equivalgono ai Dioscuri greci e agli Aśvins vediciSi veda la precedente nota sui gemelli divini., sebbene l'idea di una famiglia con Diẽvas quale capostipite è probabilmente una tarda elaborazione.
Ulteriori nomi dei numina, pervenuti o ipotizzati, nella regione baltica erano: Auseklis (in lettone), Aušrinė (in lituano) - l'Alba. La versione lettone è maschile, quella lituana è femminile Milda - l'Amore, la Bellezza Joris - la Primavera Upinis - il Fiume, da ùpe "fiume" Ežerìnis - il Lago, da ẽžeras, "lago" Lytuvomis - la Pioggia, da lietùs, "pioggia" Giráitis - il Bosco, da girià, "bosco" Gabija - il Fuoco, la protettrice della casa, da gaubti, "proteggere" Ūsiņš - la Fertilità, la Luce, etimologia incerta, forse da ūzām, "giallo"
Da notare come la maggior parte di essi siano personificazioni della potenza dei fenomeni naturali. Data anche la parziale sovrapposizione delle funzioni (si veda Žemyna, Ūsiņš e Joris), non erano compresenti presso la stessa tribù, oppure rappresentavano solo un aspetto dell'entità divina.
Laumė e Ragana