Dopo Siracusa, si stabilì in Friuli, a Firenze e infine a Milano. Iniziò a interessarsi di letteratura collaborando con alcune riviste e il quotidiano La Stampa. Si schierò presto contro i vecchi stereotipi della tradizione e dalla parte dei nuovi modelli letterari del Novecento. Dopo la guerra civile spagnola, divenne un antifascista radicale ed entrò a far parte del Partito Comunista Italiano collaborando con la Resistenza durante gli anni 1940-1945. Scrittore impegnato, le sue opere comprendono novelle, diverse traduzioni, saggi e romanzi; si occupò anche di editoria collaborando con Einaudi. Il suo lavoro più noto, Conversazione in Sicilia, scritto fra il 1938 e il 1939, è un'opera simbolica sul ritorno alle origini e la riscoperta di un mondo che deve essere recuperato a misura d'uomo. Da diverse sue opere sono stati tratti adattamenti cinematografici.

Biografia Infanzia e adolescenza Vittorini nacque a Siracusa nel 1908 da genitori siracusani, Sebastiano Vittorini e Lucia Sgandurra , Il nonno di Elio, Vincenzo Vittorini, colonnello di Finanza originario di Bologna, fu inviato dal governo borbonico in Sicilia, dove sposò la siracusana Vincenza Midolo (cfr. Iole Vittorini, Mio fratello Elio, vol. 1, Ombra editore, Siracusa 1989, p. 11).. Insieme al fratello Giacomo, durante gli anni dell'infanzia seguì il padre (ferroviere e poi capostazione) nei suoi spostamenti di lavoro per la Sicilia: il treno e il viaggio saranno poi elementi centrali della sua opera...

Nel 1922 Elio aderì a un gruppo spontaneista chiamato "i figli dell'Etna".

Dopo la scuola di base frequentò la ragioneria, ma senza interesse; al contrario, era molto interessato a letture da autodidatta, agli ambienti operai e al dibattito culturale.

A diciassette anni era scappato di casa già tre volte. Nel 1925 cercò di arruolarsi come pilota, ma la famiglia riuscì a impedirgli di perseguire questo proposito.

Gli ultimi anni Nel 1963 Vittorini si ammalò di cancro allo stomaco e dovette subire una delicata operazione chirurgica. Malgrado la malattia, riprese a lavorare, dirigendo la collana "Nuovi scrittori stranieri" per Mondadori e l'anno dopo la collana "Nuovo Politecnico" per Einaudi. Nell'estate del 1965 il cancro si manifestò ancora in maniera più aggressiva, rendendosi incurabile. Vittorini morì a Milano nella sua casa di viale Gorizia nel 1966; le sue spoglie riposano nel cimitero di Concorezzo.

A Elio Vittorini è stato dedicato l'omonimo Premio Vittorini: un premio letterario che si svolge nella città di Siracusa.

La carriera giornalistica e letteraria

Nel 1926 si dedicò soprattutto alla lettura, interessandosi dei simbolisti, Proust, Guicciardini, James e i filosofi Bergson, Kant e Hegel.

Con un amico cercò di fondare un periodico, ma senza successo. In quel periodo conobbe Enrico Falqui ed ebbe modo di spedire sue prose all'allora direttore del quindicinale La Conquista dello Stato, Curzio Malaparte. La seconda di queste prose, un articolo politico su posizioni di fascismo antiborghese, fu pubblicato sulla rivista, fondata da Malaparte nel 1924, che ospitava soprattutto contributi dell'ala sinistra del fascismo, orientata a uno smantellamento dei privilegi borghesi e alla creazione di uno Stato di stampo socialista.. L'articolo di Vittorini si intitolava L'ordine nostro. Lettera a Vossignoria (in forma, appunto, di lettera al direttore) e uscì il 15 dicembre 1926..

Nel 1927, mentre continuava a scrivere per La Conquista dello Stato, inviò a La Fiera Letteraria il suo primo importante scritto narrativo, Ritratto di re Gianpiero, che gli venne pubblicato il 12 giugno. A partire dal 1926, le famiglie di Salvatore Quasimodo e di Vittorini condivisero la casa (entrambi i padri erano ferrovieri). Tra i due scrittori nacque un'amicizia e, nel settembre 1927, Vittorini sposò Rosa Maria, sorella di Salvatore; il matrimonio si rivelò presto infelice e fu annullato nel 1950. Enzo Quasimodo, fratello di Rosa e Salvatore, lavorava a quei tempi come ingegnere civile a Gorizia e fece in modo di far ottenere a Vittorini un impiego come addetto al pagamento degli stipendi in una ditta di costruzioni stradali. Vittorini e la moglie si trasferirono nella Venezia Giulia nel settembre 1927. A Gorizia nacque il primo figlio, Giusto Curzio (in onore di Malaparte), l'8 agosto 1928.

Nel 1929 ritornò per un breve periodo a Siracusa e iniziò a collaborare alla rivista Solaria. In quel periodo venne pubblicato sull' Italia Letteraria un suo articolo, Scarico di coscienza, in cui accusava la letteratura italiana di provincialismo.

Nel 1930, in viaggio da Siracusa a Firenze per andare a trovare uno zio pittore, Giusto, Vittorini decise di trasferirsi in pianta stabile nel capoluogo toscano, dove lavorò come correttore di bozze, inizialmente per Solaria e poi per La Nazione. In questo periodo scrisse diverse recensioni di libri e film per diversi periodici fiorentini, tra cui Il Bargello. Apprese l'inglese e, con l'aiuto di Mario Praz, avviò il lavoro di traduttore..

Nel 1931, per le edizioni di Solaria, uscì il suo primo libro, una raccolta di racconti intitolato Piccola borghesia (fu poi ristampato da Arnoldo Mondadori Editore nel 1953).

Nel settembre 1932 partecipò, insieme ad altri scrittori, a una sorta di "crociera letteraria" in Sardegna, organizzata dal settimanale L'Italia Letteraria, in vista di un premio per il miglior diario di viaggio in Sardegna. Vittorini, che partecipò con lo pseudonimo "Amok", vinse ex aequo con Virgilio Lilli. Dopo che diverse parti furono pubblicate prima su L'Italia Letteraria e poi sul Bargello e su Solaria, il testo uscì in volume, prima per l'editore Parenti (Nei Morlacchi. Viaggio in Sardegna) e poi nel 1953 per Mondadori, con il titolo definitivo Sardegna come un'infanzia.

Tra il 1933 e il 1934 uscì a puntate su Solaria il romanzo Il garofano rosso ma, a causa della censura fascista, fu pubblicato in volume solamente nel 1948 da Mondadori.

Nel 1933 uscì la sua prima traduzione, St Mawr di D. H. Lawrence (con il titolo Il purosangue), un testo raccomandato da Eugenio Montale, per i tipi di Mondadori. Da quel momento, il lavoro di traduzione sostituì quello di correttore di bozze, anche per una intossicazione da piombo procurata dall'intenso lavoro alla linotipo della Nazione.

Attività editoriale L'attività editoriale di Vittorini cominciò negli anni Trenta, quando iniziò a lavorare come correttore di bozze a Firenze, dove si era trasferito dalla Sicilia. Prima per Solaria e poi per La Nazione, scrisse diverse recensioni e articoli, affiancandoli al lavoro redazionale.

Nel 1939 si trasferì da Mondadori a Bompiani, dove aveva più libertà di azione. Nel 1940 diresse per Bompiani la collana “Pantheon”, una grande collezione antologica. Per questa collana curò la famosissima antologia sulla letteratura statunitense contemporanea Americana, colpita dalla censura fascista e pubblicata solamente nel 1942, con tutte le note dell'autore soppresse (l'edizione integrale venne pubblicata solamente nel 1968). In questa antologia comparve per la prima volta nella scena culturale e letteraria italiana John Fante. Nel 1942 curò la collana “Corona”, che incarnava il suo ideale di cultura divulgativa e accessibile a tutti. La collana raccoglieva vari generi e autori, italiani e stranieri, riproposti nelle traduzioni affidate a scrittori contemporanei, tra cui Eugenio Montale e Corrado Alvaro.

Dopo Bompiani, Vittorini si legò alla casa editrice torinese Einaudi, con cui avviò nel 1945 Il Politecnico, periodico prima settimanale e poi mensile pubblicato fino al 1947. Il giornale, che si poneva di fondere tecnica e letteratura, ispirò Vittorini verso un progetto più sperimentale che risultò, nel 1951, nella collana “I gettoni”. Vittorini fece scelte molto precise riguardo agli autori da inserire nella collana, accogliendo soprattutto le opere di giovani scrittori come Italo Calvino e Beppe Fenoglio, ma rifiutando Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Domenica 4 dicembre 1955 dovette affrontare il lutto della morte per tumore del figlio Giusto, 27 anni, poi tumulato al Cimitero Monumentale di Milano. Vittorini, successivamente, rifiutò la pubblicazione de Il dottor Živago di Pasternak e Il tamburo di latta di Grass. Nel 1959 fondò la rivista Il Menabò, edita da Einaudi, che diresse fino alla sua morte nel 1966 con Italo Calvino. Nel 1960 iniziò a dirigere la collana "La Medusa" per Mondadori e in seguito "Nuovi scrittori stranieri".

L'attività editoriale di Vittorini è stata sempre contraddistinta da un forte carattere autoritario: nelle scelte era impetuoso e categorico, sui testi era rigoroso e creativo e nel rapporto con gli autori era disponibile ma perentorio. La sua poetica editoriale era volta all'idea di divulgazione e, in nome di essa, le sue scelte erano volte all'attualizzazione e alla coesione del testo.

Nel 1962 Vittorini espresse valutazione negativa sulla pubblicazione presso Mondadori della traduzione italiana del primo volume de Il Signore degli Anelli (la Compagnia dell'Anello) di J.R.R. Tolkien, classificando l'opera come una banale "ristrutturazione" di miti nordici, eseguita senza il genio necessario a garantire il successo del tentativo e priva di agganci attuali.

Fascista di "sinistra" Attestato su posizioni di fascismo di sinistra nel 1936, quando scoppiò la guerra civile spagnola, Vittorini progettò con l'amico Vasco Pratolini di raggiungere i repubblicani spagnoli e scrisse un articolo sulla rivista Bargello in cui spronava i fascisti italiani ad appoggiare i repubblicani contro Franco; ciò gli causò l'espulsione dal Partito fascista (questa è almeno la versione data dallo stesso Vittorini)Secondo invece una lettera datata 1970 e scritta dal direttore del «Bargello» Gioacchino Contri, «nella seconda metà del '36, Elio fu denunciato alla Questura non per le sue opere sul Bargello ma perché al caffè, con gli amici, parlava a voce alta di ciò che non era permesso e cioè usava un linguaggio libero da antifascista. Fu chiamato e diffidato; fece seguito il Gruppo Rionale (il Partito) che gli fece sapere che rischiava di essere espulso dal Partito. Per tutta risposta Elio consegnò la sua tessera fascista, ossia si autoradiò dal Partito» (tratto da Gian Carlo Ferretti, L'editore Vittorini, Einaudi, pp. 147-148). Del 1937 è un altro articolo scritto per il Bargello («L'islam e l'universalità», Il Bargello, Anno IX, nº 23, 4 aprile 1937 firmato Ab.[ulfeda]), in cui Vittorini nota la politica di Mussolini verso il mondo islamico: «Il fatto che Mussolini abbia preso in mano la spada dell'Islam ha importanza agitatrice e contiene possibilità di storia. (…) 'Islam' significa 'abbandono a Dio' (…). Significherà abbandono a Mussolini, abbandono di fiducia di tutti gli arabi nelle mani universalizzatrici di Mussolini (Elio Vittorini, Letteratura arte società. Articoli e interventi 1926-1937, Einaudi, 1997 e 2008).. La sua posizione politica si avvicinava al movimento libertario, appoggiando in pieno l'attività dell'anarchico Camillo Berneri e altri per una rivoluzione spontaneista.

L'anno precedente aveva pubblicato, presso Parenti, Nei Morlacchi. Viaggio in Sardegna, che vinse il premio indetto dall' Infanzia e che fu poi ristampato da Mondadori, con il titolo Sardegna come un'infanzia nel 1952. Negli anni che vanno dal 1938 al 1939 uscì a puntate su Letteratura il romanzo Conversazione in Sicilia, che fu pubblicato in volume nel 1941, prima dall'editore Parenti e poi da Bompiani con il suo titolo originale.