Il Latium novum (Lazio nuovo) o Latium adiectum (Lazio aggiunto) era un territorio dell'Italia antica, corrispondente all'area di espansione coloniale latina, i cui limiti generalmente si fanno corrispondere nella parte meridionale al fiume Liri (o, secondo Plinio il Vecchio, anche dal centro di Sinuessa,Strabone, Geografia, V, 2,1. a mezza strada tra i fiumi Liri e Volturno), a nord dal CirceoPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 59. e ad est dalla costa settentrionale del lago Fucino. All'interno, a sud, il Latium adiectum arrivava fino a Casinum (Cassino).Strabone, Geografia, V, 3,9.

Non ebbe mai una autonomia amministrativa e storici e letterari hanno fatto uso di questo nome nell'intento di ricostruire etnicamente un territorio compreso fra la Regio I e la Regio IV, distinguendo il Latium antiquum (quello dei Colli Albani e dei confederati),Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 56. dal territorio lungo la valle del Liri in cui si diffusero i latini, da quando sancirono l'alleanza con Roma.

Territorio

Alcuni storici romani, più celebri le citazioni di Plinio e Strabone, descrivono un territorio della Regio I e della Regio IV come Latium adiectum, prevalentemente per fare la distinzione fra il Latium vero e proprio, che chiamano antiquum, l'area di origine dei Latini e della confederazione albana, e il territorio in cui si sviluppò la loro cultura dopo l'alleanza con Roma, almeno finché la cittadinanza romana non fu estesa a tutti gli italici.

Al tempo di Strabone era invece chiamato Latium il litorale marittimo che da Ostia giungeva fino a Sinuessa (Cellole), quando invece in epoca più antica comprendeva solo il litorale fino al monte Circeo.

Includeva, inoltre, due isole di fronte alle sue coste: Pandataria (Ventotene) e Pontia (Ponza), ricche di belle abitazioni.

Le descrizioni geografiche antiche non trovano corrispondenza in reperti epigrafici e archeologici nonché nello sviluppo amministrativo e toponomastico dei territori a sud di Roma dall'età imperiale al medioevo. I magistrati provenienti dalla valle del Liri erano definiti non latini ma campaniCorpus Inscriptionum Latinarum, XIV, 2922., per tutti i secoli I, II e III, finché con la riforma amministrativa di Diocleziano e la nascita della diocesi Urbicaria, nella prefettura d'Italia, una parte del Lazio antico e la totalità del Lazio aggiunto furono aggregati alla provincia di Campania.

Storiografia moderna Dopo l'unità d'Italia la storiografia nazionale ed europea questi problemi sono stati oggetto di discussione di storici e geografi, la maggior parte dei quali ha preso in esame le testimonianze di Strabone e Plinio, specialmente dopo l'annessione di Roma al Regno d'Italia e i primi progetti di ridesignazione amministrativa dell'antica Terra di Lavoro, in funzione di una nuova provincia di Roma o del Lazio. Le conclusioni che se ne trassero furono generiche e ambigue, ma tutte orientate verso la definizione di un Lazio aggiunto che comprendeva i municipia tra il Tevere e il GariglianoWilliam R. Shephered, The Historical Atlas, 1911. Cfr. l'immagine nella voce..

Lo studio è stato poi seguito anche da intellettuali locali durante il fascismo, stimolato dalle proposte ridefinizione del confine meridionale della provincia di Roma o dai diversi tentativi di istituire nuove province nelle valli del Liri e del Sacco tra Sora, Cassino, Frosinone, Ferentino ed Alatri Sant'Apollinare e Valle Dei Santi.Mancia C., Ciò che la Ciociaria ha dato. Ciò che la Ciociaria chiede, in «Ciociaria Nuova» del 20 aprile 1924.Quadrotta G., La Ciociaria nei suoi confini, in «Scopriamo la Ciociaria», Casamari 1968.Marchetti Longhi G., La Ciociaria dal V all'XI secolo, in «La Ciociaria. Storia. Arte. Costume», Editalia, Roma 1972, p. 79.

Città del Latium adiectum

Qui di seguito un elenco dettagliato dei principali centri: Caieta (Gaeta); Casinum (Cassino), importante centro attraversato dalla via Latina, ultima città latina (verso sud-est)Strabone, Geografia, V, 3,9.. Di origine oscaL'Italia preromana. I siti laziali: Cassino, in Il Mondo dell'Archeologia (Treccani), 2004; "Casinum", The Oxford Classical Dictionary, New York, 1999, con la conquista romana, una parte del suo territorio diventò colonia latina; Formiae (Formia), detta Hormia o Ormiai per l'eccellente approdo, sede dei Lestrigoni di fondazione laconica da cui passava la Via Appia; Fregellae (loc. Isoletta di Arce), colonia latina nei pressi del fiume Liri, al tempo di Strabone ridotta ad un villaggio; quando si ribellò venne distrutta dai Romani (nel 124 a.C.);Strabone, Geografia, V, 3,10. Fundi (Fondi), posta sulla Via Appia; Minturnae (Minturno), un tempo chiamata Pirae ed a quel tempo divisa in due dal fiume Liri (Clanis), presso la quale passava la Via Appia; Sinuessa (Sessa Aurunca), l'ultimo luogo del Latium adiectum, da cui passava la Via Appia e nelle cui vicinanze vi era una località termale nota per curare alcune malattie; Sora (Sora), colonia latina sul Liri;Tito Livio, Ab Urbe condita, X, 1 Speluncae (Sperlonga), che sorge su un promontorio dove all'epoca di Strabone sorgevano immense caverne occupate da grandi e lussuose ville o residenze (come la villa dell'imperatore Tiberio); Tarracina (Terracina), un tempo chiamata Trachine (in seguito Anxur, in lingua volsca), posta sul sito dell'antica Amyclae o Amynclae, lungo la Via Appia.

Principali vie di comunicazione La più importante era la Via Appia, che partiva da Roma e raggiungeva Brundisium sul Mare Adriatico. Toccava il Mar Tirreno nei pressi del fiume Ufente (non lontano da Terracina), territorio appartenente al Latium adiectum.

Economia L'intero territorio è fertile e produce ogni tipo di bene. Pochi sono invece i luoghi, lungo la costa, paludosi e malsani, come il territorio nei pressi di Terracina. Ciò vale anche per il Circeo, essendo un territorio montagnoso e roccioso. Pur tuttavia anche questi territori non sono del tutto improduttivi o inutili, venendo utilizzati per il pascolo, o anche come boschi per il legname o per alcuni particolari prodotti che crescono proprio nelle zone paludose.Strabone, Geografia, V, 3,5. Ad esempio la pianura di Cecubo (ager Caecubus), pur essendo paludosa, produce una vite, chiamata dendrite, che dà un eccellente vino. Il territorio del Latium adiectum produceva, quindi, vini di grande qualità come il Cecubo (Formiae), il Fundano (da Fundi), il Falerno (tra Latium e Campania), o lo Statano.

Popolazioni

Strabone racconta che il territorio della pianura Pomentina costituì l'antico insediamento del popolo degli Ausoni, che occupavano la costa fino alla Campania, in seguito venne occupata dagli Osci, probabilmente facendo riferimento ai volsci che sono una popolazione osco-umbraGli studi contemporanei sulla lingua hanno dimostrato l'appartenenza dei volsci al gruppo umbro e non a quello osco.. I volsci occupavano anche le aree interne del Latium adiectum. Nella regione vennero poi create diverse colonie romane – in particolare sulla costa – e colonie latine – nell'area interna del Lazio (attuale Valle Latina), percorsa dalla Via Latina – che comportarono lo stanziamento di un numero ingente di romani e altri latini.

Storia Il Latium adiectum e le colonie latine (IV-III secolo a.C.)

In particolare il Latium adiectum di cui parlano gli autori romani (Tito Livio, Plinio, Strabone) è strettamente connesso a un preciso momento dell'espansione culturale e coloniale dei romani e degli alleati latini, perché inquadra la regione delle città e delle colonie aggiunte al Latium Vetus tra il IV e III a.C.,; non dovette esser mai considerata Latium la Valle di Comino, il cui toponimo, di origine antica, dimostra ampiamente come anche nel primo medioevo perdurasse l'idea dell'appartenenza dell'alta valle del Melfa al Sannio (Cominum era il nome con cui i Sanniti indicavano le comunità urbane autonome), né le aree montane dei monti Ernici (dal primo medioevo dette Campania, poi Campagna) e dell'Alto Sangro nel territorio del municipium di Atina; è assolutamente infondata l'ipotesi che il toponimo San Pietro Infine derivi da ad finem Latii, per cui alcuni storici avevano segnato nel Garigliano il confine etnico tra la Regio I «latina» e la Regio I osco-campana.In realtà Infine forse deriva da ad flexum, una mansio lungo la via Casilina. Migliorati L, La storia antica, in «Atlante storico politico del Lazio», Laterza, Bari 1996, p. 22.Baldacci O., I termini della regione nel corso della storia, in «Storia e civiltà della Campania. L'Evo antico», Napoli 1991, pp. 13-24.

Una vasta propaggine del Latium novum, sempre secondo Strabone, del tutto ignorata nella cartografia contemporanea, si incuneava fra i territori degli Equi e dei Marsi, che smentisce ampiamente le ricostruzioni storiografiche postunitarie volte a ricomporre il Latium adiectum nelle sole province di Frosinone e Latina. Si tratta ancora una volta delle colonie latine lungo la via Valeria, da Tibur ad Alba, attraverso Varia e Carseoli. In questo senso il geografo dice anche che il Lazio, originariamente piccolo territorio costiero, crebbe, fino a raggiungere un'estensione degna delle regioni di altri popoli italici, verso l'internoStrabo, V, 10-11. Il geografo individua in un centro chiamato Cuculum, forse Cocullo, la punta estrema del cuneo che il Latium novum formava nel territorio peligno (ibidem)..

Già dal primo secolo il nome Campania prevalse indistintamente su quello di Latium, arrivando a connotare anche tutto il complesso montuoso dei Colli Albani, come dimostra la Tabula Peutingeriana e il territorio e la cultura osca meridionale piano piano si andarono imponendo su quelli dei volsci e dei falisciLo stesso Strabone dice esplicitamente che nonostante la costa tra Terracina e il Volturno sia stata assoggettata dai latini, la cultura campana qui prevalse ampiamente su quella romana, tanto che nell'Urbe stessa ancora ai suoi tempi si recitavano poemi e rappresentazioni teatrali in lingua osca, il dialetto parlato nella valle del Liri, nel basso Volturno e in buona parte del Latium novum. Si pensi anche alle atellane che ebbero ampia diffusione in tutta l'Italia romana. Cfr. Strabo, V, 6., a sud di Roma, non solo nella geografia, come nel caso della via Latina che diverrà via Casilina, ma anche nella cultura, nella religione (satira luciliana, asianesimo, atticismo, scuola rodiese, epicureismo, pitagorismo, platonismo, stoicismo, isidismo, ebraismo, dionisismo) e nella politica (molti imperatori risiederanno in ville o città a sud del Circeo), fino ai «perversi» costumi di Baiae«Baiae deversorium vitiorum esse coeperunt» Seneca, Lettere a Lucilio, V, 51«Quod non solum innubae fiunt communis, sed etiam veteres repuerascunt et multi pueri puellascunt» Varrone, Saturae Menippeae, Baiae, fr. 44 Bucheler-Heraeus.«Nihilne igitur illa vicinitas redolet nihihne hominum fama nihil Baiae denique ipsae loquuntur?», Cicerone, pro Caelio.«Una Hannibalem hiberna solverunt et indomitum illum nivibus atque Alpibus virum enervaverunt fomenta Campaniae: armis vicit, vitiis victus est» (una sola campagna invernale fiaccò Annibale e le provocazioni della Campania indebolirono l'uomo invitto dalle nevi e dalle Alpi: vinse con le armi ma fu soggiogato dai vizi).

Generalmente gli storici contemporanei trattano questa ripartizione geografica come una sorta di subregione della Regio I creata da Augusto, includendovi due o tre diverse componenti etniche delle popolazioni italiche, oltre ai latini.

Fra queste sicuramente i Volsci che nel VI secolo a.C. occupavano tutta la pianura Pontina e le vecchie città latine di Terracina, Circei ed Antium e, spingendosi a nord fino a Velitrae (odierna Velletri) e ad est fino alla Valle del Liri. Le città erano state sottratte al regno di Tarquinio il Superbo, l'ultimo sovrano etrusco di Roma.