Fu vescovo di Lucca in un periodo imprecisato compreso tra il 1086 e il 1097 circa.
Biografia Nulla è noto sulla sua famiglia d'origine, né sugli estremi cronologici del suo episcopato.Raffaele Savigni, Episcopato e società cittadina a Lucca da Anselmo II (+1086) a Roberto (+1225),, Lucca, 1996, pp. 120-121. Fu vescovo di Lucca dopo Anselmo II, morto il 18 marzo 1086, e prima di RangerioAnche se la storiografia (DBI Savigni, Cardini 1979) ritiene che sia stato consacrato nel 1096, in occasione del passaggio da Lucca di Urbano II al seguito delle truppe dirette alla prima crociata., che prese possesso della diocesi prima dell'agosto 1097 e la resse fino alla sua morte il 25 gennaio 1112.
Era sicuramente vescovo prima del 4 luglio 1091 ("1091 quarto nonas Julii"), come traspare da un documento, sopravvissuto in un'unica copia,Raffaele Savigni, Episcopato e società cittadina a Lucca da Anselmo II (+1086) a Roberto (+1225),, Lucca, 1996, p. 267, nota 135. in cui Gottifredo si firma come "Dei gratia Lucanae Civitatis Episcopus". Il documento è un lungo atto della donazione effettuata in favore del monastero femminile di San Frediano di Tolli (oggi Santa Maria a Monte), da parte del vescovo ortodosso di Lucca, successore di Anselmo II, ovvero Gottifredo, La donazione fu redatta in Pescia, cioè in una sede dell'episcopato secondaria, in cui si erano rifugiati i seguaci di Anselmo per sfuggire alle persecuzioni dei rivoltosi scismatici, protetti verosimilmente dai Cadolingi, la cui contea comprendeva Pescia. Con lui sottoscrive l'atto, tra gli altri ecclesiastici, Ildebrando, futuro presule di Roselle. Ildebrando avrebbe continuato a percepire dalla diocesi di Lucca la prebenda e il beneficio anche dopo essersi trasferito a Roselle, tanto che papa Pasquale II, in una lettera del 14 ottobre 1103, rimproverò Rangerio, il successore di Gottifredo, per aver lasciato che ciò continuasse.
A conferma dell'esistenza del vescovo, si rinviene negli archivi papali anche un altro documento,PL 151, n. 122, col. 394 (JL, 5536), riferito dal Savigni, pp. 120-121, Episcopato e società cittadina a Lucca da Anselmo II (+1086) a Roberto (+1225), Lucca, 1996 anch'esso senza datazione: si tratta della risposta di papa Urbano II a Gottifredo, il quale, in un altro documento andato purtroppo perduto, chiedeva indicazioni su come comportarsi con gli assassini degli scomunicati ("excommunicatorum interfectores"), a cui il Papa rispose scrivendo: "non consideriamo come omicidi coloro che, ardendo di zelo per la Madre Cattolica, abbiano ucciso qualcuno tra gli scomunicati" ("Non enim eos homicidas arbitramur, quos, aduersus excommunicatos zelo catholicae matris ardentes, aliquos eorum trucidasse contingit").
È noto che morì il 28 febbraio, ma non è stato tramandato l'anno. Non risultano altri documenti che attestino la presenza di un vescovo ortodosso in Lucca fino a Rangerio, suo successore, il cui primo atto risale al 18 agosto 1097.
La storia lucchese del periodo porta il segno pesante della damnatio memoriae, più volte invocata dal Savigni per giustificare una caratteristica penuria della documentazione scritta, provocata dalle parti interessate, scismatici e antiscismatici.
Note
Categoria:Vescovi e arcivescovi di Lucca