La battaglia di Custoza del 24 giugno 1866 fu la battaglia che diede inizio alla terza guerra d'indipendenza italiana. Fu la prima battaglia del Regno d’Italia e si concluse con la sconfitta italiana.
Potenzialmente superiori di numero, le truppe comandate dal generale Alfonso La Marmora si trovarono divise di fronte agli austriaci comandati dall'arciduca Alberto; e, nonostante il re Vittorio Emanuele II avesse ordinato alle truppe stanzianti a pochi chilometri dalla battaglia di muoversi, il generale Enrico Morozzo Della Rocca non lo fece richiamandosi agli ordini di tenere la posizione di La Marmora.
La sconfitta ebbe una grande eco nel Paese e determinò la fine della carriera militare e politica di La Marmora. Non fu tuttavia decisiva perché la Prussia, alleata dell’Italia, sconfisse a sua volta l’Austria sul fronte settentrionale della guerra.
Dallo scoppio della guerra a Custoza L'alleanza italo-prussiana, siglata l'8 aprile 1866, aveva sancito l'obbligo di cooperazione militare fra Italia e Prussia contro l’Austria. Prevedeva l’impegno dell’Italia a soccorrere immediatamente la Prussia in caso di guerra di quest’ultima con l’Austria. In caso di vittoria dell’alleanza l’Italia avrebbe ricevuto il Veneto austriaco e la Prussia territori austriaci con numero di popolazione corrispondente.
Sicura della neutralità francese, già il 1º giugno 1866, contravvenendo alla convenzione di Gastein, l'Austria dichiarò la Dieta di Francoforte (che controllava) competente sulla decisione circa i ducati danesi. La Prussia dichiarò violata la convenzione di Gastein e occupò militarmente il ducato dell'Holstein. Quest'ultimo era stato assegnato dalla convenzione all'Austria, le cui truppe si ritirarono senza sparare. Il 12 giugno Vienna ruppe le relazioni diplomatiche con Berlino e il 14 presentò alla Dieta una mozione per la mobilitazione federale contro la Prussia. Berlino dichiarò allora sciolta la Confederazione germanica e il 15 fece avanzare l'esercito verso sud invadendo la Sassonia che si era schierata con l'Austria. Il 16 il conflitto era, di fatto, iniziatoTaylor, L'Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 247..
In ottemperanza agli accordi dell'alleanza, il presidente del Consiglio Alfonso La Marmora trasmise la dichiarazione di guerra a Vienna il 20 giugno 1866, con data di inizio delle ostilità 23 giugno. Il 21, intanto, le truppe prussiane erano arrivate al confine settentrionale dell'Austria, mentre a Firenze, nominato capo di Stato Maggiore e sostituito al governo da Bettino Ricasoli, La Marmora fu inviato sul campo. Le truppe italiane invasero il territorio austriaco il 23 giugno.
La Prussia voleva colpire al cuore l'avversario trascurando le operazioni secondarie e puntare da nord sul Danubio e Vienna. Analogamente chiese all'esercito italiano di avanzare risolutamente e giungere con il grosso delle forze a Padova. Da qui le divisioni avrebbero proseguito verso l'Isonzo, appoggiate dalla flotta e sostenute sul fianco destro dell'avanzata da una spedizione di Giuseppe Garibaldi in Dalmazia e dall'insurrezione ungherese che sarebbe stato opportuno provocare..
La proposta prussiana si scontrò, oltre che con le carenze della flotta italiana, soprattutto con la mancanza di unità di comando dell'esercito. Comandante supremo era re Vittorio Emanuele II e suo capo di stato maggiore Alfonso La Marmora, ma l'esercito era diviso in due masse: per agire dal Mincio e dal basso Po. Fautore dell'azione dal Po era il generale Enrico Cialdini, che esigeva la massima autonomia e al quale fu affidata l'impresa di attaccare gli austriaci da sud con 8 divisioni presso Ferrara. Mentre La Marmora, sostenitore dell'azione dal Mincio, comandava, di fatto, solo le altre 12 divisioni disponibili..
Le forze in campo
Lo schieramento italiano
Il comando supremo delle truppe spettava a Vittorio Emanuele II, al cui fianco assunse il comando dello stato maggiore il generale La Marmora. Vittorio Emanuele II si mosse per partecipare personalmente alle operazioni militari, lasciando la luogotenenza del Regno al principe Eugenio e raggiungendo il quartier generale a CremonaPierluigi Ridolfi (a cura di), L'unità d'Italia dalle pagine della Gazzetta Ufficiale , Associazione Amici dell'Accademia dei Lincei, Roma, 2011.
La Marmora distribuì le sue 12 divisioni in tre corpi d'armata di quattro divisioni ciascuno. Il primo e il terzo, rispettivamente comandati dal generale Giovanni Durando e dal generale Enrico Morozzo Della Rocca furono quelli ingaggiati per primi. Il secondo era comandato dal generale Domenico Cucchiari.
La composizione delle forze italiane di La Marmora sul Mincio era la seguente: Il 1º Corpo d'armata, al comando di Giovanni Durando e formato dalla 1ª Divisione di Enrico Cerale, dalla 2ª Divisione di Giuseppe Salvatore Pianell (ex generale borbonico), dalla 3ª Divisione di Filippo Brignone, dalla 5ª Divisione di Giuseppe Sirtori (ex garibaldino) e dalla 1ª Brigata di cavalleria di Alibardi Ghilini; Il 2º Corpo d'armata, al comando di Domenico Cucchiari (toscano) e formato dalla 4ª Divisione di Alessandro Nunziante (ex borbonico), dalla 6ª Divisione di Enrico Cosenz (ex borbonico ed ex garibaldino), dalla 10ª Divisione di Diego Angioletti (toscano), dalla 19ª Divisione di Longoni e da una brigata di cavalleria; Il 3º Corpo d'armata, al comando di Enrico Morozzo Della Rocca e formato dalla 7ª Divisione di Nino Bixio (ex garibaldino), dalla 8ª Divisione di Efisio Cugia, dalla 9ª Divisione di Giuseppe Govone, dalla 16ª Divisione di Umberto di Savoia (principe ereditario) e da una brigata di cavalleria..
Lo schieramento austriaco Le forze austriache integravano la cosiddetta "Armata del Sud", locuzione con cui si indicavano le truppe di stanza nei territori della Pianura Padana e delle altre aree del quadrante meridionale.
Le unità da campo dell'arciduca Alberto erano le seguenti: 5º Corpo d'armata, comandato da Gabriel Joseph Freiherr von Rodich (1812-1890) con 3 brigate; 7º Corpo d'armata, comandato da Joseph Freiherr von Maroičić di Madonna del Monte (1812-1882) con 3 brigate; 9º Corpo d'armata, comandato da Ernst Ritter von Hartung con 3 brigate; Divisione di fanteria di riserva, comandata da Heinrich Rupprecht von Virtsolog con 2 brigate; Riserva di cavalleria con 2 brigate, comandata da Ludwig Freiherr von Pulz; Corpo del Tirolo, con l'8ª DivisioneUgo Zaniboni Ferino, Bezzecca 1866. La campagna garibaldina dall'Adda al Garda, Trento 1966., comandato da Franz Kuhn von Kuhnenfeld..
La battaglia Le truppe di La Marmora passano il Mincio
L'arciduca Alberto, temendo che gli italiani puntassero al medio corso dell'Adige da ovest, dispose per il giorno 24 giugno 1866 che tutta l'armata si portasse, dall'area di Verona e di Peschiera, a ovest e sud per occupare la zona collinare morenica che inizia da Sommacampagna per estendersi a occidente verso il Mincio. Da lì l'armata austriaca avrebbe dovuto attaccare il nemico sul fianco sinistro..
Per lo stesso 24 giugno La Marmora dispose per il 1º Corpo di Durando che la 2ª Divisione (Pianell) rimanesse dietro il Mincio a sorvegliare Peschiera, e le altre 3 avanzassero oltre il fiume: la 1ª Divisione (Cerale) ad aggirare Peschiera dalla riva sinistra del Mincio, e le altre due a conquistare la zona collinare, obiettivo anche degli austriaci, e avvicinarsi a Verona. Al centro il 3º Corpo di Della Rocca avrebbe occupato sia l'orlo collinare orientale (da Sommacampagna a Custoza), sia, a valle, la piana di Villafranca. Infine, all'ala destra dell'armata di La Marmora, il 2º Corpo di Cucchiari, doveva passare il Mincio con 2 divisioni in modo da aggirare Mantova da nord e con altre 2 divisioni dispiegarsi da Curtatone a Borgoforte sul Po, 13 km a sud di Mantova. Complessivamente lo schieramento italiano si presentava piuttosto discontinuo, troppo esteso e con scarse riserve. Al campo, intanto, gli italiani avevano avuto notizia dei movimenti austriaci, dei quali però non fu avvisato il comando supremo, che ne dedusse che il nemico fosse sulla difensiva dietro l'Adige..
Così, delle 12 divisioni di La Marmora solo 6 si vennero a trovare di fronte al nemico che, compatto e meglio diretto, avanzava verso di loro: soldati italiani contro dell'arciduca Alberto.. Tuttavia, alcune fonti austriache parlano di italiani e austriaci; senza però distinguere di queste forze quali fossero a disposizione dei comandi e quali si trovarono realmente a combattere la battaglia..
L'incontro dei due eserciti (ore 6-10:30)
Il 24 giugno 1866, sotto Peschiera, l'avanguardia della 5ª Divisione (Sirtori) del 1º Corpo d'armata incontrò poco dopo le 6 elementi avversari e continuò ad avanzare fino a Oliosi (oggi frazione di Castelnuovo del Garda) dove si accese un aspro combattimento. Intervenne la 1ª Divisione (Cerale) che respinse gli austriaci e avanzò oltre Oliosi. Ma gli austriaci contrattaccarono con forze sempre più numerose. Da parte italiana morì il generale Onorato Rey di Villarey, comandante della Brigata “Pisa” della 1ª Divisione, e lo stesso Cerale rimase gravemente ferito. Dopo 4 ore di combattimenti la 1ª Divisione era in ritirata, ma il comandante del 1º Corpo, Durando, impiegando le sue riserve fece occupare la collina del Monte Vento (un'altura a ovest separata dal complesso morenico) bloccando l'avanzata austriaca. Alle 6:30 La 5ª Divisione nella sua avanzata verso Santa Lucia del Tione (fra Oliosi a nord e Custoza a sud) respinse il nemico continuando ad avanzare. Ma anche qui gli austriaci si fecero sempre più numerosi e si susseguirono attacchi e contrattacchi: le due divisioni italiane, che combattevano separate, disponevano complessivamente di uomini e 24 cannoni, contro i uomini e i 64 pezzi del 5º Corpo e della divisione di riserva austriaci...
Al centro dello schieramento italiano, intanto, erano avanzate in pianura la 7ª Divisione (Bixio) e la 16ª (Umberto di Savoia) del 3º Corpo d'armata. Entrambe fra le 6:30 e le 7 si erano spinte fuori Villafranca dove erano state attaccate da una brigata di cavalleria austriaca che alle 9:30 veniva definitivamente respinta subendo gravi perdite. Alla loro sinistra la 3ª Divisione (Brignone) del 1º Corpo veniva deviata da La Marmora e occupava le colline di Monte Torre e Monte Croce (a nord-est di Custoza): verso le 9 subiva un violento attacco del 9º Corpo austriaco che veniva respinto con gravi perdite. Iniziò allora una serie di attacchi e contrattacchi durante i quali fu ferito all'addome Amedeo di Savoia (terzogenito di Vittorio Emanuele II) comandante della Brigata “Granatieri di Lombardia” della 3ª Divisione. Anche qui, nella parte orientale della zona collinare, le forze austriache aumentarono e dopo 2 ore di lotta accanita, la divisione di Brignone venne sopraffatta. Dopo il successo, gli austriaci però ripiegarono lasciando 2 soli battaglioni a Monte Torre e a Monte Croce; e allora elementi della 8ª Divisione (Cugia), appena sopraggiunti, riconquistarono verso le 10:30 le due colline. A quest'ora la battaglia ebbe una sosta: a nord (ala sinistra dello schieramento italiano) gli austriaci erano stati fermati davanti a Monte Vento e al ciglione di Santa Lucia sul Tione, e al centro le posizioni a nord-est di Custoza erano state riconquistate...
La lotta per le colline moreniche (ore 11-21:30)
Intorno alle 11, alla sinistra dello schieramento italiano, il generale Pianell della 2ª Divisione, che aveva avuto l'ordine di rimanere in osservazione di Peschiera, accortosi della situazione critica del resto del 1º Corpo, prese l'iniziativa e con la Brigata “Aosta” attaccò le forze austriache che cercavano di aggirare Monte Vento da nord e raggiungere Valeggio per avvolgere gli italiani. L'intervento di Pianell fu risolutivo: gli austriaci si arrestarono e ripiegarono a nord su Salionze. Intorno a Monzambano, inoltre, reparti della Brigata “Siena” della stessa 2ª Divisione intrappolarono e catturarono circa 600 soldati nemici..