L'arte della fuga (nell'originale ) BWV 1080 è una raccolta di composizioni di Johann Sebastian Bach, senza indicazioni sulla strumentazione, formata da diciannove fughe (ma il loro numero varia a seconda del criterio di classificazione che i diversi editori adottarono per dividerle o accorparle). a tre e quattro voci, quattro canoni a due voci e un corale a quattro voci..
Iniziata intorno al 1740, o forse anche prima, ma portata avanti con assiduità solo a partire dal 1747, L'arte della fuga restò incompiuta a causa della morte di Johann Sebastian Bach, avvenuta nel 1750. Nonostante fosse incompleta, Carl Philipp Emanuel Bach, figlio di Johann Sebastian, la fece stampare nel 1751. A questa pubblicazione ne seguì una seconda, sempre in versione incompleta, nel 1752. In entrambi i casi, però, l'opera non destò l'interesse del pubblico, ormai orientato verso nuove mode musicali, e vendette solo poche copie..
La raccolta, che costituisce un vero e proprio saggio di arte del contrappunto, esplora sistematicamente tutte le possibilità offerte da un semplice tema in re minore elaborato secondo diverse tecniche compositive come, ad esempio, la variazione e il rovesciamento speculare degli intervalli. Insieme con lOfferta musicale, L'arte della fuga è riconosciuta come una delle opere più complesse e articolate mai scritte e viene universalmente considerata uno dei vertici più alti mai raggiunti dalla polifonia contrappuntistica nell'intera storia della musica...
Storia Non è chiaro quando Bach iniziò la composizione de L'arte della fuga ma, secondo il musicologo Christoph Wolff, avrebbe cominciato a lavorarci intorno al 1740, e forse anche prima... Una recente analisi stilistica, infatti, sostiene che i primi quattro brani precedano di molto quelli successivi.. Il tema appare già in forma embrionale come soggetto della fuga in sol minore per organo BWV 578,. composta intorno al 1707, mentre nel pedale della Fuga sopra il Magnificat BWV 733, composta anch'essa intorno al 1707, è presente una variante per aumentazione del tema del Contrapunctus 9. Bach, tuttavia, si dedicò assiduamente a L'arte della fuga solo a partire dal 1747 e, con ogni probabilità, il suo progetto era di completarla entro il 1749, in modo da poterla presentare come l'opera di tipo scientifico-musicale che i membri della Correspondierende Societät der musicalischen Wissenschaften di Lorenz Christoph Mizler, della quale Bach faceva parte, dovevano annualmente realizzare.. La tradizione fa coincidere l'interruzione della composizione con la metà del 1749, quando la malattia agli occhi di Bach si era aggravata in maniera tale da rendergli quasi impossibile la lettura. È possibile, comunque, che il compositore abbia interrotto l'avanzamento de L'arte della fuga anche prima, e per ragioni sconosciute...
La trascrizione delle copie "in bella" da consegnare all'editore, affinché incidesse le lastre di rame per realizzare la stampa, iniziò, con ogni probabilità, già nel 1747.. Quando lo stato di salute di Johann Sebastian Bach cominciò a declinare, i contatti con l'editore e l'incisione delle lastre vennero seguiti da suo figlio Johann Christoph Friedrich, il quale, riordinando il materiale, commise però anche alcuni errori. Ad esempio consegnò all'editore il Contrapunctus a 4 e lo fece includere nella raccolta, benché si trattasse solo di una versione primitiva del già presente Contrapunctus 10. a 4 alla Decima. Sempre a Johann Christoph Friedrich si deve anche la copia ridotta, da 239 battute a 232, dell'incompleta Fuga a 3 Soggetti, in modo che lo spartito dell'edizione a stampa si concludesse con una cadenza e non restasse in sospeso..
La morte di Johann Sebastian Bach, avvenuta nel 1750, lasciò l'opera incompiuta. La prima edizione a stampa, curata da suo figlio Carl Philipp Emanuel, subentrato a Johann Christoph Friedrich, incompleta e con il titolo Die / Kunst der Fuge / durch Herrn Johann Sebastian Bach / ehemahligen Capellmeister und Musikdirector zu Leipzig (in tedesco, "L'arte della fuga del signor Johann Sebastian Bach, già maestro di cappella e direttore musicale di Lipsia"), uscì al prezzo di cinque talleri e non riportava né il nome dell'editore, né l'anno, né la città di pubblicazione. Il titolo non era di Bach, ma venne probabilmente scelto dallo stesso Carl Philipp Emanuel. o dal critico Friedrich Wilhelm Marpurg.. La letteratura musicale, prendendo spunto da quella classica, era solita utilizzare il termine Arte con una certa frequenza: ne sono una dimostrazione, ad esempio, titoli come L'Arte del Contraponto di Giovanni Maria Artusi, L'Art de Toucher le Clavecin di François Couperin, L'Arte del Violino di Pietro Antonio Locatelli, Die Kunst des reinen Satzes in der Musik di Johann Philipp Kirnberger o Die Kunst das Clavier zu Spielen dello stesso Marpurg.
Secondo gli avvisi datati 1º giugno 1751, che annunciavano l'imminente uscita dell'opera, la raccolta era costituita da ventiquattro pezzi. L'ultimo, tuttavia, è un corale intitolato Wenn wir in hoechsten Noethen ("Quando siamo nel momento del bisogno") che non ha alcun legame tematico (il soggetto de L'arte della fuga non compare in alcun punto), strutturale (il corale è in sol maggiore, mentre l'intera raccolta è in re minore) o storico (il corale risale a molti anni prima) con i brani precedenti. Non è chiaro per quale motivo venne aggiunto a L'arte della fuga. Secondo Johann Nikolaus Forkel quest'ultimo corale, del quale esiste anche un'altra versione, leggermente diversa, intitolata Vor deinen Thron tret ich hiermit ("Mi presento davanti al tuo trono"), sarebbe stato dettato da Bach, ormai cieco, a suo genero Johann Christoph Altnickol pochi istanti prima di morire..
La letteratura ottocentesca, poi, tralasciò il nome originario di Wenn wir in hoechsten Noethen e si attestò sul titolo di Vor deinen Thron tret ich hiermit in quanto calzava perfettamente con l'ideale romantico del genio che, di fronte alla propria fine, decide di lasciare un'ultima composizione emblematica. Tuttavia si tratta di una storia molto romanzata. in quanto, benché sia possibile che Bach possa averlo rimaneggiato nel corso del 1750, se non addirittura durante gli ultimi giorni di vita (come raccontato dal Forkel nella sua biografia), il corale Wenn wir in hoechsten Noethen è solo la rielaborazione del corale Wenn wir in höchsten Nöten sein,. già presente nellOrgelbüchlein come BWV 641 e composto molti anni prima, fra il 1708 e il 1717, periodo durante il quale Bach era organista presso la corte ducale di Weimar. Per il musicologo Georg von Dadelsen, comunque, il copista del corale Wenn wir in hoechsten Noethen non fu Johann Christoph Altnickol, e Christoph Wolff sostiene che il manoscritto venne realizzato probabilmente da Johann Nathanael Bammler o da Johann Gottfried Müthel, due allievi di Bach..
Un tempo, secondo il racconto del Forkel, si pensava che il corale fosse stato aggiunto a L'arte della fuga per iniziativa di Carl Philipp Emanuel Bach. Diversi musicologi, invece, sostengono che sia stato inserito dall'editore come rattoppo per mascherare l'incompiutezza dell'opera, in quanto avrebbe ritenuto che i potenziali compratori sarebbero stati poco propensi ad acquistare un libro sostanzialmente caro e per giunta incompleto.. Sergio Vartolo ipotizza che possa essere stato aggiunto sulla falsariga di una raccolta di fughe per strumento a tastiera di Johann Mattheson, Die wohlklingende Fingersprache ("Il melodioso linguaggio delle dita", edita in due parti, nel 1735 e 1737), che, nella sua ristampa del 1749 (intitolata le Doits parlans, "Le dita parlanti"), si concludeva con una fuga sul corale Werde munter mein Gemüthe..
Studi recenti hanno appurato che l'incisore de L'arte della fuga fu Johann Heinrich Schübler (fratello minore di quel Johann Georg Schübler che, nel 1747, aveva stampato lOfferta musicale), che l'anno di pubblicazione è probabilmente il 1751 e che la città dovrebbe essere Zella, in Turingia. Il mutato gusto del pubblico, ormai orientato verso lo stile rococò e lontano dalle forme del contrappunto antico coltivate da Bach, fece in modo che la pubblicazione restasse quasi completamente invenduta. L'opera, arricchita da una prefazione di Friedrich Wilhelm Marpurg e messa in vendita al prezzo di quattro talleri anziché cinque, venne ristampata nel 1752.. Anche questa volta, però, L'arte della fuga non ottenne il successo sperato, tanto che il ricavato delle poche copie vendute non fu neanche sufficiente a coprire le spese di stampa.
Nel 1756, poco dopo l'inizio della guerra dei sette anni, Carl Philipp Emanuel Bach vendette le sessanta lastre di rame incise usate per stampare L'arte della fuga, lamentando che ne erano state vendute solamente trenta copie e che il ricavato era stato molto inferiore alle aspettative. Il comportamento di Carl Philipp Emanuel fu probabilmente dettato, oltre che dal desiderio di rifarsi per le spese sostenute, anche dal timore che quelle ingombranti lastre di rame avrebbero potuto costituire un intralcio nel caso in cui Berlino, città nella quale viveva, avesse dovuto essere rapidamente sfollata a causa della guerra..
L'opera restò dimenticata per tutta la seconda metà del XVIII secolo. La prima edizione dopo quella del 1752 venne pubblicata solo nel 1801, a Parigi, dall'editore Vogt, seguita dall'edizione stampata a Zurigo, nel 1802, da Hans Georg Nägeli.. Fra le ristampe successive si segnalano quella del 1838 a cura di Carl Czerny, quella di Wilhelm Rust del 1878 all'interno della Bach-Gesellschaft Ausgabe e quella del 1894 a cura di Hugo Riemann. Nel corso del XX secolo sono degne di menzione le edizioni di Wolfgang Graeser del 1926, pubblicata come supplemento della Neue Bach-Ausgabe, la nuova opera omnia delle composizioni bachiane che la Neue Bachgesellschaft stava dando alle stampe (l'edizione di Graeser, tuttavia, non viene enumerata fra le pubblicazioni della Neue Bach-Ausgabe, ma viene considerata come il 47º volume della vecchia Bach-Gesellschaft Ausgabe),. l'edizione di Hans Theodor David del 1928, quella di Hans Gál del 1951 e quella di Marcel Bitsch nel 1967..
Struttura Fonti principali
De L'arte della fuga sono note sette fonti principali:
Un manoscritto autografo, collocabile cronologicamente fra il 1740 e il 1746. e conservato presso la Biblioteca di Stato di Berlino sotto il numero di catalogo "Mus. ms. Bach P 200". Si tratta di una raccolta il cui titolo, Die / Kunst der Fuga (sic) / di Sig.o Joh. Seb. Bach, venne sicuramente apposto da Johann Christoph Altnickol, genero di Bach.
Nel manoscritto sono presenti i brani intitolati I (ribattezzato Contrapunctus 1 nell'edizione a stampa del 1751), II (ribattezzato Contrapunctus 3), III (Contrapunctus 2), IV (Contrapunctus 5), V (Contrapunctus 9 a 4 alla Duodecima), VI (Contrapunctus a 4), VII (Contrapunctus 6 a 4 in Stylo Francese), Canon in Hypodiapason - Resolutio Canonis (Contrapunctus 7 a 4 per Augment. et Diminut:), IX (Canon alla Ottava), X (Contrapunctus 8 a 3), XI (Contrapunctus 11 a 4), XII senza titolo e Canon in Hypodiatesseron al roverscio et per Augmentationem perpetuus in Contrario motu (assenti nell'edizione a stampa), XIII (Contrapunctus inversus a 4 e Contrapunctus inversus 12 a 4), XIV (Fuga à 2 Clav. e Alio modo fuga à 2 Clav.), Canon al roverscio et per augmentationem (Canon per Augmentationem in Contrario Motu, una rielaborazione del XII)..
Tre manoscritti autografi, catalogati come "Mus. ms. Bach P 200/1, Faszikel 1", "Mus. ms. Bach P 200/1, Faszikel 2" e "Mus. ms. Bach P 200/1, Faszikel 3", databili fra il 1747 e il 1749 e conservati anch'essi presso la Biblioteca di Stato di Berlino. Si tratta di fogli staccati, senza un ordine preciso, contenenti solo alcuni brani..