La chiesa di San Giorgio in Lemine è un luogo di culto cattolico situato nel territorio del comune di Almenno San Salvatore, in provincia di Bergamo.

Si tratta di un edificio ecclesiale romanico a struttura basilicale a tre navateAbramo Bugini e altri, p. 331, op. cit. in bibliografia., risalente all'XI-XII secolo, che assieme alla Rotonda di San Tomè si inserisce nel ciclo romanico tipico dell'arte bergamasca medievale.

Il contesto del Lemine altomedioevale

Il territorio su cui è stata costruita la chiesa di san Giorgio faceva parte di un più vasto comprensorio, Lemine, già abitato in epoca protostorica e assurto a particolare importanza con l'espansione romana.

L'area di Lemine si allargava tra la sponda occidentale del fiume Brembo e quella orientale dell'Adda, comprendendo a nord la Valle Imagna e incuneandosi a sud verso l'attuale Brembate.

Il territorio si prestava allo sviluppo demografico sia per la presenza di diversi corsi d'acqua, quali il Begonia, il Lesina, il Tornago, il Terzago, il Pussano, il Mutium, il Rium, oltre naturalmente al BremboP. Manzoni e altri, S. Giorgio in Lemine, p. 19, op. cit., sia per la fertile area pianeggiante che si estendeva verso sud, al centro della quale era l'ager, poi corrotto in AgroP. Manzoni e altri, S. Giorgio in Lemine, p. 21, op. cit.. In questa pianura, leggermente sopralzata sul Brembo, si sviluppò la centuriazione, creandosi così i presupposti per la sua trasformazione nel centro politico-amministrativo dell'intero territorio: il vicus, caposaldo del ben più ampio Pagus Lemennis.

LemineLemine era un grande comprensorio territoriale compreso tra il fiume Brembo a est, la Val Taleggio a nord, il fiume Adda a ovest e il territorio dell'attuale comune di Brembate a sud. fu sin dal Medioevo la denominazione di questo territorio e tale si mantenne anche nelle sue attuali forme corrotte di Almenno o Almè.

La conformazione orografica, la vicinanza del ponte erroneamente attribuito alla Regina Teodolinda da cui prese il nome, Ponte della Regina, l'adiacenza di una pianura fertile consentirono la presenza e lo sviluppo di un centro popolato anche dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, le invasioni barbariche, gote, longobarde e la conquista francaP. Manzoni e altri, S. Giorgio in Lemine, p. 23, op. cit..

La presenza romana su quello che sarebbe stato il pagus lemennis si sovrappose sugli abitanti indigeni, i Galli Cenomani, inglobandoli e assimilandoli gradualmente nel nuovo sistema politico-culturale romano. Numerosi reperti archeologici, quali un'ara votiva alla dio Silvano e i resti di un imponente ponte a otto arcate sul Brembo, entrambi nei pressi della chiesa di san Giorgio, testimoniano l'importanza che i romani attribuirono al sito.

Il ponte che consentiva il collegamentoDi questa strada militare vi è testimonianza nella Tavola Peutingeriana. alla Rezia, attraverso Bergamo, della parte orientale della pianura padana, costituiva per i Romani uno snodo di vitale importanza strategica per il controllo delle vie di accesso e di transito verso l'Europa centro-meridionaleBortolo Belotti, Storia di Bergamo..., p. 116, op. cit. in bibliografia.

Roma si impose dapprima militarmente, disseminando sul territorio accampamenti militari, i castra di cui sono rimasti diversi toponimiP. Manzoni Lemine, p.21-22., e poi con un'opera di colonizzazione intensa, agevolata fra l'altro dalla popolazione cenomane alleata e tradizionalmente fedele.

Con i longobardi l'ager, che può essere considerato il capoluogo del Pagus Lemennis, fu sede di una corte regia, mentre sotto i franchi divenne un punto fortificato con il castello fattovi costruire, nel X secolo, dal conte RadaldoJörg Jarnut, op. cit. in bibliografia.

Durante il periodo franco il territorio di Lemine, attualmente parte della provincia di Bergamo, era un possesso dei conti franchi di Lecco e lo rimase fino al 975 quando alla morte dell'ultimo conte di Lecco, Attone, passò in base ad una dubbia disposizione testamentaria, molto probabilmente apocrifa, al Vescovo di Bergamo.

Lemine rimase feudo del Vescovo di Bergamo fino alla nascita del comune di Almenno, 1220, di cui seguì le vicende storiche assieme a quelle dell'episcopato.

San Giorgio subì, assieme al suo territorio, il disastro delle lotte tra guelfi e ghibellini che vide questi ultimi perdenti ed entrò nell'oblio dopo il 1443, quando la Repubblica di Venezia epurò ed esiliò i ghibelliniP. Manzoni, Lemine, p. 162, op.cit. in bibliografia..

La nascita di nuove parrocchie, lo sviluppo di nuovi agglomerati rionali, la suddivisione di Lemine, ormai Almenno, nei due comuni di Almenno San Salvatore e Almenno San Bartolomeo emarginarono San Giorgio fino all'età contemporanea.

Fondazione

Non c'è una documentazione certa sulla fondazione né sulla datazione della chiesa di San GiorgioP. Manzoni e altri, S. Giorgio in Lemine, p. 35, op. cit.: gli studiosi si sono esercitati in una serie di ricerche storico-archeologiche per individuarne la data, il patrocinatore e i motivi che vi presiedettero, senza giungere a una conclusione univoca.

L'unica data certa è il 1171P. Manzoni, Lemine, p. 66, op. cit., in cui risulta, da documenti storici, che la chiesa esisteva, mentre si può ragionevolmente escludere una iniziativa popolare nella sua costruzione, poiché il comprensorio era sottoposto secondo un rapporto feudale all'episcopato di Bergamo, istituzione potente sia sotto l'aspetto politico-militare che economico.

Solo il vescovo era in grado di sostenere la costruzione di un edificio ecclesiale in un territorio a lui sottoposto, mentre è plausibile che la sua iniziativa sia stata motivata dalle nuove esigenze devozionali e liturgiche di una popolazione accresciuta. Fu, infatti

L'edificio ecclesiale fu costruito in due momenti con materiali e tecniche diverse, migliori e più curati prima, più dozzinali e quasi occasionali dopo. Ciò può essere ascritto alle difficoltà politiche del periodo, che videro il vescovo Gerardo, suo presunto ispiratore, scomunicato nel 1167 per avere appoggiato l'impero e la concomitanza del contrasto tra la Lega Lombarda e Federico Barbarossa. A tutto ciò potrebbero essersi aggiunte difficoltà economiche e di reperimento dei primitivi materiali di costruzione.

XIV e XV secolo San Giorgio visse il suo periodo migliore dalla seconda metà del XIV secolo alla prima metà del XVP. Manzoni, San Giorgio in Lemine, p. 47.. Seppure non avesse il rango di parrocchia o di canonica ma di chiesa sussidiaria della Pieve di Lemine ne assunse, a partire dal Trecento, gradualmente le funzioni fino a sostituirsi ad essaP. Manzoni, op. cit., p. 49..

A favore di San Giorgio giocarono fattori demografici e politici: da una parte l'aumento della popolazione, dall'altra le lotte tra i guelfi di Lemine superiore e i ghibellini di Lemine inferiore, le due entità in cui di fatto si era suddiviso il territorio. Queste lotte, il più delle volte sanguinarie, avevano indebolito la posizione della Pieve, di difficile accesso perché arroccata nel castello, spingendo a privilegiare San Giorgio alla cui costruzione e abbellimento aveva contribuito il popolo.

Lentamente San Giorgio si staccò dalla Pieve fino a raggiungere una certa autonomia non solo liturgica ma anche economica per i numerosi lasciti e donazioni diretti non solo alla sua gestione ma anche al suo abbellimento. Buona parte dei donativi furono destinati dagli offerenti al finanziamento degli affreschi che avrebbero ricoperto integralmente le pareti interne della chiesaP. Manzoni, op. cit., p. 50-52..

Disciplinati Nella prima metà del Quattrocento San Giorgio era divenuto il centro non solo dell'attività religiosa ma anche un punto di incontro della comunità per la trattazione di affari di ordine civile.

Alla chiesa si appoggiò anche una confraternita di civili devoti, chiamati Disciplinati.P. Manzoni, op. cit., p. 55. o Disciplini, che oltre alle preghiere si dedicavano al proselitismo e alla propria flagellazione per purgare i peccati e impetrare il perdono divino, ricercando le stesse sofferenze della Passione di Cristo.

Su di essi ebbe una grande influenza la predicazione del domenicano Venturino da Bergamo che a partire dal 1335 percorse l'Italia settentrionale e centrale invocando la pace e prescrivendo la penitenzaP. Manzoni, op. cit., p. 57..

I Disciplinati svolgevano anche attività di carattere sociale come l'assistenza ai bisognosi e l'intervento diretto per sedare le lotte endemiche del periodo che sconvolgevano la comunità sia per le uccisioni che per la devastazioni dei beni che ne seguivano..

Il punto di riferimento di questi penitenti divenne il portico di San Giorgio, oggi non più esistente, essendo loro interdetto dalle norme canoniche l'uso dell'interno della chiesaP. Manzoni, op. cit., ibid..

Alcuni autori ritengono che i cosiddetti Disciplinati di San Giorgio si svilupparono tra il XIV e il XV secolo, in momenti di grande e drammatica tribolazione politica aggravati dalle ricorrenti pestilenze, che favorirono la nascita e la diffusione un po' dappertutto di questo genere di movimenti penitenziali.In questa seconda ipotesi avrebbero influito più che le parole di Venturino da Bergamo quelle irruenti di Bernardino da SienaP. Manzoni, op. cit., ibid...

Decadenza L'inizio della decadenza di San Giorgio coincise con l'aumentare della virulenza delle lotte intestine tra i Guelfi e i Ghibellini, i primi fautori di Venezia, che li sosteneva, i secondi alleati dei Visconti in quell'annosa lotta che avrebbe visto ancora a lungo Venezia e Milano contrapposti.Nei primi decenni del Quattrocento LemineA partire da questo periodo il toponimo Lemine cominciò a trasformarsi nell'Almenno tuttora usato. fu spettatrice di ruberie, devastazioni delle proprietà, uccisioni e attentati intestini che i contrasti tra Venezia e Milano viscontea esaltavano fornendo di volta in volta la copertura politica.

Nel 1438 i guelfi con le consuete confische dei beni.

Prevalsero alla fine i guelfi di Lemine superiore, o per meglio dire Venezia, e scoppiarono ritorsioni nei confronti dei ghibellini di Lemine inferiore che culminarono nella distruzione dell'abitato di questa, ordinata il 13 agosto 1443 da Andrea Gritti podestà di Bergamo, e nella dispersione della sua comunitàP. Manzoni, op. cit., p. 60..

Dopo questa data vennero a mancare a San Giorgio il suo substrato umano e i suoi sostenitori mentre di contro si sviluppava la parte settentrionale del paese.

La sconfitta dei ghibellini causò lo spostamento del baricentro della comunità verso Lemine superiore, il che comportò la costruzione di nuove chiese distogliendo l'attenzione da San Giorgio, abbandonata all'incuria e all'oblio.

La chiesa di San Giorgio rimase isolata in un'area spopolata e Venezia vendendo ai propri sostenitori le proprietà confiscate ai perdenti la condannava alla decadenza, come è testimoniato dalle relazioni delle diverse visite pastorali che vi si succedettero fino al XVII secoloP. Manzoni, op. cit., p. 61..

Peste Fu con la peste manzoniana del 1630 che San Giorgio, in un certo senso, rinacqueP. Manzoni, op. cit., p. 71.. Questa peste colpì duramente il territorio di Lemine, ora Almenno, causando un impressionante numero di morti, quasi un terzo della popolazione, ai quali bisognava dare sepoltura e per questa funzione San Giorgio con il suo piccolo cimitero risultò particolarmente idonea: isolata nei campi ma facilmente raggiungibile rappresentò la soluzione ideale. Da allora si caratterizzò come la chiesa dei Morti mantenendo questa funzione anche dopo la fine della peste e si creò, in maniera inconsapevole, l'usanza di seppellire i propri morti nel cimitero di San Giorgio, quasi una moda che crebbe al punto da farvi istituire, nel 1761, una cappellania per i suffragi funebriP. Manzoni, op. cit., p. 76..