Dopo aver soggiornato a Roma per compiere la sua formazione studiando l'arte di Bramante, Raffaello, Sansovino e Sangallo, rientrò a Verona dove ricevette, nel corso della vita, numerose e prestigiose commissioni.

Ingaggiato dalla Serenissima come architetto militare, disegnò numerose fortificazioni nella vasta repubblica veneziana, assicurandosi così una grande fama. Infatti, si possono trovare le sue opere a Venezia, Verona, Bergamo e Brescia, lavorò molto in Dalmazia, a Zara e Sebenico, Creta e Corfù. Grazie ai soggiorni in queste ultime località fu probabilmente l'unico architetto italiano del XVI secolo ad aver avuto l'opportunità di vedere e studiare l'architettura greca, possibile fonte di ispirazione per l'uso di colonne doriche senza basi.

Instancabile lavoratore, oltre alle costruzioni di carattere militare si occupò anche della progettazione di palazzi e architetture religiose di grande pregio.

Biografia Infanzia

Molte delle notizie riguardo alla vita di Michele Sanmicheli sono note grazie al suo primo biografo, Giorgio Vasari, che scrive dell'architetto veronese nella sua celebre opera Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, fornendo però scarne notizie per tutto il periodo della formazione tra Verona e Roma..

Sanmicheli nacque a Verona, a quel tempo parte della Repubblica di Venezia. Imparò le basi della sua professione, insieme al fratello Jacopo (che morì però giovane) e al cugino Matteo Sanmicheli, da suo padre Giovanni e da suo zio Bartolomeo, entrambi scalpellini a Verona,. originari di Cima, frazione di Porlezza sul lago Ceresio, o di Lugano... La bottega di famiglia era un semplice laboratorio artigianale, anche se in contatto con diversi atelier di elevata qualità. Probabilmente Michele ebbe modo in giovane età di acquisire stimoli intellettuali anche dalla frequentazione della sua famiglia con Bernardino e Matteo Mazzola, scalpellini e umanisti, con cui collaborarono alla realizzazione della Loggia del Consiglio..

Verso il finire del 1505 il giovane Sanmicheli era già orfano di entrambi i genitori mentre un fratello, Jacopo, era prossimo alla morte, e un altro fratello, Alessandro, era chiuso in un convento a Bologna. Questa situazione gli dava ben pochi motivi per trattenersi nella città natale e allora, vendute alcune proprietà familiari ad Azzano, decise di trasferirsi a Roma..

Primi incarichi a Roma e Orvieto

Sanmicheli si recò in giovane età (intorno ai vent'anni)Il Vasari stima il trasferimento a Roma nel 1500, ma secondo le nuove notizie appurate che spostano a posteriori la data di nascita, si può supporre che la data corretta sia intorno al 1505. a Roma, forse per lavorare come assistente di Antonio da Sangallo. Nell'Urbe, dove riuscì probabilmente a trasferirsi grazie all'appoggio di due dei suoi fratelli, che occupavano posizioni di rilievo nella congregazione dei canonici regolari di Sant'Antonio, ebbe l'opportunità di studiare la scultura e l'architettura classica. A Roma frequentò inoltre l'architetto e intarsiatore Fra Giovanni da Verona, attivo presso la corte papale, e la cerchia dei bramanteschi.. Ben presto ottenne apprezzamenti, tanto che il Vasari scrisse che «in poco tempo divenne, non pure in Roma, ma per tutti i luoghi che sono all'intorno, nominato e famoso».

Nel 1509 si recò quindi a Orvieto,Vasari a proposito scrive: «Dalla quale fama mossi, lo condussero gl’orvietani con onorati stipendi per architettore di quel loro tanto nominato tempio». In . dove rimase per i successivi due decenni. Nel 1512 gli si presentò una grande occasione: gli venne proposto di assumere il ruolo di capomastro presso il cantiere del Duomo di Orvieto,. incarico che gli permise non solo di seguire i lavori di una delle maggiori opere dell'Italia centrale, ma anche di essere il successore di una fitta schiera di grandi architetti che avevano preso precedentemente parte al progetto. Questo incarico gli recò un grande prestigio e l'esperienza che ne ricavò, soprattutto nella gestione delle maestranze, gli si rivelerà utilissima quando, in futuro, verrà incaricato della ri-fortificazione dello stato veneziano..

Sempre nel 1512, con la qualifica di "marmoraio", si recò a Rieti come garante in una controversia per un pagamento ad uno scultore fiorentino, mentre nel 1516 si spostò a Spello per una stima del ciborio conservato nella collegiata di Santa Maria Maggiore..

Grazie alla fama ottenuta per esser stato capomastro al duomo, Sanmicheli riuscì a ottenere alcuni importanti incarichi privati, ad esempio il 19 aprile del 1516, sempre a Orvieto, gli venne commissionata dal mercante senese Girolamo Petrucci la cappella familiare nella chiesa di San Domenico, a cui lavorò fino al 1524 e che divenne una delle sue opere più importanti..

Tra il 1525 e il 1526Ma forse già a partire dal 1521. lavorò per approntare, su incarico del cardinale Alessandro Farnese, il primo disegno del Duomo di Montefiascone, un edificio ottagonale sormontato da una cupola in stile bramantesca, che richiama quello della chiesa di Santa Maria di Loreto a Roma.. Di questo edificio rimane traccia solamente del colonnato con trabeazione, a causa dell'incendio del 1670 e della conseguente radicale ristrutturazione ad opera di Carlo Fontana. Durante il tempo trascorso a Montefiascone visse anche una storia d'amore di cui non parlò molto ma che lo portò ad avere una figlia.

Nei primi mesi del 1526 effettuò, per volere di Clemente VII, una perlustrazione delle fortificazioni dei confini settentrionali dello Stato Pontificio, minacciati da Carlo III di Borbone, a cui seguì una dettagliata relazione sottoscritta con Antonio da Sangallo il Giovane.I due si spinsero fino in Veneto. In Dalle fonti esistenti non è immediato capire per quale motivo il papa si rivolse a Sanmicheli piuttosto che ad un'altra persona per un incarico così delicato;. forse gli venne conferito su raccomandazione del cardinale Alessandro Farnese oppure, più probabilmente, per volere dello stesso Antonio da Sangallo.. Questo incarico rappresentò un'ulteriore svolta nella sua carriera in quanto ebbe così occasione di visitare le più avanzate architetture militari e di frequentare i più illuminati architetti e ingegneri dell'epoca, che lo influenzarono in maniera determinante nel suo modo di progettare.

Ritorno a Verona e incarico presso la Serenissima

Terminato il servizio per Clemente VII Sanmicheli decise di fare ritorno, nel 1527, a Verona: Vasari scrisse che venne il «disiderio a Michele dopo tanti anni di rivedere la patria et i parenti e gl'amici, ma molto più le fortezze de' viniziani». Dopo aver trascorso nella città natale alcuni giorni, si recò a Treviso e a Padova per studiarne le architetture militari. Della sua permanenza nella città patavina esiste una leggenda che vuole che sia stato posto agli arresti in quanto sospettato di attività spionistica, visto il suo grande interesse per le strutture difensive.Non si ha comunque nessuna notizia certa. In .. In una sua successiva permanenza a Legnago per il rinnovamento della fortezza, incontrò il capitano generale della Repubblica Veneta, Francesco Maria della Rovere, grazie alla cui conoscenza, oltre che alla fama che ormai aveva acquisto, gli venne offerta la carica di ingegnere militare per la Serenissima. In questo modo, alla stregua di Jacopo Sansovino, egli divenne un ufficiale salariato della Repubblica: fu così che l'apprezzamento presso i veneziani e la tragedia rappresentata dal sacco di Roma convinceranno Sanmicheli a non fare più ritorno nel Lazio.

Il suo primo incarico in questo ruolo è a Verona, tra il 1527 e il 1528, dove venne chiamato da Giovanni Emo, podestà della città, a occuparsi del restauro del ponte Nuovo sull'Adige. Inoltre, intorno alla fine del 1527, la nobildonna Margherita Pellegrini gli offrì di progettare una cappella in memoria del figlio Nicolò presso la chiesa di San Bernardino di Verona: a questo lavoro l'architetto si applicò con notevole entusiasmo, realizzando un'opera molto apprezzata dalla committente.. La cappella Pellegrini fu poi oggetto di successivi ritocchi da parte di Bartolomeo Giuliari nel 1793. Il 28 ottobre 1530, quando l'opera privata era ormai completata, venne ufficialmente nominato soprintendente alle fabbriche militari di Verona (carica che manterrà fino alla morte). Con questo ruolo progettò le monumentali porte della città: porta NuovaSul muro di porta Nuova la Serenissima gli concesse l'onore di porre il proprio nome accanto a quello del doge Andrea Gritti e dei governatori di Verona. In . (1532), porta San Zeno (1541) e porta Palio (1547); inoltre iniziò a trasformare le fortificazioni di Verona usando il sistema a bastioni.Realizzò i bastioni Barbarigo (1531), Faler (1535), di San Benardino (1535), di San Zeno (1542) e, ancora esistenti, di San Francesco (1546) e di Spagna (1547). In . Contemporaneamente (tra il 1531 e il 1532) si occupò di studiare e disegnare il riassetto della Cittadella viscontea veronese, in collaborazione con il nipote Giangirolamo Sanmicheli che fu suo fedele collaboratore e continuatore.

Grazie ai lavori compiuti a Verona le capacità di Sanmicheli come architetto militare vennero conosciute e apprezzate anche al di fuori dei confini della Repubblica, fu così che Francesco II Sforza, nel 1531, ottenne il consenso di poterlo avere per una consulenza sulle piazzeforti di Vigevano, Pavia, Alessandria, Lodi e Como per il ducato lombardo. Nel 1539 anche Carlo V fece richiesta alla Serenissima, però respinta, di poter usufruire dei suoi servizi per fortificare Anversa..

La sua fama di architetto è legata non solo a opere a carattere militare, ma anche ad architetture civili di stile rinascimentale. Infatti nel 1530 Ludovico di Canossa, vescovo di Bayeux rientrato a Verona nel corso degli anni venti, gli commissionò il progetto di una dimora cittadina nei pressi di Castelvecchio, tra porta Borsari e l'arco dei Gavi,All'epoca l'Arco dei Gavi era posto lungo l'attuale corso Cavour all'altezza di Castelvecchio e frontalmente a porta Borsari. A seguito dello smantellamento effettuato dalle truppe Napoleoniche fu ricostruito nel 1932 nella attuale posizione di fianco al castello. e una villa di campagna a Grezzano di Mozzecane. Palazzo Canossa venne completato poco dopo la morte del vescovo, avvenuta nel 1532; tra l'altro l'architetto, proprio tramite Ludovico, ebbe modo di conoscere i fratelli Giovan Francesco, Antonio e Gregorio Bevilacqua, che gli affidarono sul finire degli anni venti la realizzazione di palazzo Bevilacqua, che andò a fronteggiare quello dei Canossa lungo l'attuale corso Cavour, e il restauro del castello di Bevilacqua, nel 1532..

Nel 1531 iniziò degli interventi (che si prolungheranno fino al 1537) sulla cinta muraria di Orzinuovi, mentre nell'anno successivo compì degli studi per le fortificazioni di Treviso e di Brescia, e per la ristrutturazione di piazza Contarena a Udine. L'anno successivo fu a Padova per degli approfonditi studi che porteranno alla realizzazione del bastione Cornaro.

Nel 1533 fu molto attivo a Verona, dove costruì i portali dei palazzi del Capitanio e del Podestà per volontà dei rettori veneti Dolfin e Giustinian, e ristrutturò la sua abitazione familiare; si recò, inoltre, a Pesaro e a Senigallia per delle consulenze relative ai porti.

Fortificazione di Venezia e dei confini orientali