Il diritto dell'età moderna è il diritto vigente in Europa dalla fine del Basso Medioevo, solitamente collocata intorno alla metà del XV secolo, fino alla Rivoluzione francese. Alla fine del Medioevo lo scenario giuridico europeo continentale era dominato dal diritto comune, un diritto elaborato perlopiù dalla "scuola dei commentatori"; l'affermarsi dell'Umanesimo rinascimentale rivoluzionò l'approccio agli antichi testi legislativi che vennero sottoposti a un'analisi filologicamente rigorosa in particolare dai giuristi della "scuola culta". Un'altra novità della nuova epoca fu l'affermazione dello Stato assoluto che sempre di più si impadronì del mondo giuridico per mezzo delle sue leggi, dei suoi funzionari e dei suoi tribunali, relegando a un ruolo di secondo piano la giurisprudenza dei dottori che aveva plasmato il diritto medievale. Ma fu anche l'invenzione della stampa a caratteri mobili a mutare radicalmente il contesto rispetto al passato. Grazie a essa in breve tempo in Europa iniziò a circolare una mole di pubblicazioni, commentari, raccolte di consilia, trattati, pareri e compendi riguardanti tutto l'universo del diritto. La conseguenza di una tale enormità di materiale giuridico, molto spesso afflitto da contraddizioni, fu una sostanziale incertezza nell'applicazione del diritto.
Se il Cinquecento fu un secolo di spaccatura con il passato, nel Seicento si assistette allo sviluppo di diverse branche del diritto, come il diritto commerciale e il diritto penale, e l'elaborazione di nuove teorie. Tra queste grande fortuna ebbe il giusnaturalismo moderno in cui si rielaborarono i concetti classici del diritto naturale in chiave razionalistica e umanistica spesso con il fine di spiegare e giustificare l'autorità conferita a un sovrano nel fare le leggi e a imporle. Diverse furono le risposte elaborate dai filosofi e giuristi del tempo, tra i quali quelle di Grozio, Hobbes, Locke e Pufendorf, ma praticamente tutte introdussero il concetto di "contratto sociale". Negli stessi anni Christian Thomasius e Gottfried Wilhelm von Leibniz anticiparono con il loro pensiero molte delle teorie che caratterizzeranno il secolo successivo. Il Seicento vide anche la Rivoluzione inglese che portò l'Inghilterra a virare da Stato assoluto a Stato costituzionale; contemporaneamente, oltremanica, continuò lo sviluppo del common law (il diritto comune non giunse mai sull'isola, se non marginalmente) soprattutto nel campo del diritto commerciale.
La crisi del diritto comune, accusato di essere fonte di incertezza e di essere oramai troppo legato a un passato feudale, fu uno degli argomenti maggiormente trattati dagli illuministi, una corrente di pensiero basata sulla razionalità e sulla critica al sistema di "Ancien Régime" che si diffuse in Europa nel XVIII secolo. Ludovico Antonio Muratori fu uno dei primi a muovere contestazioni al diritto del tempo, seppur proponendo riforme contenute; più radicali furono le posizioni di Voltaire, Pietro e Alessandro Verri o di Montesquieu, quest'ultimo considerato tra i fondatori della teoria della separazione dei poteri. Grande successo ebbe il saggio Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, pubblicato nel 1764, in cui l'autore tra l'altro propone l'abolizione della pena di morte, della tortura giudiziaria, della discrezionalità dei giudici ed elabora una formulazione moderna del principio di legalità. Le nuove idee influenzarono alcuni sovrani europei (dispotismo illuminato) che le adottarono almeno in parte. Fu il caso di Maria Teresa e del figlio Giuseppe II che promossero diverse riforme in Austria e un codice, o di Federico II di Prussia che tentò un riordino del diritto secondo i principi del giusnaturalismo moderno. Impresa fortemente innovativa fu il Codice leopoldino emanato nel Granducato di Toscana nel 1786 da Leopoldo II d'Asburgo-Lorena con cui per la prima volta si aboliva la pena di morte. Tuttavia, per superare completamente il diritto comune, che rimaneva vigente in chiave sussidiaria ai vari codici, bisognerà aspettare gli esiti della Rivoluzione francese e l'inizio del diritto dell'età contemporanea.
Contesto storico e giuridico in Europa alla fine del Medioevo
A prescindere da quando si voglia fissare convenzionalmente il passaggio da Medioevo a età moderna (tra le date solitamente proposte vi sono la caduta di Costantinopoli nel 1453), la scoperta dell'America nel 1492 o l'inizio della Riforma protestante nel 1512), non vi è dubbio che ciò coincise con un cambiamento che riguardò praticamente tutti gli aspetti della vita dell'Europa del tempo e a cui il diritto non si sottrasse...
Nei due secoli (XIII e XIV secolo) che precedono convenzionalmente l'età moderna, il protagonista della scena giuridica di gran parte dell'Europa fu il diritto comune, con l'eccezione del Regno d'Inghilterra, ove vigeva il sistema di common law, e degli Stati germanici dove sarà introdotto solo alla fine del XV secolo. Il sistema di ius commune iniziò a essere plasmato intorno alla fine dell'XI secolo grazie al lavoro della scuola bolognese dei glossatori sul Corpus iuris civilis, arrivando all'apice dello sviluppo con la scuola dei commentatori attiva tra il XIII e il XIV secolo. Il diritto canonico aveva seguito un itinerario simile con la compilazione del Decretum da parte del monaco Graziano a cui seguirono gli sviluppi apportati dai giuristi. Se alle soglie del XVI secolo l'Europa si presentava assai disunita sul piano politico, in campo giuridico essa era sostanzialmente omogenea. Con l'età moderna, pur rimanendo il diritto comune sostanzialmente in vigore,E lo rimarrà fino alle codificazioni del XIX secolo. In tale situazione andò a mutare considerevolmente.
Già nel XVI secolo si avvertirono i primi segnali del cambiamento in atto con il consolidamento delle grandi monarchie di Francia, Inghilterra e Spagna che iniziavano ad affermarsi come Stati assoluti. La popolazione, dopo i violenti crolli demografici dovuti alla peste nera, tornò a crescere numericamente, beneficiando di una condizione economica migliorata. Le scoperte geografiche e l'invenzione della stampa a caratteri mobili rappresentarono dei punti di svolta epocali, mentre il diffondersi delle idee dell'Umanesimo mise l'uomo al centro di una prospettiva diversa, più legata al secolo, individualistica e propensa alla ricerca. La Chiesa cattolica, dopo aver raggiunto il suo culmine nei secoli precedenti, si muoveva verso un declino, sia morale sia di potere, solo in parte nascosto dallo sfarzo della Roma papale del Rinascimento..
Tra XV e XVI secolo: la crisi della Chiesa cattolica Il papato tra conciliarismo e potere assoluto nell'età delle scoperte
All'inizio dell'età moderna, la Chiesa cattolica si trovava in una condizione particolare riguardo ai suoi rapporti di potere interni. La ricomposizione nel 1418 dello scisma d'Occidente aveva portato alla ribalta la teoria del conciliarismo, secondo cui l'autorità del pontefice era posta in subordine a quella del concilio ecumenico, il quale poteva essere anche in grado di rimuoverlo. Ciò aveva scatenato un acceso dibattito teologico e giuridico.. Ad aggravare le cose, nel 1440 l'umanista Lorenzo Valla dimostrò inequivocabilmente la falsità storica (già ritenuta falsa da Nicola Cusano) della cosiddetta Donazione di Costantino fonte utilizzata da secoli per giustificare la nascita del potere temporale dei pontefici. Nonostante tali premesse, verso la metà del XV secolo il papa, non senza essere sceso a patti con principi e imperatore, riuscì a ribaltare la situazione a proprio favore così da permettere nel 1459 a papa Pio II di emanare la bolla Execrabilis con cui condannava chiunque si fosse appellato a un concilio per contestare una decisione del pontefice. Venne così ribadito il potere assoluto del papa su tutta la cristianità occidentale.
In quel contesto, il vicario di Cristo tornò perfino a rivendicare il suo predominio sul mondo intero; l'inizio dell'età delle scoperte fu l'occasione perché i pontefici si attribuissero il potere di decidere di chi fosse la proprietà delle nuove terre che venivano man mano esplorate. Ad esempio, il Regno del Portogallo ricevette nel 1454 da papa Niccolò V il monopolio sull'Africa a cui si aggiunsero i diritti sulle terre a sud delle isole Canarie, concessi nel 1481 dalla bolla papale Aeterni regis di Sisto IV. Nel maggio 1493 papa Alessandro VI, spagnolo di nascita, decretò nella bolla Inter Caetera che tutte le terre a ovest di un meridiano a sole 100 leghe dalle Isole di Capo Verde appartenessero alla Spagna, mentre le nuove terre scoperte a est di quella linea sarebbero appartenute al Portogallo. Una più completa divisione del mondo fu ottenuta con il trattato di Tordesillas sancito da papa Giulio II il 24 gennaio 1506. Nonostante questa situazione di apparente dominio assoluto, da lì a poco la Chiesa di Roma si troverà ad affrontare una delle sue più grandi crisi..
Riforma protestante e diritto
All'inizio del XVI secolo la Chiesa cattolica si trovò, da una parte, a godere di un grande potere e ricchezza, ma dall'altra a non riuscire a riformarsi per poter essere più vicina ai fedeli e ai suoi obiettivi originari, corrotta com'era da un'attenzione eccessiva alle questioni temporali. Tale situazione alimentò dibattiti e dispute per tutto il secolo, a cui presero parte gli intellettuali più in vista del tempo, come Tommaso Moro ed Erasmo da Rotterdam..
Il punto di svolta avvenne con la pubblicazione delle 95 tesi da parte del monaco e professore Martin Lutero in cui attaccò la Chiesa su molti aspetti, partendo dall'abituale pratica della vendita delle indulgenze, per arrivare ai sacramenti, all'interpretazione delle Sacre Scritture e alla validità di alcuni dogmi..
La Riforma proposta da Lutero e dai suoi seguaci non fu priva di temi giuridici. Da tempo l'analisi filologica utilizzata dagli umanisti aveva messo in dubbio la correttezza di talune interpretazioni del diritto antico; da ciò i riformisti religiosi iniziarono a chiedere che la Chiesa tornasse al diritto romano, abbandonando tutte le successive elaborazioni sovrappostesi nei secoli e che, nell'idea di Lutero, erano fonte di corruzione. Lo studio della storia del diritto canonico mise anche in dubbio la regola del celibato del clero, poiché si dimostrò che essa non era sempre esistita.. I contadini, per i quali la Riforma fu anche un tentativo di rivolta sociale, promossero il ritorno alle vecchie consuetudini locali, poiché la piena proprietà prevista dal diritto romano era stata per loro controproducente..
Gli effetti della Riforma protestante indebolirono il papato, che perse la sua egemonia assoluta sul popolo dei fedeli. In Francia, vescovi e re stimolarono la Chiesa gallicana affinché fosse sempre più autonoma da Roma almeno sulle questioni temporali pur rimanendo in comunione con essa. Nel Regno d'Inghilterra invece si consumò nel 1534 uno scisma da cui con l'Atto di Supremazia nacque la Chiesa anglicana guidata dal sovrano. In Germania i conflitti vennero momentaneamente sopiti con la pace di Augusta e l'affermarsi del principio che i principi potessero scegliere la propria religione (il luteranesimo o il cattolicesimo) secondo coscienza, mentre i loro sudditi erano costretti a seguirli (principio del cuius regio, eius religio). L'ideale di un'unità di tutto il popolo europeo nel segno della religione cristiana cattolica era oramai definitivamente tramontato..
Diritto canonico nella Controriforma