Trecastagni (Triccastagni in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.
Geografia fisica Territorio Trecastagni sorge sulle pendici sud-orientali dell'Etna, a un'altitudine di 586 m s.l.m., e il suo territorio comunale si estende per .
Il territorio, prevalentemente collinare, è caratterizzato dalla presenza di diversi coni vulcanici di varia epoca e dimensione, tra i quali Monte Ilice, monte Gorna, monte San Nicolò, i Tre Monti e monte Serra.
La morfologia del versante presenta una marcata pendenza in direzione dei sottostanti territori comunali di Viagrande e San Giovanni la Punta. La posizione elevata consente un'ampia visuale sulla fascia ionica della Sicilia orientale, dall'estremità meridionale della Calabria fino al Golfo di Augusta.
Origini del nome L'origine del toponimo Trecastagni è incerta e nel tempo sono state formulate diverse ipotesi etimologiche. Secondo una prima interpretazione, il nome deriverebbe dal latino Tres castaneae, «tre castagni», con riferimento alla presenza di tre grandi alberi di castagno nell'antico sito.
Una tradizione di carattere religioso riconduce invece il toponimo all'espressione Tres Casti Agni, «tre casti agnelli», identificati con i fratelli martiri Alfio, Cirino e Filadelfo. Secondo la tradizione, i tre santi avrebbero sostato nel luogo durante il trasferimento da Vaste a Lentini, dove subirono il martirio.
Un'ulteriore ipotesi propone una derivazione da Tria Castra, «tre accampamenti» o «tre fortificazioni», espressione la cui origine e il cui preciso riferimento storico rimangono tuttavia incerti.
Storia Origini e Medioevo La data di formazione del centro abitato è incerta. Il territorio risulta frequentato sin dall'antichità e vi sono stati rinvenuti reperti archeologici riferibili a diverse fasi della storia della Sicilia.
Le prime testimonianze documentarie relative all'abitato risalgono al XIV secolo. Trecastagni compare nelle cronache di Michele da Piazza, che riferisce delle vicende militari che interessarono il territorio durante le lotte tra le fazioni siciliane del Trecento. In questo contesto il centro fu occupato dalle forze di Simone Chiaramonte, schierato contro Artale I Alagona, esponente della fazione favorevole alla Corona d'Aragona.
Trecastagni si sviluppò come uno dei casali di Catania, rimanendo sottoposta alla città etnea e alla giurisdizione ecclesiastica del vescovo di Catania. Nel 1602 risultavano registrate 856 famiglie, corrispondenti a circa abitanti, dato che ne faceva uno dei maggiori casali del territorio catanese.
Età moderna Nel 1640 Trecastagni, insieme a Viagrande, fu alienata dalla città di Catania e acquistata da Domenico di Giovanni, banchiere messinese appartenente alla famiglia Di Giovanni. Nel 1641 il feudo fu elevato a principato. Anche Pedara entrò successivamente nei possedimenti della famiglia.
Trecastagni fu riscattata insieme ad altri casali dalla città di Catania nel 1652, ma tornò successivamente sotto il dominio dei Di Giovanni. Domenico di Giovanni stabilì nel paese uno dei principali centri dei propri possedimenti etnei; a questa fase risalgono la costruzione del palazzo nel quale venivano esercitate le magistrature locali e, nel 1666, l'erezione di un convento.
Nel 1667 la chiesa madre, dedicata a San Nicola di Bari, fu costituita in parrocchia con il titolo di arcipretura. In quegli anni la popolazione del centro aveva raggiunto alcune migliaia di abitanti.
Il territorio fu interessato dagli eventi connessi all'eruzione dell'Etna del 1669 e dai fenomeni sismici che l'accompagnarono. Conseguenze assai più gravi ebbe il terremoto del Val di Noto del 1693, che provocò distruzioni nell'abitato e una consistente diminuzione della popolazione. Rispetto al rivelo del 1681, la perdita demografica è stata stimata superiore al 30%. La ricostruzione successiva al sisma contribuì a determinare l'attuale configurazione del nucleo storico.
Agli inizi del XVIII secolo il principato passò dagli ultimi esponenti dei Di Giovanni agli Alliata. Anna Maria di Giovanni, principessa di Trecastagni e ultima erede della famiglia, sposò Giuseppe Alliata Colonna Romano, principe di Villafranca, determinando il passaggio del Principato di Trecastagni alla famiglia del marito.
Età contemporanea Con l'abolizione della feudalità in Sicilia del 1812, nel 1816 cessarono i poteri feudali esercitati sul territorio. La successiva riorganizzazione amministrativa del Regno delle Due Sicilie inserì Trecastagni, nel 1817, tra i comuni del Distretto di Catania.
Nel 1826 una parte del territorio comunale fu distaccata per concorrere alla costituzione del nuovo comune di Zafferana Etnea. Trecastagni partecipò ai moti siciliani del 1837 e il 16 aprile 1838 fu elevata a capoluogo di circondario, circoscrizione con funzioni prevalentemente giudiziarie e amministrative. La popolazione prese parte anche alla rivoluzione siciliana del 1848, alla quale seguì la restaurazione del governo borbonico.
Dopo la Spedizione dei Mille e l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia, Trecastagni seguì le vicende amministrative della provincia di Catania.
Nel corso del XX secolo il centro conobbe una progressiva espansione al di fuori del nucleo storico. Il fenomeno divenne particolarmente evidente a partire dagli anni 1970, quando nelle aree circostanti sorsero numerose ville e abitazioni residenziali, accompagnando la progressiva integrazione di Trecastagni nell'area urbana catanese.
Simboli
Stemma Trecastagni non ha uno stemma concesso con decreto ufficiale e l'unico emblema documentato è quello assegnato nel 1812 dall'Intendenza Borbonica, che corrisponde approssimativamente a quello rappresentato in un drappo in velluto esposto nella sala consiliare. Il comune, storicamente, ha in uso uno stemma civico che riprende l'arma della famiglia Di Giovanni, che si blasonava: d'azzurro, a due leoni controrampanti, trattenenti una spiga di frumento nodrita su una zolla movente dalla punta, il tutto d'oro. Gonfalone Il gonfalone è un drappo di porpora. Bandiera La bandiera comunale è un drappo partito di azzurro celeste e giallo.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
La chiesa madre di San Nicola di Bari, dedicata al patrono san Nicola, costituisce uno dei principali edifici religiosi del centro. L'esistenza del culto di san Nicola a Trium Castanearum è documentata almeno dal 1351, mentre una bolla di papa Eugenio IV del 31 marzo 1446 menziona la chiesa di «S. Niccolò» di Trecastagni tra i benefici legati alla collegiata di Santa Maria dell'Elemosina di Catania. L'edificio fu successivamente ampliato e nel 1667 la chiesa fu costituita in parrocchia con il titolo di arcipretura.
La struttura fu interessata da interventi successivi al terremoto del Val di Noto del 1693. La facciata, preceduta da una scalinata a due rampe che la collega al sottostante largo Abate Ferrara, presenta elementi decorativi in pietra lavica; il campanile assunse l'attuale configurazione nella seconda metà del XIX secolo.
La chiesa di Santa Maria della Misericordia, comunemente detta chiesa del Bianco o dei Bianchi, è documentata almeno dal XIV secolo. L'edificio attuale deriva in larga parte dalla ricostruzione successiva al terremoto del 1693 e reca sul portale laterale la data 1734. Il campanile appartiene a una fase costruttiva successiva.
All'interno è conservato un gruppo ligneo dorato della Misericordia, raffigurante il Padre Eterno, Cristo Redentore e la Madonna della Misericordia. L'opera, realizzata nel 1628, fu restaurata nel 1711 in seguito ai danni provocati dal terremoto del 1693.
La chiesa di Sant'Antonio di Padova e l'adiacente convento dei frati minori riformati furono edificati a partire dal 1660 grazie ai finanziamenti del principe di Trecastagni e della popolazione. Il complesso conventuale comprende un chiostro con pilastri in pietra squadrata e una cisterna.
La chiesa conserva altari lignei intagliati risalenti al XVII secolo. Al complesso appartengono inoltre ambienti un tempo destinati alle pratiche funerarie e un antico cimitero sotterraneo. In seguito alla soppressione degli ordini religiosi successiva all'Unità d'Italia, il convento passò al demanio e fu successivamente utilizzato per diverse funzioni pubbliche, tra cui sede municipale, carcere e scuola.
Il santuario dei Santi Martiri Alfio, Cirino e Filadelfo costituisce il principale luogo di culto dedicato ai tre fratelli Alfio, Cirino e Filadelfo, ai quali è legata una delle maggiori tradizioni religiose locali. La costruzione dell'edificio ebbe inizio nel XVI secolo, in relazione alla diffusione del culto dei tre martiri, e proseguì nei secoli successivi. Il santuario divenne meta di pellegrinaggi, particolarmente numerosi nel mese di maggio in occasione della festa dei tre santi.
Nei locali del santuario è conservata una raccolta di ex voto, testimonianza della diffusione del culto e dei pellegrinaggi legati ai tre martiri.
Tra gli altri edifici religiosi presenti nel territorio comunale figurano: la chiesa della Madonna dell'Aiuto, lungo la strada per Pedara; la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, detta anche del Gaglianese, nell'omonimo quartiere e risalente almeno al XVII secolo; la chiesa di Sant'Andrea, situata nell'antico quartiere detto anche Bonanni; la chiesa delle Anime del Purgatorio, detta anche di Sant'Antonio abate, lungo via Vittorio Emanuele; il Conservatorio delle Vergini o Collegio dell'Immacolata, nei pressi della chiesa dei Bianchi; la chiesa di Santa Maria di Tremonti, nell'omonima contrada; la chiesa di San Benedetto, nei pressi del quartiere Gaglianese; l'Orfanotrofio delle Proiette, con l'annessa chiesa di San Vincenzo de' Paoli, edificati tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo lungo la Salita dei Saponari.
Architetture civili
Il Palazzo dei Principi di Giovanni fu edificato nella seconda metà del XVII secolo per volontà di Domenico di Giovanni, primo principe di Trecastagni, che fece del paese il centro principale dei propri possedimenti nella zona etnea. L'edificio ospitò nel tempo le magistrature locali e fu successivamente utilizzato, tra l'altro, come carcere e caserma dei Carabinieri. Acquistato dall'amministrazione comunale alla fine del XX secolo, è stato interessato da interventi di recupero della copertura.
Il cosiddetto Mulino a vento è una costruzione posta in posizione dominante rispetto al centro abitato, tradizionalmente identificata come un'antica struttura di avvistamento e successivamente adibita a mulino. Al suo interno sono conservate macine in pietra e tre cannoni, questi ultimi impiegati tradizionalmente durante i festeggiamenti in onore dei santi Alfio, Cirino e Filadelfo.
Aree naturali
Il territorio comunale si estende sulle pendici sud-orientali dell'Etna e comprende aree rurali e naturali poste in prossimità del Parco dell'Etna. Nella parte settentrionale si trovano diversi coni vulcanici, tra i quali Monte Ilice, Monte Gorna, Monte San Nicolò e i Tre Monti.
Il Monte Ilice e il Monte Gorna conservano sulle pendici aree coltivate prevalentemente a vigneti, frutteti e castagneti. Entrambi sono costituiti da antichi coni vulcanici caratterizzati dalla presenza di crateri sommitali. All'interno del cratere del Monte Ilice sono tuttora presenti i resti di una teleferica un tempo utilizzata per il trasporto dei prodotti agricoli.
Sulle pendici del Monte Ilice sorge una masseria tradizionalmente collegata a Giovanni Verga e al romanzo Storia di una capinera.
Nell'area rurale compresa tra Monte Gorna e Monte Ilice si trovano l'Eremo di Sant'Emilia, caratterizzato da una struttura turrita con merlatura in pietra lavica, e la Grotta Comune, cavità di origine lavica dalla quale prende il nome la contrada circostante. Nella stessa zona è presente una cappella dedicata ai santi Alfio, Filadelfo e Cirino e appartenente al santuario trecastagnese.