LAbbazia dei Santi Pietro e Paolo a Solignac è un'abbazia fondata nel XII secolo nel territorio del comune di Solignac.

Storia Fondazione L'abbazia di Solignac è stata fondata da sant'Eligio che chiese al re Dagoberto I il villaggio di Solemniacum (terreno di Solignac) per fondarvi un monastero. L'atto di fondazione fu fatto «…in onore dei Santi Pietro e Paolo apostoli, Pancrazio e Dionigi martiri e loro compagni, dei santi Martino, Medardo, Remigio e Germano Confessore». L'atto fu controfirmato dai vescovi Adeodatus di Mâcon, Modegilosus, arcivescovo di Tours, Cagnoaldo, vescovo di Laon, Maurino, vescovo di Beauvais, Salapio, vescovo di Nantes, Ildegario, vescovo di Sens e san Lupo, vescovo di Limoges Adolphe Napoléon Didron, Édouard Didron, Annales archéologiques, vol. 20, 1860, Libraire archéologiques de Victor Didron (Paris), url=https://books.google.fr/books?id=o7WfAAAAMAAJ&pg=PA125Congrès scientifique de France. 16ème sessions. Mémoires et procès-verbaux. Tome second, 1860, url=https://books.google.fr/books?id=O-I4AAAAMAAJ&pg=PA225.

Quest'abbazia non apparteneva alla giurisdizione del vescovo ma era sottomessa direttamente al re. L'atto dava ai religiosi la proprietà perpetua dell'abbazia se avessero seguito le regole di san Benedetto e di san Colombano (regulam Beatissimorum Patrum Benedicti et Columbani).

Secondo la leggenda, sant'Eligio sarebbe salito su una roccia sulle alture di Solignac (da allora questa roccia è denominata "roccia di sant'Eligio"). Da questa roccia egli avrebbe scagliato un martello: dove il martello fosse caduto egli avrebbe fondato l'abbazia.

Evoluzione dello statuto Sant'Eligio ammirava l'Abbazia dei Santi Pietro e Paolo di Luxeuil, fondata da San Colombano. Egli ne fece venire dei monaci, insieme al primo abate, san Remaclo, che verrà successivamente nominato vescovo di Maastricht.

La prima regola seguita era quella di Luxeuil, poiché la prima comunità di religiosi proveniva dall'Abbazia di Luxeuil, nei Vosgi. La regola era ispirata alle prescrizioni di san Colombano e di san Benedetto.

Sant'Audoeno scrisse che quest'abbazia ha avuto molto presto una grande importanza. Raggiunse infatti presto il numero di centocinquanta monaci. Sant'Audoeno, amico di sant'Eligio, nella biografia che scrisse su quest'ultimo, parla di un luogo "fertile e piacevole", «dei frutteti abbondanti e ben irrigati», «la vicinanza a un bel fiume». Egli dichiarò:

Egli precisa che:

L'abbazia di Solignac era allora un grande laboratorio di oreficeria.

Dopo Eligio Quando Remaclo lasciò l'abbazia per diventare vescovo di Maastricht, egli condusse con sé Adelino di Celles, originario dell'Aquitania, ov'era stato abate di Celles e poi di Visé. Un giovane schiavo sassone riscattato da sant'Eligio entrò nell'abbazia. Tillone ne fu il successore nella direzione della produzione di oggetti di oreficeria.. Egli divenne eremita a Brageac presso Mauriac, poi tornò, per morirvi, a Solignac sul luogo della chiesa di Le Vigen.

Tra l'VIII secolo e l'XI si verificaronio periodi di disordini e di riprese. Vi furono invasioni saracene tra il 732 e il 735, e un'incursione di origine ignota nel 793, che causò danni, per cui Pipino il Breve e poi Carlomagno accordarono dei privilegi. Nell'817 fu Ludovico il Pio che accordò dei privilegi per la ricostruzione dell'abbazia.

Nell'820, l'abate Aigulf impose la regola benedettina, riformata da san Benedetto di Aniane.

Nel 823, Raoul di Bourges (futuro san Raoul) divenne probabilmente chierico nell'abbazia di Solignac.

Verso l'855, Cuniberto, abate di Solignac e successore d'Aigulf, inviò alcuni monaci per la fondazione dell'Abbazia di San Pietro di Beaulieu-sur-Dordogne.

Le incursioni vichinghe fecero sì che le reliquie di san Marziale fossero trasferite a Solignac. Poi, verso l'860 o 864, fu l'abbazia di Solignac a essere saccheggiata e incendiata. Alcuni religiosi che si erano rifugiati a Vic-Fezensac, portarono le reliquie di san Fausto.

Nel 866, l'abate Bernard presenziò al concilio di Soissons presieduto da Carlo il Calvo.

Il 12 giugno 883 papa Martino II prese sotto il suo patronato l'abbazia e ne confermò i beni.

Carlo il Semplice assegnò il 18 luglio 922, d'accordo con il vescovo di Limoges Turpion, sedici chiese a Solignac per aiutarla a ripristinare i beni danneggiati durante il periodo di anarchia, tuttavia di costruzioni di chiese in quel periodo non si sa nulla.

Nel 942 l'abate Géraud II fondò insieme all'abbazia di Fleury una fraternità di preghiera.

Ci furono degli scambi tra le due abbazie. Per esempio, Bernardo II, abate di Solignac nel 983, poi di Beaulieu e infine vescovo di Cahors, era stato allievo di sant'Abbone di Fleury. Il suo successore, Amblard, menzionato in una lettera a Hervé, tesoriere e costruttore della basilica di San Martino di Tours, era stato suo condiscepolo a Fleury.

L'abbazia di Saint-Pierre du Vigeois, fondata da Sant Yrieix prima del 572, s'affiliò a Solignac all'inizio dell'XI secolo; essa fu molto importante, contando un centinaio di monaci.

Nel 1031, Géraud III partecipò al concilio di Limoges, nel corso del quale Dieudonné, vescovo di Cahors, predicò la "tregua di Dio".

Ricostruzione dell'abbaziale, rivolte e guerre

L'abbazia ricevette numerose donazioni nei secoli XI e XII: esse permisero la ricostruzione della chiesa abbaziale. I papi Eugenio III, nel 1147, e Adriano IV accordarono delle bolle che confermavano titoli e diritti dell'abbazia. L'imperatore Federico Barbarossa scrisse nel 1157 una lettera al re d'Inghilterra, raccomandandogli l'abbazia.

La prima metà del XIII secolo vide un'insurrezione degli abitanti, poiché la borghesia mercantile non voleva più rendere conto all'abate. Il portico turrito fu assalito dagli abitanti del villaggio durante i disordini degli anni 1240-1246.

Il visconte di Limoges dovette intervenire nel dicembre 1241 per restituire l'abbazia ai religiosi. I monaci avevano avuto dei litigi con i signori del castello di Chalucet nel XIII secolo.

Nel 1388, bande di inglesi incendiarono il coro della chiesa. L'antipapa avignonese Clemente VII concesse indulgenze per consentirne il restauro.

Nel marzo 1422, gli inglesi giunsero a Solignac. Nel 1460 l'abate Martial Bony de Lavergne fece posare delle vetrate e installò degli stalli. È probabilmente sotto il suo abbaziato che fu demolito un campanile che si trovava sul transetto nord.

Epoca moderna

L'abbazia fu concessa in commenda nel 1503. Le truppe protestanti, dopo le loro vittorie a La Roche-l'Abeille, saccheggiarono l'abbazia nel 1569: le casse furono spezzate e le reliquie bruciate, ma gli archivi furono conservati. Nel 1574 André, visconte di Bourdeilles, siniscalco del Périgord, dopo essersi impadronito dell'abbazia con il signore di Pierre-Buffière, ottenne l'abbazia in dono dal re.

Rovinata dalle guerre di religione e dalle rivolte contadine, l'abbazia si riprese durante la Controriforma, quando il 16 giugno 1619 l'abate commendatario Jean Jaubert de Barrault, vescovo di Bazas, seguendo l'esempio dell'abbazia di Sant'Agostino a Limoges, fece appello a sei monaci della Congregazione di San Mauro che reinstaurarono la regola benedettina. Questi destarono l'ostilità dei monaci che già si trovavano in loco, così che l'abbazia fu divisa e i Mauristi si accontentarono di una piccola cappella fino a che gli oppositori morirono, nel 1635. L'abbaziale fu allora separata da un muro per consentire di installarvi la chiesa parrocchiale nella navata.

All'inizio del XVIII, dopo un incendio che distrusse una parte dell'edificio principale, fu ricostruita la parte occidentale nello stile dell'epoca.

Epoca contemporanea L'abbazia, che durante la Rivoluzione francese contava ancora quattordici monaci, divenne un pensionato per ragazzine sotto l'Impero. Poi ospitò una fabbrica di porcellane fino al 1930. Dal 1939 al 1945, i normalisti di Obernai vi trovarono rifugio. I Missionari oblati di Maria Immacolata ne presero possesso nel 1946 e gli edifici divennero seminari e poi luoghi di ritiro.

L'abbazia fu in seguito occupata dalla Comunità del Verbo di Vita, locataria delle oblate dio Maria. Nel 2011 la diocesi di Limoges l'ha acquistata dagli Oblati di Maria.

Architettura dell'abbazia Bastioni circondano il territorio dell'abbazia. L'insieme degli edifici data tra il XII e il XIII secolo, ma essi sono stati restaurati in più riprese. Essi sono iscritti in un quadrilatero di cui la navata della chiesa costituisce un lato. La chiesa abbaziale

La chiesa abbaziale fu costruita nel corso di un lungo periodo: la navata nella prima metà del XII secolo, il coro e il transetto dopo l'incendio del 1178 e il campanile-portico all'inizio del XIII secolo. È l'unica abbaziale a cupole in fila del Limosino e un gioiello dell'architettura romanica.

L'interno fu restaurato nel XVI secolo con una particolare sistemazione degli stalli scolpiti. Gli edifici monastici Rimessa in sesto, l'abbaziale ritrovò la sua funzione nel 1635. Cento anni dopo il chiostro e gli edifici conventuali furono interamente ricostruiti ma nel rispetto dell'architettura romanica.

Il chiostro scomparve all'inizio del XX secolo, quando i locali ospitarono una fabbrica di porcellane.

Gli edifici monastici attuali risalgono al XVIII secolo; essi disegnano una "E" con tre lati del complesso monastico e un'ala centrale. Sono tutti di linee sobrie e coperti da tetti a due falde.

Elenco degli abati VII secolo San Remaclo, abate 632-646 Dagoberto, abate nel 646 Childomaro o Childemnus, abate verso il 695

VIII secolo Gundeberto, Godeberto o Dagoberto Silmo, Salmo o Silvio Frotario Ebulo o Ebulus, è stato vescovo di Limoges Géraldo I Aimerico

IX secolo Agiulfo o Aigulfo, presente al concilio di Aix-la-Chapelle del 817. Egli lavorò con san Benedetto di Aniane sulla riforma dei monasteri in Francia. Dructerano Silvius o Silvio, nell'838. Nell'841, Raoul de Turenne, arcivescovo di Bourges, gli donò alcune terre a condizione che vi erigesse il monastero di Vegennes, nel Basso Limosino. Cuneberto o Cuniberto. Nell'845, Raoul de Turenne gli donò delle terre a Beaulieu come ad alcuni monaci di Solignac, Godone, Frannario, Bernardo, Gairulfo, Flotgiso, Rigaldo, Rainufo, Silvio, Rainerio, Girberto, Umberto e Abramo, a condizione che vi costruissero un monastero dell'Ordine di San Benedetto. L'Abbazia di San Pietro di Beaulieu-sur-Dordogne fu probabilmente fondata nell'855. Silvio, che ottenne un privilegio da Carlo il Calvo nell'852. Forse era lo stesso di cui sopra. Bernardo I, che fu presente nell'866 al concilio di Soissons e ottenne un privilegio dal re Carlo il Calvo. Nell'876, prese parte al Concilio di Pont-Yon. Arnoldo di Guascogna, duca di Guascogna, figlio di Emenone di Poitiers, conte del Périgord, donò le reliquie di san Fausto trovate a Fezensac. Daniele, ottenne nell'883 da papa Martino II un privilegio. San Geraldo d'Aurillac rende visita all'abbazia. Thierry o Teodorico, nell'889.

X secolo Gerardo II, nel 942 Bernardo II di Comborn, elevato al monastero di Fleury, abate di Solignac prima del 983. Fu abate di Beaulieu poi di Tulle, infine vescovo di Cahors.

XI secolo Amblardo, amico intimo di Hervé, tesoriere di Saint-Martin di Tours, ove incontrò a casa sua il re Roberto il Pio. Gli fece pervenire tramite Hervé una copia della vita di sant'Eligio. Geraldo III, discusse al concilio di Limoges nel 1031. Adalfredo o Alfredo, nominato nel 1055. Wido o Guido I, citato negli atti nel 1071, 1073, 1090 e 1091. Geraldo, abate di Uzerche, al quale fu data l'abbazia di Solignac ed egli vi mise un abate dipendente da lui. Gauzberto o Roberto, citato in atti negli anni 1090, 1096 e 1103.

XII secolo Alduino o Elduino, abate nel 1105 e nel 1110. Maurizio, citato nel 1114. Egli fu citato per una donazione al monastero di Ventadour. Nel 1134 fondò un'associazione di preghiera insieme all'abate di Stavelot, che visitò Solignac.