Il parco regionale del Conero è un'area naturale protetta delle Marche istituita nel 1987 che si estende sul promontorio omonimo, in provincia di Ancona. La vegetazione mediterranea dona al monte il caratteristico colore verde scuro e brillante. Uno degli alberi più diffusi è il corbezzolo; il nome Conero deriva dal nome in greco antico del corbezzolo: 'κόμαρος (kómaros).
Storia del Parco
Il dibattito che ha condotto all'istituzione I primi passi L'idea di un'area protetta del Conero nasce con il convegno tenuto nel 1970 "Conero: suoi valori, problemi e prospettive", organizzato da Italia Nostra e dedicato alla salvaguardia del territorio e delle sue ricchezze. Nel 1976 la provincia di Ancona, in occasione della scadenza del suo consorzio con lo Stato per il rimboschimento del Monte, trasmette una proposta di legge alla Regione Marche per l'istituzione di un Parco, senza però ottenere risultato.
Tre anni più tardi, nel 1973, associazioni ambientaliste e Partito Radicale propongono di nuovo l'istituzione del parco con la prima legge di iniziativa popolare delle Marche: vengono raccolte 6197 firme, molte più del necessario. Nel febbraio del 1980, al momento di discuterne in Regione, inizia però un lungo travaglio che vedrà manifestazioni e cortei delle due fazioni anti-parco e pro-parco. Vi si oppongono gli speculatori, i cacciatori, ma anche coloro che credono che, per tutelare l'ambiente, non serva necessariamente un parco; dall'altra parte ci sono le associazioni ambientaliste: Italia Nostra, Legambiente, LIPU, WWF, Archeoclub e il circolo naturalistico anconitano "Il Pungitopo". In questo contesto anche i partiti politici sono divisi e il ministro per gli affari regionali Carlo Vizzini non approva la legge istitutiva del parco rinviandola alla Regione Marche per vizi di forma, suscitando ulteriori polemicheAutori vari, Libro bianco sul Parco del Conero, a cura di Archeoclub, Italia Nostra, Lega per l'ambiente, LIPU, WWF, Il Pungitopo, 1987.
Espansione turistica incontrollata Mentre si discute, progetti con forte impatto ambientale rischiano di danneggiare seriamente l'ambiente del promontorio marchigiano: il cosiddetto "maxialbergo" del Poggio, 25.000 metri quadrati al posto di prati e bosco (per protesta si svolge una fiaccolata per le vie del centro di Ancona); Il Resto del Carlino del 5 dicembre 1981, articolo "Ricorso al TAR ed esposto alla magistratura per lo scempio del Comune sul Monte Conero".; la cabinovia diretta alla spiaggia di MezzavalleIl Resto del Carlino 30 dicembre 1979, articolo "Contro la cabinovia ostruzionismo ad oltranza"; 19 gennaio 1980, articolo "La cabinovia si farà: è pronto anche il finanziamento" la funivia dal Passetto a Portonovo e a Sirolo, per complessivi 20 chilometri; il Lago Grande di Portonovo da trasformare in porto turistico, proposta, come la precedente, dell'Azienda di SoggiornoPer la funivia: Periodico "Ancona e Provincia", ottobre-dicembre 1964; per il porto turistico: Virginio Bettini (a cura di) Rapporto sull'ambiente marchigiano - Portonovo - Comune di Ancona - studio ecologico ambientale, Il Pungitopo editore, 1985 (pagina 13); un villaggio turistico a Sirolo di 46.000 metri cubi in una zona soggetta a vincolo paesisticoIl Resto del Carlino, 5 settembre 1984, articolo "Riesplodono le polemiche per il cemento al Conero"; uno sbancamento abusivo a Monte Colombo, di 8.000 metri quadratiIl Pungitopo del febbraio 1984, articolo "A Monte Colombo storia all'italiana".. la variante della strada provinciale del Conero, unico progetto della serie che poi viene effettivamente realizzatoLa variante era solo il primo lotto di un progetto che prevedeva un nuovo tracciato di tutta la strada. Vedi Il Resto del Carlino del 20 maggio 1984, articolo "Super-variante da 4 miliardi - Un pacifico contestatore allontanato al momento dell'inaugurazione"..
Queste ed altre proposte sono volte ad uno sfruttamento turistico intensivo, poco rispettoso della natura e delle tradizioni locali, e suscitano pertanto animate proteste da parte degli ambientalisti. Inoltre, già negli anni precedenti lo sviluppo turistico incontrollato della costa del Conero aveva arrecato danni ingenti all'ambiente: nei primi anni '60, i laghi di Portonovo erano stati oggetto di interramenti per realizzare alcuni parcheggi e un campeggio, tra il Lago Grande e il mare erano stati costruiti vari edifici impedendo l'ingresso delle ondeVirginio Bettini (a cura di) Rapporto sull'ambiente marchigiano - Portonovo - Comune di Ancona - studio ecologico ambientale, Il Pungitopo editore, 1985 (didascalie delle foto 2-5) e infine la celebre Fonte di Portonovo era stata distrutta per fare posto ad un albergoVedi nota 2 della seguente pagina: .
Un esempio di cosa potrebbe succedere in assenza della tutela garantita da un parco è ciò che accade a Numana; si è ancora nel pieno degli anni del boom edilizio delle case per vacanza e in questo comune dal 1961 al 1971 le abitazioni erano aumentate del 120% per costruire doppie caseAutori vari, Guida del Parco del Conero, il lavoro editoriale, 1993 (pagina 41). Nel maggio del 1985 viene arrestato il sindaco della cittadina per tangenti legate alle concessioni edilizieIl Resto del Carlino, 30 maggio 1985, articolo "Tangenti, sindaco in manette". Le nuove edificazioni erano state realizzate senza acqua potabile, senza un efficiente rete di fognature (ad ogni pioggia si verificavano allagamenti), senza marciapiedi, senza zone verdi e costruendo persino sulla spiaggia: al posto di un lungomare solo villette e parcheggiIl Resto del Carlino 30 agosto 1985, articolo "Numana da rifare - petizione inviata alla Regione chiede il blocco di ogni attività edilizia"..
La prima marcia sul Conero e l'istituzione del parco Nel 1984 viene organizzata la prima grande marcia dalle associazioni naturalistiche, al fine di chiedere l'istituzione del Parco, visto come unica garanzia per poter tutelare un territorio che si sta aprendo ad un turismo irrispettoso e speculativo; la manifestazione, che ha molto seguito, è contrastata dai cittadini sirolesi contrari all'istituzione del parco, che danno vita ad una contro-manifestazione; il giorno successivo, i giornali parlano di "paura del parco"Il Resto del Carlino 8 ottobre 1984, articolo "Paura del parco"; il mondo politico, diviso anch'esso tra pro- ed anti-parco, è comunque spronato ad attivarsi con sollecitudineLa prima marcia per il Parco del Conero si svolse il 7 ottobre 1984; vedi: "Libro Bianco del Cònero", rassegna stampa edita nel 1986 dalle associazioni che organizzarono la manifestazione: Archeoclub, Italia Nostra, Il Pungitopo, Legambiente, LIPU, WWF;Vedi il periodico dell'Ente Parco (pagina 8), n° 2 del 2007: .
Franco Tassi, al convegno "Conero, un parco, perché?", dichiara: Il parco è soprattutto scelta di civiltà. La costa marchigiana è di 173 chilometri e la linea del Conero di venti: il 10%. Dovremmo vergognarci di stare a porci il problema se proteggere quest'ultimo pezzo di costa adriatica. Il 17 marzo 1987 la legge che istituisce il Parco regionale del Conero viene finalmente approvata, ma non finiscono i problemi: la gestione del Parco è affidata a un consorzio di provincia, comuni e associazioni, i quali però rimettono in discussione la legge. Solo nel 1991 il Consorzio del Parco regionale del Conero diventa operativo, riunendo il primo Consiglio Direttivo. Nel 2006 il Consorzio viene sostituito dall'Ente Parco Regionale del Conero.
Dopo l'istituzione ancora marce e mobilitazioni
La seconda e la terza marcia Nel 1988 e poi ancora nel 1992 in Regione viene messa in discussione e poi approvata la proposta di ridurre di tre quarti la superficie del Parco: da 5800 ettari ad appena 1350, in modo da permettere la caccia nei territori rimasti al di fuori; in entrambi gli anni le associazioni naturalistiche organizzano manifestazioni per scongiurare quello che sentivano come un serio pericolo alla tutela del territorio: sono le marce Salviamo insieme il Parco del Conero e Uniti per il parco. Il parco poi resta con la superficie originaria.
La quarta marcia Nel 1994 le associazioni naturalistiche di nuovo si sentono costrette a scendere in piazza: nonostante il parco sia già istituito e funzionante, lungo un sentiero ufficiale che conduce alle scogliere sottostanti percorrendo le valli di Pietralacroce (quello della Scalaccia) un rudere viene abbattuto e al suo posto viene costruita una abitazione, con regolare licenza rilasciata dal Comune di Ancona; la trasformazione in strada carrabile del sentiero e le recinzioni sono giudicati inaccettabili dalle associazioni, che marciano con lo slogan Perché il parco sia di tutti fino all'edificio contestato, dove Franco Tassi porta la sua esperienza di lotta alle abitazioni abusive, in qualità di presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo. In questo caso, il risultato immediato ottenuto è quello di permettere comunque il transito pubblico sul sentiero, ma anche quello di destare l'attenzione sui problemi delle recinzioni, della chiusura dei sentieri e della ricostruzione dei ruderi di case coloniche, tutte cose ormai non più permesse nella nuova variante del Piano del Parco.
La questione di Mezzavalle Nel 2003 il Comune di Ancona elabora un piano per la spiaggia di Mezzavalle che prevede attrezzature e un pontile per l'attracco di imbarcazioni. Con lo slogan Un paradiso da non perdere, in pochi giorni nasce un comitato per contrastare il progetto "volto a modificare l'attuale assetto della “spiaggia libera” di Mezzavalle per il suo maggior sfruttamento a fini turistici"; il comitato, con varie azioni di mobilitazione e, con una popolarissima raccolta di 15.000 firme, ottiene quanto si proponeva. Il comune di Ancona, infatti, ritira il suo piano e di conseguenza, Mezzavalle resta una spiaggia completamente liberaCorriere Adriatico del 13 marzo 2004, articolo "Levata di scudi degli habitué contro la colonizzazione della spiaggia - Giù le mani da Mezzavalle". Vedi anche lo , da cui è tratta la citazione..
La quinta marcia Nel 2013, ancora una marcia della associazioni naturalistiche, unite in questo caso anche al mondo dell'associazionismo giovanile; questa volta si tratta della paventata interruzione del sentiero delle valli di Pietralacroce (itinerario n. 313), a causa di un privato che intende recintare. Il fatto è visto come indicativo di un fenomeno che rischia di diffondersi ulteriormente (sono già diversi i sentieri chiusi per motivi analoghi) e ancora una volta la manifestazione vede una forte partecipazione di cittadini, solidali con l'Ente Parco che non aveva permesso la chiusura dell'itinerario e la recinzioneLa manifestazione si è svolta il 12 maggio 2013; vedi .
La storia del Parco del Conero, come si vede ricca di episodi di partecipazione popolare, è ricostruita nel numero del periodico ufficiale del Parco edito in occasione del suo ventennale..
Problemi attuali Una delle caratteristiche più importanti del Parco del Conero è il rapporto strettissimo tra boschi, campagna e il mare, raggiungibile percorrendo stretti e panoramici sentieri che scendono lungo le rupi. Si deve registrare a questo proposito una nota dolente: la decisione dell'amministrazione comunale e della Capitaneria di Porto di chiudere, per motivi di sicurezza, tutti i sentieri che conducono al mare; ; . Di fatto, quindi, dal 2015 molte delle zone del parco più caratteristiche ed importanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico sono ufficialmente precluse alla visita di turisti ed abitanti. La preoccupazione per la sicurezza sembra eccessiva alle associazioni naturalistiche, che ricordano che, seguendolo stesso criterio, si dovrebbero chiudere al pubblico tutte le coste alte e le zone montuose d'Italia, soggette agli stessi tipi di rischi.
Proposta di inserimento tra i Patrimoni dell'Umanità UNESCO