Ha studiato a Napoli, città in cui ha tenuto il suo studio e lavorato, alternando lunghi periodi all’estero, specie in Germania. Gran parte della sua produzione è nell’ambito della ricerca concettuale.
Biografia Scarne ed essenziali sono le poche note biografiche sull’artista, che dei primi anni parlava di un capitolo intimo caratterizzato da una personale “preistoria” e “un lavoro solitarioF. Alfano, Autoritratto in negativo, in Carlo Alfano. Sulla soglia, catalogo della mostra, Castel dell’Ovo, Napoli, ed. Charta, Milano 2001, pag. 24.”. Già dagli anni Cinquanta la sua formazione affianca alla “pittura” in senso stretto altri interessi quali quello per la musica (frequenta il Conservatorio di San Pietro a Majella), la letteratura e lo studio della filosofia. In seguito si interesserà ai problemi legati alla rappresentazione ed alla percezione; questo lo porterà ad iscriversi, dopo aver frequentato il Liceo, all'Accademia di belle arti di Napoli. Dagli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta partecipa ad alcune delle esposizioni più significative tenutesi in Italia ed in Europa. Hanno scritto del suo lavoro tra gli altri: Flavia Alfano, Giulio Carlo Argan, Alberto Boatto, Bruno Corà, Maria De Vivo, Achille Bonito Oliva, Gianfranco Maraniello, Filiberto Menna, Pierre Restany, Jürgen Schilling, Erich Steingräber, Francesco Tedeschi, Angelo Trimarco, Lea Vergine, Andrea Viliani.
Anni Cinquanta
La prima produzione di Carlo Alfano attiene ad una fase formativa, caratterizzata da un’intensa attività sperimentale. Nel dicembre 1955 si tiene a Napoli presso la Galleria San Carlo la sua prima personale dove presenta opere grafiche. Parallelamente, il linguaggio pittorico di quegli anni suggerisce immagini che alternano concrezioni materiche di matrice informale a leggerezze coloristicheTale fase vede Alfano impegnato in un’intensa attività sperimentale condotta sui più disparati materiali cfr F. Alfano, Autoritratto in negativo, in Carlo Alfano. Sulla soglia, op cit. 2001, pag. 24.
Anni Sessanta
Partendo dal significato della visione, la ricerca di Alfano degli anni Sessanta si incentra sul rapporto contraddittorio tra logica e percezione. Nel 1962 espone a Roma presso la Galleria l’ un ciclo di opere dove la tela è spazio nero, profondo e insondabile, mentre le figure appaiono monumentalmente isolate e fluttuanti; "il pittore tende ad inserirsi in un sistema temporale, in una categoria, i cui cardini sono i valori di flusso e di durata. Annullando sempre più il visibile e la sua immediata contingenza"Lea Vergine, Undici pittori napoletani, Napoli, L'arte tipografica, 1963, pag. 118.
A partire dal 1963, superando il concetto tradizionale di pittura, emerge come centrale nella sua opera il problema della rappresentazione declinata dall’artista come forma di ambiguità segnica e spaziale in relazione al tempo. Dal 1964 la sua ricerca assume connotazioni sempre più analitiche; emblematiche in tal senso sono le opere dei cicli Tipo e strutture ritmiche e Tempi prospettici presentati nel 1966 presso la Modern Art Agency di Lucio Amelio a Napoli. In queste opere, su un supporto di legno è dipinto un semplice sistema segnico geometrico, sul
quale vengono collocati cilindri metallici specchianti oppure trasparenti in metacrilato (chiamati dall'artista selettori). L'interazione della luce su tali corpi riflettenti crea diverse casistiche fenomeniche e percettive. Esemplare in tal senso è l’installazione dell’opera Tempi prospettici,1970-1972, posta di fronte alle lastre della Tomba del Tuffatore nel Museo Archeologico Nazionale di PaestumR. D’Andria, Il tuffatore di Carlo Alfano. Restauro di un’opera dei “Tempi prospettici” a Paestum, ed. 10/17, Salerno 1995..
Alfano definisce così un suo personale omaggio alla spazialità classica ed offre un contributo originale alle sperimentazioni di Arte cinetica e poi di Arte concettuale che si sviluppano in quegli anni. Partendo da una riflessione sulla classicità e i suoi canoni, l'artista dimostra attraverso diverse modalità espressive l'ambiguità tra spazio e convenzione prospettica rinascimentale. Centrale in tal senso è il ciclo denominato Distanze e in particolare l’opera Distanze (delle distanze dalla rappresentazione), del 1968-1969. L’opera viene installata nell’angolo di una stanza e presenta un’immagine spaziale prospettica. I visitatori sono invitati a seguire la linea disegnata sul pavimento che dovrebbe portarli a raggiungere il punto di fuga; ma l’illusione della profondità svanisce quando il fruitore, camminando e riducendo quindi la distanza tra se stesso e l'opera, trova l'essenza di una ambiguità spazialecfr F. Alfano, D. Isaia, G. Maraniello (a cura di), Carlo Alfano soggetto spazio soggetto, 2017.
Molti lavori dell'artista sono incentrati sul coinvolgimento totale dello spettatore nel flusso temporaleProspettive diverse. Carlo Alfano a Rovereto, su artribune.com e sull’esperienza suggestiva della fruizione, così accade nell’opera Delle distanze dalla rappresentazione,1968/1969. Qui, nella penombra di una stanza, una goccia cade ad intervalli regolari delineando nell’acqua e poi nel riflesso sulla parete la rappresentazione come l'ombra di un silenzioso e infinito intrattenimentoL'opera Delle distanze dalla rappresentazione (1968/1969) è nella collezione permanente del Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina (MADRE).
Dal 1968 molti dei lavori progettati e realizzati sono installazioni ed environments come quelli presentati nel 1969 presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, nel 1970 nelle mostre Vitalità del negativo (Roma), Amore mio (Montepulciano) e presso la Modern Art Agency di Napoli.
Anni Settanta Le opere dalla fine degli anni Sessanta condensano in una forma essenziale il discorso sullo spazio/tempo e definiscono così la poetica di Alfano. L'opera Stanza per voci, Archivio delle nominazioni 1969,'70, '71,'72,'73,'74..., del 1968/1969, è il lavoro-progetto presentato a Napoli (1972), a Milano, presso la Galleria dell’Ariete, e a Berlino, presso la Galerie Folker Skulima. L’opera, che costituisce il nucleo centrale della maturità dell’artista, conserva della forma classica del quadro solo lo spazio perimetrale di una cornice vuota in alluminio di cm.200 x220il lavoro venne concepito con due esemplari indipendenti. In occasione della mostra Carlo Alfano soggetto spazio soggetto tenutasi al MART di Rovereto nel 2017 sono stati mostrati nella sala entrambi gli esemplari delle cornici, tenendo conto di alcuni studi dell’artista che prevedevano anche la possibilità di una installazione doppia. Qui la forma classica del quadro è dissolta e la rappresentazione è sostituita dalle parole che attraversano tutto lo spazio della stanza.
La tela è sostituita da un vuoto nel quale scorre un nastro magnetico e la rappresentazione lascia il posto all’azione temporale che si esprime attraverso il suono. Dalla cornice scaturiscono vari frammenti sonori contenuti in tanti avvolti in bobine e poi custodite in vari astucci di marmo facenti parte dell'Archivio delle nominazioni. I diversi frammenti temporali che possiamo ascoltare hanno una durata di 1 minuto e 40 secondi, vale a dire esattamente lo spazio/tempo che occorre ai nastri per attraversare con moto circolare lo spazio vuoto della cornice e ritornare su se stessi. Il suono del tempo-parole che fuoriesce da due piccole fessure riempie, modellandolo, lo spazio intero della Stanza per voci, configurando un luogo per la rappresentazione di diversi generi artistici quali: nature morte, ritratti, autoritrattimolti intellettuali, tra i quali Lucio Amelio, Joseph Beuys, Alberto Boatto, Giuseppe Chiari, Jannis Kounellis, Filiberto Menna, Giulio Paolini, Lea Vergine, hanno partecipato al progetto registrando una propria descrizione che sarebbe poi divenuta un ritratto/autoritratto della Stanza per voci di Alfano..
In parallelo, dal 1969, Alfano si riappropria del mezzo pittorico tradizionale e su grandi tele monocrome nere o bianche trascrive la sua soggettiva e personale percezione del tempo attraverso sequenze numeriche lineari di secondi intervallati da silenzi, frasi, pensieri e riflessioni occasionali. Le grandi tele del ciclo vengono presentate nel 1974 a Monaco presso la Galerie Art in Progress, poi alla Kunsthalle di Berna e a Parigi nella Galeria Ileana Sonnabend. La prima delle opere facenti parte del ciclo Frammenti di un autoritratto anonimo è Frammenti di un autoritratto anonimo n.1, 1969/1970, dove ritroviamo rispecchiato e rovesciato sul piano spaziale-pittorico un frammento visivo che rimanda al frammento temporale e sonoro di Stanza per voci.
Qui il tempo trascritto sulla tela, secondo dopo secondo, interagisce con il nostro presente in una dimensione dialogica. A questo riguardo Carlo Alfano chiarisce: “Il senso di ogni frammento – come del grande frammento che è il quadro intero - non è quello di comunicare una serie di concetti compiuti e di una linearità del tempo; mi interessa cogliere del tempo le sue circolarità, i suoi arresti, le sue velocità.Tra le unità dei secondi (il segno che ho scelto per indicare il tempo) mi interessa il lento affacciarsi della parola, le tensioni delle sue regole, i conflitti e le esclusioni dei suoi movimenti soggettivi, prima che la parola raggiunga quella pienezza che riempirà il silenzioH.Stocker, Interview mit Carlo Alfano, in “Kunstforum international“, 1974”. Dal 1971 Alfano lavora a lungo su una ineffabile dimensione spazio-temporale. Il presente anonimo della linea di secondi, nel ciclo dei Frammenti di un autoritratto anonimo, si sovrappone ad esempio con personaggi paradigmatici, interagendo con l’epica errante del Don Chisciotte o con la fitta geografia dei desideri di Molly Bloom, nellUlisse di James Joyce.
In molte opere degli anni Settanta la riflessione di Alfano interseca anche alcune icone caravaggesche. Nello specifico, l'aspetto su cui l'artista si concentra non è l'aspetto figurale di queste icone, ma ciò che è definibile come luogo di sospensione.
Della Vocazione di S. Matteo di Caravaggio lo affascina l’attesa in forma di oscurità, il buio come sottrazione alla rappresentazione, “[quel] grande spazio vuoto, buio [che] si apre come un impraticabile confine.”C. Alfano, Caro Heiner, in catalogo mostra Carlo Alfano- Bilder und Zeichnungen- Fragmente eines anonymen Selbstbildnisses Städtisches Museum Leverkusen Schloß Morsbroich,1979, pag.16 Nel ciclo Dalla vocazione al giocatore, egli focalizza nell’oscurità il valore spazio-temporale della pausa, della distanza tra i due gruppi di personaggi, facendola coincidere con il silenzio di una soglia aperta sul nostro presente.
Questo aspetto della ricerca, sviluppata dalla metà degli anni Settanta, è espresso nel ciclo di Eco-Narciso presentato nel 1978 nelle sale del Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortés di Napoli e l’anno successivo a Leverkusen nel Morsbroich Museum. Il doppio riflesso di Narciso ed Eco nell’acqua e nel suono rimandano, ancora una volta, ad uno spazio ambiguo dove l’io e l’altro propongono due realtà uguali e diverse su un piano temporale simultaneo. Le due immagini non coincidenti indicano specularmente un luogo che coincide con la perdita del baricentro figurativo e l’impossibile univocità spaziale; “si avverte nell’infittirsi di versioni della Vocazione e del Narciso, un’ansia di penetrazione nell’oscurità semantica appena rinvenuta e da perlustrare come un territorio vergine carico di possibili sorprese”B.Corà, Carlo Alfano: lo spazio teatrale dell’animo, in F.Alfano (a cura di), op.cit., pag. 14.
Anni Ottanta