Il Libro di Ester (ebraico אסתר; greco Ἐσθήρ; latino Esther) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto originariamente in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, si colloca verso la fine del II secolo a.C. in Mesopotamia, probabilmente a Babilonia.

È composto da 10 capitoli, che raccontano la storia dell'ebrea Ester, ragazza orfana, cugina di Mardocheo, che diventa moglie del re persiano Assuero e salva il popolo ebraico dai complotti del malvagio Aman.

Il testo greco di Ester nella traduzione detta dei Settanta è notevolmente più ampio ed è basato su un diverso testo ebraico in cui il traduttore avrebbe aggiunto solo i testi dei due editti reali.Emanuel Tov, Three Strange Books of the LXX: 1 Kings, Esther, and Daniel Compared with Similar Rewritten Compositions from Qumran and Elsewhere , p.382. Il testo greco si differenzia da quello masoretico anche per il suo contenuto teologico. Mentre nel testo ebraico Dio non viene mai nominato, in quello greco il ribaltamento del destino di morte degli ebrei viene attribuito al suo intervento. Ebrei e protestanti considerano canonico solo il testo masoretico, mentre i cattolici ritengono ispirati sia il testo masoretico sia quello greco.La Bibbia. Via, verità e vita, San Paolo 2009, p. 887. Gli Ortodossi invece ritengono canonico soltanto il testo greco, come per tutto il resto della Scrittura.

Composizione del testo Ci è giunto in una versione ebraica ed in una greca – a sua volta in due recensioni –, che è più estesa di quella ebraica di due terzi.

Versione ebraica Pur narrando eventi che sarebbero avvenuti alla prima metà del V secolo a.C., si ritiene che il Libro di Ester risalga piuttosto alla prima metà del II secolo a.C., ai tempi della rivolta dei Maccabei. È spesso paragonato alla prima parte del Libro di Daniele, e ai libri deuterocanonici di Tobia e Giuditta per gli argomenti trattati.

La tradizione ebraica considera il libro di Ester una redazione compiuta dalla Grande Assemblea di un testo originale ad opera di Mardocheo, ma si pensa che l'autore sia stato un esule ebraico che viveva a Susa, vista la sua conoscenza sia delle festività e tradizioni ebraiche che del palazzo dei persiani a Susa. È l'unico dei libri del Tanakh di cui non sono stati trovati frammenti tra i Rotoli del Mar Morto (risalenti ad un periodo tra il 150 a.C. e il 70 d.C.).

La versione ebraica è composta di dieci capitoli, ed è per certi versi più scherzosa e meno seria rispetto alla versione greca, inoltre è uno dei due libri della Bibbia in cui non viene mai menzionato il nome di Dio (l'altro essendo il Cantico dei cantici).

Versione greca

Nella Septuaginta o Bibbia dei Settanta (III secolo d.C.), sei brani aggiuntivi di notevole ampiezza sono inseriti in un testo molto prossimo alla versione ebraica. Tranne due di essi, che contengono editti reali, gli altri quattro sono traduzioni di un prototesto ebraico che non ci è pervenuto. I capitoli aggiuntivi includono parecchie preghiere a Dio, forse perché la suddetta mancanza di citazioni del nome di Dio nel testo originale era ritenuta inopportuna in un testo sacro. Inoltre, il testo greco contiene molte piccole varianti nel testo principale a livello di traduzione e significato.

Alcuni studiosi sostengono che le parti presenti nel testo greco e assenti in quello ebraico siano l'opera di un ebreo egiziano, attivo attorno al 170 a.C., che ha tentato di dare al libro un tono più religioso e conforme, e che ha promosso un'interpretazione dei fatti secondo cui a salvare i Giudei è stata la loro religiosità. Nel tempo in cui il Libro di Ester è stato scritto, il potere straniero che appariva prossimo a minacciare la Giudea erano i Macedoni di Alessandro Magno, che sconfissero l'impero persiano circa centocinquant'anni dopo il tempo in cui è ambientato il libro; e la traduzione greca dei Settanta dice chiaramente che Aman, che nel libro complotta per portare alla rovina i Giudei, era macedone, mentre il testo in ebraico lo descrive come agaghita.

L'ultimo versetto del libro, cioè la chiusa della versione greca, dice tra l'altro che la traduzione greca di Ester fu portata in Egitto «Nell'anno quarto di Tolomeo e di Cleopatra». Ciò indicherebbe, secondo alcuni, che la versione greca risale almeno all'anno 114 a.C., essendo quello il quarto anno di regno di Tolomeo VIII e di sua moglie Cleopatra II.

Canonicità e liturgia La canonicità del libro di Ester e ancor più quella della versione greca è stata oggetto di controversie, e la storia editoriale del libro ha attraversato un lungo processo.

La traduzione dei Settanta è stata usata da San Girolamo nella compilazione della Vulgata latina (IV secolo). Egli, però, ha posto le parti mancanti nel testo ebraico in appendice alla traduzione del testo masoretico, e questa è stata la forma utilizzata fino al Concilio di Trento dalla chiesa cattolica.

Martin Lutero, forse il più vigoroso critico del Libro di Ester (anche nella versione ebraica) nell'epoca della Riforma, considerava la versione greca di dubbio valore. Il testo greco, quindi, è stato rigettato da anglicani e protestanti come possibile fonte di dottrina. Le critiche di Lutero al libro sono state utilizzate per corroborare le accuse di antisemitismo che gli sono state spesso rivolte.

Il Concilio di Trento (1545–1563), l'apice della Controriforma della Chiesa cattolica, ha dichiarato canonico l'intero libro, tanto nella versione greca quanto in quella ebraica, accogliendo il testo che corrisponde a quello ebraico, più, in aggiunta, le parti della recensione greca dei più antichi manoscritti, seguendo in ciò la Vulgata. Il Libro di Ester è usato due volte nel lezionario cattolico attualmente in uso. In entrambi i casi, il testo non è tratto solamente dal testo originale ebraico, ma tra le letture sono comprese anche la preghiera di Mardocheo, proveniente dal testo greco.

In molte bibbie cattoliche i sei testi aggiuntivi sono stati reinseriti all'interno della traduzione del testo masoretico nelle loro posizioni logiche, ma ciò crea qualche incongruenza specialmente quando il testo masoretico è diverso da quello greco da cui provengono le aggiunte. Nella edizione CEI del 2008, ad esempio, si è preferito stampare le traduzioni di entrambi i testi, quello greco e quello ebraico, nella loro completezza, uno di seguito all'altro. Nel testo greco vengono ulteriormente evidenziate differenze (omissioni, variazioni o aggiunte) tra il testo originale della Septuaginta e la versione riportata nella Nova Vulgata (1979).

Nella Bibbia cattolica, per distinguere la versione greca da quella ebraica, i versetti tratti dalla Settanta sono tutti numerati da una lettera in apice in progressione:

17 versetti (dall'1a all'1r) prima del versetto 7 versetti (dal 13a al 13g) dopo il versetto 1 versetto (8a) dopo il versetto 24 versetti (dal 17a al 17z) dopo il versetto 6 versetti (dal 1a al 1f) dopo il versetto 2 versetti (dal 2a al 2b) dopo il versetto 21 versetti (dal 12a al 12v) dopo il versetto 1 versetto (19a) dopo il versetto 11 versetti (dal 3a al 3l) dopo il versetto

Le chiese ortodosse orientali usano unicamente la versione dei Settanta del testo, come per tutto l'Antico testamento.

Contenuto del libro Il Libro di Ester si presenta come la leggenda eziologica della festa di Purim.

L'opera si apre con «nell'anno secondo del regno di Assuero, il Gran Re», identificato dai commentatori con Serse I (r. 486–465 a.C.), benché siano state proposte da alcuni anche altre ipotesi: accettando questa identificazione, sarebbe nel 485 a.C. Il prologo, conservato solo nel testo greco e quindi forse posteriore, introduce la figura di Mardocheo, giudeo della tribù di Beniamino che vive a Susa, capitale dell'impero persiano e residenza invernale dei Re dei Re a partire dal regno di Dario I. Egli sogna due draghi che con il loro sibilo inducono i popoli a combattere contro il "popolo dei giusti". Questo sogno premonitore lascia intendere come sui Giudei stia per abbattersi una grave sciagura.

Nel primo capitolo il re Assuero manda a chiamare la sua sposa, la regina Vasti, personaggio di cui non si hanno notizie al di fuori della Bibbia, ma questa è intenta a festeggiare nel gineceo e non obbedisce. Allora Assuero la ripudia e si cerca una nuova sposa. La scelta cade sulla giudea Adassa (in ebraico mirto), di cui Mardocheo è tutore, essendo figlia di un suo zio. Ma Assuero ignora che Adassa appartiene al popolo di Giuda e la conosce come Ester.

Per i Giudei si avvicina uno dei momenti peggiori della loro storia, giacché Aman, il perfido consigliere del re, di stirpe Agaghita, odia Mardocheo per il fatto che non vuole prostrarsi a lui né rendergli omaggio, e nel terzo capitolo del libro concepisce un piano mostruoso: adoperando il sigillo imperiale che il sovrano gli ha affidato, firma un editto che ordina lo sterminio totale di tutti i Giudei che si trovino all'interno del regno di Assuero.

Nel quarto capitolo, Mardocheo viene a sapere del complotto, si straccia le vesti e si lamenta con alte grida. Passato il momento della disperazione, tuttavia, chiede ad Ester, la giudea di più alto grado in tutto l'impero, di intercedere presso il sovrano affinché ritiri l'editto. Ma nessuno, pena la morte, può presentarsi al re senza prima essere convocato (l'usanza registrata in non è un'invenzione biblica, anche se appare improbabile che venisse applicata anche alla sposa reale). Allora Ester, dopo aver chiesto a Mardocheo che tutti i Giudei digiunino per lei per tre giorni, si veste a lutto e prega il suo Dio di venirle in soccorso; la lunghissima preghiera è riportata nel testo greco, e insiste sul peccato commesso da Israele, che avrebbe scatenato la giusta punizione divina.

Alla fine, nel capitolo quinto, Ester si presenta ad Assuero in tutta la sua bellezza. Il re, abbagliato, la tocca con lo scettro d'oro e le salva la vita; ella così può presentare la sua richiesta, che consiste in un invito a cena nei suoi appartamenti con il ministro Aman. Aman nel frattempo, con l'appoggio di amici e della moglie Zeres fa già innalzare il patibolo su cui spera di far impiccare Mardocheo il giorno successivo.

Nel capitolo sesto, Aman è costretto ad onorare pubblicamente l'odiato Mardocheo, dopo aver creduto di essere colui cui era destinato il pubblico trionfo. Ma gli eventi precipitano quando Ester, nel corso del banchetto, accusa Aman di aver condannato a morte tutti i Giudei, e quindi anche lei. Il sovrano monta su tutte le furie ed ordina di appendere Aman a quello stesso patibolo che aveva fatto innalzare per Mardocheo. Così descrive la scena Dante Alighieri:

Nel capitolo ottavo il tutore di Ester giunge al culmine degli onori, poiché viene fatto ministro al posto di Aman e gli viene consegnato il sigillo reale. Allora Mardocheo promulga un nuovo editto secondo cui ai Giudei è concesso difendersi contro coloro che li attaccheranno, e spinge i Giudei a celebrare con banchetti lo scampato pericolo. Anche in questo caso il testo dell'editto è conservato solo nella versione greca.

Nel capitolo nono avviene l'eccidio dei persecutori dei Giudei, perpetrato, con l'aiuto dei funzionari del re, in quello stesso giorno che era stato decretato per la loro rovina: il 13 di Adar. Da allora, secondo i dettami di Mardocheo, questo giorno viene ricordato dagli Ebrei come la festa di Purim, da una parola non ebraica ma accadica (parlata dagli antichi popoli della Mesopotamia): Pur, cioè "oggetto per tirare a sorte", perché Aman aveva scelto tramite il lancio di questi oggetti il giorno in cui si sarebbe dovuto portare a termine il suo piano.