La diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino () è una sede della Chiesa cattolica in Italia immediatamente soggetta alla Santa Sede appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2023 contava battezzati su abitanti. È retta dall'arcivescovo (titolo personale) Santo Marcianò.

Territorio La diocesi comprende nel suo territorio 21 comuni. Amministrativamente la diocesi ricade nella provincia di Frosinone, salvo il comune di Prossedi che appartiene alla provincia di Latina.

Sede vescovile è la città di Frosinone, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Veroli e a Ferentino sorgono le due concattedrali, dedicate rispettivamente a Sant'Andrea apostolo e ai Santi Giovanni e Paolo. Nel territorio diocesano si trova anche l'abbazia di Casamari, la cui chiesa è stata elevata alla dignità di basilica minore da papa Pio XII nel 1957.

Parrocchie e vicarie

Il territorio si estende su ed è suddiviso in 83 parrocchie, raggruppate in 5 vicarie: vicaria di Frosinone: Frosinone; vicaria di Veroli: Veroli, Boville Ernica, Monte San Giovanni Campano; vicaria di Ferentino: Ferentino, Supino; vicaria di Ceccano: Ceccano, Amaseno, Giuliano di Roma, Patrica, Prossedi, Villa Santo Stefano; vicaria di Ceprano: Ceprano, Arnara, Castro dei Volsci, Falvaterra, Pofi, Ripi, Strangolagalli, Torrice, Vallecorsa.

Storia L'odierna diocesi nasce nel 1986 dall'unione di due antiche sedi episcopali: la diocesi di Veroli, attestata dall'VIII secolo e che nel Novecento prese il nome di Veroli-Frosinone; e la diocesi di Ferentino, documentata a partire dal IV secolo.

Ferentino Ferentino, come molte altre diocesi italiane, rivendica un'origine apostolica, essendo stata evangelizzata secondo la tradizione dallo stesso apostolo Pietro. Tuttavia il primo vescovo storicamente attestato fu Basso, presente al sinodo romano indetto da papa Felice III nel 487 per giudicare quei vescovi e preti africani che avevano abiurato la fede cattolica durante la persecuzione di Unnerico re dei vandali; lo stesso vescovo partecipò al concilio romano celebrato da papa Simmaco nel 499. Ciò non esclude l'antichità della presenza cristiana nella città, come è stato documentato dalla scoperta di una domus ecclesiae del III secolo negli scavi sottostanti la chiesa di Santa Maria Maggiore (già cattedrale di Ferentino), e da alcune epigrafi funerarie cristiane databili fra III e IV secolo.

I successivi vescovi ferentinati sono noti per la loro partecipazione ai concili indetti dai papi a Roma. Tra questi si ricorda in particolare Bono che il 16 aprile 556 accettò, assieme a Giovanni di Perugia, di consacrare vescovo di Roma il diacono Pelagio, imposto da Costantinopoli, ma accusato dal clero romano di essersi arreso alla politica giustinianea di condanna dei Tre Capitoli, sconfessando così il suo predecessore Vigilio.

Nel corso del XII secolo la città e la diocesi si schierarono contro i papi di Roma. Il vescovo Giso, nel 1130, appoggiò il partito dell'antipapa Anacleto II, e per questo fu deposto nel 1138. Il successore Trasmondo, per la sua fedeltà al legittimo pontefice, finì in carcere e fu tragicamente ucciso. Anche Ubaldo (1148-1160) si schierò dalla parte dell'antipapa Vittore IV e per questo venne deposto nel 1160. A partire dalla seconda metà del secolo, i pontefici si recarono in più occasioni nella Valle Latina: «la presenza a Ferentino di Alessandro III e Innocenzo III fu dunque volta a riaffermarvi l'autorità papale, concretizzata dall'insediamento del rettorato provinciale».

Nel 1223, all'epoca di papa Onorio III, la diocesi comprendeva i centri di Ceccano, Patrica, Cacumen (scomparso), Supino, Giuliano, Prossedi, Pisterzo, San Lorenzo (Amaseno), Villa Santo Stefano e Silvamolle; questa configurazione territoriale si è mantenuta pressoché invariata nei secoli. Sabrina Pietrobono, Carta archeologica medievale - Frosinone, in Quaderni di archeologia medievale, VIII, Borgo San Lorenzo, 2006, p. 28. Anche: Beweb - Beni ecclesiastici in web.

A metà del XIII secolo, il desiderio dei Francescani di insediarsi all'interno delle mura cittadine trovò l'appoggio dei papi Alessandro IV (1254-1261) e Urbano IV (1261-1264), ma si scontrò con le autorità civili e religiose della città, appoggiate dai vescovi Giacomo da Velletri e Matteo I, che si opposero in ogni modo ai Francescani, fino ad arrivare ad assalire e distruggere il loro convento. Solo nel 1278 per i frati iniziò un periodo di pace, e quattro anni dopo inaugurarono la loro nuova chiesa.Pilara, La città di Ferentino nel Medioevo: percorsi di crescita comunale in un centro del Basso Lazio, pp. 90-94.

Nei pressi di Ferentino Pietro del Morrone, divenuto poi papa Celestino V, fondò il monastero di Sant'Antonio Abate, dove si ritirò dopo la sua rinuncia al papato e dove, dopo la sua morte (1296), dimorarono i suoi resti fino al 1327 quando furono trasferiti all'Aquila.

Nel periodo post-tridentino, si distinse in particolare il vescovo Silvio Galassi (1585-1591), che fu in precedenza segretario del cardinale Carlo Borromeo. Appena eletto vescovo, attuò una visita pastorale alla diocesi rendendosi conto dello stato di degrado in cui versava il clero e la pietà popolare; «prese dei provvedimenti per eliminare la condotta scandalosa del clero, cercando di ravvivare la sua vita spirituale, obbligando gli ecclesiastici allo studio delle sacre lettere e delle opere teologiche, imponendo la conoscenza approfondita dei decreti di riforma del Concilio di Trento».. L'applicazione dei decreti di riforma del concilio di Trento è attestata dalla relazione della visita ad limina del 1603; nel 1605 è documentato in primo sinodo diocesano per l'attuazione della riforma tridentina.

A causa della scarsità delle rendite, il seminario vescovile venne istituito molto più tardi, sul finire del XVII secolo. Eretto una prima volta, ma senza molta fortuna, da Ottavio Roncioni nel 1664, l'apertura effettiva si ebbe solo con il vescovo Giovan Carlo Antonelli nel 1687. Ma i contrasti sorti per la soppressione di alcuni benefici ecclesiastici a favore del sostentamento del seminario, causarono dei forti dissidi che costrinsero il vescovo Valeriano Chierichelli (1694-1718) a ritirarsi a Roma e governare la diocesi per mezzo di vicari episcopali.

Al momento dell'unione con Veroli-Frosinone, la diocesi di Ferentino comprendeva 29 parrocchie nei comuni di Amaseno (2), Ceccano (4), Ferentino (12), Giuliano di Roma, Patrica (3), Supino (4), Villa Santo Stefano e Prossedi (2).

Veroli Secondo la tradizione, l'annuncio della fede cristiana nel territorio di Veroli risalirebbe all'epoca apostolica e alla predicazione di Salome, madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, che sarebbe giunta nell'antica città ernica al seguito di san Pietro; accolta nella casa del contadino Mauro, lo convertì alla nuova fede e lo consacrò primo vescovo della comunità verolana. Dell'antichità della comunità cristiana di Veroli ne è testimonianza un'epigrafe funeraria, scoperta nel duomo di Veroli, che commemora la sepoltura del presbitero Marturio nell'anno 384. Dal Medioevo a Veroli sono venerati i santi Biagio e Demetrio, martiri però assenti negli antichi martirologi.

Ancora la tradizione, non documentata storicamente, asserisce che Frosinone fu sede episcopale fino all'VIII secolo e che l'antica diocesi al tempo dell'invasione longobarda si fuse con la vicina Veroli.Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. VI, pp. 511-514. A una presunta dioecesis frosonensis si attribuiscono due vescovi, Innocenzo e Papìa, presenti ai sinodi romani indetti all'epoca di papa Simmaco tra il 499 e il 502. Tuttavia, come documenta l'edizione critica degli atti di quei concili pubblicata da Theodor MommsenTheodor Mommsen, Acta synhodorum habitarum Romae. A. CCCCXCVIIII DI DII, in Monumenta Germaniae Historica, Auctorum antiquissimorum, XII, Berlino, 1894, pp. 393-455., Innocenzo non fu vescovo di Frosinone, ma di Fossombrone, mentre Papìa appare in uno dei falsi concili simmachiani, il cui nome fu desunto dalle liste episcopali del concilio di Calcedonia.Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII , pp. 173-174. Secondo il Liber pontificalis erano originari di Frosinone i papi Ormisda (514-523) e il figlio Silverio (536-537).

Della diocesi di Veroli si ha conoscenza solo a partire dalla metà dell'VIII secolo: primo vescovo documentato è Martino, che prese parte al concilio romano indetto da papa Zaccaria nel 743. Tuttavia Duchesne e Lanzoni non escludono che la diocesi esistesse già prima dell'invasione longobarda.

Documenti pontifici della seconda metà dell'XI secolo, le bolle di Gregorio VII (1081) e di Urbano II (1097)Kehr, Italia pontificia, II, p. 156., definirono il territorio di competenza dei vescovi di Veroli, che comprendeva gli abitati di Veroli, Frosinone, Torrice, Ripi, Pofi, Arnara, Castro dei Volsci, Falvaterra, Ceprano, Strangolagalli, Monte San Giovanni, Bauco, e i territori scomparsi di Castro, Canneto, Castello Nuovo e Montenero.Kehr, Italia pontificia, II, p. 155. Apparteneva all'antico territorio diocesano anche l'abbazia di Casamari, importante monumento dell'architettura gotico-cistercense.

«Grazie alla sopravvivenza della documentazione dell'archivio capitolare si è constatata la grande importanza che il vescovo di Veroli assunse nel tempo nella regione. Fondi agricoli e proprietà immobiliari di diverso valore erano in possesso del capitolo della Cattedrale e del vescovo, il quale locava e concedeva benefici come ogni altro grande signore feudale… Arricchito dalle donazioni patrimoniali, e soprattutto per una felice gestione amministrativa, favorito dai privilegi di immunità, divenne il più potente signore del comprensorio nel XII-XIII secolo.»Sabrina Pietrobono, Carta archeologica medievale - Frosinone, Quaderni di archeologia medievale VIII, Borgo San Lorenzo 2006, p. 28.

La storia della diocesi di Veroli è particolarmente legata a quella del papato e della Santa Sede. Papa Giovanni X fu tenuto prigioniero per ordine di Marozia nella rocca di san Leucio; i papi Gregorio VII nel 1080 e Pasquale II nel 1114 tennero nella chiesa di Santa Giusta a Ceprano due sinodi della Chiesa romana; nel 1170 papa Alessandro III iniziò le trattative di pace con Federico Barbarossa nel monastero di Sant'Erasmo in Veroli; nella lotta contro gli imperatori svevi, trovarono rifugio a Veroli Alessandro III e Lucio III (1083); alla fine del XIII secolo il cardinale Benedetto Caetani, futuro papa Bonifacio VIII, fu nominato podestà comunale, rafforzando l'alleanza fra Comune e Chiesa.

A partire dal XIV secolo iniziò la decadenza della città e della diocesi verolana, aggravata dal terremoto del 1349, che danneggiò gravemente la cattedrale e la basilica di Santa Salome, entrambe ristrutturate nelle forme attuali nel Settecento.

Nel Cinquecento, il vescovo Benedetto Salino (1560-1567) prese parte al concilio di Trento, e al suo ritorno in diocesi iniziò l'applicazione dei decreti di riforma con l'indizione di un sinodo diocesano. La prima visita canonica risale al 1581 e fu opera del vescovo Ortensio Battisti (1567-1594); più tardi fu istituito il seminario vescovile (1611), che tuttavia ebbe vita regolare solo a partire dal 1652.

Durante il periodo napoleonico, diversi sacerdoti ebbero parte attiva nella rivolta del 1798; il vescovo Antonio De Rossi «esercitò un'intensa opera di mediazione, che agli occhi dei reazionari fu tuttavia vanificata dal suo giuramento di fedeltà a Napoleone». Fu anche a causa dell'atteggiamento del De Rossi, che agli inizi dell'XIX secolo si parlò per la prima volta di un possibile trasferimento della sede episcopale a Frosinone, città in forte crescita demografica, dove anche il governo pontificio aveva trasferito il capoluogo della provincia di Campagna e Marittima.