Il duomo di Santa Maria Assunta è la parrocchiale di Montichiari, in provincia e diocesi di Brescia; fa parte della zona pastorale della Bassa Orientale del Chiese.
È la chiesa più importante della città e una delle più maestose in provincia in quanto a dimensioni, materiali, architettura e patrimonio artistico, in parte ricollocato dall'edificio religioso precedente. In particolare, la chiesa conserva un altare dei Corbarelli, uno dei Carra, sculture dei Calegari, una tela del Romanino e la cosiddetta "Croce dei Fogliata", preziosa croce astile quattrocentesca.
Il 14 dicembre 1963 il duomo di Montichiari è stato insignito del titolo di basilica minore. Acta apostolicae sedis, 56, 1964, pp. 557-559.
Storia l progetto per la chiesa dei Padri della Pace a Brescia, di Giorgio Massari. rappresentò un'assoluta novità per l'ambiente bresciano.. La tipologia ad aula unica, scandita da agili semicolonne binate, il transetto sormontato dalla cupola e le raffinate soluzioni formali dei particolari architettonici divennero un modello di riferimento per molti architetti e destarono l'ammirazione anche di Paolo Soratini, frate architetto dei Camaldolesi che ebbe l'incarico della costruzione della parrocchiale di Montichiari. Per l'erezione della nuova chiesa venne scelto il luogo già occupato dalla parrocchiale esistente destinata quindi ad essere demolita. Molti elementi artistici e devozionali furono riutilizzati, tranne il ciclo di affreschi del Romanino presenti nel presbiterio e nella cappella del Santissimo, che sarebbero andati inevitabilmente perduti..
Tuttavia, cercando di sfruttare al meglio il disegno urbanistico esistente, egli ruotò l'asse della nuova chiesa in senso antiorario – la vecchia parrocchiale era allineata con gli edifici della piazza – per darle maggiore rilevanza prospettica e mettere in risalto la grande facciata, come una quinta monumentale sul proscenio della piazza Grande..
La decisione di costruire la nuova chiesa parrocchiale fu presa il 15 dicembre 1728, ma i lavori veri e propri iniziarono il 5 settembre 1729 per concludersi alla fine del 1754 quando l'intero nuovo edificio divenne accessibile.. Per la costruzione della chiesa furono utilizzati materiali locali, in particolar pietre di grossa pezzatura recuperate dal greto del fiume Chiese sul monte Rotondo di Montichiari.
Per la cupola vengono presentati, tra il 1775 e il 1784, tre progetti, tra i quali viene scelto quello di Pier Antonio Cetti (1783), senza dubbio quello più innovativo e stilisticamente più moderno rispetto ai canoni dell'epoca..
Descrizione
Esterno Nella parte inferiore della facciata si apre un portale centrale di colore verde scuro, affiancato da due piccole sottili colonne, in stile corinzio, sormontate da un timpano con andamento spezzato ad arco ribassato, con dei cherubini posti a decorazione dell'architrave. La parte superiore e quella inferiore sono speculari scandite da quattro semicolonne addossate ad altrettante lesene, divise da un architrave con andamento spezzato.
Dentro nicchie incorniciate dalle colonne vi troviamo delle statue ognuna raffigurante una virtù. Nella parte inferiore troviamo la fede, nella nicchia di sinistra, e la religione in quella di destra; nella parte superiore abbiamo la speranza, a sinistra, e la carità, a destra. Nella parte superiore della facciata si trova un finestrone anch'esso affiancato da due piccole colonne e sormontato da un timpano andamento spezzato con all'interno uno stemma. A dividere la parte più alta della facciata dal frontone si trova un architrave: al centro del frontone triangolare è inserito uno stemma con, a bassorilievo, i sette colli di Montichiari, sopra i quali è posta una croce. La sommità della facciata è coronata da un acroterio che sorregge tre statue di Stefano Salterio che rappresentano: San Pancrazio a sinistra, l'Assunta al centro e San Giorgio a destra.
Il campanile, alto 53 metri, ospita al suo interno 9 campane: un concerto di 8 campane in tonalità Si2 più la Campana della Vita, in tonalità Fa#4, che suona in occasione delle nuove nascite, ma anche della celebrazione dell'Eucaristia. Questa campana suona anche come ultimo richiamo 10 minuti prima delle celebrazioni.
Le tre campane maggiori provengono dall'antica torre civica ormai inesistente, facente parte del complesso della rocca medievale, smantellata nell'ultimo decennio del XIX secolo per realizzare il Castello Bonoris.
Interno
L'interno del duomo di Montichiari conta sei cappelle laterali più quella dell'amplissimo presbiterio. Il recupero degli altari della vecchia chiesa era inopportuno, ma vennero comunque mantenute le cinque dedicazioni dei vecchi altari, a cui si aggiunse quella del Crocefisso.
Altare della Madonna del Rosario Il vecchio altare venne rimosso prima della demolizione della chiesa, nel 1743, pur essendo magnifico venne ritenuto inadatto per il nuovo tempio e fu venduto ai Deputati della chiesa della Madonna della Bergoma.. L'erezione del nuovo altare venne decisa definitivamente il 12 luglio del 1739. Il progetto fu affidato ad Antonio Biasio, scultore e tagliapietra che aveva già lavorato a Montichiari.. L'altare è ben articolato, con l'uso di lesene e colonne aggettanti, disposte per far cadere lo sguardo verso il centro. Al centro dell'alto fastigio si trovano la colomba dello Spirito Santo, illuminata da una finestra ad occhio.. In alto si trova il monogramma mariano, retto da due angeli e decorato da due vasi di fiori; sull'arco della nicchia centrale ci sono due cherubini che reggono la corona, che insieme agli altri angeli, contribuiscono ad arricchire l'effetto scenografico. Il 21 agosto 1740 la realizzazione dell'altare venne affidata a Girolamo Ambrosio; invece gli elementi scultorei vennero commissionati ad Alessandro Callegari il 2 aprile 1744..
Altare del Crocefisso L'altare era già in costruzione il 12 luglio del 1741; il tema dell'esposizione del Crocefisso venne trattato con intenti teatrali. Il crocefisso quattrocentesco (vedi dopo) campeggia su un fondale di marmo nero, e alla fine dell'incavo, inginocchiata, appare la Maddalena con un vaso d'unguento. Altre due statue delle medesime dimensioni, la Vergine e san Giovanni, si trovano nelle nicchie laterali.. In alto, una gloria d'angeli sostiene una croce raggiata. Anche questa struttura architettonica è molto dinamica, con colonne e lesene poste su piani obliqui diversi. Gli esecutori dell'altare sono i lapicidi Domenico e Antonio Giuseppe Sartori; l'autore delle sculture è Domenico Molin già collaboratore della bottega dei Benedetti..
Altare delle Sante Reliquie La realizzazione dell'altare venne affidata ai maestri Giovanni Carra e Gerolamo Penini, il 19 agosto del 1634. Nel 1637 i fratelli Giovanni e Carlo Carra realizzarono l'Arca delle Reliquie. L'altare dei Carra era sicuramente il più maestoso della chiesa di S.M. Quattro colonne di diaspro appoggiate su piani sfalsati, reggono la trabeazione con la cornice a dentelli. Due colonne aggettanti inquadrano il nicchione centrale dei depositi delle Reliquie, sormontati da un timpano in pietra di Mazzano. Al centro due cherubini in marmo di Carrara sorreggono l'Arca di marmo chiusa da una grata di metallo dorato. L'Arca a sua volta regge il portale principale, con due colonnine di agata. Per conferire ancora più ricchezza, il fondo della cappella venne rivestito in marmo verde di Genova e bordato di giallo di Torri. La struttura è molto compatta, con campiture simmetriche e regolari di verde antico e di macchie di diaspro. Il sistema d'ancoraggio e segni di alcune riparazioni del fondale del paliotto fanno capire che esso è stato collocato in un periodo successivo. La costruzione della cimasa potrebbe essere attribuita a Biasio o a Benedetti.
Altare del Santissimo Sacramento L'altare è opera di Pietro Bombastoni e risale al 1683. Prima della demolizione della vecchia chiesa, tale altare venne rimosso insieme ad altri arredi, ma nonostante il disegno raffinato e la ricchezza delle tarsie marmoree, venne considerato inadeguato alla grandezza e all'importanza della cappella nella quale doveva essere inserito, ovvero a sinistra del transetto. Dovendone realizzare uno nuovo, l'altare della Scuola del Sacramento fu venduto nel 1749 alla chiesa di Borgo di Sotto e utilizzato come altare maggiore. Si decise di conservare, invece, la pala del Romanino, raffigurane l'ultima cena. Nel 1751 venne coinvolto l'architetto Antonio Marchetti per il disegno del nuovo altare e come consulente l'architetto Giorgio Massari, il quale non si limitò soltanto ad aggiustare i disegni del Marchetti, ma addirittura definì una soluzione innovativa con nuovi dettagli e nuovi particolari costruttivi. Conclusi i disegni bisognava procedere all'esecuzione dell'opera e cercare i lapicidi. L'opera fu commissionata ai rezzatesi Giuseppe Bosio e Vincenzo Polozzi. Il nuovo altare del Massari era ispirato ai criteri di essenzialità e di razionalità abbandonando così il gusto tardo barocco a favore di un linguaggio neoclassico. I marmi preziosi e le fantomatiche policromie si contrappongono all'eleganza e alla sobrietà del bianco di Carrara e del verde antico o del verde greco. La mensa è formata da un parallelepipedo tripartito con specchiature e medaglione centrale con all'estremità, due coppie di volute a sostegno dei gradini per i candelieri. L'imponente soasa è formata da un portale corinzio a quattro colonne: le due colonne centrali sostengono un timpano triangolare, mentre le due laterali sorreggono i due raccordi di un'alzata rettangolare che si imposta sul timpano e che ha una conchiglia centrale. Per il tabernacolo, nel 1777, furono chiamati i fratelli Carboni di Brescia i quali idearono una raffinata struttura a pianta centrale, ricca di sculture allegoriche, con il fronte diviso da quattro colonne ottagonali che affiancano la porta della custodia e sostengono un timpano ribassato, conclusa in alto con una cupola a cipolla. I materiali utilizzati dovevano accentuare l'elemento più sacro di tutta la chiesa ovvero la custodia del Corpo di Cristo; furono scelti, quindi, i marmi di Carrara per la struttura, i contorni e le sculture, mentre per le specchiature e le colonne si usò il prezioso lapislazzuli. L'esecuzione fu affidata, nel 1780, all'artista Orlandi di Brescia. I lavori proseguirono a rilento per la difficoltà di reperire sul mercato lapislazzuli di buona qualità.
Altare di Sant'Antonio