Orgosolo (Orgòsolo in sardo) è un comune italiano di abitanti, che si trova a 620 metri sul livello del mare in provincia di Nuoro, nella regione della Barbagia di Nuoro.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale è prevalentemente collinare e montuoso, l'unica area pianeggiante è la vallata di Locoe, lungo il corso del fiume Cedrino. L'altitudine varia dai 350–400 m di quest'ultima fino ai 1400 m delle prime propaggini della catena del Gennargentu. Tra i rilievi principali sono da segnalare Monte Novo San Giovanni (1316 m), Monte Fumai (1316 m), Punta Sa Pruna (1416 m) e il Monte Armario (1433 m), la cima più alta del comune. Il paese e i suoi dintorni sono caratterizzati da spettacolari paesaggi naturali, da tradizioni e costumi di gran fascino. Il territorio comunale è molto vasto e ha un'estensione di 223,66 km², comprendente una piccola frazione, in località Galanoli, a sei km dal centro principale lungo la strada provinciale per Mamoiada.
Origini del nome Il suo nome potrebbe derivare, secondo gli studiosi, dal toponimo protosardo orgosa che significa "territorio umido, ricco d'acqua".
Storia Preistoria ed età nuragica
Il territorio di Orgosolo è stato frequentato dall'uomo già in epoca preistorica, le prime attestazioni risalgono infatti all'età neolitica. Viene datato a questo periodo un piattino in clorite proveniente da Locoe, oggi esposto al Museo archeologico nazionale di Nuoro. La presenza neolitica è testimoniata anche da numerosi resti ceramici, microliti geometrici e punte di freccia in ossidiana. È da segnalare inoltre la presenza di numerosi monumenti megalitici, sono stati infatti censiti 17 Menhir, nelle zone denominate Gorthene, Locoe, Galanoli, Sa Lhopasa e un Dolmen in località Oleìli. Nel territorio orgolese sono presenti anche una sessantina di domus de janas e tra queste sono particolarmente significative la necropoli di Oreharva con 15 tombe e quella di Sirilò con 9 grotticelle funerarie.
Del successivo periodo nuragico vi sono tantissime testimonianze. Il numero dei nuraghi si aggira intorno alle 30 unità, di cui solo alcuni appaiono ben conservati. La zona dell'altipiano di Pradu sembra essere quella con una maggiore densità archeologica relativa a questo periodo, si contano in quest'area ben 15 nuraghi, 8 tombe dei giganti, una fonte sacra, un recinto megalitico e una decina di insediamenti. Il più conosciuto e visitato è il nuraghe Mereu, nel cuore del Supramonte, ma sono da segnalare per la loro importanza anche il nuraghe Duvilinò e il nuraghe Ruiu.
Età punica e romana Ceramiche puniche sono state rinvenute in due vani di tipo abitativo nel sito di Sirilò, datate tra VI e IV secolo a.C. Uno di questi ambienti ha restituito anche frammenti di un vaso attico a figure rosse, rappresentante scene di palestra, visibile oggi al Museo archeologico di Nuoro. Testimonianze di età punica sono presenti anche nel sito di Urulu, già frequentato in età nuragica, dove sono state rinvenute 9 monete in bronzo.
Dell'epoca romana non sono visibili tracce rilevanti, ma sono comunque diversi i reperti relativi a quest'epoca rinvenuti nel territorio. In località Urulu sono stati ritrovati numerosi materiali di età imperiale, tra cui contenitori in bronzo e una ventina di monete. Monete romane sono state rinvenute anche nella zona di Locoe, nei pressi del nuraghe Ghirghinnari. Sono da segnalare poi una brocca in lamina bronzea da Monte Novo San Giovanni e grandi contenitori fittili per derrate da Monte Fumai. È stato documentato inoltre il riutilizzo di una tomba dei giganti in età imperiale a Sa Senepida, nel Supramonte. Sempre nel Supramonte, a Campu Donianicaru, in un villaggio di precedente impianto nuragico vi sono diverse tracce di affioramenti murari pertinenti a fasi romane URL consultato il 09.09.2018.
Medioevo In relazione al periodo alto-medievale, sono da segnalare nel territorio di Orgosolo numerosi ritrovamenti ceramici, spesso in siti già frequentati in età nuragica e romana. Frammenti ceramici di quest'epoca sono emersi a Monte Novo San Giovanni, e nelle località Locoe, Urulu, LucuriaiG. Lilliu, Ceramiche stampigliate altomedievali in Sardegna, in Nuovo bullettino archeologico sardo, volume IV-1987-92, Sassari 1994., SirilòCongiu, Ricerche archeologiche a Orgosolo (Nu), località Sirilò. Le campagne di scavo 2002-2003, in AA. VV., Una comunità montana per la valorizzazione del patrimonio archeologico del Nuorese, Nuoro 2009, pp. 55-60.. Un altro indizio che fa supporre una presenza bizantina è il gran numero di chiese destinate a santi del menologio orientale. Tra quelle ancora aperte al culto si segnalano le chiese di Sant'Antonio Abate, San Nicola di Mira, Sant'Anania, San Michele Arcangelo. Di tante altre ne rimangono le rovine o ne è stato tramandato il ricordo come ad esempio Sant'Elia, Sant'Elena, Santa Caterina di Alessandria, Sant'Andrea, Sant'Antioco, la cappella di San Giovanni Battista.
Nonostante questi elementi, le prime attestazioni riguardanti il villaggio di Orgosolo si trovano nelle fonti soltanto verso la metà del Trecento. L'attestazione più antica risale al 1328, quando la villa (appartenente alla curadorìa di Nuoro) viene assegnata in feudo a Mariano IV d'Arborea da parte di suo padre Ugone IIAlessandro Soddu, Forme di decentramento del potere nell'Arborea trecentesca: donnikellos, apanages e majorìa de pane, in Bollettino di studi sardi, 1, 2008, pp. 39-71. ISSN 2279-6908. Nelle Rationes Decimarum, i registri su cui si annotavano le decime da versare alla Santa Sede, è citata relativamente agli anni 1341 e 1348, la villa di Orgosolo, appartenente alla Diocesi di Suelli, nelle forme arcaiche Orgusula e OrgosuliP. Sella (a cura di), Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Sardinia, Città del Vaticano, 1945.. In un altro documento di tipo ecclesiastico, la Taxationis benefficiorum regni Sardiniae, datato tra 1345 e 1352, viene menzionata lecclesia Santi Petri de OrgoseliA. Forci, Le decime papali nella diocesi di Suelli da una fonte inedita del secolo XIV, in Studi Ogliastrini, n. 12, dicembre 2015.. Nel 1388, i rappresentanti di Orgosolo compaiono fra i firmatari dei trattati di pace fra Eleonora d'Arborea e il re Giovanni I di AragonaP. Tola, Codex Diplomaticus Sardiniae, Torino, 1861, pp. 836-837..
Il documento del 1328 consente di localizzare il villaggio nel giudicato di Torres, giacché la concessione a Mariano IV specificava quali possedimenti erano localizzati nel territorio dell'Arborea storico, e quali invece provenivano da conquiste verso altri giudicati, nell'ottica espansionistica che caratterizzò il rennu arborense tra la fine del XIII e la prima metà del XIV secolo. La posizione geografica di Orgosolo era strategica, in un punto in cui andavano ad incontrarsi i regni di Torres, Gallura e Cagliari. Nel trattato di pace del 1388, la villa compare all'interno della curatoria di Dore, insieme a tutte le altre ville un tempo appartenenti alle curatorie di Ottana, Nuoro e Sarule. In quanto ai confini diocesani, si evince dunque un'eccezione alla consuetudine che, per un accordo tra autorità civile e religiosa, coincidevano solitamente con il territorio politico del giudicatoD. Panedda, Il giudicato di Gallura. Curatorie e centri abitati, Sassari, 1978..
Dominazioni Aragonese, Spagnola e Savoia Nel 1420 Orgosolo passò al Regno di Sardegna per essere ceduto di volta in volta alle varie famiglie nobiliari sarde come gli Alagon, i Cubello, i Carroz e i Silva. In questo periodo si iniziano ad avere i primi dati sulla popolazione del villaggio, ricavati dai censimenti fiscali. Nel censimento del 1497, Orgosolo contava 203 uomini. Per tutto il 1500 il paese conobbe un forte incremento demografico, fino ad arrivare nel 1589 a contare 906 fuochi, un numero che faceva di Orgosolo il settimo centro della Sardegna per popolazione. Nel corso del 1600 si invertì la tendenza e per quasi tutto il secolo il villaggio perse abitanti. Nel 1678 si toccò il punto più basso, dal censimento venivano infatti segnalati solamente 332 fuochi. Vent'anni dopo, nel 1698, si ebbe un netto miglioramento: i dati indicano una popolazione di 750 uomini e 778 donne, divisi in 487 fuochi. In questi numeri bisognava probabilmente comprendere una parte degli abitanti di Locoe, villa a pochi km a nord del paese spopolata in quegli anni, i cui abitanti superstiti si divisero tra Oliena e Orgosolo. Nel 1724 Orgosolo ottenne dal marchesato di Orani la cessione perpetua dei terreni appartenuti al villaggio disabitato di Locoe. Gli importanti avvenimenti che investirono la Sardegna fra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento, come i moti anti-feudali e lo stesso Editto delle Chiudende non ebbero particolare rilevanza nella società orgolese, che continuava a basarsi su un'economia prevalentemente di sussistenza, legata alla pastorizia transumante, che sfruttava da sempre le terre pubbliche comunitarieG.B. Salis, Orgosolo tra mito e storia, Gasperini, 1990..
Epoca moderna Antonia Mesina Una delle figure più rappresentative di Orgosolo è quella della giovane martire Antonia Mesina, proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II il 4 ottobre 1987. Antonia nacque a Orgosolo il 21 giugno 1919 e fin da giovanissima entrò a far parte della Gioventù Femminile dell'Azione Cattolica. La giovane orgolese subì il martirio, lottando fino alla morte per opporsi a un tentativo di violenza sessuale da parte di un compaesano, e morì lapidata il 17 maggio 1935. In questa data viene celebrata la festività liturgica che prevede varie iniziative civili e religiose. Le spoglie della ragazza sono custodite in una cripta presso la chiesa parrocchiale del SS. Salvatore a Orgosolo, sito che è visitato da numerosi pellegrini.
Rivolta di Pratobello
Il 27 maggio del 1969 sui muri del paese viene affisso dalle autorità un avviso in cui si invitano i pastori che operano nella zona di Pratobello di trasferire il bestiame altrove perché, per due mesi, quell'area sarà adibita a poligono di tiro e di addestramento dell'Esercito Italiano. Il 19 giugno 3.500 cittadini di Orgosolo iniziano l'occupazione dei campi nella località di Pratobello. Dopo alcuni giorni di occupazione, nei quali non si verificò alcun episodio di violenza, l'esercito si ritirò.G. Pintore, Sardegna, Regione o colonia?, Mazzotta editore, Milano, 1974.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 19 dicembre 1988. Stemma
Gonfalone
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Orgosolo conta un gran numero di chiese, sia all'interno del centro abitato che nelle sue immediate vicinanze. La maggior parte degli edifici sono stati realizzati a cavallo dei secoli XIV-XVI. In ambito urbano sono presenti otto chiese, quasi tutte aperte al culto: Santu Perdu (San Pietro Apostolo), dedicata al patrono e chiesa parrocchiale (XIV sec.Antonio Forci, Le decime papali nella diocesi di Suelli da una fonte inedita del sec. XIV, in Studi Ogliastrini 12, 2015, pp. 91-100.) Sant'Antoni ‘e Su Ohu (Sant'Antonio Abate), la più antica, risalente al XIV secolo circa Sant'Antoni ‘e Padua (Sant'Antonio da Padova) (XVI sec.) Santa Gruhe (Santa Croce) Santu Nihola (San Nicola di Mira), del secolo XV Nostra Sennora (L'Assunta), 1634 Sa Lhesia Nova (SS. Salvatore), realizzata nel sec. XX Chiesa dello Spirito Santo, presso la frazione di Galanoli (sec. XX)
Nel nucleo urbano o nei suoi pressi risultavano presenti altre chiese ormai scomparse, dedicate a S. Elia, San Sebastiano, e San Giovanni Battista.
Numerose anche le chiese campestri:
Sant'Antiolhu (Sant'Antioco) Santu Micheli (San Michele Arcangelo), sul monte Lisorgoni, che domina l'abitato (XV sec.) Santu Nanìu (SS. Anania ed Egidio) Santu Malhu (San Marco), a poca distanza dall'abitato, sulla periferia sud Santu Lenardu (San Leonardo), era la chiesa parrocchiale del villaggio di Locoe, abbandonato tra XVII e XVIII secolo Santu Paule (San Paolo), anch'essa in territorio di Locoe