Albidona () è un comune italiano di abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.
Si trova nell'alto Ionio Cosentino e faceva parte, fino alla sua soppressione, della comunità montana Alto Ionio della quale era il terzo comune sia per estensione che per popolazione.
Secondo fonti anticheVedi sezione dedicata a tale argomento., Albidona sorge nei pressi delle rovine dell'antica città magno-greca Leutarnia, fondata dall'indovino Calcante, esule della guerra di Troia.
Le sue origini storiche risalgono almeno all'XI secolo: fra i suoi primi feudatari figura anche il poeta Ruggiero d'Amico, giustiziere e poi cospiratore di Federico II di Svevia ed esponente della scuola poetica siciliana; fra gli ultimi, compare Ottavio Mormile, ministro degli esteri di Gioacchino Murat.
Il comune è centro di interesse geologico legato agli studi sul flysch di Albidona, una conformazione che si estende sul confine tra Calabria e Basilicata.
È la terra del salame crudo di Albidona, inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani della regione Calabria.
Il comune ospita uno dei primi monumenti ai caduti di tutte le guerre eretti in Calabria (1966).
Dal 2019 fa parte della rete Borghi Autentici d'Italia.
Geografia fisica
Albidona è un piccolo centro montano posto a 810 , tra l'Alto Ionio Cosentino e il massiccio del Pollino, quasi ai confini della Lucania.
Territorio
Il territorio di Albidona è uno dei più vasti dell'Alto Ionio Cosentino, preceduto nel comprensorio soltanto dai comuni di Oriolo e Cerchiara di Calabria. Si estende costituendo una forma triangolare, i cui lati sono collocati, nella parte sud-occidentale, lungo il corso del torrente Saraceno (costituendo il confine con il comune di Plataci); nella parte settentrionale, lungo il crinale montuoso di Serra Manganile (che costituisce il confine con i comuni di Alessandria del Carretto, Oriolo, Castroregio ed Amendolara); nella parte sud-orientale, lungo la linea di confine con il comune di Trebisacce, prettamente collinare e pianeggiante, fino a raggiungere la Marina (con un breve tratto di spiaggia con pineta, lungo circa 170 metri).
Il centro abitato sorge su tre monti (timpòni) attigui: il Timpone Castello, il Timpone Fronte e il Timpone Guardiano. Questa posizione gli consente di avere una singolare forma a mezza luna, con il centro storico rivolto verso sud-est e il quartiere nuovo (Piano Giumenta) rivolto verso sud-ovest. Il territorio () si estende dal mare all'alta montagna (Timpone della Foresta - ), da dove si possono raggiungere percorrendo per pochi chilometri la strada provinciale Albidona-Alessandria del Carretto, il Monte Sparviere (1713 m) e i confini orientali del Parco nazionale del Pollino. Infatti, tra i comuni dell'Alto Ionio che hanno una porzione di costa nel loro territorio, Albidona ha il territorio con maggiore escursione altimetrica (). Il territorio albidonese confina con i comuni di Alessandria del Carretto (nord-ovest), Oriolo, Castroregio (nord), Amendolara (nord-est), Trebisacce (sud-est) e Plataci (sud-ovest).
L'altitudine media del territorio è di circa s.l.m.
Classificazione sismica Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta) Storia geologica del territorio
La struttura geologica del territorio albidonese è stata oggetto di studi, soprattutto per quanto riguarda la successione sedimentaria del flysch di Albidona, una formazione geologica molto vasta, che si diparte dalla faglia di Trebisacce sul mar Ionio, fino a raggiungere l'area nord-occidentale del massiccio del Pollino, nei pressi di Moliterno (alta valle dell'Agri) e del Monte Centaurino, affiorando in modo nettamente più cospicuo nel territorio di Albidona. Si tratta di un'alternanza di colore grigio-oliva di peliti spesso siltose e di psammiti a composizione di subgrovacche, che raggiunge anche i - di spessore.
Il flysch è rappresentato in quasi tutto il territorio albidonese, ma le aree in cui si rende più evidente sono quelle collinari e montane, e in particolare lungo le dorsali della Serra del Manganile e i dirupi lungo i quali scorrono i più importanti canali, in particolare il canale del Forno e il canale Franciardi, che presentano una conformazione a gola, sormontata da pareti rocciose in cui ben si evidenziano soprattutto tali complessi sedimentari.
Orografia Il territorio di Albidona presenta per la sua vastità svariati ambienti naturali (pianura, collina e montagna) e quindi un variegato numero di specie faunistiche e floreali. Il territorio è principalmente collinare nella parte che va dai confini con Trebisacce (dal monte Mostarico) a pochi chilometri dal centro abitato, dove si riscontrano i primi ambienti di bassa montagna, mentre la parte che va dal centro abitato ai confini con Alessandria del Carretto è completamente montano, ad eccezione dei pendii posti lungo il letto della fiumara Avena e della fiumara Saraceno.
Le principali cime montuose, dette in dialetto albidonese "timpùni", sono: Timpone della Foresta () Serra del Manganile o Timpone del Manganillo () Timpone del Cerro () Timpone Piede della Scala () Timpone Turrisi () Timpone Tolla () Timpone Nardone () Timpone di Santa Ranura () Timpone di Carrozza () Timpone Pozzicello () Monte Mostarico () Timpone Tarantino () Timpone Visciglie () Timpone Cavour () Timpone Sant'Elia ()
Idrografia
Il territorio di Albidona è ricco di corsi d'acqua; questo è testimoniato anche dalla presenza di diversi pozzi e fontane, usate una volta anche a scopo irriguo, e ruderi di antichi mulini ad acqua, in particolare nell'area montana del territorio (Piano Senise e Serre di Tagliamano). Si riscontrano tre principali torrenti e due canali con sbocco sul mare: Fiumara Saraceno: è il corso d'acqua più lungo del territorio albidonese (); la sua sorgente si trova tra i monti del Gruppo dello Sparviere, mentre il letto della fiumara si estende per una parte del territorio di Alessandria del Carretto, continua delimitando il confine tra Albidona e Plataci e sbocca tra Villapiana e Trebisacce con una foce a delta larga circa , coperta da una ricca vegetazione di macchia mediterranea e Pini d'Aleppo. Il toponimo Saraceno potrebbe ricordare le incursioni dei pirati saraceni oppure derivare da sarahac (redundavit = "è davvero ridondante"), in riferimento alle sue abbondanti piene, soprattutto evidenti in quei punti del suo tortuoso percorso in cui il letto si stringe maggiormente. Lungo il suo corso, fra Alessandria e Trebisacce, le sue acque azionavano cinque mulini e irrigavano anche i Giardini di Trebisacce. È una delle Zone speciali di conservazione (ZSC) della rete Natura 2000, approvata dalla Commissione europea. Fiumara Avena: nasce nel Bosco Mezzàna, fra il canale degli Alvani e la Timpa di Valle Addonia, continua lungo il versante orientale del territorio con un corso di circa , fino a raggiungere la foce tra Amendolara e la Torre di Albidona. Il nome Avena è probabilmente legato alla "vena", il nome dialettale, con il quale si indicava la "sorgente", ma anche la "biada", poiché i terreni posti lungo il letto del torrente sono alquanto ricchi di cereali, come la biada. In passato potrebbe essere anche stato conosciuto come fiume Albidona o Alvidona. In alcune carte topografiche compare anche come Acqua della Vena, definendone anche il legame con il "Vortice di Alba domna" e il culto di Leucotea. È una delle Zone speciali di conservazione (ZSC) della rete Natura 2000, approvata dalla Commissione europea. Fiumara Pagliara: è un corso d'acqua abbastanza breve (circa ), che nasce nei pressi dell'abitato, sotto il cimitero, e scorre lungo la valle delimitata dal Monte S. Elia, il Monte Mostarico e i bassorilievi di Rosaneto, Puzzoianni e il pianoro in territorio di Trebisacce, dove il corso d'acqua sfocia. Il toponimo potrebbe derivare da "pagliaro" o "pagliaio". In prossimità della foce è sorta un'area urbana, che ha preso il nome di Rione Pagliara, abitata perlopiù da albidonesi e alessandrini, anche se appartenente ai confini urbani di Trebisacce. Canale Monaco: si diparte dall'altopiano di Puzzoianni e sfocia poco più a nord-est dell'abitato di Trebisacce. Canale Angelone: nasce nella Manca del Lacco, scorre nella Valle del Forno, fino a sfociare in territorio di Trebisacce fra le località Roveto e Piano della Torre.
Clima A dal mare e a dall'alta montagna, la sua posizione geografica permette di avere un clima mite. Data la considerevole escursione altimetrica del territorio (da 0 a ), le differenze di temperatura si registrano intorno ai 6-8 gradi.I valori inseriti in questa tabella climatica non sono attinti da alcuna fonte ufficiale, ma hanno fine puramente indicativo. Tali dati sono stati registrati dalla stazione meteorologica ARPACAL di Albidona e sono attinti dal sito .I valori delle temperature massime, medie e minime sono riferiti al periodo 1989-2010.I valori delle precipitazioni e dei giorni di pioggia sono riferiti al periodo 1922-2010.
Classificazione climatica: zona E, 2418 GG
Origini del nome Secondo il Barrio, Albidona esisteva sin dall'anno 1000 d.C., ma lo storico non precisa in che modo Leutarnia sia mutata prima in Levitonia, poi in Alvidonia e quindi in Albidona.Probabilmente, il termine Albidona o Alvidonia deriva dall'ebraico "להבה פחות", che significa "fiamma inferiore", per distinguerla dalla "fiamma superiore", corrispondente al Piano Senise (località posta a circa , a metà strada tra Albidona e Alessandria del Carretto). Il termine "Senise" dovrebbe derivare da Sin-es (che in ebraico significa "fango di fuoco": infatti, attestandosi a ciò, si potrebbe pensare all'esistenza di un antico vulcano spento nel territorio di Albidona. Il nome del paese potrebbe derivare anche dalla sua posizione geografica, posta su tre colli (i tre timpùni: Cuastièll, Frontë, Guïrdijànë) rivolti verso il mare (e quindi verso il sole che sorge), interpretando il termine "Albidona" come "...che dona l'alba".
Infine, il toponimo potrebbe derivare da "alba domna" (cioè "signora bianca"), che a sua volta deriverebbe dal mito di Leucotea (che in greco significa "dea bianca").
Storia
Origini leggendarie Secondo una leggenda, il paese sarebbe stato fondato da un gruppo di profughi guidati dall'indovino Calcante che, ritornando dalla guerra di Troia, approdò sulle coste della Calabria citeriore, dove morì.
Le origini di Albidona sono legate all'antica città magno-greca Leutarnia, di cui parlarono Licofrone. e Strabone., ma la convergenza topografica tra i due centri non è attestata da alcuna fonte storica. Alcuni storici calabresi del XVII e XVIII secolo, Gabriele Barrio. e Giovanni Fiore., ipotizzarono che Albidona sorgesse sulle rovine della mitica Leutarnia. In tempi successivi ne hanno parlato anche Giuseppe Antonini., l'abate Romanelli., l'autore inglese Cramer., Nicola Coscia. e Gustavo Valente., rifacendosi alle fonti greche.
Origini storiche Dal punto di vista documentale, le più antiche notizie storiche legate al territorio risalgono all'epoca mediolatina. Il più antico documento che cita il nome di Albidona è rappresentato dalla pergamena n. 3 contenuta nel Tabulario della Chiesa di Santa Maria Maddalena di Valle Josafat, a Messina.
In tale documento si riferisce che tale Gudelmo di Medania conferì nell'agosto del 1099 a un tale Gudelmo di Barcellona, egumeno del monastero di S. Maria di Stelegrosso, "un diploma d'immunità nei confronti di ogni esercizio degli agenti di dominio pubblico del territorio di Albidona", cioè una sorta di privilegio verso il possedimento dello stesso monastero.