Allerta a terra (in inglese Ground alert) era la situazione di operatività di una parte dei bombardieri strategici Boeing B-52 Stratofortress del SAC, attivata dagli Stati Uniti d'America a partire dal 1956 durante la Guerra fredda. La situazione di "Allerta a terra", promossa soprattutto dal capo dello Strategic Air Command (SAC) il generale Curtis LeMay, prevedeva che almeno un terzo di tutti i bombardieri B-52 fosse tenuto costantemente pronto al decollo nelle basi aeree armato con bombe nucleari attive e con equipaggi in grado di partire in caso di allarme entro 15-30 minuti.

La situazione di "Allerta a terra" che fu affiancata dal 1958 al 1968 dall'ancora più pericolosa procedura dell'Allerta in volo (Airborne alert) continuò ininterrottamente dal 1956 fino alla fine della Guerra fredda e allo scioglimento del SAC nel settembre 1991.

Storia La pianificazione nello "Strategic Air Command"

Il comandante in capo del SAC, l'aggressivo generale Curtis LeMay, dirigeva con straordinaria energia ed efficienza le forze aeree strategiche degli Stati Uniti che alla metà degli anni cinquanta costituivano l'elemento più potente e più importante dell'arsenale americanoSchlosser, pp. 101-105.. In piena Guerra fredda, le unità aeree del SAC, imperniate soprattutto sulla grande forza di bombardieri strategici Boeing B-52 Stratofortress, si addestravano con grande impegno a sferrare un massiccio attacco con bombe nucleari contro l'Unione Sovietica secondo la strategia della rappresaglia massiccia codificata e approvata dal presidente Dwight EisenhowerSchlosser, pp. 141-143.Crockatt, p. 201..

Il generale LeMay era un comandante preparato e previdente; egli addestrava i suoi uomini perché raggiungessero la massima prontezza operativa e dimostrava esternamente una grande aggressività manifestando idee estremistiche e dichiarandosi pronto in ogni momento a scatenare i suoi bombardieri e combattere una guerra nucleareSchlosser, pp. 159-162.. Egli tuttavia non ignorava i pericoli e non sottovalutava la minaccia costituita apparentemente dai nuovi missili balistici in via di sviluppo in Unione Sovietica che avrebbero potuto cambiare radicalmente l'equilibrio strategico delle forzeCrockatt, pp. 202-203.. LeMay temeva soprattutto un attacco improvviso con missili balistici da parte sovietica contro le basi aeree del SAC, un simile attacco avrebbe potuto distruggere di sorpresa i bombardieri senza dare il tempo di sferrare la rappresaglia; mentre i bombardieri strategici impiegavano circa otto o nove ore per arrivare sugli obiettivi, i missili balistici avrebbero potuto raggiungere gli Stati Uniti in appena trenta minuti lasciando un margine di tempo minimo alle forze americane per reagireSchlosser, pp. 188-189.. L'analisi presentata dalla RAND Corporation nel 1956 confermava che, con l'introduzione dei missili sovietici, si sarebbe aperto un periodo di "vulnerabilità" per gli Stati Uniti, mettendo in pericolo la loro capacità di rappresagliaHarper, p. 138..

L'avvio delle attività Il generale LeMay quindi propose nel 1956 di attivare il programma di "Allerta a terra" (Ground alert): per scongiurare gli esiti catastrofici di un improvviso attacco missilistico sovietico counterforce, buona parte dei bombardieri strategici del SAC avrebbe dovuto essere sempre pronta ad entrare in azione, rifornita di carburante e armata con bombe atomiche assemblate, armate e attiveSchlosser, p. 189.. Questi bombardieri sarebbero rimasti a terra nelle basi del SAC, mentre gli equipaggi sarebbero stati alloggiati vicino ai loro aerei pronti a salire a bordo e decollare entro trenta minuti dal momento dell'allarme. Il sistema dell'allerta a terra prevedeva un notevole impegno organizzativo e logistico da parte del SAC che, oltre a tenere pronti a terra un cospicuo numero di grandi bombardieri, pieni di carburante e armati con armi nucleari, avrebbe dovuto tenere ugualmente pronti al decollo gli aerei cisterna per il previsto rifornimento in volo dei bombardieriSchlosser, pp. 189-190..

Gli Stati maggiori riuniti supportarono con il loro consenso i piani di "Allerta a terra" del generale LeMay che ricevettero anche l'approvazione del presidente Eisenhower; anche il cosiddetto "Rapporto Gaither" aveva suggerito, insieme ad altre misure, di potenziare lo stato di allerta. Il SAC sviluppò rapidamente il suo programma: nel 1957 circa un terzo dei bombardieri strategici Boeing B-52 e Boeing B-47 era sempre pronto sulle piste, con serbatoi pieni e armi nucleari attive, a decollare in caso di allarme entro quindici minutiSchlosser, p. 191.. Il programma dell'"Allerta a terra" tuttavia presentava, oltre alle difficoltà logistiche e organizzative, indubbi rischi per la sicurezza a causa della presenza di armi nucleari attivate; l'Atomic Energy Commission (AEC) che legalmente negli anni cinquanta era ancora la custode delle armi atomiche americane, non era stata consultata preventivamente ed espresse forti critiche al programma di Ground alert, proponendo di utilizzare per i bombardieri in allarme a terra, bombe nucleari finteSchlosser, pp. 191-192.. Il SAC respinse energicamente queste proposte; l'uso di armi finte "avrebbe demoralizzato gli equipaggi" e "degradato" la prontezza operativa. La AEC era contraria per motivi di sicurezza alla presenza a bordo degli aerei di bombe nucleari completamente assemblate e già attivate; essa inoltre si opponeva al fatto che i bombardieri in allerta a terra potessero decollare e sorvolare gli Stati Uniti durante le esercitazioni carichi di bombe nucleari funzionantiSchlosser, p. 192.. La AEC si rifiutò di autorizzare questi voli di addestramento ma alla fine diede il suo consenso al fatto che i bombardieri del SAC in Ground alert potessero sostare a terra sulle piste carichi con le armi nucleari attive, in attesa di un eventuale allarme; essi però non avrebbero dovuto alzarsi da terra se non in caso di guerra nucleare reale.

L'Operazione "Chrome Dome"

Mentre iniziava il programma di "Allerta a terra", i capi dell'USAF in realtà non ritenevano ancora sufficiente questo sistema di partenza rapida su allarme, per controbattere un temuto attacco a sorpresa; nel 1957 il generale LeMay divenne vice capo di stato maggiore dell'USAF e cedette il comando del SAC al generale Thomas S. Power che aveva idee ancor più radicali e oltranzisteSchlosser, p. 190.. il nuovo comandante propose nel 1957 il nuovo programma di Airborne alert ("Allerta in volo") che richiedeva la presenza costante 24 ore al giorno per tutti i giorni dell'anno di un certo numero di bombardieri B-52 armati con bombe nucleari, in volo secondo precise rotte circolari sui cieli del Circolo polare artico e del Mar Mediterraneo. Questi aerei sarebbero stati sempre pronti a lanciare la rappresaglia nucleare contro l'Unione Sovietica, dopo aver ricevuto un cosiddetto Go code, un codice segreto di autorizzazione all'attaccoSchlosser, pp. 190-191.. Inizialmente peraltro il presidente Eisenhower non autorizzò ufficialmente questo programma che presentava notevoli rischi di sicurezza; solo all'inizio del 1961 il generale Power, dopo alcuni programmi sperimentali, ricevette l'autorizzazione ad attivare l'operazione Chrome Dome che prevedeva l'allerta in volo di dodici B-52 contemporaneamenteSchlosser, pp. 191 e 200-201..

L'operazione Chrome Dome proseguì fino al gennaio 1968 e raggiunse la sua massima efficienza durante la crisi dei missili di Cuba, quando oltre sessanta bombardieri furono in volo contemporaneamente tutti i giorni pronti a lanciare l'attacco nucleareSchlosser, p. 300.Crockatt, p. 224.. Il sistema tuttavia presentava forti rischi come fu evidenziato dai tre gravi incidenti a bombardieri B-52 a Goldsboro nel 1961, a Palomares, in Spagna, nel 1966 e a Thule nel gennaio 1968, che causarono la perdita di parte del carico bellico nucleare con limitata contaminazione radioattiva e fecero temere un'esplosione atomica accidentaleSchlosser, pp. 321-331.. Il presidente Lyndon Johnson, lo stesso giorno dell'incidente di Thule, decise finalmente la fine dell'operazione Chrome Dome e del programma dell'"Allerta in volo", che venne riattivato in segreto per un breve periodo solo durante la presidenza Nixon nel 1969Schlosser, pp. 331 e 364-365..

Il segretario alla difesa della presidenza Kennedy, Robert McNamara, nonostante fosse favorevole al potenziamento delle forze missilistiche e supportasse nuove strategie di guerra nucleare, accrebbe ancora il numero di bombardieri strategici in "allerta a terra"; egli decise che la metà dei B-52 in servizio fosse costantemente pronto in questa stato di pre-allarmeSchlosser, p. 276.. Nel corso degli anni le armi a disposizione dei bombardieri in allerta a terra furono gradualmente modernizzate per conservare l'efficienza deterrente del SAC e controbattere la crescente capacità delle difese aeree sovietiche. I B-52 erano stati progettati per attacchi nucleari da circa metri di quota con le bombe da un megatone Mark 28 o con le bombe più potenti Mark 39 da quattro megatoni e Mark 53 da nove megatoni; negli anni sessanta vennero introdotti anche gli ingombranti missili con testata nucleare Hound DogSchlosser, pp. 381-383.. A partire dalla fine degli anni settanta iniziò l'addestramento per penetrazioni volando nel territorio sovietico alla quota di 50-100 metriSchlosser, p. 383.. Inoltre venne pianificato di armare i B-52 con i nuovi missili cruise per attacchi a distanza senza penetrare all'interno delle difese aeree nemiche; in attesa dell'entrata in servizio dei cruise, i B-52 in un primo tempo vennero equipaggiati con i missili nucleari a breve raggio SRAM che venivano caricati su rastrelliere con agganci multipliSchlosser, pp. 381-382.. Gli SRAM sarebbero stati lanciati per primi circa a 100 chilometri di distanza dal bersaglio per distruggere le postazioni di difesa aerea nemiche e favorire la penetrazione dei bombardieri per l'attacco con bombe nucleari Mark 28Schlosser, p. 382.. Nel Ground alert, i bombardieri B-52 armati di bombe nucleari Mark 28 costituivano il pilastro del SAC e un elemento essenziale dell'arsenale strategico americano anche negli anni settanta e negli anni ottanta nonostante lo sviluppo e l'entrata in servizio di moderni missili balistici basati in silos come il Minuteman e il Titan, o lanciabili da sottomarini nucleari come il Polaris e il PoseidonSchlosser, pp. 231-233, 279 e 331..

Nel corso degli anni i dirigenti delle organizzazioni dell'energia e dei laboratori di ricerca presentarono programmi per incrementare la sicurezza di queste armi che erano quotidianamente impiegate per le missioni di allerta del SAC, ma l'opposizione dei capi militari ritardò molto l'introduzione di nuovi dispositivi di salvataggioSchlosser, p. 448.. Fino praticamente alla fine della Guerra fredda i bombardieri dello Strategic Air Command eseguirono le missioni di "Allerta a terra" e i voli di addestramento con armi nucleari, armati di bombe e missili non completamente sicure; ancora nel 1990 il ministero della difesa respinse le critiche e affermò che i missili SRAM "non costituivano una minaccia alla sicurezza"Schlosser, p. 453..

Nel corso degli anni le operazioni di "Allerta a terra" furono funestate da una serie di gravi incidenti che tuttavia non comportarono esplosioni disastrose di ordigni nucleari o perdite radioattive importanti. Il 15 settembre 1980 un B-52, armato con otto SRAM e quattro Mark 28, si incendiò a terra nella base di Grand Forks nel Dakota del Nord e si rischiò la detonazione di una delle bombe atomicheSchlosser, pp. 385-389.. Negli anni precedenti altri gravi incidenti si erano verificati nel 1964 alla base di Bunker Hill, e nel 1963 a Savage Mountain dove si era schiantato un B-52 armato con bombe nucleari Mark 53Schlosser, pp. 316-318..

La fine della guerra fredda e la cessazione