Libiola è una frazione storica del comune di Sestri Levante, nella regione Liguria, in Italia.

La località è nota per la presenza delle miniere di rame conosciute fin dalla preistoria e sfruttate intensamente dall’epoca romana fino al 1962. Quella di Libiola è una delle comunità più antiche dell’intero golfo del Tigullio e poiché si tratta di un insediamento dalla storica impronta agricola (come tutto il territorio della valle del Gromolo), all’interno del comune di Sestri Levante la maggior parte dei borghi frazionali associa al nome proprio il termine “Villa” per cui il toponimo completo dell’attuale paese collinare è “Villa Libiola”.

Geografia Dista circa 5 km dal capoluogo comunale, Sestri Levante. Sorge a un'altitudine di 179 m s.l.m.

Storia Il ponte e l’antica via romana

Nella zona di Libiola posta sotto l’attuale cappella di San Pietro passa un antico sentiero di collegamento tra il mare e le alte vie dei monti liguri che, in un tratto, attraversa il rio Cattan tramite un ponte che è sempre stato definito “romano”. L’antica via romana che collegava Luni con Genova, secondo studi compiuti da appassionati storici locali, nel 109 a.C., una volta giunta nei pressi di Luparia (Fossalupara) si protendeva, a mezza costa, verso l’interno e precisamente arrivava a Libiola. Attraversato il torrente Gromolo nella zona detta “Balicca”, risaliva alla volta dei borghi di Loto (Lotus) e proseguiva per Cascine (Cassine), Costa Rossa (Terra Rubra) e, oltrepassate le rocche di Sant'Anna (il Saltus Tigulliae), proseguiva verso il fiume Entella. Non si tratta di una strada consolare ma di un antico sentiero di crinale, sicuramente utilizzato anche per il trasporto dei minerali dalle miniere di Libiola verso valle. Un indizio circa la romanità dell’antico ponte potrebbe essere dato dal fatto che i ponti romani erano ad arco a tutto sesto, come quello di Libiola. A prescindere da ciò, è certo comunque che il sentiero sia almeno di epoca romana, se non addirittura pre-romana. A riprova dell’antichità della zona di Libiola, e del fatto che il suo grande territorio sia abitato da millenni, nei pressi della parte alta del torrente Gromolo esiste un monte che i locali da sempre chiamano Castellaro. Certamente la posizione arroccata e un po’ nascosta e la presenza di fonti d’acqua nei pressi ne avranno fatto un insediamento difensivo ideale per le popolazioni degli antichi Liguri.

L’antichità religiosa di Libiola

La chiesa di San Pietro il vecchio di Libiola, situata in località chiamata Casetto e ormai crollata nell’800, è stata la prima parrocchia della valle del Gromolo (già valle sigestrina, valle del Monastero e valle di Libiola). Da reperti litici conservati oggi nel museo parrocchiale di Santa Vittoria di Libiola, tra cui una pietra definibile come “mamma longobarda”, un archetto decorativo e un tronco di colonna di probabile epoca romana, si può presumere che l’antica chiesa fosse di epoca longobarda (VII secolo d.C.), sebbene non si esclude che la religiosità del luogo possa essere anche preesistente. Altri reperti in pietra della crollata chiesa di San Pietro il vecchio di Libiola sono visibili nella cappella di Sant'Andrea, del vicino borgo di Rovereto, e consistono in un archetto di colonna, un pezzo decorativo e un'epigrafe del XVI secolo.

L’aver dedicato a San Pietro la prima chiesa del territorio è sintomatico del fatto che, intitolando le chiese proprio a questo santo, il principe degli Apostoli, si intendeva rivendicare anche una primazia d’onore ed importanza del territorio su cui era collocata l’edificio sacro rispetto alle altre zone. Sono stati i monaci di Bobbio a cristianizzare il territorio e sempre a costoro dobbiamo la creazione dei terrazzamenti sulle fasce collinari e l’introduzione delle coltivazioni di vite, olivo, castagno. L’antico cenobio sito in quei di Libiola-Casetto era costituito da una chiesa, un convento ed un ospitale che fungeva anche da ricovero dei viandanti o pellegrini data la vicinanza di un’antica strada romana di cui ne è testimonianza un ponte romano, nei pressi. Quando con l’approssimarsi della fine del primo millennio d.C. il potere dei monaci inizia a diminuire a fronte della corrispondente affermazione di quello arcivescovile genovese, assistiamo all’abbandono di Libiola da parte di questi monaci (e quindi del clero regolare) per far posto all’insediamento del clero secolare, ossia dei sacerdoti che rispondevano però all’arcivescovo di Genova. In una situazione, come quella di un tempo, in cui i monaci, oltre ad essere la classe più acculturata, davano anche un sostegno spirituale e materiale alla popolazione locale (soprattutto nell’insegnamento delle tecniche per una migliore resa agricola o nella cura delle malattie attraverso l’erboristeria), sono frequenti i dissidi col clero secolare. Ciò comporterà la richiesta ai monaci benedettini neri di San Savino di Piacenza di creare, nel 1035 e più a valle (dove ormai il mare si era ritirato), il monastero di Santa Vittoria (di Libiola) che diverrà celebre priorato per la presenza delle miracolose e venerate reliquie della santa martire. Detto monastero otterrà nel 1037 un importante “privilegium” da parte dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Corrado II il Salico. Il primo monaco, nominato da Piacenza nel 1038, sarà tal Robaldo (o Guidone, secondo altre fonti). Da quel momento in zona si avrà la chiesa di San Pietro il vecchio in collina a Libiola-Casetto, rettoria e prima parrocchia della valle, e in pianura il monastero di Santa Vittoria, che diverrà parrocchia a partire dalla metà del XIV sec. e attorno al quale sorgerà l’attuale borgata che unirà al nome della Santa protettrice la locuzione “di Libiola” in quanto sorta su quello che da sempre è il cosiddetto grande territorio di Libiola. Particolarmente apprezzabile e degno di nota è il sagrato della chiesa parrocchiale, certamente il più antico del sestrese, formato da ciottoli sistemati a terra nel tipico modo ligure a risseau. Le piccole pietre, disposte su un motivo ornamentale a tre medaglioni, di cui in quello centrale risaltano le fattezze della santa patrona della val Gromolo- sono di diversi colori: il rossiccio dei diaspri, il marrone dei basalti, il verde-azzurro della serpentinite e il bianco dei calcari.

Libiola, già rettoria e chiesa di riferimento per gli abitanti dell’intera val Gromolo (che, in pianura, ancora era attraversata dal mare) diventa parrocchia nel 1134 (la prima chiesa ad aver avuto giurisdizione parrocchiale nella valle Sigestrina) allorquando l’arcivescovo di Genova, Siro II, istituisce giuridicamente le parrocchie e lo sarà almeno sino al periodo che va dal 1311 al 1399. Dopodiché la parrocchialità passerà definitivamente alla chiesa di pianura poiché quella di Santa Vittoria, in quanto a titolo, è da intendersi quale continuazione di quella di San Pietro, precedente, sorgendo entrambe le chiese nel territorio libiolese.

Due sono stati i futuri santi ad aver transitato in val Gromolo: San Bernardino da Siena (1381-1444) e sant'Antonio Maria Gianelli (1789-1846). Il primo nel 1429 ha predicato nelle zone della Liguria e fatto tappa anche in quei di Casarza Ligure, Castiglione Chiavarese, San Bernardo delle Cascine (esiste ancora oggi una località chiamata San Bernardino) e soprattutto Santa Vittoria di Libiola, già celebre e rinomatissima prioria. Intorno al 1564 in quei di Santa Vittoria, voluto da un certo Lambruschini originario di Libiola, sorgerà anche un oratorio con relativa confraternita, dedicati entrambi a San Bernardino, che rimarranno effettivi almeno fino alla prima metà del 1900. Il Gianelli (arciprete di San Giovanni a Chiavari con mansioni di vicario foraneo per le 110 parrocchie del Levante e della Val di Vara, fondatore delle suore-educatrici “Gianelline” nel 1829, famoso per il “miracolo delle rondini del 25 agosto 1835, vescovo di Bobbio dal 1838, dichiarato venerabile nel 1920 da papa Benedetto XV, beato nel 1925 da Pio XI, santo nel 1951 da Pio XII, chiamato “il Santo di ferro”, patrono della diocesi chiavarese e della val di Vara) approderà in val Gromolo nel 1834 in occasione delle missioni sociali affidate ai sacerdoti liguoriani (da lui fondati nel 1827) e vi resterà a predicare, ogni sera, dal 30 giugno al 18 luglio.

Nel 1809 nel territorio parrocchiale transitava papa Pio VII mentre veniva portato prigioniero, e agli arresti, prima a Savona e poi in Francia (a Fontainebleau) dall’esercito di Napoleone. Poiché aveva ricevuto una calorosa accoglienza da tutta la popolazione della valle libiolese, una volta libero e tornato al soglio pontificio romano nella pienezza dei suoi poteri, elargirà una speciale indulgenza plenaria a tutti i fedeli che, pentiti dei peccati, confessati e comunicati, secondo le regole della Chiesa, visiteranno d’ora in avanti la parrocchiale di Santa Vittoria di Libiola il giorno di Pentecoste e nei sette giorni successivi pregando Dio per l’unità dei cristiani e l’esaltazione della Chiesa. La bolla di papa Pio VII è datata 13 febbraio 1816.

Nella storia della comunità religiosa libiolese sono stati diversi i momenti in cui essa ha suscitato l’interesse dei papi in special modo per la presenza della celebre prioria di Santa Vittoria e delle preziose reliquie della santa martire che ivi si venerano da tempo immemore: nel 1132 papa Innocenzo II conferma all’abate di San Savino di Piacenza la parrocchia di Libiola (San Pietro il Vecchio e prioria di Santa Vittoria), come già in precedenza aveva fatto papa Pasquale II (regnante dal 1099 al 1118) e così poi faranno anche papa Lucio II (regnante dal 1144 al 1145) e con decreto del 1173 papa Alessandro III. Circa la questione dei contrasti tra l’abate di Piacenza e l’arcivescovo di Genova a proposito della nomina del priore di Santa Vittoria di Libiola, nel 1447 interverrà addirittura papa Eugenio IV e nel 1453 papa Niccolò V che, con una bolla pontificia del 6 maggio, nominerà il titolare del celebre monastero.

L’attuale cappella di San Pietro a Libiola, costruita in diverso loco dagli abitanti della Villa dopo che hanno assistito ai primi crolli della chiesa di Casetto, è di probabile origine medievale e, nelle fattezze, è simile alle consorelle cappelle dei bei borghi vicini di Montedomenico e Rovereto.

La curticella di Libiola

Nell’anno 1031 d.C. il conte Tedisio II Fieschi chiede a livello all’arcivescovo di Genova Landolfo le terre che rientrano nella curticella di Libiola, così come in precedenza aveva fatto suo padre Ansaldo. Il sistema delle curticelle farà sorgere le prime signorie feudali delle diverse località poiché i signori che le avevano richieste all’arcivescovado genovese, che le possedeva, se ne serviranno e si comporteranno su di esse uti domini. La vasta curticella di Libiola (il cui territorio partiva da Sestri Levante nei toponimi di Terricio, Favarido, Lignone e Vineli ed arrivava in alta val di Vara a Cassego (Caxago), Comuneglia (Cumimelia), Codivara (Caovario) e comprendeva le valli Gromolo e Petronio, l’alta val Graveglia e le valli dei torrenti Torza e Borsa in quei di Maissana-Varese Ligure) abbracciava tutto ciò che vi era dentro: terreni, case e chiese, tra cui ovviamente quella di San Pietro di Libiola che acquisisce così sempre maggior prestigio. L’importanza di Libiola resterà inalterata almeno sino al 1206, anno in cui sorgerà la podesteria di Sestri Levante, di cui Libiola entrerà a far parte come storico e nobile borgo e che comprenderà i vari paesi degli attuali Comuni di Sestri Levante, Casarza Ligure, Castiglione Chiavarese e parte di quelli di Lavagna e Né.